|
Tutto lo studio di donna Prassede era di
secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, che era di
prendere per cielo il suo cervello.
L’ironia manzoniana è spesso fulminante. Lo è soprattutto
quando lo scrittore vuole colpire i luoghi comuni, le figure ipocrite,
le banalità paludate. È il caso di questa battuta su donna Prassede, la
moglie del dotto (e altrettanto supponente) Ferrante, a cui è affidata in
custodia Lucia dall’Innominato. Manzoni, poi,
continua puntualizzando l’errore di questa signora: «Con le idee donna
Prassede si regolava come dicono si erano quelle che
le fossero meno care» deve fare con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle
poche era molto affezionata. Tra le poche ce n’era per disgrazia molte delle
storte; e non.
Un po’ di donna Prassede abita in tutti noi. Certo, il
nostro cervello è una realtà mirabile, una sorta di "micro-cielo",
se pensiamo che è costituito da un centinaio di miliardi di neuroni, tante
quante sono le stelle della Via Lattea. Ma
rimane pur sempre una realtà circoscritta e limitata, l’infinita grandezza di
Dio e del suo pensiero. Di fronte alla tentazione di scambiare il nostro
cervello per il cielo, cadendo nell’illusione della superbia, bisognerebbe
certo esercitare umiltà, modestia, semplicità se consideriamo l’enorme massa
di misteri che ci circonda e soprattutto, discrezione, virtù un po’ ignorate
ai nostri giorni. Ma forse basterebbe un po’ di auto-ironia…
(Gianfranco Ravasi, Mattutino: Avvenire, 24.06.2005)
|