Vittorio Bellavite si chiede:

 

 

Che fare ?   Sul  “che fare?” pesa la constatazione che tutta la vitalità esistente nella Chiesa al di fuori dei percorsi ortodossi soffre dall’essere chiusa  nel proprio gruppo o nel proprio specifico. Pochi si pongono il problema di iniziative o di network che propongano  in modo sistematico ed efficace un punto di vistadiverso all’opinione pubblica cattolica  con  strumenti che  cerchino di essere efficaci e che non siano solo di testimonianza. Questo è uno dei problemi e dei limiti che abbiamo. Non si riesce a fare un’azione “politica” all’interno della Chiesa. Per dirla in breve il disagio esistente non si organizza. Si aspettano tempi migliori, ci si separa in gruppi di interesse specifico o di ricerca biblica o teologica,  si resta nelle strutture per necessità di cose cercando di fare del proprio meglio oppure si sbotta quando non è possibile fare diversamente ma senza ancora un progetto che diventi collettivo nel proporre ”non una nuova Chiesa ma una Chiesa nuova” che faccia un passo indietro sulla scena mediatica e politica ed un passo in avanti nella pastorale dell’ascolto e dell’accoglienza.

Questa è la situazione. I tempi per un nuovo protagonismo dei cattolici democratici e “conciliari” nella società e nella Chiesa  non potranno che essere medio-lunghi, è inutile illudersi. Ma si tenga presente che nel mondo cattolico i fermenti agiscono, a volte, in profondità e silenziosamente per poi venire a galla in modo rapido ed imprevisto. Ciò avvenne, per stare alla storia recente, con il Concilio Vaticano II (che ha fatto seguito alla violenta  campagna antimodernista). Oppure può essere la storia civile e politica che costringerà la Chiesa a fare i conti con la realtà ed a cambiare. Ciò è avvenuto, per esempio,  con la perdita del potere temporale e con le leggi laiche degli anni ’70. Insomma la speranza non manca.

Vittorio Bellavite, per Micromega . giugno 2007,

 

 


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