“Non
è la maggiore disponibilità…” (leggi sotto):
dunque, almeno questa argomentazione
la si lasci cadere
finalmente!!!!!
Benedetto XVI in Germania
(2006)
Paolo chiama Timoteo – e in lui il vescovo e, in genere, il
sacerdote – "uomo di Dio" (1 Timoteo 6,11). È questo il compito
centrale del sacerdote: portare Dio agli uomini. Certamente può farlo soltanto
se egli stesso viene da Dio, se vive con e da Dio. Ciò
è espresso meravigliosamente in un versetto di un salmo sacerdotale che noi –
la vecchia generazione – abbiamo pronunciato durante
l’ammissione allo stato cliericale: "Il Signore
è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita" (Salmo
16 [15],5). [...] Questa teocentricità dell’esistenza
sacerdotale è necessaria proprio nel nostro mondo totalmente funzionalistico, nel quale tutto è fondato su prestazioni
calcolabili e verificabili. Il sacerdote deve
veramente conoscere Dio dal di dentro e portarlo così
agli uomini: è questo il servizio prioritario di cui l'umanità di oggi ha
bisogno. [...]
Il celibato, che vige
per i vescovi in tutta la
Chiesa orientale ed occidentale e, secondo una tradizione che
risale a un’epoca vicina a quella degli Apostoli, per
i sacerdoti in genere nella Chiesa latina, può essere compreso e vissuto, in
definitiva, solo in base a questa impostazione di fondo. Le ragioni solamente
pragmatiche, il riferimento alla maggiore disponibilità, non bastano: una tale maggiore disponibilità di tempo potrebbe
facilmente diventare anche una forma di egoismo, che
si risparmia i sacrifici e le fatiche richieste dall’accettarsi e dal
sopportarsi a vicenda nel matrimonio; potrebbe così portare ad un impoverimento
spirituale o ad una durezza di cuore. Il vero
fondamento del celibato può essere racchiuso solo nella frase: "Dominus pars" – Tu sei la mia terra. [...]
Il nostro mondo diventato totalmente positivistico,
in cui Dio entra in gioco tutt’al più come ipotesi, ma non come realtà
concreta, ha bisogno di questo poggiare su Dio nel modo più concreto e radicale
possibile. Ha bisogno della testimonianza per Dio che sta nella decisione di
accogliere Dio come terra su cui si fonda la propria esistenza. Per questo il
celibato è così importante proprio oggi, nel nostro mondo attuale, anche se il
suo adempimento in questa nostra epoca è continuamente minacciato e messo in
questione. [...] Contrariamente al "trend" culturale che cerca di
convincerci che non siamo capaci di prendere tali decisioni, questa
testimonianza può essere vissuta e così, nel nostro mondo, può rimettere in
gioco Dio come realtà.
(Sito del Vaticano, 22 dicembre 2006)