Maria  nostra  vera  sorella

 

 

 

 


Questo libro avanza la proposta che vedere in Maria – storicamente madre di Gesù e definita nella fede Theotókos (o generatrice di Dio) – una donna concreta della nostra storia che ha camminato con lo Spirito, sia un approccio fecondo alla teologia di Maria. Avendo conservato la sua fede durante tutto il tempo della sua esistenza, viene ora annoverata in ciò che la Scrittura chiama la grande “nube di testimoni” che circonda e incoraggia la chiesa sulla terra. Questa proposta implica descrivere il suo mondo storico e meditare sugli elementi teologici della sua vita nella Scrittura, per poterla ricordare oggi come nostra sorella, e come amica di Dio e profeta nella comunione dei santi. In un libro precedente, Friends of God and Prophets. A Feminist Theological Reading of the Communion of Saints [Amici di Dio e profeti. Una lettura teologica femminista della comunione dei santi] (Continuum, New York 1998), ho già approfondito la storia e la teologia del grande simbolo dottrinale della comunione dei santi, questa comunità intergenerazionale dei vivi e dei morti, che si estende nel tempo e nello spazio ed è composta da tutti quelli che sono stati resi santi dallo Spirito di Dio. Qui mi soffermerò sulle intuizioni intellettuali, concrete e spirituali che emergono quando poniamo Miriam di Nazaret in quella beata compagnia. Peraltro, visto che le idee principali di Friends of God and Prophets sono qui riprese, si può leggere questo lavoro come libro a se stante.

Pur attingendo alla storia della dottrina e della devozione mariana e ricercandovi i precedenti utili ai miei fini, questa non è un’opera di teologia dottrinale in senso tradizionale.

Non si propone di presentare l’insegnamento completo della chiesa su Maria, peraltro ampiamente disponibile ovunque.

Seguendo la prassi del Vaticano II, quest’opera non ha «in animo di proporre una dottrina esauriente su Maria, né di dirimere questioni che il lavoro dei teologi non ha ancora pienamente illustrato» (Lumen gentium 54). Il suo proposito è esplorare una nuova via di approccio a Maria, fondata sulla Scrittura, la liturgia e l’antica predicazione cristiana, capace altresì di suscitare l’attenzione alla presenza dello Spirito di Dio nella comunità di fede di oggi. A questo fine, convinta che la storia sia il terreno dell’incontro con Dio, non comincerò, come fa gran parte di tanta mariologia contemporanea, pensando Maria come un simbolo religioso; cercherò piuttosto di comprendere il suo significato in quanto persona particolare, con una sua vita da gestire. Di Maria si è fatto talmente un simbolo, separandola dalla sua propria storia – simbolo del volto materno di Dio, dell’eterno femminino, del discepolo, della chiesa idealizzata – che accostarsi a lei come a un concreto essere umano ci sorprende, facendoci scoprire che anche lei ha lottato, che il suo stesso pellegrinaggio di vita, secondo la poetica espressione del Vaticano II, fu un pellegrinaggio di fede, che comprendeva il soggiorno nell’oscura notte della fede. Ricordandola nella grande nube di testimoni che circonda la comunità dei discepoli, noi possiamo trarre forza dalle “lezioni d’incoraggiamento” che scaturiscono dalla sua vita.

Cercando d’interpretare il significato di Maria entro il lógos di fede del nostro tempo, questo libro procede come una parte di quella più ampia compagnia di donne che fanno teologia, un fenomeno nuovo.

In tutto il mondo un gran numero di donne si libera dal dominio maschile, aspirando piuttosto alla partecipazione solidale che onora la pari dignità umana, affermando le donne come persone umane. Questo movimento liberante, che è sempre di più un segno del nostro tempo, si riverbera nella teologia, come in altre discipline, mettendo in circolo nuove voci. Quando si tratta del tema di Maria, il giudizio delle donne è decisamente ambivalente. Da un lato, la tradizione mariana ha funzionato in modo negativo, promuovendo il concetto idealizzato dell’io femminile ubbidiente; una interpretazione che legittima la posizione subordinata delle donne nella chiesa. D’altra parte, la memoria viva di questa donna può operare in modo positivo, ispirando la lotta per la giustizia di Dio, compassionevole e liberatrice. Affrancandosi da questa benedizione e da questo veleno, negli ultimi decenni la mariologia elaborata dalle donne è stata utile sia a una innovazione della critica sia a nuove interpretazioni creative.

