dialogo - diatriba

 

PROPOSTA DI DIALOGO CON BAGNASCO

Da “Chiesa in cammino” 27/09/07 - A cura di Umberto

 

 

Come parte del "popolo di Dio" vorremo esporre alcuni nostri suggerimenti che assillano il nostro gruppo e che sono certamente importanti per l'intera comunità cristiana.

1. Sopprimere tutti i reclutamenti di minorenni sia per la vita religiosa che sacerdotale. Questo anche per conformarsi alle norme delle Nazioni Unite ed altre organizzazioni a riguardo dei diritti umani; ma specialmente per evitare enormi e disumani disagi agli individui che intrapprendono queste "vocazioni" senza la necessaria, ben matura e consapevole libertà. LIBERTA' CHE, FIN QUANDO I SEIMINARI MINORI CI SARANNO, ANDRA' VERIFICATA CON L'EDUCANDO DAGLI EDUCATORI. 

2. Allargare o rivedere la Provvisione Pastorale di Papa Paolo II che prevede l'ammissione al Sacerdozio Cattolico di (convertiti) Pastori Protestanti sposati, per includere preti cattolici che hanno o desiderano formare una famiglia.

3. Ripresa dell'antica ed apostolica pratica che prevede l'elezione ai vari ministeri, da parte delle comunità cristiane, di persone mature e di provata virtù.

4. Revisione della regola del "celibato" obbligatorio secondo il principio teologico che "un dono" non può essere legiferato (cf Libro diel Dr. Heinz Vogels: "Celibato: dono o legge").

    5. Dialogo con le organizzazioni di preti sposati.

 

 

 

Carissimi, sono contenta della collaborazione in Noi-siamo-chiesa, ma sottolineo che noi dobbiamo attenerci alla nostra tematica senza sforare troppo. La nostra identità è quella di persone in causa e quindi potremmo non essere sereni nel vedere le questioni nel loro insieme. E perciò è ancora più importante essere parte viva dentro NSC, senza stare ad agitare e ripetere ciò che già viene posto sul tappeto delle discussioni; mi pare meglio, semmai aggiungere ai documenti prodotti in tale sede un nostro punto di vista particolare. Esagitare sempre le critiche non solo non serve, ma produce effetti opposti a ciò che ci si propone. Intanto io circoscrivo i miei interventi a ciò che riguarda le donne con un'esperienza eccetera eccetera...

Non ho premura a dire tutto quello che penso, ma a poco a poco lo farò. Con affetto fraterno, Ausilia


 

Sollecitata da Umberto, dico ciò che penso.

·                                             Non si tratta, in un primo incontro, di fare l'elenco di ciò che vogliamo, bensì di invitare ad un dialogo che si possa protrarre nel tempo con continuità.

·                                             E' opportuno, anzitutto, mostrare consapevolezza che c'è da parte dell'ALTRO il sospetto che noi possiamo "approfittare" di qualche gesto generoso della gerarchia.

·                                             E perciò noi vogliamo mostrare disponibilità ad evitare che tale sospetto sia giustificato da nostri comportamenti. Nello stesso tempo chiediamo che anche l'Altro mostri la sua.

·                                             Abbiamo una grande aspirazione, non a rientrare nei ranghi, e nemmeno ad essere tollerati con benevolenza (privata) e senso di pastoralità; piuttosto a sintonizzarci con il Papa e con la gerarchia attraverso un rinnovato impegno  nella pratica delle virtù teologali e nella fedeltà al Vangelo: senza la pretesa di essere noi i migliori! 

·                                             Tutti possiamo correggere atteggiamenti che bloccano il dialogo; chiediamo perciò che si apra un nuovo corso in tale direzione.

Vi pare umiliante e riduttivo ciò??? Ma sarebbe necessario e preliminare  trovare TRA NOI l'accordo quanto detto per essere all'altezza di un cambiamento storico circa il vulnus ecclesiale determinato dalla impraticabilità del celibato, quando si è tentati di risolvere problemi esistenziali di fondo con l'ambiguità.Vi abbraccio fraternamente, Ausilia 

 



 

Carissima Ausilia:

Grazie per la tua schiettezza e per l'interesse che mostri.

