Dalla rivista delle cdb di Pinerolo

 

Abbiamo letto (a cura di Beppe)

Fatema Mernissi, ISLAM E DEMOCRAZIA. La paura della modernità, ed Giunti,

                                         Firenze 2002

L’originale risale al ’92, a ridosso della guerra del Golfo. Dieci anni dopo, a ridosso dell’11 settembre, la stessa Mernissi compila un’introduzione alla seconda edizione. E’ un libro importante, senza ombra di dubbio. L’Autora è un’insegnante universitaria in Marocco e ama parlare con il giornalaio e il suo giovane aiutante; nel novembre 2001 va ripetendo una domanda, “con quella punta di isteria tipica delle donne arabe in menopausa che, contrariamente agli uomini, hanno il privilegio di poter esternare in pubblico le proprie paure”: “Ma perché siamo così spaventati” dall’attacco dell’11 settembre? Il suo amico giornalaio replica di sentirsi “insultato quando gli americani dicono che i terroristi sono mussulmani”, perché il “precetto di Allah” è nonviolenza e misericordia.

Di qui prende le mosse la ricerca di Mernissi, che ci offre un saggio di storia dell’Islam attraverso il confronto dialettico, lungo i secoli, tra “ragione” e “obbedienza”, tra “credere” e “pensare”, tra Sufi, intellettuali e poeti, innamorati della libertà di pensiero, da una parte, e, dall’altra, i califfi e la loro shari’a, la loro lettura molto autoritaria della legge divina. Hanno prevalso questi ultimi e così le masse islamiche non conoscono neppure la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che pure i loro governi hanno, strumentalmente, sottoscritto. Per cui ignorano di essere individualmente titolari, ad esempio, del diritto alla “libertà di pensiero, di coscienza e di religione”, sancito dall’art. 18 (pag 86 e seguenti).

Per sentire il “mormorio della speranza”, Mernissi sostiene che “dobbiamo stare lontani dalle moschee televisive dove sproloquiano gli imam pagati dal petrolio. Soprattutto dobbiamo concentrarci su noi stessi, come fecero molto tempo fa i  nostri antenati Sufi, in cerca del Simorgh, quella creatura fantastica ben sepolta nell’unico luogo capace di contenerla – nel profondo di noi stessi” (p. 98). E al Simorgh dedica l’ultimo breve capitolo: è il protagonista di un poema scritto in Iran a cavallo tra il 1100 e il 1200. Ma non vi svelo il mistero. Vi basti, per chi non ha ancora letto il libro, sapere che l’Autora conclude con questa riflessione: ”Niente mi rende più esuberante della visione di questo nuovo mondo e il fatto che dobbiamo procedere verso di esso senza alcuna barriera non mi spaventa più” (p. 203).

 

AA.VV., IL PENSIERO DELLA DIFFERENZA SESSUALE, La Tartaruga ed,

                          Milano 2003

Scritto nel 1987, è stato ristampato nel 1990 e nel 2003. L’ho letto per la prima volta e mi sento di consigliarlo a quei miei amici che ancora pensano che la differenza di genere riguardi le donne, sia affare loro. Leggo a pag. 99: “Dal neutro ci allontaniamo così verso quel versante della differenza sessuale che è il solo a cui abbiamo accesso: quello delle donne. Quindi c’è un altro versante, quello maschile, a cui abbiamo accesso noi uomini! A me sembra convincente.

E’ per noi una grande, decisiva occasione per pensarci come soggetti parziali, sessuati al maschile, liberandoci così dallo stress della condanna a pensarci e viverci come “neutro-universale-unico”, che non ci compete se non in forza della nostra volontà di dominare. La libertà delle donne è occasione di liberazione per gli uomini: è davvero civiltà. E, un giorno, con un titolo così uscirà un libro in cui AA.VV. non significherà “autore varie”, ma “autori vari” e, poi, “ autori vari e autore varie”. Tutto da leggere.

 

Daniele Barbieri e Riccardo Mancini, DI FUTURI CE N’E’ TANTI. Otto sentieri di buona fantascienza, Avverbi ed,  Roma 2006

Questo è un libro ‘originale’, almeno per me: gli autori leggono criticamente il mondo odierno con gli occhi visionari di chi lo ha immaginato ieri con categorie fantascientifiche. In altre parole: si tratta di un’antologia ragionata della fantascienza scritta, seguendo ‘otto sentieri’, diversi e non certo gli unici possibili, percorsi con grande consapevolezza e serietà. Dalle città alle carceri, dai robot alle religioni, dalle macchine pensanti alla sessualità... per finire con una domanda di tragica quotidianità: “Il futuro abita a Washington?”.

