
Questo
libro
avanza la proposta che vedere in Maria –
storicamente madre di Gesù e definita nella fede Theotókos
(o generatrice di Dio) –
una donna concreta della nostra storia che ha camminato con lo Spirito, sia un
approccio fecondo alla teologia di Maria. Avendo conservato la sua fede durante
tutto il tempo della sua esistenza, viene ora annoverata in ciò che
Pur
attingendo alla storia della dottrina e della devozione mariana e ricercandovi
i precedenti utili ai miei fini, questa non è un’opera di teologia dottrinale
in senso tradizionale.
Non
si propone di presentare l’insegnamento completo della chiesa su Maria,
peraltro ampiamente disponibile ovunque.
Seguendo
la prassi del Vaticano II, quest’opera non ha «in animo di proporre una
dottrina esauriente su Maria, né di dirimere questioni che il lavoro dei
teologi non ha ancora pienamente illustrato» (Lumen gentium
54). Il suo proposito è esplorare una
nuova via di approccio a Maria, fondata sulla Scrittura, la liturgia e l’antica
predicazione cristiana, capace altresì di suscitare l’attenzione alla presenza
dello Spirito di Dio nella comunità di fede di oggi. A questo fine,
convinta che la storia sia il terreno dell’incontro con Dio, non comincerò,
come fa gran parte di tanta mariologia contemporanea, pensando Maria come un
simbolo religioso; cercherò piuttosto di comprendere il suo significato in
quanto persona particolare, con una sua vita da gestire. Di Maria si è fatto
talmente un simbolo, separandola dalla sua propria storia – simbolo del volto
materno di Dio, dell’eterno femminino, del discepolo, della chiesa idealizzata
– che accostarsi a lei come a un concreto essere umano ci sorprende, facendoci
scoprire che anche lei ha lottato, che il suo stesso pellegrinaggio di vita,
secondo la poetica espressione del Vaticano II, fu un pellegrinaggio di fede,
che comprendeva il soggiorno nell’oscura notte della fede. Ricordandola nella
grande nube di testimoni che circonda la comunità dei discepoli, noi possiamo
trarre forza dalle “lezioni d’incoraggiamento” che scaturiscono dalla sua vita.
Cercando
d’interpretare
il
significato di Maria entro il
lógos
di fede del nostro tempo, questo libro procede
come una parte di quella più ampia compagnia di donne che fanno teologia, un
fenomeno nuovo.
In
tutto il mondo un gran numero di donne si libera dal dominio maschile,
aspirando piuttosto alla partecipazione solidale che onora la pari dignità
umana, affermando le donne come persone umane. Questo movimento liberante, che
è sempre di più un segno del nostro tempo, si riverbera nella teologia, come in
altre discipline, mettendo in circolo nuove voci. Quando si tratta del tema di
Maria, il giudizio delle donne è decisamente ambivalente. Da un lato, la tradizione
mariana ha funzionato in modo negativo, promuovendo il concetto idealizzato
dell’io femminile ubbidiente; una interpretazione che legittima la posizione
subordinata delle donne nella chiesa. D’altra parte, la memoria viva di
questa donna può operare in modo positivo, ispirando la lotta per la giustizia
di Dio, compassionevole e liberatrice. Affrancandosi da questa benedizione e da
questo veleno, negli ultimi decenni la mariologia elaborata dalle donne è stata
utile sia a una innovazione della critica sia a nuove interpretazioni creative.
Vi
è stato un flusso di intuizioni particolarmente ricche, provenienti da donne
che vivono in circostanze terribili di sofferenza provocata dall’ingiustizia.
In svariate situazioni culturali di povertà, di pregiudizi etnici e razziali e
di violenza, queste donne hanno trovato un nesso coerente con la storia biblica
di Miriam di Nazaret, anche lei una donna povera, “una come noi”. Hanno stabilito con lei
un’alleanza, quale compagna nella lotta per ottenere voce e pienezza di vita.
Questo
libro, che ha un fortissimo debito verso questo sapere e lo assume, si unisce
agli sforzi per articolare una teologia di Maria che
promuova il pieno sviluppo delle donne, e perciò tutte le relazioni e le
comunità di cui fanno parte.
