Voci diverse. Perché non concordarle?

Leggi, alla fine, il nostro intervento

Celibato obbligatorio: Quale il vero problema?

Articolo e commenti vari

Basta un pronunciamento all’estero e un’immediata smentita a Roma, per innescare un bailamme mediatico. Succede quando si tocca un nervo scoperto. Una ferita che sanguina: 100mila preti sposati (uno su quattro), migliaia di preti pedofili (1000/2000, negli USA), suore abusate dai preti, “figli del prete” senza padre, aborti forzati, per non parlare del sommerso: preti con donna, alcolizzati, omosessuali, in cura psichiatrica. E il Vangelo continua a sussurrare nel deserto: “La pianta si conosce dai suoi frutti”.

Quali frutti, appunto?

I seminari, dichiarati inadeguati in occidente, scoppiano nel sud del mondo; i vescovi spostavano il prete pedofilo da una parrocchia all’altra (“peccatuccio”, una materia da codice penale); i preti stupratori di suore procedono nel loro “sacro commercio”; l’ex S. Ufficio continua ad avocare a sé il “crimen sollicitationis”; i preti vengono importati dall’estero; la donna che ama un prete è vista come un demonio, una tentazione da combattere; il prete che lascia è trattato come un delinquente.

Troppo facile infierire sugli esecutori materiali del delitto. Chi sono i mandanti?

1-     La “formazione” seminaristica

Il candidato, si dice, sceglie “liberamente” di farsi celibe. Come, se  viene coltivato in un ambiente, dove si fa di tutto per smaterializzarlo, se il clima di ossessione (“nega il tuo corpo”), di terrorismo psicologico (“se vieni meno, sei un Giuda”!) è finalizzato a far morire (uccidere?) in lui l’umano? Quando gli si fa credere di essere mediatore tra cielo e terra, un angelo di Dio; quando gli si inculca l’immolazione ad imitazione di Cristo, cosa rimane della sua libertà? Come potrà predicare la via della felicità, portare ai fratelli la gioia dei redenti?

2- Il celibato, si afferma in teoria, è “testimonianza radicale del Regno in un mondo che sovrespone il pansessualismo”. Nella pratica è causa e radice della peggiore testimonianza. Mettiamo sulla bilancia da una parte una norma canonica, dall’altra le aberrazioni che “occasiona”: suore e preti costretti a mendicare o a prostituirsi; donne/suore indotte ad abortire il figlio del prete; questi è forzato ad abbandonare il figlio. Come anteporre una norma umana ad un fatto di Dio, quale è il mettere al mondo e crescere un figlio? E’ per questo che si è saputo solo fare orfanotrofi mesti con religiose sterili?

3- “Il celibato rende più liberi per il Regno ed è una scelta superiore”. Perfino papa Woitjla ammette che il clero uxorato è a pari merito con quello celibatario. E il migliaio di pastori anglicani passati con la famiglia alla Chiesa cattolica?

4- Quanti “deterrenti” per distogliere il prete/la suora che lasciano! Taglio dei viveri, rigetto, disprezzo, ostracismo. Il prete viene costretto ad andarsene dalla diocesi; non può insegnare religione neppure ai bambini; non può aiutare in parrocchia. Quale lavoro gli resta da fare? Alcuni fanno i barboni (e alcune suore sono arrivate a battere il marciapiede per mangiare). Trattato peggio di un malfattore, non esiste per nessuno, non conta più niente, è già morto. E i diritti umani? In nome di quale carità si cancella la giustizia?

Fino a quando i prelati saranno gli unici “gestori” della morale, non produrremo mai una visione positiva di realtà, che Dio ha dichiarato “molto buone”. Se metti gli occhiali scuri, vedrai tutto nero. Quale “verbo” nuovo può pronunciare una chiesa sessuofoba, votata alla “salvezza delle anime”, se non sa vederle nell’ostensorio del corpo? Quello dei depauperati, degli oppressi, delle prostitute, degli alcolizzati, dei divorziati, delle donne dei preti “usate e gettate” in nome di una regola umana. Non sono, tutti, della stessa pasta del Cristo?

