La
religione nella sfera pubblica
Il ruolo essenziale dei valori spirituali
Il rapporto tra
religione e politica continua ad essere motivo di acceso
dibattito, con risvolti anche su questioni di bioetica, di politiche per la
famiglia e di giustizia sociale. Mentre si continua a
insistere a non voler concedere alcuno spazio alla religione nella politica, un
libro pubblicato lo scorso anno sostiene invece che una società democratica
pluralista ha bisogno della presenza della fede e di argomentazioni religiose
nella vita pubblica.
Brendan Sweetman spiega questa sua
posizione nel libro “Why Politics Needs Religion: The
Place of Religious Arguments in the Public Square” (InterVarsity
Press). Sweetman, professore di filosofia presso
La razionalità
Sweetman mette tuttavia subito in evidenza che una tale
argomentazione ignora che l’elemento razionale svolge un ruolo sostanziale
nella religione. Sweetman, che all’inizio del libro
dichiara la sua fede cattolica, cita come esempio l’enciclica
“Evangelium Vitae” di Giovanni Paolo II
che contiene un’estesa spiegazione, su basi razionali, della contrarietà
all’aborto.
“Il laicista,
opportunamente, ignora la questione della razionalità della fede religiosa, o
nega superficialmente che la fede religiosa possa essere razionale, o, ancora,
evita di fare il raffronto fra la razionalità delle convinzioni religiose e la razionalità delle convinzioni laicistiche”,
sostiene Sweetman. È ora che venga
sfatato il mito di una concezione della religione come una sorta di sinonimo di
irrazionalità. L’impostazione religiosa del mondo, sostiene Sweetman,
non ha nulla da temere da un’analisi razionale.
Il libro
sostiene inoltre che la religione non è da considerarsi come una forma di
minaccia alla democrazia. Al contrario, essa può rappresentare un valido
contributo al dibattito pubblico. Una società, per dirsi veramente democratica,
dovrebbe tener conto della “visione del mondo” di tutti i suoi membri e
consentire loro di partecipare alla dialettica pubblica, afferma.
La religione può anche rappresentare un valido contributo alle discussioni sui
diritti umani, sui valori politici e sul concetto di persona umana, aggiunge Sweetman. Egli ammette che le religioni non sempre si
dimostrano all’altezza dei principi che proclamano e che spesso vi è disaccordo
tra le religioni su questioni morali, sociali e politiche. Non tutti gli
elementi religiosi, inoltre, sono adatti ad orientare le politiche pubbliche –
spiega Sweetman – e non tutte le convinzioni
religiose seguono una logica razionale. Ciò nonostante, la visione religiosa
del mondo costituisce un contributo valido e merita di poter essere ascoltata.
Infatti, estromettere una visione religiosa del mondo senza dare ad essa la possibilità di essere discussa pubblicamente nel
merito delle argomentazioni che essa propone si configura come una violazione
dei principi democratici. Una delle obiezioni dei laicisti, osserva Sweetman, è che la religione introdurrebbe divisioni e
dogmatismi, e persino violenze, nella sfera pubblica. È vero che la religione
può essere motivo di divisione, ammette l’autore, ma questo è egualmente valido
per impostazioni di natura puramente laica. Il XX secolo
abbonda di esempi di abusi commessi in nome di ideologie del tutto laiche.
Cattolici in
azione
Il Vescovo Thomas Olmsted, di Phoenix, in
Arizona, ha scritto un libretto, in forma di domande e
risposte, contenente una serie di raccomandazioni sul ruolo della
religione nella politica. In questo suo pamphlet, dal titolo “Catholics in the Public Square”,
pubblicato da Basilica Press, egli raccomanda ai fedeli di essere
rispettosi delle convinzioni degli altri, o di coloro che non hanno alcuna
fede. Allo stesso tempo, tuttavia, “i cattolici non devono avere timore di
abbracciare la loro identità o di mettere in pratica la loro fede nella vita
pubblica”.
Purtroppo
esiste una forma di discriminazione contro i credenti e soprattutto contro i
cattolici che esprimono le loro idee pubblicamente. Non solo vi è una interpretazione errata delle idee cattoliche, ma esiste
una vera e propria ostilità nei confronti delle persone che manifestano le proprie
convinzioni religiose. “Ciò nonostante, è nostro dovere impegnarci nella
cultura e non fuggire da essa”, osserva il Vescovo Olmsted. Il credente, come ogni persona, ha tutto il
diritto di proporre le proprie idee nella sfera pubblica.
Valori
fondamentali
Un altro
contributo recente al tema del ruolo della religione nella politica è stato
espresso dall’Arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, che il 13 aprile ha parlato in occasione del National Catholic Prayer Breakfast. Negli ultimi anni si è indebolito,
nell’opinione pubblica, il senso del ruolo che i valori religiosi possono
svolgere come elemento di sostegno del diritto e della politica, ha osservato
l’Arcivescovo. Anziché fare leva sui valori che sono
comuni alle principali religioni, vi è un crescente ricorso ad argomentazioni
puramente laiche per giustificare l’azione politica.
L’Arcivescovo Wuerl ha sostenuto che questa tendenza è contraria alla
prevalente visione dei padri fondatori dell’America. Esiste
un principio comune nell’esperienza politica americana, ha sostenuto:
“La convinzione della natura cogente della legge morale è fondamentale per comprendere ogni filone
di pensiero americano”. Il pensiero cattolico è su questa linea, ha proseguito
l’Arcivescovo, ricordando che il Catechismo della Chiesa cattolica parla
dell’importanza della legge morale e di come i comandamenti
sono espressione diretta della legge naturale. “La fede religiosa ha svolto e
continua a svolgere un ruolo significativo nella
promozione della giustizia sociale e nella difesa di ogni vita umana
innocente”, ha spiegato il presule. La fede, ha aggiunto, ci aiuta a valutare
la nostra vita e a giudicare il bene e il male in linea con la sapienza divina.
Approccio
schizofrenico
L’Arcivescovo
ha quindi sottolineato che il tentativo di separare la
sfera morale da quella politica, o i valori spirituali da quelli umani, è un
“approccio schizofrenico alla vita”, che porta solo “devastazione alla persona
e alla società”.
“Il modello
laicista non è sufficiente a consentire un’adeguata analisi dell’agire umano,
in grado di dare un orientamento che sia in linea con un’impostazione
altruistica della vita umana”, ha concluso.
Questo
ragionamento si trova spesso anche nel pensiero di Benedetto XVI. Tra i suoi
più recenti richiami alla necessità della presenza della fede e dei valori
morali nella politica e nella società, vi è quello
contenuto nel suo discorso del 5 luglio, rivolto ad un gruppo di Vescovi della
Repubblica dominicana, a Roma per la loro visita quinquennale ad limina apostolorum.
È compito dei
laici lavorare e agire direttamente nella costruzione dell’ordine temporale, ha
ricordato il Papa. E in questo compito essi hanno
bisogno di essere guidati dalla luce del Vangelo e dell’amore cristiano. I
cristiani impegnati nella vita pubblica dovrebbero – ha
raccomandato il Pontefice – dare testimonianza pubblica della propria fede ed
evitare di vivere due vite parallele: una spirituale e l’altra secolare,
dedicata alla partecipazione ad attività sociali, politiche e culturali.
Il Papa ha
esortato i cristiani a perseguire, invece, una piena coerenza tra la loro vita
e la loro fede, fornendo così un’eloquente
testimonianza della verità del messaggio cristiano. Una coerenza che troppo
spesso manca nella vita pubblica.
di padre John Flynn, L.C.. ROMA, domenica, 26 agosto 2007 (ZENIT.org)