Il
contesto in cui scrivo – una cultura postindustriale spesso caratterizzata come
cultura postmoderna – offre un’interessante apertura alla ricezione di un
approccio come questo a una teologia di Maria. Per varie ragioni questa cultura
ha poco tempo per i simboli della fede configurati secondo una sensibilità
medievale o premoderna; ne è un segno il calo visibile della devozione
tradizionale a Maria nella chiesa cattolica degli Stati Uniti dopo il concilio
Vaticano II. Né Maria, né peraltro il resto della compagnia dei santi, ha
trovato un posto appropriato nel modello contemporaneo della fede; questo è
vero in particolare per le generazioni nate e cresciute dopo il concilio. Di
fatto, il problema di Maria può essere persino considerato irrilevante di
fronte alle scottanti questioni religiose del nostro tempo, la principale delle
quali è la ricerca di Dio in un mondo di sofferenza e di secolarismo. La mia
collocazione sociale in questo particolare contesto preclude un’interpretazione
di Maria che si richiami alla tradizione di venerazione degli antenati, come
avviene nella teologia africana, o alle tradizioni entusiaste della religione
popolare, connaturate alla fede delle comunità latino-americane e ispaniche
negli Stati Uniti, o agli usi locali dei gruppi etnici immigrati. Queste fonti
del pensiero mariano non soltanto meritano rispetto, ma hanno anche molto da
insegnare, come dimostrano gli studi realizzati al riguardo. Non sono però
queste le esperienze dei tanti che vivono la loro esistenza ed esprimono la
loro fede in un contesto postindustriale. Questo libro cerca di dare un senso a
Maria in modo da far
risuonare la sfida del discepolato proprio in questo contesto, spingendo
la gente verso una più profonda amicizia con il cuore del mistero divino e
indirizzandola verso una prassi di giustizia e di compassione per il mondo,
tanto per gli esseri umani quanto per la terra.
La
mia tesi è che il lavoro delle donne su Maria come amica di Dio e profeta può fare proprio
questo. Una parte della tradizione cristiana vivente, andata perduta nella
cultura postmoderna, può trovare in tal modo un suo sbocco verso il futuro.
Vera
nostra sorella: la mia proposta si dipana in cinque tappe.
Il
punto di partenza è il coro globale delle voci delle donne di oggi, un coro che
qualora venga ascoltato in tutta la sua pienezza offre interpretazioni
teologiche critiche e creative della tradizione mariana (prima parte).
In
contrapposizione a questa, la sezione successiva analizza due tipi di teologia
mariana androcentrica, che costituiscono la principale alternativa all’approccio liberante delle donne
e che vengono giudicati piste da evitare (seconda parte).
Così
attrezzata e avvertita, la
terza parte
analizza in via preliminare la proposta di
questo libro e i suoi precedenti nella teologia antica e recente e
nell’insegnamento della chiesa; giungiamo così al cuore di questo libro, dove
si fa memoria di Maria in modo teologicamente e concretamente fecondo.
La
quarta
parte
descrive
il mondo che Maria abitava, comprese le condizioni politiche, economiche,
religiose e culturali che condizionavano la sua esistenza.
Questa
parte fornisce il contesto della
quinta parte, dedicata alla lettura
ravvicinata di tredici passi scritturali nei quali viene introdotta Maria.
Queste
storie decodificano la
memoria teologica della chiesa primitiva, che ha iscritto Maria
nell’evento di fede della salvezza, donata da Dio in Gesù mediante la potenza
dello Spirito. Ogni racconto è come un tassello di pietra colorata.
Messi
insieme, questi tasselli formano il mosaico di questa donna ripiena di Spirito,
che in compagnia di altri
importanti
personaggi del vangelo è stata associata all’opera redentrice di Dio. Facendo
un passo indietro e guardando il mosaico nel suo insieme, l’ultimo capitolo
colloca Maria nel quadro completo della nube dei testimoni che accompagnano la
chiesa nella sequela di Gesù, terminando con la sua preghiera rivoluzionaria,
il
Magnificat.