Di consigli ne abbiamo estremo bisogno ... e direi che si deve far tesoro di tutto cio' che la vita insegna, ma specialmente di quello che ci arriva da chi ha preparazione ed esperienza diretta.

Detto questo, vorrei fare un'osservazione che credo sia essenziale.

<< Non si tratta di dibatterci per fare rivendicazioni o approfittare di generosità o condiscendenza, ma per mettere in pratica il nostro cristianesimo vissuto. Se troviamo disagio in certe situazioni e vorremmo proporre rimedi, non credo sia esclusivamente per personali vantaggi, ma per il desirerio e mandato evangelico di offrire aiuto, sollievo, e nuovi orizzonti di speranza a noi stessi ed al popolo di Dio... come fratelli e sorelle nella fede. >>

Se queste non sono le nostre motivazioni, possiamo lasciar perdere ...

Come tu giustamente dici, aprire un dialogo, che non c'è mai stato, sarebbe già un grandissimo passo avanti. Ma il dialogo suppone argomenti e temi da trattare. Purtroppo, e noi lo sappiamo bene, il famigerato "Roma locuta, causa finita" impedisce quest'apertura. Cito qui quello che Ratzinger stesso diceva.

"La Chiesa sta divenendo per molti l'ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l'ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo".

(Joseph Ratzinger, 30 anni fa)

Grazie, Umberto

 

Mi inserisco nel dibattito sostenendo la tesi di Ausilia. Forse perchè il percorso fino a qui l'abbiamo fatto assieme, forse perchè, in Italia, passiamo ancora momenti duri...dopo esperienze non proprio gratificanti...devo dire che l'obiettivo della ricerca del dialogo, ma con qualcosa da dire, concreto, uniti UNITI, senza la ricerca di benevole concessioni, ma con la ferma intenzione di contribuire ad una riforma della chiesa, deve essere il denominatore o il minimo comune multiplo comune a tutti noi che ci occupiamo di preti e suore sposate, di donne che amano un prete e via elencando.

Sapete che non sono per i facili irenismi che non portano da nessuna parte.

Ausilia si definisce Cassandra e io mi definisco Laocoonte.

Nel mio libro parla di commissione PARITETICA. Permanente.

Vittorio ci relazionerà sull'incontro e allora potrò farmi un quadro più preciso della nuova CEI.

     Ciao, Ernesto

 

 

 

Cara Ausilia, è innanzitutto positivo che il Cardinale abbia accettato l'incontro, ma potrebbe anche deludere le tante attese che un evento simile produce.

Sono d'accordo quando dici di evitare di apparire come coloro che approfittano del gesto generoso, a volte esso può nascondere una concessione nel tentativo di farti stare buono.

Essenziale è dimostrare disponibilità da entrambe le parti, rimanendo attenti, nella speranza che le nostre proposte vengano viste come segni di quel cambiamento che aleggia nella società.

Mi auguro che il Cardinale si faccia espressione della sincera volontà della Gerarchia di ascolto e comprensione e non più di condanna ed esclusione alfine di intavolare una duratura e produttiva collaborazione.

 E' bene analizzare quelle proposte che ci interessano da vicino, non è bene generalizzare, a volte mi sono trovata a non condividere pienamente vie alternative proposte. 

Sarebbe auspicabile che l'incontro (ed i successivi se Dio vorrà) sollecitasse la Chiesa innanzitutto a camminare accanto ai sacerdoti sposati e che i vari vescovi, oltre a dare udienza (solo se sei tu a chiederla), li accompagnassero, cercandoli e sostenendoli, non solo sporadicamente e asetticamente, cogliendo il contributo che ancora potrebbero dare (in qualità di ministri straordinari, catechisti, lettori, accoliti, ...) senza timori di sorta, riconoscendoli e facendoli riconoscere per ciò che sono stati e che sono, alfine di poter contribuire con la loro formazione umana e sacerdotale alla crescita della Comunità tutta senza aver timore di vivere alla luce del sole la loro condizione.

Iniziare per gradi battendo per questa via sarebbe già un ottimo inizio, giacché un cambiamento repentino non sarebbe ben visto dalla Gerarchia poiché esso provocherebbe confusione tra i fedeli e, considerato il momento che sta vivendo la Chiesa, essa vi si opporrebbe semplicemente. 