I media ci hanno “assuefatti” al gusto del pruriginoso. Il rischio è di fermarsi al coperchio senza guardare nella pentola. I preti sposati non sono degli assatanati di sesso. Le loro famiglie felici, realizzate, non potrebbero avere una valenza positiva? Forse quella di aiutare la cristianità a deporre preconcetti e pregiudizi per vedere la corporeità sotto altra luce, quella del Creatore e del buon senso dei nostri genitori (sensus fidelium)? Siamo stati vergognarcene. La donna non è la sua rivale. Il Cristo ha chiesto un pugno di cellule ad una donna, non agli angeli. generati tutti da un amplesso carnale, non angelico. Veniamo al mondo attraverso un romanzo d’amore, che “umanizza” le pulsioni. Per obbedire al progetto di Dio: “Moltiplicatevi”. Dio non ha paura del sesso.

Se non scopriremo la positività delle realtà corporee, invano parleremo di etica sessuale. E questo è di competenza del sacerdozio regale dei laici. Un Concilio l’ha sancito. Il prete sposato scende dal piedestallo della casta, fa esperienza della corporeità, condividendone i valori con i fratelli. Solo Dio può inventare una cosa così bella come i sentimenti di un uomo e di una donna che si amano per moltiplicare vita, condividere felicità.

La cristianità non ha prodotto una visione propria dell’etica sessuale. I primi cristiani, ereditando la cultura pagana (stoica, gnostica, manichea), per la quale il “corpo è prigione dell’anima”, condividono l’avversione verso la corporeità. Perché non tornare alle origini, quando il presbitero era un anziano di provata virtù, designato dalla comunità, coltivato nel e dal popolo di Dio?

Per l’Associazione dei preti sposati “Vocatio

Fausto Martinetti

**************************

Carissimo Fausto

 ho ricevuto la tua e-mail sul tuo articolo circa il vero problema del celibato obbligatorio. Ecco il mio parere. Il vero problema del celibato obbligatorio a mio avviso sta nel fatto che "Coloro che hanno avuto ed attualmente hanno la potestà e la responsabilità del ministero per la comunità ecclesiale" non hanno il coraggio profetico di "rivedere la legge del celibato obbligatorio per il prete", perché rifiutano ostinatamente la possibilità che il ministero presbiterale possa essere vissuto in pienezza e generosità anche in un contesto di vita matrimoniale. Si è creata nella comunità una sorta di riflesso condizionato: si dice "sacerdozio" e si pensa "celibato", nonostante che si sia affermato a chiare lettere che il "sacerdozio uxorato" è benemerito nella struttura della Chiesa e va onorato; nonostante che il Concilio ecumenico Vaticano II lo abbia riconosciuto come vero "sacerdozio" che nasce da una chiamata divina e da un discernimento ecclesiale proprio come il "sacerdozio celibatario" e che dunque tutte e due sono un dono di Dio alla comunità; nonostante che il Concilio abbia affermato con chiarezza che il celibato, nonostante abbia delle particolari ragioni di convenienza teologica, rimanga una pura e semplice legge ecclesiastica. Anche nell' attuale discussione riguardante il celibato imposto ai preti, e nel modo con cui vengono trattati quando decidono di sposarsi, pur avendo ottenuto la dispensa, spesso si dimentica che colui che chiama sia al ministero presbiterale che al matrimonio è Dio e che queste due "VOCAZIONI" hanno come finalità il "bene della comunità", oltre che il "bene della persona" alla quale Dio dona questi "carismi". Essendo uno dei tanti preti sposati posso affermare in piena coscienza e serenità di spirito che non mi pento affatto di aver detto SI' a Dio che mi chiamava a svolgere il ministero presbiterale a servizio della comunità, né di aver detto "SI'" a Dio che, dopo essere stato ordinato prete, mi ha chiamato ugualmente alla vita matrimoniale. Sono certo che Dio, nel suo progetto che Egli aveva in serbo per me, mi stava indicando che sarebbe stato possibile mettermi al servizio della comunità sia come prete che come uomo sposato e che il mio ministero avrebbe potuto avere un tocco in più di umanità e di calore proprio per la presenza di quella donna che Lui, fin dall'eternità, aveva scelto come mia sposa e che io ho incontrato nel tempo ed accolto con amore nella mia vita e dalla quale sono stato, a mia volta, accolto con amore. Ormai da quasi 40 anni, stiamo vivendo serenamente la nostra vita matrimoniale, assieme alle nostre figlie e nipoti e le altre famiglie che formano la comunità, nella quale cerchiamo di "essere luce del mondo", rendendo palese nel mondo la luce/amore che proviene da Dio, facendo conoscere agli uomini il vero volto di Dio, quello di Padre che dà la vita, per mezzo delle opere che manifestano il suo amore. Inoltre, finchè la comunità non verrà aiutata a crescere nella conoscenza del genuino messaggio evangelico di Gesù e non sarà coinvolta in modo aperto e responsabile nella scelta delle varie modalità e possibilità di esercitare il ministero, noi preti sposati continueremo a parlare a vuoto perché coloro che hanno vincolato a sé qualsiasi decisione in materia, escludendo il popolo di Dio, decideranno sempre per il mantenimento dello stato attuale, poco importa quali saranno le conseguenze negative per la comunità. Infatti, il cambiare vorrebbe dire perdere autorità, potere e controllo sui preti. E sappiamo tutti come l'ambizione ed il potere/dominio siano l'opposto dell'amore/vita perché creano emarginazione, odio, violenza, oppressione e morte. "Togliere il peccato del mondo" significa far sì che gli uomini rifiutino le categorie dei sistemi ingiusti; e quando il papa, i vescovi, gli stessi preti e laici "maltrattano", "isolano", e cercano di cancellare ogni traccia di vita comunitaria per quei preti che decidono di sposarsi, adottano né più né meno le stesse categorie dei sistemi civili ingiusti, che obbligano l'uomo a sottomettersi a loro. Coloro che hanno la potestà e la responsabilità del ministero, dovrebbero invece spogliarsi di ogni bramosia di dominio, per assumere il "grembiule del servo", affinché l'uomo ed il prete possano riacquistare la loro libertà e dignità. ===========

