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di Novembre-Dicembre 2007


Dando per scontato che ci conosciate (altrimenti riscopritelo nel sito), vorremmo titolare questa news: UNA PROPOSTA FORTE.

E’ novembre e, si sa, si venerano i morti. Parlare di morte fa tabù, perché siamo assetati di vita, dimenticando che una perdita può tramutarsi in vantaggio, ed una vittoria può scivolare in una sconfitta. Trionfare sulle macerie è risurrezione, rinnovamento, vita nuova. Possiamo anche dare un significato al fatto che a novembre seguirà il mese della nascita di un Bimbo che aprirà un nuovo corso alla storia dell’umanità.

Questo linguaggio contrasta con la modernità? Una proposta forte non è mai anti-moderna, perché resiste alle mode. Come dice B. Forte, “senza dolore non ci sarebbe la dignità dell'uomo che cerca, dell'interrogante. Il dolore rivela allora la vita a se stessa più fortemente della morte che lo produce, perché insegna che noi non siamo semplicemente dei gettati verso la morte, ma dei chiamati alla vita”.

Dobbiamo ergerci al di sopra delle situazioni che viviamo, senza isolarci e senza desistere dal lottare. LOTTARE: non azzuffarsi o piangersi addosso, bensì opporsi all’ingiustizia dopo avere attraversato quella subita con la robustezza morale di chi ha elaborato la sofferenza. Ci va determinazione a rendere vincente la marginalità. La messa all’angolo permette, meglio e più del potere, la liberazione che restituisce la limpida nudità ai valori umani e… ‘sacri’: il servizio e non l’appannaggio di “essere a servizio”, la povertà e non la spocchia del “professarsi poveri”, la coerenza con la propria coscienza e non l’ubbidienza coatta, la debolezza dignitosa di non farcela a posto della sicumera di una fedeltà gloriosa e gaudiosa.

Lo sappiamo bene che ci sono errori da parte di una chiesa e di una società che vogliono la regolarità dell’osservanza a tutti i costi; ma non perdiamo la consapevolezza che la trasgressività è profetica quando non si erge a semplice condanna dell’altro - persone e istituzioni.

Non ci piace pensare ad una normalizzazione della trasgressione, giocando al ribasso. Da questa (è chiaro che parliamo del celibato obbligatorio che tanto svantaggia le donne) dobbiamo far nascere un ripensamento in grado di mettere in luce l’essenzialità della sequela Christi, contro la poca chiarezza con cui si difende, da una parte l’opportunità della legge, dall’altra la sua inopportunità.

C’è anche un modo di essere fedeli alla chiamata di Dio, attraverso la pazienza storica di assumere dentro di sé il peso degli errori della storia ed inaugurare la novità che è di Dio, o non è.

Chiamiamo all’appello in modo particolare le donne apparentate al sito perché siano coraggiose a non cedere a compromessi, favorendo l’ipocrisia di partner impropri che vogliono mettere due piedi in una scarpa. A fare unità anche nella diversità delle opinioni, dando una lezione concreta al protagonismo tipico del prete tutto-fare, anzi tutto-comandare. A comunicare con tutte le donne del mondo per l’unica battaglia degna di essere combattuta: la parità dei diritti, perché si riconosca ovunque che  nessuno può vantare di  appartenere alla società umana come “essere-più” (cosa più grave dell’avere-più).

La redazione: Bianca Amoruso , Mauro Borghesi , Joelle Cerfoglia , Ernesto Miragoli , Ausilia Riggi ,  Giuseppe Zanon

 

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