Con la speranza di camminare verso una Chiesa Rinnovata ti abbraccio. 

Bianca.

 

 

Ciao Ausilia, ti scrivo ancora dopo aver letto lo scambio tra te e Umberto per l'incontro con Bagnasco.

Scrivo a te, ma vorrei che queste riflessioni girassero anche in altri gruppi.

Io condivido molto le tue precisazioni. Dobbiamo "dialogare" e non chiedere. Loro sono quelli che hanno sempre chiesto: obbedienza, rispetto, silenzio, rinunce... Cogliamo come una novità positiva questa apertura del presidente della CEI, ma vediamo di non rovinare tutto proprio noi, andando là a pretendere questo e quello. Io, sinceramente, sarei già contento per il solo fatto che comincino a parlare con noi, a considerarci, a non ignorarci. Poi quel che verrà, verrà.

Un altra cosa. Se la commissione di NSC vorrà parlare anche a nome nostro, ci faccia sapere prima cosa intende dire. Saluti da Mauro

 

 

La NOSTRA posizione è nettamente in contrasto con quella magisteriale, questo non dobbiamo scordarcelo. E non possiamo tentare di cambiare le cose se non contrapponendoci fortemente alle ingiustizie che esistono.

Va bene andare a parlare con Bagnasco, ma non andiamo lì come pecorelle in cerca di una guida. La loro guida ci ha rotto le scatole. Anzi loro non sono in grado di guidare nessuno. Io credo che Bagnasco abbia accettato un incontro solo per ribadire le tesi ufficiali e perché ha paura che ci mettiamo insieme a Milingo che gli fa paura. Milingo ha appoggi importanti, sia politici che economici e sta di fatto costituendo una chiesa parallela (ordinando vescovi e preti) e ha un seguito grandissimo in Brasile e in Africa. E' questo che loro temono.

Possiamo essere costruttivi, questo si, e non distruttivi, ma dobbiamo essere fermi e questo ci porterà necessariamente ad un contrasto. Siamo disposti a perdere le nostre certezze, la nostra reputazione? Siamo disposti ad affrontare questa croce che ci è stata offerta?

E' questo il punto.

Portiamo un vangelo e, accanto alle nostre proposte, citiamo la fonte, citiamo il diritto canonico, dobbiamo essere in grado di ribattere punto per punto, ma con cognizione di causa e con assoluta fermezza.

Il programma mi sembra molto buono, suggerisco:

- di considerare quello che Don Sante ha detto ieri  Buona Domenica, cioè che sta creando un "numero verde per i preti in difficoltà". Questa può essere una base anche per noi, possiamo collaborare con lui

- affiancare al numero verde per i preti uno per le donne, visto che ce ne sono tante che mi stanno chiamando, ma che non hanno il coraggio di partecipare agli incontri di persona.

Un abbraccio. Stefania Salomone

 

 

Condivido quello che dice Stefania. L'idea del numero verde è bellissima. Non ho visto don Sguotti. Devo dire che per la prima volta, dopo tanto tempo, sento che qualcosa sta crescendo. E mi piace.

Spero davvero che l'incontro a Lonato possa portare qualche frutto almeno in seme.
ciao, Ernesto

 

 

Caro Ernesto, come fai ad essere d'accordo con Stefania e nello stesso tempo con me? Io non capisco quale è la posizione dei preti sposati quando hanno posizioni antagoniste e sprezzanti nei riguardi della chiesa. Se così stanno le cose, non vale la pena promuovere il dialogo, non vale la pena chiamarsi preti sposati; vale solo la pena dedicarsi a fare il telefono amico... State lontani, per coerenza, dalla Chiesa.

Meglio non aggiungere altro. Avevo già detto altre volte che mi dissocio da chi non cerca il dialogo.

Con questo chiudo e batto la mia via assieme a chi ragiona.

Ausilia

 

 

Cara Ausilia

Non mi pare che Stefania dissenta dalla tua posizione. Mi pare che abbia detto che non si deve andare al dialogo in ginocchio. Cosa che diciamo tu ed io da sempre e che hai ribadito nella tua lettera.

