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11/09/04

Mercogliano (Avellino), 40 anni lei, 30 lui, entrambi benedettini

La diocesi non commenta. Le consorelle: "Crisi vocazionale"

Una suora e un monaco fuggono dal convento per amore

AVELLINO - Conferme ufficiali nessuna. Ma l'intelligenza collettiva di un paese di 12 mila anime era già arrivata all'unica conclusione possibile: fuga d'amore. Non una qualsiasi, ma un colpo di fulmine tra una suora e un monaco. Di loro non vi è traccia da qualche giorno. Spariti, i loro rispettivi conventi abbandonati.

Accade nella diocesi di Montevergine, comune di Mercogliano, provincia di Avellino. La vicenda ha come sfondo l'abbazia fondata mille anni fa da san Guglielmo da Vercelli, sede dei padri virginiani, e quella della Madonna del Loreto, nel cui complesso si trova il convento delle suore benedettine

Questa mattina il quotidiano locale "Ottopagine" pubblica e dà il crisma dell'ufficialità al sospetto che con sempre maggiore insistenza circolava da giorni a Mercogliano, il centro turistico ai piedi del Partenio nel cui territorio è incardinata la diocesi di Montevergine.

La religiosa si chiama suor Pompea, 40 anni, insegnava alla scuola materna di Mercogliano ed era molto conosciuta ed apprezzata dai genitori dei bambini. Del monaco, anche lui benedettino, si conosce soltanto l'età, trent'anni. La fuga d'amore risalirebbe a dieci giorni fa.

La superiora del convento, così come l'abate di Montevergine, monsignor Tarcisio Nazzaro, si sottrae dal commentare la vicenda così come riportato dal giornale, anche se dal convento delle religiose viene confermata la circostanza che suor Pompea ha lasciato le consorelle per raggiungere la propria famiglia. La suora, spiegano al convento del Loreto, avrebbe avuto un ripensamento vocazionale.

Ma in paese sono pochi quanti credono alla crisi mistica e ricordano le sempre più frequenti occasioni nelle quali i due religiosi sarebbero stati visti insieme.

Il fatto poi che il giovane monaco abbia lasciato l'abbazia di "Mamma Schiavona" lo stesso giorno in cui suor Pompea si è allontanata, costituirebbe l'imbarazzante ma certa prova della fuga d'amore dei due religiosi. O almeno così ha decretato la comunità.

(La Repubblica, 11 settembre 2004)
 

Una considerazione. Perché una fuga, lo scandalo, lo stupore e la prima pagina (lo scoop!) di un giornale come La Repubblica?

Se pensiamo all'essenziale significato del donarsi a Dio, rispondendo alla chiamata di Gesù perché alcuni lo seguissero più da vicini come DISCEPOLI IMPEGNATI alla predicazione del VANGELO, sentiamo l'ingiustizia di frasi come quelle qui riportate: Crisi vocazionale, ripensamento convenzionale; o come i brevi commenti, densi di drammaticità: fuga d'amore; spariti, i loro rispettivi conventi, abbandonati.

Bisogna riflettere sulla nocività di una concezione del sacro, come di ciò che si sovrappone all'umano, ed eleva le persone "consacrate" sul piedistallo di una DIVERSITA' sublimante, tale che le renderebbe vicine al divino, quali parafulmini di un'umanità corrotta.

Sono passati duemila anni di storia dall'inizio del cristianesimo e ancora non ci siamo accorti che la buona novella di Cristo è liberante, umanissima; non ha niente a che fare col sacro delle religioni.

Le scelte religiose non possono essere ingabbiate nelle strettoie di una concezione miope e gretta di Dio. Egli rispetta la libertà umana sempre. Seguirlo in un modo o in un altro, per Lui è la stessa cosa.

Invece il Dio dell'Amore non tollera l'ipocrisia, i giudizi umani, l'idolatria (i consacrati sono una sorta di idoli per la gente), la maldicenza, e soprattutto la violenza fanatica).

Se i due soggetti non avessero previsto l'ostilità di tanti, non sarebbero fuggiti dal convento. Se ne sarebbero allontanati da amici. E, perché no?, potrebbero continuare ad esprimere la loro scelta di Dio in modo edificante per tutti.