Vi è stato un flusso di intuizioni particolarmente ricche, provenienti da donne che vivono in circostanze terribili di sofferenza provocata dall’ingiustizia. In svariate situazioni culturali di povertà, di pregiudizi etnici e razziali e di violenza, queste donne hanno trovato un nesso coerente con la storia biblica di Miriam di Nazaret, anche lei una donna povera, “una come noi”. Hanno stabilito con lei un’alleanza, quale compagna nella lotta per ottenere voce e pienezza di vita.

Questo libro, che ha un fortissimo debito verso questo sapere e lo assume, si unisce agli sforzi per articolare una teologia di Maria che promuova il pieno sviluppo delle donne, e perciò tutte le relazioni e le comunità di cui fanno parte.

Il contesto in cui scrivo – una cultura postindustriale spesso caratterizzata come cultura postmoderna – offre un’interessante apertura alla ricezione di un approccio come questo a una teologia di Maria. Per varie ragioni questa cultura ha poco tempo per i simboli della fede configurati secondo una sensibilità medievale o premoderna; ne è un segno il calo visibile della devozione tradizionale a Maria nella chiesa cattolica degli Stati Uniti dopo il concilio Vaticano II. Né Maria, né peraltro il resto della compagnia dei santi, ha trovato un posto appropriato nel modello contemporaneo della fede; questo è vero in particolare per le generazioni nate e cresciute dopo il concilio. Di fatto, il problema di Maria può essere persino considerato irrilevante di fronte alle scottanti questioni religiose del nostro tempo, la principale delle quali è la ricerca di Dio in un mondo di sofferenza e di secolarismo. La mia collocazione sociale in questo particolare contesto preclude un’interpretazione di Maria che si richiami alla tradizione di venerazione degli antenati, come avviene nella teologia africana, o alle tradizioni entusiaste della religione popolare, connaturate alla fede delle comunità latino-americane e ispaniche negli Stati Uniti, o agli usi locali dei gruppi etnici immigrati. Queste fonti del pensiero mariano non soltanto meritano rispetto, ma hanno anche molto da insegnare, come dimostrano gli studi realizzati al riguardo. Non sono però queste le esperienze dei tanti che vivono la loro esistenza ed esprimono la loro fede in un contesto postindustriale. Questo libro cerca di dare un senso a Maria in modo da far risuonare la sfida del discepolato proprio in questo contesto, spingendo la gente verso una più profonda amicizia con il cuore del mistero divino e indirizzandola verso una prassi di giustizia e di compassione per il mondo, tanto per gli esseri umani quanto per la terra.

La mia tesi è che il lavoro delle donne su Maria come amica di Dio e profeta può fare proprio questo. Una parte della tradizione cristiana vivente, andata perduta nella cultura postmoderna, può trovare in tal modo un suo sbocco verso il futuro.

Vera nostra sorella: la mia proposta si dipana in cinque tappe.

Il punto di partenza è il coro globale delle voci delle donne di oggi, un coro che qualora venga ascoltato in tutta la sua pienezza offre interpretazioni teologiche critiche e creative della tradizione mariana (prima parte).

In contrapposizione a questa, la sezione successiva analizza due tipi di teologia mariana androcentrica, che costituiscono la principale alternativa all’approccio liberante delle donne e che vengono giudicati piste da evitare (seconda parte).

Così attrezzata e avvertita, la terza parte analizza in via preliminare la proposta di questo libro e i suoi precedenti nella teologia antica e recente e nell’insegnamento della chiesa; giungiamo così al cuore di questo libro, dove si fa memoria di Maria in modo teologicamente e concretamente fecondo.

La quarta parte descrive il mondo che Maria abitava, comprese le condizioni politiche, economiche, religiose e culturali che condizionavano la sua esistenza.

Questa parte fornisce il contesto della quinta parte, dedicata alla lettura ravvicinata di tredici passi scritturali nei quali viene introdotta Maria.

Queste storie decodificano la memoria teologica della chiesa primitiva, che ha iscritto Maria nell’evento di fede della salvezza, donata da Dio in Gesù mediante la potenza dello Spirito. Ogni racconto è come un tassello di pietra colorata.

