
Immagina la pienezza della vita; le sue
malinconie, le sue liete meraviglie, le sue
mollezze, un orizzonte di sguardi e lusinghe, dove è possibile stringersi
tra le braccia dell'altro e spender un sorriso gratuito, realizzare sogni in
comune ascoltando reciprocamente i silenzi, le meraviglie del corpo, dello
sguardo, la poesia dell'amore, talora per piangere insieme, condividere un
dolore, altre volte per esultare di gioia.
Immagina un luogo dove innamorarsi
della vita, aversi a cuore, condividere il
respiro dell'altro, ed essere leggeri come l'acqua di un
fiume.
Prova a sognare tanti bimbi che corrono
attraversando aiuole profumate, plasmando
balocchi col fango con cartoni e pezze stralciate, fuori dalle usuali
stanze, dai videogame, dalle Tv. Chissà se c'è da qualche
parte del tempo un mondo dove è possibile gestire i conflitti relazionali
senza che questi strutturino nelle menti rancori
eterni?
Forse tu sogni ancora un paese dove la
poesia possa esser la musa ispiratrice delle relazioni
umane, e ciascuno in una carezza affondare la sua metafora
preferita.
Vorresti incontrare un villaggio dove
attraverso la danza si esperisce ancora l'estetica del movimento, la sua
simbologia, la sua gestualità quella che più racconta.
Desidereresti trovare una terra
promessa dove non trionfi la mediocrità, l'insulto mediatico
di una ragione perversa imposta da un liberismo economico senza
scrupoli, una zona dell'universo in cui è
possibile scegliere il tonfo dell'amore e non essere scelti o sopraffatti da un
linguaggio totalizzante.
Tu speri ancora in una scuola diversa,
ove plasmare la vita con creanza e fantasia, senza competizione; lì tuo figlio
potrà innamorarsi della conoscenza, la fiaccola dell'esistenza,
dimenticando professori svigoriti, invecchiati dalla pochezza televisiva,
stanchi, incapaci di sognare, d'immaginare.
Ti rappresenti come in una scena
filmica agenzie educative piene di colori, terre lontane dense di
sfumature, di crepuscoli, d'aromi intensi e fragranti,
ove non impera il marchio della moda, del conformismo, dell'omologazione,
ma la purezza della neve.
Invece, nella famiglia trovi già la
clonazione sociale delle forme più aggressive. In essa
vi è una deflagrazione del mediatico, nel
senso che subisce passivamente i suoi significanti. Lì,
l'onnipotenza dei media proietta il suo cono
d'ombra.
Diffido che possa
esistere una dimensione alternativa ad una cultura massificata ed
onnipresente, mentre vedo affondare sempre di più la china del sapere in
un mare d'ignoranza, in una pseudocultura tecnicistica intasata di progetti, di grafici e schede di
valutazione che servono a ben poco, quasi a niente, solo a coprire
il fallimento educativo dei nostri giorni: riforme e riforme
dell'assurdo.
Oggi lo spazio è pieno di parole vuote,
senza senso, parole che attraversano il corpo e la mente, noi calpestiamo
questo deserto regalando ai nostri figli i silenzi dell'anima.
Abitiamo un sistema schizoide dove gli
scompensi mentali sono incontenibili, è sempre più difficile convivere con le
proprie pulsioni corrotte, con desideri incestuosi metaforizzati, mentre i media volgarizzano il sesso sino alla
saturazione del piacere, nella violenza perversa che si scatena ed è
già ingovernabile come la pedofilia.
Mi rendo conto quanto sia difficile comunicare in questa realtà, quante volte ci
lasciamo alle spalle le solitudini proseguendo un cammino
silenzioso.
Quante volte abbiamo sentito
pronunciare da un prete, da un insegnante,
parole d'amore, di fratellanza, però ci siamo presto accorti che erano
solo parole bugiarde, parole vaghe che tutt'oggi vanno, comunque,
lette e dette nelle ricorrenze più importanti o durante i festeggiamenti per
riempire esclusivamente qualche buco del tempo, e rendere più aggraziato e meno
noioso la durata degli intrattenimenti; ma quelle parole sono solo
significanti conformi alle monete inflazionate.
Ciò che predomina è l'inflazione
del senso, sulle nostre brocche vengono versate
giornalmente fiumi di parole vuote.
Su queste parole l'intero mondo
liberista esulta il trionfo della morte, il vuoto che lo fa a pezzi e lo
consuma. La schiavitù del consenso mediatico, fa
proliferare l'acriticismo sino alla
robotizzazione delle relazioni umane.
Un poeta direbbe: dietro la tua vestale
non vedo più le curve dell'amore.
Siamo trascinati dall'illusione, dimenticando che stiamo solo attraversando una
fugace parabola come una meteora che si spegne nell'atmosfera, dopo essersi
appena accesa un attimo prima.
Per caso, la terra che immagini è solo
una metafora, ne percepisci soltanto l'ombra
platonica, ma vorresti incontrare la sua onda,per bagnarti appena e dirmi di esserti saziata.
Mi piacerebbe leggere nei tuoi
occhi anche un sorriso, dopo il mio e il tuo congedo, ascoltando il vento
nei tuoi capelli, lasciandomi cadere sulla tua barca mentre varchi lo Stige.
Piangere, oltre la vita, con te - fantasma della mia esistenza -
la tenerezza delle tue labbra bagnate di rugiada per sentire alitare
sulla tua pelle il brivido dei ricordi passati, quando saranno sciolte le
catene del vento, tutto ciò che hai sempre immaginato in un altrove, dopo la
vita, in qualche frangia dell'universo o degli universi sarà nostro; lì,
germogliano candite ed eterne foglie numinose,
sospese senza gravità tra una curva e l'altra
del tempo.
Dott. Nicolò Schepis