A meno che io capisca male o legga di fretta.

Ciao, Ernesto

 

 

In tutta carita' e con gran desiderio di rappacificare le anime e vedere che forse si puo' aver ragione (almeno in parte) anche con diverse posizioni.

Credo che Stefania (e noi peraltro) non ce l'abbiamo con la chiesa e forse neppure con la gerarchia in generale, ma piuttosto, come molti di noi, sia dispiaciuta con coloro che essendo in posizioni ed uffici di responsabilità a volte abusano di potere o addirittura agiscono contro le vere norme del Vangelo a scapito dei fratelli e sorelle nella fede.

Se un Ratzinger ad un tempo criticava, come ho riportato, e poi invece si e' messo dalla parte delle governo della chiesa che "condanna e scomunica" non credo che sia un crimine o insania richiamare l'attenzione su temi che i Padri del Vaticano II e la maggior parte del popolo di Dio vedono come la strada da prendere in armonia e sequela dei principi e dei mandati evangelici.

Non si vuole fare i santi e condannare gli altri, ma questo atteggiamento di richiamo fraterno sentito e sofferto esiste nella chiesa fin dal Concilio di Gerusalemme ... non possiamo tacere di fronte agli abusi di potere che fanno soffrire inutilmente tante persone, ci si renderebbe complici. 

Umberto

 

 

 Caro Umberto

Liberissimo di rispondere come credi. Te lo dico con grande rispetto. Ma io confermo che il dialogo da me proposto è di lunga e larga prospettiva, e dovrebbe arrivare alle tue proposte e, anzi, a molto di più. Ma le precondizioni ci vogliono. Senza queste si fa un buco nell'acqua. Lo dico come Cassandra, che non era mai creduta, ma continuava a fare presagi di... sventura. Spero di tutto cuore che ce la facciate, Ausilia Chiedo caldamente a Vittorio Bellavite di consegnare, e possibilmente leggere in assemblea il presente comunicato, dal momento che noi ci riconosciamo in NOISIAMOCHIESA. Molto grata, Ausilia

 

Comunicato Stampa 05/10/07

Dichiarazione di Donne-contro-il-silenzio

in seno all’incontro di NOI_SIAMO_CHIESA

con il cardinale Bagnasco

 

Attraverso il sito “donne-contro-il-silenzio” www.donne-cosi.org/ condividiamo da anni la sofferenza di tante donne [leggi nota]·, e non manchiamo di esprimere sentimenti di disponibilità massima al dialogo con la gerarchia ecclesiastica. Risulta evidente da tanti fatti che essa trovi ingombrante nei luoghi ecclesiali una collocazione adeguata alle loro reali potenzialità e carismi. Accolte, invece, tra coloro che stanno costruendo tra mille difficoltà una Chiesa-dal-basso, ci teniamo a rimarcare la nostra specificità anche in seno all’organizzazione nella quale più ci riconosciamo: NOI-SIAMO-CHIESA. Siamo, è vero, contro un silenzio imposto, ma vogliamo essere propositive e costruttrici di un modo di essere-chiesa che non presuma nulla, ma conservi la piena fruttuosa comunione ecclesiale. Perché non parlarne?

Chiediamo unicamente che, a partire da questo incontro, venga istituita una commissione permanente per l’instaurazione di un dialogo che non sia limitato a fare richieste e denunce.

  

Nota

· Ci occupiamo in modo particolare delle situazioni difficili, scabrose e dolorose in cui vengono a trovarsi a) donne in rapporto poco chiaro se non ambiguo con preti, b) o che, sposandosi con qualcuno di loro, sono testimoni, nonché coinvolte nella sofferenza e nei disagi dei mariti, c) o che, lasciato l’istituto dove vivevano la loro vita religiosa, subiscono una particolarissima esclusione che nuoce alla valorizzazione piena dei loro carismi. 
 

