Una corrispondenza interessante che può aiutare altre in condizioni simili.

Potersi aiutare non è poca cosa

Novembre 2003

E' con grande umiltà che entro nel vostro sito, e se lo faccio è solo per rilasciare la mia piccola testimonianza e dare un consiglio a tutte quelle donne più o meno giovani che tentano di intraprendere una storia con un sacerdote. Vorrei, se mi è consentito, suggerire loro di allontanarsi da un tale pericolo a "gambe levate" e al più presto possibile.

Quando lo conobbi avevo 29 anni, lui era un giovane chierico, ma quattro anni dopo divenne sacerdote. La nostra è una storia come tante altre, con una particolarità: io avevo due figli piccoli e un matrimonio infelice, impostomi dalle circostanze, sulle spalle. Lo conobbi, e mi salvò l'anima. La mia vita da quel momento cambiò, e se in un primo momento di incoscienza lo fu in meglio, non appena la cosa cominciò a diventare seria e coinvolgente mi ritrovai in un baratro, di dolore, di lotte, di lacrime e di grande travaglio, dal quale per anni non riuscii a partorire nulla se non il buio di una situazione senza via di scampo.

Inizialmente tentai di allontanarmi da lui, ma, era impossibile. Fu talmente doloroso quel periodo che presto mi ammalai, non mangiavo più, e se sono vissuta è stato solo per i bambini.

Mi amava, questo lo so ma, state certe: "non c'è amore che tenga quando si ha una rivale come La Chiesa". Una madre tanto dispotica, sclerotica, e bisbetica per quanto amata, una madre che fa impazzire i suoi figli più sensibili.

Dio sa quanto dolore abbiamo patito. Per 18 lunghissimi anni, abbiamo lottato per arginare i nostri impulsi, gli slanci d'amore spontanei dai quali sovente eravamo sopraffatti e che con forza sovrumana tentavamo di frenare: c'era sempre, incombente, la "spada di Damocle" del peccato, dei sensi di colpa, la tortura inflitta dal timore della trasgressione, che, se non ci ha fatto impazzire, di certo, ci ha provati, dilaniandoci l'anima e il cuore. A tutt'oggi stiamo lottando per stabilire un equilibrio che non sempre riusciamo ad ottenere, e non per la nostra immaturità, anzi, ma perché è la situazione che non permette alla relazione di crescere e maturare.

E' un percorso senza ritorno, un vicolo cieco dal quale non si esce se non si è sufficientemente pronti al sacrificio, se non ci si accosta al mistero dell'amore con la preghiera, l'ascesi, la carità, l'umiltà quella vera, che santifica. Non posso dire di non aver "rubato" come una ladra tutto quanto ho potuto, senza rimpianti, c'è stato anche amore travolgente, passione, tenerezza, dolcezza, eros pathos, cielo azzurro sopra di noi e alla fine SI: Ho visto Dio nei suoi occhi.

Ma quanto mi è costato tutto questo?: la vita intera, donata con dedizione ad un uomo che non poteva darmi nulla, sapendo in partenza che questo amore non sarebbe mai stato riconosciuto. Quanta solitudine, amarezza, lacrime disperazione. Sempre lontani, sempre preoccupato di se stesso e degli altri, ed io: l'ultima, nell'ombra, accontentandomi delle briciole. E' dura! come scalare una montagna, non appena si vede la vetta, c'è sempre qualcosa che ti fa sprofondare, e allora si deve ricominciare con fatica e tenacia. Poi alla fine, è il tempo che stabilisce se dietro tutto questo patire c'è la Volontà di Dio, e se c'è quella, allora non ci sono "né mogli Né mariti, né Chiesa né alcuno che possa separare" perché, il diavolo separa ma, è DIO unisce.

E' Lui che scrive dritto sulle righe storte. Vi abbraccio tutti, Marta

 

 

Carissime/i

la sofferta vicenda di Marta credo sia una testimonianza di vita e che come tale vada accolta senza pensare di avere delle verità in tasca da consegnarle.

Mi preme però fare qualche considerazione di ordine più generale, proprio prendendo a spunto questa vicenda personale, nella quale si intrecciano un matrimonio finito e un amore controverso.