Con affetto ed amicizia, Giuseppe dall'Abruzzo

**************************

Caro Fausto,

non so quanto sia gradito questo mio contributo, ma ho letto con una certa preoccupazione queste due pagine. cosi' come sono servono solo a mettere altri ostacoli sulla via, possibile anche se ancora piuttosto lontana, di un ripensamento del problema, che pure e' necessario. a cominciare dai numeri: 110/150mila? ma davvero? i preti sposati non muoiono mai?...credo che oggi, vivi, siamo circa 60/70.000, che e' sempre una grande cifra, ma sbandierare cifre false serve solo a far buttare via subito tutto, da chi pure potrebbe essere indotto a pensarci con responsabilita'... quanto poi alle situazioni dure, e difficili, credo che siano quelle in cui si trova tanta gente, che non piagnucola verso il vaticano, e non ha rivendicazioni. io credo che i preti sposati non abbiano altro da fare che insistere in positivo, affermando che il matrimonio li ha arricchiti sia umanamente che spiritualmente, ed offrire serenamente la possibilita' di servire ancora. le questioni delle riforme, dei mutamenti strategici, della concezione della gerarchia, del ministero di pietro sottratto alla mondanita', della liberta' autentica all'interno della chiesa ci riguardano non come preti sposati, ma come cristiani e basta...se mettiamo insieme tutti i problemi forniamo argomenti per rigettare tutto...quando siamo diventati preti abbiamo fatto una promessa di celibato, liberamente e spontaneamente, altrimenti se fosse venuta meno la liberta' perfino l'ordinazione potrebbe essere ritenuta invalida...se veramente pensiamo di aver ricevuto da dio un'altra grazia, quella dell'amore di una donna, possiamo e dobbiamo prenderne atto e accettare le conseguenze, con richiesta per ora della dispensa, e poi a poco a poco con la maturazione ecclesiale della possibilita' del ministero coniugato anche nella chiesa latina. il resto e' polemica che serve solo a bloccare tutto, come sta facendo ora la disgraziata avventura di milingo, che e' attualmente il piu' grande nemico della soluzione del nostro problema e di un ripensamento di tanti altri, nella chiesa intera. quanto a vocatio, chiedi a chi ancora la gestisce da padrone, dopo aver fatto il vuoto, come mai centinaia di aderenti sono fuggiti via negli ultimi 15 anni, e vedrai che non ti sapranno rispondere. in ogni caso ti ricevo e ti leggo con amicizia e simpatia, insieme con annamaria.

ciao, Gianni Gennari

**************************

Carissimo;

grazie del tuo contributo, di cui non si può non tener conto, specie per i numeri che vengono gonfiati. Quanto al resto, sono d'accordo che bisogna evidenziare gli aspetti positivi: arricchimento, completamento, ecc. ecc. E' chiaro che il celibato è una scaramuccia, la "guerra" (per dire) è il ripensamento e rifacimento del presbitero come era all'inizio. La mia reazione è quando sento certi prelati esaltare il celibatt come TESTIMONIANZA RADICALE DEL VANGELO! Qs non si può accettare, perché una norma canonica viene imposta come un DOGMA, anche se dichiarano che non lo è. E poi c'è il prezzo... E poi bisogna sottolineare, che non ci sono idee chiare: il vescovo che sposta il pedofilo di qua e di là, quando deve denunciarlo; indurre suore ad abortire; consigliare di andare a donne; forzare il prete ad abbandonare il figlio; ecc. ecc.

