
Questo articolo fa quasi da premessa a tutto quanto vogliamo comunicare tramite il sito: i nostri problemi hanno
a che fare con
Le
reazioni agli interventi del Papa - L’ingerenza dell’ipocrisia
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Ingerenza è una
brutta parola; indica l'indebita
intromissione in affari altrui, l'illecito esorbitare dal proprio ambito di
competenza per desiderio di controllare e dominare gli altri. Tuttavia, pure
intervenire in soccorso di qualcuno che viene
aggredito per strada è un'ingerenza — in questo caso lodevole e generosa — in
faccende che riguardano il picchiato e il picchiatore. L'ingerenza può essere
dunque, a seconda dei casi, la libidine di potere di
donna Prassede che smania di regolare l'esistenza degli altri, magari
convinta di farlo in nome della Divina Provvidenza, la brutale invasione di
territori materiali e spirituali che appartengono ad altri o il nobile
impulso di non assistere vilmente inerti alle violenze e alle ingiustizie subite
da chi non può difendersi. Ma il moralista, quanto più è sincero, tanto
più è tentato dal potere, di cui ha realmente bisogno per combattere le
sopraffazioni patite dai deboli e per difendere i valori universali-umani
minacciati. Ciò vale pure per le istituzioni. Più un’istituzione
(politica, religiosa, culturale)
esercita un ruolo rilevante, più essa sente il dovere morale di intervenire
per migliorare le cose o almeno impedire che esse peggiorino, ma a questo
senso di responsabilità etica si mescola facilmente un' ambigua
o brutalmente esplicita volontà di potenza, un tentativo di estendere il
proprio dominio, che spesso provoca reazioni polemiche e proteste,
spicciativi inviti a farsi i fatti propri. E' quanto ad esempio accade—da
sempre, ma recentemente con più frequenza — nei confronti degli interventi e
delle dichiarazioni della Chiesa e di Benedetto XVI, al quale non si ha
timore di rivolgere contestazioni anche volgari, diversamente da quanto
accadeva con il suo ruvido e spettacolare predecessore, nemmeno quando diceva
cose simili o analoghe a quelle dette da Papa Ratzinger
(e talora anche più duramente tradizionaliste e conservatrici), ma
proclamandole a muso duro e con la sicurezza vitale di chi si trova comunque a proprio agio nel mondo e rivela una confidenza
quasi fisica con la vita, che scoraggia a priori attacchi destinati a essere
spuntati. Forse a Benedetto XVI —molto meno conservatore di quanto si creda,
tanto più colto e sottile di Papa Wojtyla, ma forse
meno capace di quelle intuizioni storico-epocali che
l'altro ogni tanto fulmineamente aveva, anche con rozzezza ma soprattutto con
genio — manca quel muso duro che è necessario per governare, pur con amore,
una grande realtà materiale e spirituale e senza il quale si finisce per
giocare in difesa, atteggiamento quasi sempre perdente. Così, quando
Benedetto XVI esprime ad esempio un'opinione contraria al matrimonio
omosessuale, viene contestato, anche villanamente,
da persone che peraltro (come è stato scritto da Francesco Magris sul Piccolo) non si sognano di prendere a sassate
o almeno a pomodorate le ambasciate di Paesi islamici (alcuni nemici dell'
Occidente, altri suoi servi e alleati) in cui gli omosessuali (adulti che
hanno rapporti con adulti liberamente consenzienti) vengono decapitati e le
donne incinte senza essere sposate vengono lapidate. Le parole di Papa Ratzinger, che non ha decapitato nessuno né incitato alla
decapitazione o alla lapidazione, muovono alla contestazione più delle
mannaie e delle pietre che massacrano le persone; sono considerate
un'inaccettabile ingerenza. In generale si
rimprovera alla Chiesa, e spesso
a ragione, un'ingerenza nella sfera politica, che non compete ad essa, bensì allo Stato, secondo il monito del Vangelo che
esorta a dare a Dio ciò che è di Dio, ma a Cesare ciò che è di Cesare. Quando
Ma tutti coloro che hanno espresso queste critiche, l'avrebbero fatto con altrettanto sdegno se Un'unica soluzione
può risolvere queste contraddizioni, ambiguità, ipocrisie che non risparmiano alcun fronte. D’altronde ogni
intervento ha un peso se non
altro perché è la voce di cittadini ossia di elettori;
ciò che conta è che tale peso venga messo sulla bilancia con equanimità. E non si vede perché si dovrebbe negare solo alla Chiesa
il diritto di esprimersi, giustamente riconosciuto a tutte le associazioni, a
quella filatelica come a quella della caccia. I concordati fra Stato e Chiesa
sono spesso deleteri perché, conferendo a quest'ultima
ingiusti mezzi dì dominio — ad esempio, nel Concordato del 1929, la
clausola che prevedeva l'impossibilità per un sacerdote spretato di lavorare
quale impiegato statale—la delegittima moralmente e spiritualmente; la
condanna a tener la bocca chiusa, a tradire così la sua vocazione di
annunciare e testimoniare Sarebbe augurabile fosse così pure in Italia, per liberare Claudio Magris, Corriere, 20 dicembre 2006
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