Io credo che sovraccarichiamo l'esteriorità delle "figure" non solo clericali di aspettative e di segni che le contraddistinguono nella loro essenza, mentre ci scordiamo che qualsiasi cammino di cristiano/a è un cammino col Signore, e che è sempre suscettibile di cambiamenti lungo il percorso.

Questo ha più a che vedere con la nostra percezione del "sacro" che della santità di vita come obiettivo da raggiungere, con le sue difficoltà ed i suoi ostacoli.

In questo contesto si inserisce "la Chiesa", la maiuscola non è casuale, sia intesa come gerarchia ecclesiastica che come popolo in cammino, che però per camminare ha bisogno anche di pastori che siano disposti a condividerne la vita quotidiana e autentica, e quindi non una vita affidata alle leggi o al diritto canonico, ma alla carità reciproca.

A mio sommesso avviso, il messaggio di fraternità che viene da una lettura sine glossa dei vangeli è spesso disatteso sia da una gerarchia che fabbrica "funzionari di Dio", ma anche qui lo Spirito soffia nonostante i tentativi di condurre la burocratizzazione all'estremo, sia in uomini e donne che nel loro libero rapporto col Signore cercano di servire come possono il prossimo, di chinarsi sulle "infermità" senza fabbricarsi idoli, ma... cercando di essere sensibili allo Spirito.

Io posso solo dire che continuo a coltivare questa speranza, una speranza che faccia crescere le persone in quanto persone e cristiani e cristiane, prima che laici/che e chierici e suore.

Dalla storia di Marta è relativamente facile capire come il matrimonio non sia un "rimedio" sociale e neppure il sacramento dell'Ordine possa essere usato creando una rivalità tra l'amore per il Signore e l'amore per una donna.

Altrove in questo sito si possono trovare riferimenti in abbondanza circa le radici culturali di questa contrapposizione; per mio conto io posso solo dare un suggerimento ai preti che siano in difficoltà e che ci leggono: guardate bene dentro voi stessi e non contribuite a creare delle situazioni di grande sofferenza! Non è la chiesa o il vangelo che chiede sofferenza, siamo noi nel nostro egoismo che ci affrettiamo a giudicare ed anche a perseguire una spiritualità disincarnata, senza quella passione umana che a mio parere traspare nei gesti di Gesù. Perché, pur occupandoci di donne, ma forse proprio perché ci occupiamo di donne, non leggere più testimonianze, pareri ed esperienze di uomini? Cambia forse la qualità dell'amore?

Ornella

 

 


Cara amica,

di fronte ad una lettera così viene solo voglia di tacere. In poche righe hai detto tantissimo di te, della tuia storia e di come vedi la volontà di Dio. Permettimi di dirti due cose.

La vostra è una storia sofferta e bella. Bella proprio perché sofferta. Hai passato anni duri e solo la forza dei tuoi figli ti ha sostenuto. Però anche la forza di lui. E' vero che avete rubato momenti felici in clandestinità.

E' vero che alla fine a pagare sei solo tu. E' vero che lui vive il senso di colpa con te e come te. Sono tutte cose vere: ma in questi anni sei potuto andare avanti anche grazie a lui. Grazie a quel momento che aspettavi per un abbraccio, una cena, un dialogo, un bacio, un rapporto. E chi può sapere se anche per lui non sia stato così? Ma se anadata avanti anche grazie a Lui. Siete andati avanti grazie a Lui. Egli "perdona tutte le nostre colpe e guarisce tutte le nostre malattie". Chi può dire che non sia stata la sua volontà? Sì, lo so che spesso spacciamo per volontà di Dio quel che sono le nostre uzzole. Ma non credo che questo sia il caso vostro.

Non sono d'accordo quando dici che il diavolo divide e sembra che la chiesa gerarchica sia in questo contesto. La chiesa gerarchica è matrigna, lo sappiamo tutti, anche chi ti scrive (io ho scelto di sposare Paola e lasciare tutto, ma ti lascio immaginare....), ma non diamo giudizi. Lasciamo giudicare a Dio. Sono fra quelli che non si sono uniti al coro osannante il giubileo di Giovanni Paolo II perché credo che il giudizio sul suo pontificato lo debba dare Dio e solo Lui.

