
COMUNICATO STAMPA
“E
se sarò uccisa per ciò in cui credo, allora fate che il mio sangue sia un faro
per l’emancipazione e le mie parole un paradigma rivoluzionario per le
generazioni a venire che continueranno nel cammino lasciato da Malalai…” sono le
parole della giovane parlamentare afgana Malalai Joya, scelta dalle donne
del Telefono Rosa per seguire quel filo invisibile che unisce mondi e culture
diverse. È a partire da questi spunti che la presidente del Telefono Rosa,
Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, con le onorevoli Monica Cirinnà
e Cinzia Dato, nell’ambito del convegno guiderà quest’anno la riflessione
e il confronto sul tema dello stato delle donne in Italia e nel mondo.
L’onorevole Malalai Joya sostenuta da sempre dal popolo afgano proprio per le sue attività in difesa dei diritti umani e delle donne, ha guadagnato la fama internazionale opponendosi apertamente ai “signori della guerra” fin dai tempi in cui faceva parte della Loya Jirga costituente (2003) e, nel dicembre 2005, durante l’inaugurazione del nuovo parlamento, quando aveva pronunciato un discorso contro il ritorno dei signori della guerra sulla scena politica: “Guardo con pessimismo al futuro di questo Parlamento a causa della presenza dei signori della guerra dei signori della droga e di tutti quelli che hanno le mani macchiate dal sangue del popolo afgano (…), farò del mio meglio per bloccare le leggi appoggiate dai criminali e dai signori della guerra e per limitare qualsiasi atto che possa mettere a rischio i diritti del popolo afghano e con particolare riguardo quelli delle donne”. Oggetto di intimidazioni e minacce di morte vive sotto scorta, è sopravvissuta a quattro tentativi di omicidio ed ogni notte è costretta a cambiare casa.
Con lei partecipa al convegno anche la collega Bilgeas Roshan, che ha vissuto gran parte della sua vita in Farah (provincia dell’Afghanistan) lavorando nell’assistenza – è stata direttrice del Centro per la sanità Hamoon – e nella promozione delle donne. Per alcuni anni è stata rifugiata in Iran, ed è molto popolare con la gente di Farah per il suo coraggio, per come molte volte ha affrontato pubblicamente persone corrotte e criminali. Nelle elezioni del 2005 è stata eletta nel Consiglio della provincia. Oggi è vice presidente della provincia di Farah.
Dagli Stati Uniti partecipa Beaudee Zawmin, vice direttore esecutivo nel governo birmano in esilio, con la responsabilità di coordinare i rapporti internazionali, i rapporti con i media, la documentazione di violazioni dei diritti umani, la comunicazione interna e la raccolta di fondi.
È un uomo di lunga esperienza, che si è formato con il lavoro umanitario nei campi di rifugiati birmani in Tailandia negli anni ’90 e come manager della radio “Voce della Birmania democratica” in Norvegia. Interverrà anche Fabio Cavalera, corrispondente del Corriere della Sera a Pechino. Nell’ambito del tema donne e diritti umani in Cina racconterà la storia di Wu Ping, la donna che unica su 280 vicini non ha ceduto la sua proprietà alla società che stava costruendo un centro commerciale nella provincia sud-occidentale del Sichuan; per mesi la sua abitazione è rimasta unica circondata dai cantieri e dopo tre anni di lunghe battaglie legali contro gli speculatori ha visto la casa crollare sotto i colpi dei bulldozer. Con lui verrà affrontato anche il tema molto d’attualità del Birmania-Myanmar.
Marisa Paolucci 8 ottobre 2007 - marisapaolucci@tin.it cell: 349-7756483
www.telefonorosa.it . telefonorosa@alice.it
Stampa questa pagina![]()
hiudi
questa pagina