 

Ed è finita così
 

Comunicato Stampa
NOI SIAMO CHIESA 10 ott. 2007

 

Oggi 10 ottobre  il Presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) Mons. Angelo Bagnasco ha ricevuto il portavoce di “Noi Siamo Chiesa” (NSC) Vittorio Bellavite il quale, dopo l’incontro, ha rilasciato la seguente dichiarazione:“Ho, prima di tutto, ringraziato Mons. Bagnasco per questo incontro, del tutto inedito a questo livello, con un rappresentante del cattolicesimo critico. Gli ho subito premesso che “Noi Siamo Chiesa” non chiede alla CEI alcun riconoscimento perché non ve ne è alcun bisogno. Gli aderenti ed i simpatizzanti di NSC sono, da sempre ed a pieno titolo, all’interno della Chiesa cattolica non solo in virtù del battesimo ma anche in relazione ai legami ed alle presenze che essi hanno nella comunità ecclesiale. Gli ho anche aggiunto che mi sentivo, in un certo senso, rappresentante, quasi delegato, di un’area più vasta di quella di NSC, un’area che da tempo non riesce più a interloquire con la gerarchia e che è in una condizione di profondo disagio per gli orientamenti che, negli ultimi tempi, stanno prevalendo ai vertici della Chiesa.
Ho esposto a Mons.Bagnasco le iniziative di NSC e gli ho consegnato i nostri documenti ed i nostri libri. Poi ho insistito sulle seguenti questioni che vanno nella direzione di una svolta concreta nella gestione della Chiesa italiana :---necessità di un maggiore ascolto all’interno della Chiesa, del riconoscimento della diversità delle opinioni e di una maggiore partecipazione dal basso del popolo di Dio nella comunità ecclesiale. Da questo punto di vista il quotidiano controllato dalla CEI, “Avvenire”, non sembra affatto il giornale di tutti i cattolici italiani ma solo espressione delle posizioni ufficiali;
-impegno, non solo verbale, per un ruolo maggiore delle donne nella Chiesa (a partire dalla valorizzazione delle teologhe e dall’assunzione di un linguaggio inclusivo nella liturgia);
-possibilità di facilitare l’uso del cosiddetto terzo rito nella penitenza;
-migliore approccio pastorale nei confronti degli omosessuali, anche riattivando un gruppo di lavoro già funzionante fino a due anni fa presso la CEI;
-esame della condizione di quei preti sposati che siano disponibili a riprendere ruoli pastorali nella Chiesa;
-messa in discussione del livello, più che mediocre, con cui spesso la Parola di Dio viene presentata durante le omelie domenicali;
-riapertura della discussione sul ruolo dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello Stato;
-ugualmente radicale rinnovamento della pastorale nei confronti dei divorziati risposati.
In conclusione ho criticato la gestione del Convegno della Chiesa italiana a Verona (ottobre 2006) per la mancanza di pluralità nell’espressione delle diverse posizioni presenti nel mondo cattolico e per la scarsità del tempo concesso al dibattito (una situazione simile sembra prospettarsi per la prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani a Pistoia). Ho ugualmente criticato l’eccessivo interventismo della CEI nella politica italiana (legge sui DICO, testamento biologico ed altro). Ho concluso consegnando a Mons. Bagnasco gli Atti del Convegno sulla povertà nella Chiesa tenutosi a Milano nello scorso marzo. Questo incontro, partendo da posizioni anticoncordatarie, aveva chiesto a tutti i vescovi di informare sulla pubblicità che essi danno ai bilanci delle Curie diocesane, degli Istituti per il Sostentamento del clero e dei fondi dell’ottopermille. Le risposte ricevute, alcune delle quali, del resto, del tutto vaghe, sono state dieci su 225 diocesi interpellate. Ciò denota, a mio giudizio, una evidente mancanza di trasparenza nella gestione delle risorse controllate dalle autorità ecclesiastiche. Mons. Bagnasco ha preso atto della mia dichiarazione iniziale (NSC non chiede alcun riconoscimento), ha ascoltato con attenzione quanto gli ho detto, ribadendo, in conclusione, che le posizioni della Chiesa sono ben fondate e consolidate nel tempo”.
L’incontro, durato circa trentacinque minuti, si è svolto presso l’Istituto delle suore Ravasco a Roma. Esso era stato richiesto da “Noi Siamo Chiesa” per una delegazione (e non solo per il suo portavoce) quando Mons. Bagnasco fu nominato Presidente della Cei nel marzo scorso.
Roma, 10 ottobre 2007

 


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