PENSIERI UTILI
a capire qualcosa di noi
Che cosa
oppone, il Vangelo, al potere? Il servizio! Un potere per gli altri, non sugli
altri. Il potere conferisce autorità, ma il servizio conferisce qualcosa di più,
autorevolezza, che significa rispetto, stima, ascendente reale sugli altri. Al
potere, il Vangelo oppone anche la non-violenza, cioè un potere di altro tipo,
morale, non fisico. Gesù diceva che avrebbe potuto chiedere al Padre dodici
legioni di angeli per sbaragliare i nemici che stavano per venire a
crocifiggerlo (Mt 26,53), ma preferì pregare per essi. E fu così che riportò la
sua vittoria.

Le
libertà non si concedono, si prendono.

Se
si uniscono "dare" e "dividere", si ha "condividere"

La reiterazione
retorica non certifica risultati né garantisce verità.

"Ciascuno il suo difficile ideale
deve raggiungere da sé
con l'eroismo solitario
di una vita silente" (E. Dickinson).

Quando si ha poca fede s'invocano miracoli come segni del divino. Magari, a fin di bene, s'inventano perché si è smarrito il senso del nesso tra incarnazione e creazione (M. Vigli).

Non esiste niente di eschaton-adempiuto nella storia, ma tutto è nella condizione di kenosi-svuotamento anche se questo non diminuisce il valore del percorso storico, che anzi viene accentuato nel suo valore, perché gli viene connessa una dinamica di prolessi: cioè la storia assume la forma di anticipazione parziale ma verace della pienezza finale (ogni madre è anticipo della pienezza maternale di Dio).



Il mondo è diviso in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio la notte, i cattivi se la spassano meglio il giorno.

Se il denaro non può dare la felicità, figuriamoci la miseria!

Andai ad un campeggio estivo per bambini di tutte le religioni. Così fui picchiato da bambini di tutte le religioni.

Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.

Un bimbo occidentale, consuma in media l'equivalente di quello che in Etiopia permette la sopravvivenza di 422 bambini della stessa età, secondo quanto denunciato ad AdissAbeba nel rapporto.

Il cristiano è “un prigioniero del futuro di Dio”, che deve misurare le sue scelte sull’orizzonte di Dio infinito.

Antonio
Rosmini, ha ricordato che una delle "cinque piaghe della Chiesa" era la
separatezza
tra clero e laici.

Dobbiamo perdonare come peccatori, non come giusti.

Anche noi che siamo qui, abbiamo gli stessi sentimenti; noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Sappiamo: ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. E' papà; più ancora è madre. Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti. I figlioli, se per caso sono malati, hanno un titolo di più per essere amati dalla mamma. E anche noi se per caso siamo malati di cattiveria, fuori di strada, abbiamo un titolo di più per essere amati dal Signore (Giovanni Paolo I).

Da Nietzsche in poi, sappiamo bene che il risentimento non è indizio di salute.

Ha ragione Alberto Asor Rosa nel temere che «il rispetto reciproco delle diversità» possa risolversi «in una sorta di sommatoria dei tabù».

Conversazione è una parola bellissima. Il suo significato originario era "vivere insieme"; Christoph Schwöbel, teologo tedesco, ha detto proprio che "Dio è conversazione".

Dio va oltre le parole. Dio, certo, è il mistero che va oltre le parole, avvolto nel silenzio. Ma quel silenzio non implica che noi non abbiamo bisogno delle parole. Come ha detto Schwöbel, è un silenzio tra le nostre parole. Le nostre parole creano uno spazio per il silenzio che parla.

Un giorno Michelangelo, passeggiando in un giardino di Firenze, vide, in un angolo, un blocco di marmo che sporgeva da sottoterra, mezzo ricoperto di erba e di fango. Si fermò di scatto, come se avesse visto qualcuno, e rivolto agli amici che erano con lui esclamò: “In quel blocco di marmo c’è racchiuso un angelo; debbo tirarlo fuori”. E, armatosi di scalpello, cominciò a sbozzare quel blocco finché non emerse la figura di un bell’angelo. Anche Dio ci guarda e ci vede così: come dei blocchi di pietra ancora informi e dice tra sé: “Lì dentro c’è nascosta una creatura nuova e bella che aspetta di venire alla luce; di più, c’è nascosta l’immagine del mio stesso Figlio Gesù Cristo (noi siamo destinati a diventare “conformi all’immagine del Figlio suo”); voglio tirarla fuori!”. E allora che fa? Prende lo scalpello che è la croce e comincia a lavorarci; prende le forbici del potatore e comincia a potare. Non dobbiamo pensare a chissà quali croci terribili. Ordinariamente egli non aggiunge nulla a quello che la vita, da sola, presenta di sofferenza, fatica, tribolazioni.