
Per un giorno i tre principali quotidiani italiani
sono sembrati tutti convertiti come Paolo sulla via di Damasco. Ma esaltare la santità, il martirio, l’angelicità
di quella donna meravigliosa - Annalena Tonelli - equivale a dichiararne l’assoluta estraneità
nei nostri confronti…La mattina del 6 ottobre i
tre principali quotidiani laici d’Italia, nel loro titolo d’apertura, parevano
tutti convertiti all’improvviso come Paolo sulla via di Damasco. Sul Corriere
della sera Annalena Tonelli
massacrata a Borama, in Somaliland,
era divenuta «santa». Sulla Repubblica, invece, veniva
definita «martire». Mentre il titolo della Stampa la trasformava
addirittura in «angelo».
Inutile aggiungere che molti altri quotidiani definivano la missionaria laica
di Forlì niente meno che «
Naturalmente già l’indomani Annalena Tonelli e la sua scelta
di vita erano sparite dai quotidiani (con l’unica
eccezione di un omaggio tributatole da Enzo Biagi in
un editoriale dedicato a papa Wojtyla): dal titolo
d’apertura della prima pagina al nulla. E allora mi
sono chiesto il perché di quei riferimenti sovrannaturali per la donna
romagnola che dopo essersi laureata in Legge e dopo avere operato fra i poveri
della sua città, all’età di 27 anni decise che il resto della sua vita
l’avrebbe dedicato all’Africa.
La risposta
sgradevole che mi sono dato è la seguente: esaltare la santità, il martirio, l’angelicità di quella donna meravigliosa – insomma,
ascriverla a una dimensione trascendente - equivale a
dichiararne l’assoluta estraneità nei nostri confronti. Sotto sotto il benpensante lettore o utente dei tg penserà che quella doveva
essere una tipa strana, doveva avere dei problemi, altrimenti mica se ne
sarebbe andata via così dal nostro opulento primo mondo. La sua esperienza
dunque non sarebbe condivisibile da chi in questo mondo risiede e coltiva il
proprio benessere.
Più che la
nostra ammirazione, secondo questo schema, Annalena Tonelli meriterebbe il nostro distacco, una sorta di
beatificazione anticipata per via mediatica. Grazie anche alla bellezza dei suoi occhi, al fascino
che promana dal suo viso che solo alcune fotografie hanno sottratto a una scelta di appartatezza poco
comprensibile perfino nel mondo delle ong, sempre più
dedite alla strategia dell’impatto mediatico (in
cerca di finanziamenti e di buona immagine tramite il meccanismo intermittente
della compassione suscitata nell’opinione pubblica).
So che un
amico saggio – viceversa - guarda all’esperienza di Annalena Tonelli come a quella di
«una cristiana di domani». E aggiunge sottovoce: per favore, non beatificatela.
Gad Lerner, www.nigrizia.it/, 01/11/2003)