Oggi
la teologia non è nulla se non è multiculturale e pluralistica. Sottolineo al
principio che questa proposta
non
è che uno fra i vari approcci fecondi dell’attuale teologia di Maria; il suo
scopo è scoprire per il nostro tempo come comprendere un aspetto della
confessione di fede cristiana.
Secondo il famoso commento di Karl Rahner, tuttavia, non tutti
coloro che vivono nel medesimo tempo sono contemporanei. Ho un profondo rispetto
per le persone anziane della comunità, per le quali il rapporto con Maria,
durato tutta la vita e formatosi nel contesto della mariologia preconciliare, è
stato una fonte di forza e per le quali l’approccio di questo libro può
risultare sconcertante. Apprezzo anche le visioni di Maria che emergono in
culture etniche diverse. Nascendo in una prospettiva che è americana, cattolica
e femminista, in dialogo con la riflessione su Maria delle donne di tutto il
mondo, la mia critica è riservata alle mariologie patriarcali che hanno la
funzione di giustificare la subordinazione delle donne. Altrimenti, approcci
diversi sono possibili e, nella misura in cui offrono orientamenti
intelligibili e liberanti, sono sicuramente auspicabili.
Siamo
giunti a un nuovo momento nella storia dell’interpretazione.
Concentrandosi
su Maria in quanto singola persona concreta e piena di grazia nella compagnia
di tutti gli amici e i profeti di Dio, questo libro elabora una teologia
mariana che ha le sue radici nella Scrittura letta attraverso gli occhi delle
donne, con metodi ermeneutici femministi.
Esso
cerca di cogliere gli indizi della nuda e in gran parte sconosciuta realtà
storica di Miriam di Nazaret, una donna ebrea nella società contadina,
relativamente povera e politicamente oppressa, del primo secolo. Il libro cerca
di cogliere la presenza, la vocazione, la sfida e la creatività dello Spirito
di Dio nella sua vita, come nella vita di tutti coloro che credono e amano
attraverso i secoli. Ricollega la sua vocazione unica, che comprendeva, senza
però limitarvisi, l’essere madre del Messia, alle storie delle donne e degli
uomini, discepoli di Gesù di allora e di ora, trovando stimolo e
incoraggiamento per i discepoli di oggi. In una parola, questa proposta invita Maria a scendere dal
piedistallo dove è stata onorata per secoli e a raggiungerci in una comunità di
grazia e di lotta nella storia. Lungi dal disonorarla, questo collegamento
onora lei e l’intera compagnia dei santi in maniera liberante e appropriata al
nostro tempo e luogo.
Nella
mia ricerca per questo lavoro, ho chiesto il libro di Jeanette Rodriguez,
Our Lady of
Guadalupe
[Nostra
Signora di Guadalupe] alla biblioteca della mia università in un
campus
di suore. Quando il
libro è arrivato, la persona incaricata mi ha avvertito per telefono,
menzionando, come d’uso, il titolo del libro. Ed ecco che cosa ho udito sul
sistema
Voice
mail
del
mio
computer: «Dottoressa Johnson,
Nostra Signora di Guadalupe è arrivata e l’aspetta al banco della ricezione».
Una delle colleghe con la quale ho condiviso questo spiritoso messaggio si è
fermata un momento e poi ha risposto tranquillamente: «Possa essere qui per
te». Un pensiero sorprendente, con il quale termino questa introduzione.
Ricordare Maria come amica di Dio e profeta nella comunione dei santi, una donna che è vera sorella nelle nostre lotte, consente alla potenza della sua vita di giocare un ruolo nella coscienza religiosa della chiesa e c’invita a un rapporto sempre più profondo con il Dio vivente nel quale il nostro spirito si rallegra, associandoci al disegno redentore di Dio per gli affamati, gli umili e per tutti coloro che soffrono, includendovi in maniera ineludibile le donne con i loro figli in situazioni di povertà, di pregiudizio e di violenza. Elizabeth A. Johnson Giornale di teologia, 313
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Vera nostra sorella - Una teologia di Maria nella comunione dei santi – Queriniana – costo euro 44