E’ impressionante l’elenco di testi citati: circa 300. Ma il libro resta molto godibile, scritto con invidiabile leggerezza e tanta ironia. E fa riflettere: “Non occorrono astronavi, igloo, rifugi atomici o capanne di sterco, per andare alla ricerca del non conosciuto. Si può partire dalla normalità nella quale viviamo: la casa, la temperatura del corpo e dell’esterno, la pancia piena, un’ansia nascosta, la sicurezza. Ora immaginiamo una diversità anche banale: hai un’incurabile febbre da cavallo (anzi: tutte e tutti ce l’hanno all’improvviso) oppure da quattro giorni è finita l’acqua dai rubinetti... Basta poco, un piccolo spostamento di prospettiva. E’ questa la realtà – noi continuiamo, con Asimov, a preferire la formula ‘il cosiddetto mondo reale’ – in cui viviamo: c’è sempre qualcosa di più rispetto al primo sguardo. Perché fermarsi?”.

Ad esempio: “La prima diversità è quella sessuale. Una battuta, vecchia forse come il mondo, proclama:una piccola differenza, viva la differenza’. Ma uno sguardo sul mondo e sulla Storia dice invece che questa diversità inquieta al punto che nel pensiero religioso, filosofico, politico – come in quello ‘da bar’ – uno di due sessi viene considerato inferiore e/o pericoloso. Ma davvero sono solo due, maschile e femminile, le caratterizzazioni? Non stiamo facendo confusione tra genere e sessualità? E le caratteristiche fisiche, mentali, psicologiche dipendono (come i ruoli) dalla genetica o dall’ambiente? O meglio: quanto dall’una e quanto dall’altra? Bisessuali, transessuali o asessuati sono anomalie o solamente una opzione più rara? Amare persone dello stesso sesso è un’offesa a Dio e/o al mondo come ancora proclamano i più accreditati esponenti delle tre maggiori religioni monoteiste? Chi invidia chi? E chi ha paura di chi? Dobbiamo accettare o rifiutare che in differenti periodi storici, diversi contesti sociali o magari solo ad altre latitudini vi siano modi assai variegati per esprimere amore e per cercare una felicità sessuale? Domande difficili. La fantascienza forse ci può aiutare. Mettendo a fuoco, com’è nel suo ‘statuto’, la ricerca di un punto di vista insolito o il semplice ‘e se invece accadesse’. Vi invito a leggere questo sesto sentiero, intitolato “Sesso, amore più X”.

 

NOTIZIE DALLA SVIZZERA

Da Ginevra ho ricevuto il bilancio 2005 di Vires, “Organismo per il trattamento e la prevenzione delle violenze esercitate nella coppia e nella famiglia”. Ne traduco alcuni passi per presentarlo.

VIRES è il plurale della parola latina VIS, che significa, nel suo senso originario,forze in azione’ e, in particolare, la forza esercitata contro qualcuno, da cui l’idea di violenza. Creato nel 1994 a Ginevra, VIRES ha sviluppato una pratica terapeutica specifica, mirata a fermare il ricorso alle diverse forme di violenza nella coppia e nella famiglia.

L’attività di VIRES s’inscrive essenzialmente nel quadro delle raccomandazioni della commissione cantonale ‘Prevenzione e controllo della violenza coniugale’ (1997), del ‘Progetto ginevrino d’intervento integrato contro la violenza coniugale’ (gennaio 2004) e del ‘Dispositivo di sanzioni e di cure’ elaborato congiuntamente da alcuni Enti Pubblici, tra i quali la Magistratura e gli Ospedali Universitari di Ginevra”.

L’opuscolo descrive poi nel dettaglio l’attività svolta nel corso del 2005, anno in cui “76 persone hanno beneficiato di un percorso psicoterapeutico in seno all’associazione: 69 uomini e 7 donne. 52 persone sono venute per la prima volta nel 2005, 19 avevano iniziato nel 2004 e 5 vecchi pazienti hanno chiesto di essere nuovamente accolti per un nuovo trattamento. (...) 67 uomini e 1 donna erano autori di violenza, 2 uomini e 1 donna erano insieme autori e vittime di violenza e 5 donne unicamente vittime.

Per la prima volta il numero delle ‘prese in carico’ è stato significativamente più basso dell’anno precedente (-21,7%). Se il 2006 confermerà questa tendenza (...) noi riconfermeremo l’ipotesi fatta nel 2004: nei prossimi anni, senza una forte collaborazione tra le diverse istituzioni e senza un impegno reale di Polizia e Magistratura ginevrine nell’applicazione delle nuove leggi, la mobilitazione attorno a questa problematica andrà in decrescendo, gli autori di violenza domestica resteranno impuniti e il numero delle prese in carico da parte dell’associazione continuerà a diminuire. Tutto questo a danno delle vittime, dei bambini e di chi vive loro accanto”.

Il fascicolo racconta anche le attività di collaborazione svolte in Svizzera e altrove (anche in Italia), la partecipazione a seminari e corsi di formazione, ecc. Il loro sito internet è: www.vires.ch.