Perché non potete continuare la vostra storia alla luce del sole? Perché lui non ti sposa? Posso saperlo?

Grazie.
Ciao Ti sono vicino. Ernesto Miragoli

 

 

Carissima, Marta, leggere il tuo messaggio mi fa sorridere. Mi fa sorridere ora perché mi rammenta tutti i momenti bui che ho vissuto ma superato e che mi avevano fatto pensare che non ci fosse calamità più grande che innamorarsi di un religioso. Ho proprio pensato le tue testuali parole e anch'io volevo suggerire di " allontanarsi da un tale pericolo a "gambe levate" e al più presto possibile."

Mi fa sorridere ora ma mi rammenta che mentre li ho vissuti non c'era proprio niente da ridere.
Anch'io ho vissuto una storia dalle tinte così drammatiche, difficile "come scalare una montagna, non appena si vede la vetta, c'è sempre qualcosa che ti fa sprofondare, e allora si deve ricominciare con fatica e tenacia."
Ma fortunatamente anch'io ho sempre conservato, come te, la speranza, la speranza che si manifestasse solo il bene per noi, perché come dici tu quando "c'è la Volontà di Dio, e se c'è quella, allora non ci sono "né mogli Né mariti, né Chiesa né alcuno che possa separare" perché, il diavolo separa ma DIO unisce."

Alberto, il mio compagno attuale, sacerdote ed ex-priore di un monastero, che ora è un felice giovane uomo e che sostiene che non ci sia niente di più divino e spirituale dell'amore e della vita comune di due persone libere, ha scritto di recente qualcosa che credo condividerai:"...E nel profondo comprendo che voler chiamare ³stato di perfezione² uno stile di vita in cui l¹uomo separa ciò che Dio ha congiunto è rendere a Dio un culto vano, insegnando dottrine che sono precetti di uomini".

La verità è questa, anche se molti ancora la negano: voler separare con il ricatto di leggi umane e non certo divine ciò che, per natura, Dio ha congiunto è qualcosa di diabolico, questo sì è qualcosa da cui fuggire a gambe levate.
Ma oltre a queste considerazioni va sempre fatta (noi l'abbiamo fatta, presumo anche voi) una considerazione sulla propria responsabilità personale. E' duro a dirsi, ma i carnefici esistono perché esistono le vittime.
Poiché non siamo più nel medioevo e fortunatamente non 'è più in gioco la vita, a volte ci è chiesto proprio di scoprire l'inganno e di cominciare a dire di no, che a queste condizioni non ci stiamo più.

Mi permetto di contraddirti: non vero come tu dici che "non c'è amore che tenga quando si ha una rivale come La Chiesa". Una madre tanto dispotica, sclerotica, e bisbetica per quanto amata, una madre che fa impazzire i suoi figli più sensibili...

Ho potuto sperimentare (siamo stati fortunati? Io credo, in tutta sincerità, solo molto temerari e coraggiosi, anche nei momenti di disperazione) che le grandi acque non possono spegnere l'amore e che se l'amore è Amore nessuno, nemmeno questa madre dispotica può fare nulla.

Fino a prova contraria, sono i bambini in fasce o molto piccoli che hanno bisogno della madre, dai 10 anni in avanti possono cominciare a ragionare con la propria testa e a camminare con le proprie gambe

Una mia carissima e saggia amica anziana all'inizio della mia storia con Alberto mi ha detto: "E' solo ai coraggiosi che capitano storie simili, perché alcuni, di fronte ad una prova così, non avrebbero neanche il coraggio di alzare la testa" Aveva ragione, in questo caso come in molti altri, la vita è sempre una sfida e siamo solo noi che dobbiamo prenderci la responsabilità di quello che accade. Perché, come dice il saggio, anche nelle condizioni più difficili, "nessuno fa niente a nessuno, a meno che lui stesso non lo voglia."

Grazie della tua condivisione e il più caro augurio di ogni bene e di conservare sempre nel tuo cuore la speranza. Elena