Messi insieme, questi tasselli formano il mosaico di questa donna ripiena di Spirito, che in compagnia di altri

importanti personaggi del vangelo è stata associata all’opera redentrice di Dio. Facendo un passo indietro e guardando il mosaico nel suo insieme, l’ultimo capitolo colloca Maria nel quadro completo della nube dei testimoni che accompagnano la chiesa nella sequela di Gesù, terminando con la sua preghiera rivoluzionaria, il Magnificat.

Oggi la teologia non è nulla se non è multiculturale e pluralistica. Sottolineo al principio che questa proposta

non è che uno fra i vari approcci fecondi dell’attuale teologia di Maria; il suo scopo è scoprire per il nostro tempo come comprendere un aspetto della confessione di fede cristiana.

Secondo il famoso commento di Karl Rahner, tuttavia, non tutti coloro che vivono nel medesimo tempo sono contemporanei. Ho un profondo rispetto per le persone anziane della comunità, per le quali il rapporto con Maria, durato tutta la vita e formatosi nel contesto della mariologia preconciliare, è stato una fonte di forza e per le quali l’approccio di questo libro può risultare sconcertante. Apprezzo anche le visioni di Maria che emergono in culture etniche diverse. Nascendo in una prospettiva che è americana, cattolica e femminista, in dialogo con la riflessione su Maria delle donne di tutto il mondo, la mia critica è riservata alle mariologie patriarcali che hanno la funzione di giustificare la subordinazione delle donne. Altrimenti, approcci diversi sono possibili e, nella misura in cui offrono orientamenti intelligibili e liberanti, sono sicuramente auspicabili.

Siamo giunti a un nuovo momento nella storia dell’interpretazione.

Concentrandosi su Maria in quanto singola persona concreta e piena di grazia nella compagnia di tutti gli amici e i profeti di Dio, questo libro elabora una teologia mariana che ha le sue radici nella Scrittura letta attraverso gli occhi delle donne, con metodi ermeneutici femministi.

Esso cerca di cogliere gli indizi della nuda e in gran parte sconosciuta realtà storica di Miriam di Nazaret, una donna ebrea nella società contadina, relativamente povera e politicamente oppressa, del primo secolo. Il libro cerca di cogliere la presenza, la vocazione, la sfida e la creatività dello Spirito di Dio nella sua vita, come nella vita di tutti coloro che credono e amano attraverso i secoli. Ricollega la sua vocazione unica, che comprendeva, senza però limitarvisi, l’essere madre del Messia, alle storie delle donne e degli uomini, discepoli di Gesù di allora e di ora, trovando stimolo e incoraggiamento per i discepoli di oggi. In una parola, questa proposta invita Maria a scendere dal piedistallo dove è stata onorata per secoli e a raggiungerci in una comunità di grazia e di lotta nella storia. Lungi dal disonorarla, questo collegamento onora lei e l’intera compagnia dei santi in maniera liberante e appropriata al nostro tempo e luogo.

Nella mia ricerca per questo lavoro, ho chiesto il libro di Jeanette Rodriguez, Our Lady of Guadalupe [Nostra Signora di Guadalupe] alla biblioteca della mia università in un campus di suore. Quando il libro è arrivato, la persona incaricata mi ha avvertito per telefono, menzionando, come d’uso, il titolo del libro. Ed ecco che cosa ho udito sul sistema Voice mail del mio computer: «Dottoressa Johnson, Nostra Signora di Guadalupe è arrivata e l’aspetta al banco della ricezione». Una delle colleghe con la quale ho condiviso questo spiritoso messaggio si è fermata un momento e poi ha risposto tranquillamente: «Possa essere qui per te». Un pensiero sorprendente, con il quale termino questa introduzione.

Ricordare Maria come amica di Dio e profeta nella comunione dei santi, una donna che è vera sorella nelle nostre lotte, consente alla potenza della sua vita di giocare un ruolo nella coscienza religiosa della chiesa e c’invita a un rapporto sempre più profondo con il Dio vivente nel quale il nostro spirito si rallegra, associandoci al disegno redentore di Dio per gli affamati, gli umili e per tutti coloro che soffrono, includendovi in maniera ineludibile le donne con i loro figli in situazioni di povertà, di pregiudizio e di violenza. Elizabeth A. Johnson Giornale di teologia, 313



1 Vera nostra sorella - Una teologia di Maria nella comunione dei santi – Queriniana – costo euro 44