Sulle donne : tutela o diritti?
La recente presa di
posizione dell’Udi di Napoli in materia di aborto mi sembra rispondere a diffuse preoccupazioni,
che nascono ogni volta che si vede quanto dolore disprezzo e morte
diffondono molti reputati "difensori delle donne". Le quali sono
cittadine e perciò hanno diritti da far valere, non
lamenti da echeggiare con piglio patriarcale: primo compito della
repubblica è per norma costituzionale, quello di rimuovere gli ostacoli che
impediscono la realizzazione dei diritti.
Enuncio in breve la tesi del mio dire: se
dal presidente della repubblica in santa alleanza col papa in giù tutti
dicono che bisogna difendere le donne, aiutarle, dissuaderle dal fare male,
ecc. ecc. e il risultato è che le violenze
soprattutto domestiche aumentano, le tragedie di madri disperate e sole non
calano, ma anzi si ripetono, le violenze e ingiurie a lesbiche non fanno
nemmeno più notizia, se persino uno spettacolo televisivo molto equilbrato e delicato su un amore tra donne viene
criticato acerbamente e si invoca la censura, non solo ciò significa che si
viola il diritto e si disprezzano le cittadine, come se fossero delle minus habentes, ma anche che
i distributori di "consigli e tutele" non servono davvero e anzi
accentuano il disagio.
Se alle donne in
quanto cittadine di pieno diritto non vengono date
informazioni a cominciare dalla scuola e poi nei consultori e con seminari
sulla contraccezione e non viene favorito l’accesso alle tecniche di
riproduzione assistita quando servono e non sono messe in condizione di
decidere e avviate a realizzare la loro decisione, la nostra situazione
tende a diventare peggiore e addirittura peggiore di quando vigeva una
diffusa oppressione legata a molti diritti negati. Infatti
allora le donne erano organizzate in forma clandestina, spesso si
trasmettevano cognizioni ed esperienze su come comportarsi in caso di parti
non desiderati, come sottrarsi alle attenzioni non volute del marito, come
non restare incinte, come trovare chi procurava aborti, e addirittura
l’infanticidio era tollerato o mascherato.
Situazione certo
terribile disumana e crudele, contro la quale abbiamo
lottato a lungo tenacemente, trovando consensi tra tutte le donne di
qualsiasi condizione sociale culturale e religiosa, e alla fine ottenendo
una buona legge sull’aborto e una discreta legge contro la violenza
sessuale. Anticamera di tutto ciò erano state la
riforma del diritto di famiglia e il divorzio.
Tutto questo sistema
si regge sul pieno riconoscimento della cittadinanza delle donne: se viene
meno -anche di poco- tutto questo, si ripiomba nella barbarie e anche
peggiore di quella lottata anni addietro, perché
non esistono più le forme arcaiche di sostegno, i rapporti nelle famiglie
allargate e i legami nelle fabbriche e uffici e campagne e cortili,
necessari allora per difendersi da un assetto giuridico infame che
condannava l’aborto e vietava addirittura l’informazione contraccettiva, non perseguiva la violenza sessuale in
famiglia (nemmeno l’incesto), difendeva ll
delitto d’onore ecc. ecc.
Se vien meno anche di poco il
diritto, la barbarie è in agguato. Chiunque anche in buona fede si
rivolge alle donne come bisognose di tutela consiglio dissuasione è -anche
involontariamente- complice della crescente barbarie. Lo dicono ormai molte
prese di posizione da "Usciamo dal silenzio", da "Il nodo è
quello della cittadinanza: è inutile e anzi irritante fare 194 parole di
libertà, da "No vat".
dei
bei discorsi ogni tanto
nelle ricorrenze, se poi nella vita quotidiana le maggiori autorità offrono
assistenza e non diritti. Per di più conformando i loro giudizi alle
pressioni e pretese della gerarchia cattolica, che i diritti delle donne
nemmeno riconosce e ancora ha un ordinamento non democratico e una forma di
stato che non può nemmeno far parte dell’Unione europea, per questo. Come
faccia il papa a dire che appoggia l’entrata della Turchia in Europa
proprio non si capisce: ma la religione ha i suoi
misteri.
(Lidia Menapace,
30 novembre 2006)