
Per ventiquattro ore uno dei pilastri della
morale della Chiesa – il celibato dei preti – è parso
oscillare pericolosamente. Ma, appunto, è durato poco,
il piccolo sisma si è ricomposto e tutto è tornato come prima. Un prete con
moglie e figli? Quando mai! La “continenza sessuale “
continuerà nei secoli dei secoli ad allungare una storia di mortificazioni
contro natura.
Detto così, l’episodio sembra già pronto per l’archivio. Però, non è certo la
voglia di cambiare: un sentire via via più diffuso,
sta indebolendo la prassi;
Assistiamo ad una vera e propria scansione drammatica
dei fatti. Il protagonista è l’ex arcivescovo di San Paolo, cardinale Claudio Hummes, classe 1934, nato a Porto Alegre
in una famiglia di ascendenza tedesca. E’ ritenuto un liberal e grande amico di Lula,
nella metropoli brasiliana ha avuto modo di affinare sia la sua sapienza
spirituale sia la sua sensibilità sociale. Al
Conclave, al primo scrutinio, aveva ottenuto una decina di voti. Benedetto XVI
lo promuove e gli affida uno dei più importanti Dicasteri di Curia,
Claudio Hummes
entra subito nel ruolo, forse troppo. Prima di partire per Roma saluta i suoi
collaboratori e concede un’intervista al quotidiano “ O Estado
de Sao Paulo “. I punti salienti: 1°- il celibato dei
preti “non è un dogma ma una norma disciplinare“, su
questo aspetto si può dare inizio ad una riflessione; 2° - alcuni degli
Apostoli erano sposati, la proibizione del matrimonio è stata promulgata solo
alcuni secoli dopo l’istituzione del sacerdozio, dunque occorre rileggere la
storia con occhi nuovi; 3° - “
La Chiesa dovrà discuterne e ridiscuterne“. Le parole di Hummes
fanno sensazione in Europa, titoli di grande evidenza
nei giornali, si apre uno spiraglio e forse qualcosa di più, forse anche i
preti cattolici potranno sposarsi e mettere su famiglia, senza che questo
intacchi credibilità e prestigio del loro carisma. Forse.
Perché tra il Brasile e Roma c’è l’ Atlantico. A San Paolo, Hummes
parla ancora da arcivescovo, da sudamericano che assiste impotente
all’invasione delle ricchissime sette che calano dagli Stati Uniti, che scorge una qualche flessione dell’influenza cattolica nel
sub-continente, che è consapevole del saldo negativo in fatto di diffusione del
ministero sacerdotale.
Ma quando sbarca a Fiumicino la musica è già cambiata, l’intervento della Curia si è già
fatto sentire. Dice Hummes: “ Io non ho nessuna nuova
dottrina sul celibato dei sacerdoti. Quello che dico è quello che dice la dottrina della Chiesa, è il Papa che guida
Non finisce qui. Il debutto del neo-ministro non è affatto piaciuto e il
ridimensionamento delle precedenti affermazioni ritenuto insufficiente. Appena
arriva in Vaticano viene accompagnato presso
Tra gli osservatori ci si attarda a sottolineare il passo dove si parla di
“opinione più diffusa” dei padri
sinodali sul celibato, più diffusa, cioè non l’unica, a testimonianza di un
dibattito vero, tuttora in corso e che neppure la dichiarazione-documento
imposta dalla Segreteria di Stato è in grado di spegnere del tutto. Riemergerà
come un fiume carsico, in tempi e modi non prevedibili.
A ravvivarlo, in qualche misura, contribuirà
forse l’inafferrabile Milingo che ha
convocato, nel New Yersey (Usa), una nuova convention
del suo movimento “ Married Priests
Now “. A quanto si dice, dovrebbe ordinare sacerdoti
un numero indeterminato di uomini sposati. Il suo
obiettivo è di creare una sorta
di Chiesa di vescovi e preti favorevoli al matrimonio
delle persone consacrate. Una iniziativa che Roma considera quasi un insulto e della
quale, dopo comminata la scomunica, non vuole prendersi cura sul piano
ufficiale. Un fenomeno assai fastidioso.
Mentre si mobilitano gli
studiosi per smontare due tesi in circolazione. La prima vuole che l’eventuale abolizione del
celibato possa costituire un rimedio efficace alla scarsità del clero. Stando a
Vittorio Messori, neppure le nozze regolari
potrebbero fungere da antidoto alle varie forme di “disordini
sessuali”, ivi compresa la pedofilia e il sesso contro natura, fenomeni
in espansione come la cronaca s’incarica di segnalare. Ammessa pure la “
convenienza spirituale “, in un progetto di fede, del legame tra castità e
sacerdozio, si tratterebbe poi di storicizzare e collocare in modo esatto
l’avvento della “continenza sessuale”, non come una decisione ecclesiastica,
della gerarchia, cioè del potere, ma come una scelta
che risale alla Chiesa delle origini. C’è maretta, e polemica, con chi sostiene
( e la cosa appare molto plausibile ) che “di continenza clericale si potrebbe
parlare solo dal 1139, con il secondo Concilio del Laterano”. Un quesito che, probabilmente, non avrà mai
soluzione plausibile.
Per stare all’oggi, la cosiddetta “ crisi delle vocazioni “ appare in netta
espansione e allarma
(Frank Barretti in
http://www.rassegna.it/)