Quando
di Vittorio Messori
Un’ovvietà di un cardinale, scivolata in un’intervista (“Il celibato clericale non è un dogma“), ha provocato una cascata di commenti dove alcuni “esperti“ sono inciampati in sorprendenti imprecisioni.
Prima di venire alla storia, converrà dire qualcosa sulla cronaca. Ricordando innanzitutto che le comunità protestanti, quelle ortodosse -e anche quelle ebraiche- registrano “crisi di vocazioni“ eguali se non superiori a quella cattolica, malgrado pastori, pope, rabbini possano accedere al matrimonio. Le nozze, dunque, non sarebbero il rimedio alla scarsità di clero. Né sarebbero il rimedio ai disordini sessuali di certi ambienti religiosi, a cominciare dalla pedofilia . Innanzitutto perchè questa si manifesta soprattutto con pulsioni omosessuali (i chierichetti, ben più di rado le chierichette, ne sono le vittime) e una donna non sarebbe dunque la risposta adeguata. E poi perchè, come tutte le statistiche confermano, la stragrande maggioranza degli abusi si verifica all’interno della famiglia –soprattutto padri verso i figli e zii verso nipoti- che neppure qui sarebbe il toccasana.
Tralasciamo pure –anche se, in una
prospettiva di fede, è decisiva- la “convenienza
spirituale“ di quel legame tra castità e sacerdozio sul quale si è
esercitata nei millenni la riflessione di santi, mistici, Padri della Chiesa. E
non entriamo, a maggior ragione, in una “convenienza sociale“, per la
quale proprio il celibato ha impedito che
Ma, per venire alla storia : questa
dimostra che la “continenza sessuale“ non
è il semplice prodotto di una decisione ecclesiastica, per giunta tardiva e
limitata al cattolicesimo. Si tratta di una scelta che risale alla Chiesa delle origini, che
Nella Chiesa primitiva, la maggioranza del clero era composta di uomini maturi che, accedendo agli Ordini sacri, lasciavano la moglie, con il suo consenso, e affidavano la famiglia alla comunità. Da allora, erano tenuti a vivere in continenza perfetta, risiedendo non più nella loro casa ma in edifici ecclesiali. Anche in autori seri, càpita di leggere che queste rinuncia sarebbe stata imposta dopo l’anno 300 nel Concilio, in realtà semplice Sinodo, tenuto in Spagna, ad Elvira. In realtà, come dimostra il cardinal Stickler, i testi mostrano che lì si ribadì la prassi della continenza , data per “ tradizione immemorabile“ , e si decise di castigare gli abusi, espellendo dal clero chi conservasse rapporti con la moglie. Il contrario, dunque, di quanto spesso si afferma. Altri Sinodi – o Concili – confermano che l’astensione sessuale risale ai tempi apostolici stessi e non può dunque essere mutata. Numerosi i documenti pontifici, come quello di papa Siricio, che, in quello stesso quarto secolo, approvano quanto stabilito dai delegati conciliari. E i Padri dell’Occidente –Ambrogio, Girolamo, Agostino– sono concordi su verginità o celibato o continenza non solo per i sacerdoti ma anche per i diaconi. Mai, assicura Stickler, neanche nei documenti più antichi, mai questo è considerato come un’innovazione, ma sempre come un dato indiscusso della Tradizione primitiva.
In questa prospettiva, non si sa che pensare di professori, pur autorevoli, che anche in questi giorni hanno riesumato la tesi (cara alla propaganda manipolata dei vecchi luterani e calvinisti) secondo la quale di continenza clericale si potrebbe parlare solo dal 1139, col secondo Concilio del Laterano. In realtà, si stabilì allora che eventuali matrimoni contratti da membri del clero non erano solamente illeciti ma anche invalidi. Dunque nulli, non avvenuti. Stickler: «Questa severa sanzione è l’ennesima conferma di un obbligo alla continenza esistente da sempre».
E le Chiese d’Oriente, dove solo i monaci e i vescovi sono
tenuti alla continenza assoluta, mentre preti e diaconi possono usare
del matrimonio, purché sia il primo ed unico e sia stato contratto prima
dell’ordinazione? Tutti i documenti mostrano che per molti secoli anche in quelle
comunità fu indiscussa l’astensione praticata in Occidente e che le eccezioni
che vengono tirate in campo risalgono a fonti falsificate. Solo nel 691, al Concilio Trullano,
si stabilì quanto ancora oggi è in vigore per gli
ortodossi. Ma fu una
esplicita resa:
Corriere della Sera, 5 dicembre 2006.
***
RISPOSTA DI UPL
(LENZI) dal sito http://www.chiesaincammino.org /
E' assolutamente
necessario rispondere a questo articolo che, pur
essendo quasi tutto attendibile, presenta pero' solo
una faccia della medaglia... ed in un modo un po' appassionato e tendenzioso.
In breve, suggerirei:
1. Non e' vero che tutte le altre denominazioni cristiane
hanno difficolta' o scarsita'
di vocazioni; vedasi, per esempio, gli Evangelici che stanno per soffocare il
cattolicesimo in Brasile ed altri paesi.
2. "Viri probati" bene:
si elimino pertanto i seminari minori che tra l'altro sono contro di diritti
umani (vedi UNESCO: recrutamento sotto i 18
anni).
3. Per i preti si deve parlare piu'
di Ebofilia che di Pedofilia, frutto d'immaturita' sessuale come provato scientificamente dagli
psicologi e psicoanalisti, vedi "The Bingo Report" della signora Louise
Haggett (product
of 10 years of comprehensive,
quantitative social research, provides
thorough and compelling evidence that mandatory
celibacy is directly connected to the incidence of clerical sexual abuse).
4. Se il "celibato" e' un dono, non puo' essere legge; e' una contraddizione in termini e di
fatto, vedi il libro sul celibato del Dottor Heinz Vogels, teologo.
5. Perche' si ha paura di togliere
l'OBBLIGO"? Togliete l'obbligo e vediamo quanti preti resterannno
celibi. Questa sara' la vera prova...
6. La "Provvisione Pastorale" indetta da JPII
negli anni '80 e' una prova che il "celibato" puo' e deve essere una
perenne libera scelta e non un obbligo dirimente. Senza
contare che detta "provvisione" e' uno schiaffo in faccia ai preti
cattolici sposati. A questo riguardo si deve consultare anche
l'enciclica "Sacerdotalis celibatus".
7. L'ordinazione sacerdotale ristretta a "uomini celibi"
e' anche un'ingiustizia e una tradizione "barbarica ed incivile" e
discriminatoria in quanto esclude una parte integrale dell'umanita'
"la donna" dalla partecipazione completa al sacramento dell'Ordine
...
(upl)