Insomma non ti sembrano cose gravi? Mi pare che nello scritto si parli anche della positività che avrebbe il celibato volontario. O no? Certo, i FATTI sono pesanti, non le nostre opinioni. Non è PER CASO che i primi cristiani sceglievano l'anziano di provata virtù. La visione del "sacerdote" come ce l'hanno inculcato non c'è nel vangelo. E' una costruzione postuma che almeno bisogna rivedere. Tu dici che eravamo LIBERI di scegliere. Su qs ti posso raccontare la mia vita di seminario: 11 anni, indottrinamento, lavaggio del cervello, ecc. ecc. Cose già dette e risapute. Leggi alcune autobiografie di preti sposati. Se non era valido il sacerdozio, niente in contrario. Io non cerco la cotta e la stola come un toccasana dei problemi della chiesa, ma "il popolo di Dio" come era all'inizio: un cuor solo, non c'era l'indigente, tutto in comune. Il resto è il resto.

Ad ogni modo grazie per i tuoi consigli passati e futuri. Se hai qualche cosa da aggiungere, ti sarò grato. Certo, sarebbe meglio essere positivi, ma senza chiudere gli occhi di fronte alle aberrazioni, deformazioni, ecc. Mandami il tuo indirizzo per farti avere il mio libro su don Zeno. Un abbraccio, fausto Carissimo Gennari; ogni contributo è positivo e costruttivo, se non altro perché la dialettica chiama la sintesi dei diversi. Quanto a mettere altri ostacoli sulla via, possibile anche se ancora piuttosto lontana, di un ripensamento del problema, credo che più ostacoli di così! Io non cerco di tornare a fare in funzionario del culto, i privilegi di casta, ecc. ecc. ma desidero una chiesa più comunione, comunità, condivisione, cioè POPOLO DI DIO.

Il celibato credo che sia solo un grimaldello per AIUTARE questa gerarchia ecclesiastica ad aprire gli occhi sul resto, che è ben peggiore: mammona iniquitatis! Tu sai niente del miliardo di euro dell’8%, dei 146 palazzi del vicariato di Roma, ecc. ecc.? i numeri: 110/150mila? ma davvero? i preti sposati non muoiono mai?... Ho fatto una breve consultazione. Solo in Italia si diceva che sono un minimo di 10, un massimo di 15mila. Invece, secondo un certo criterio, per esempio seguendo il tracciato del TFR interrotto, si parla di 33mila! io credo che i preti sposati non abbiano altro da fare che insistere in positivo, affermando che il matrimonio li ha arricchiti sia umanamente che spiritualmente, ed offrire serenamente la possibilita' di servire ancora. Qui sono pienamente d’accordo ed è quello sul quale insisterò con un libro… le questioni delle riforme… della chiesa ci riguardano non come preti sposati, ma come cristiani e basta... anche qui non si può non concordare se mettiamo insieme tutti i problemi forniamo argomenti per rigettare tutto... quando siamo diventati preti abbiamo fatto una promessa di celibato, liberamente e spontaneamente, altrimenti se fosse venuta meno la liberta' perfino l'ordinazione potrebbe essere ritenuta invalida...

Non è che io ci goda ad enumerare fatti inquietanti (credo tu sia documentato, ti allego un documento che tu consocerai). Non me la prendo con Tizio o Caio, ma con il “modo di fare” che ci sta dietro, perché continuerà a coltivare i suoi candidati nella stessa cultura e, quindi, a produrre gli stessi frutti. Che certi crimini (pedofilia, aborto indotto, abbandono del figlio) non sono cose da niente! Non distinguere una materia penale da un peccatuccio veniale, mi pare troppo grossa. E viene un altro dubbio non del tutto infondato: i vescovi USA si sono dati una mossa quando i tribunali gli hanno messo le mani nella cassaforte! Insomma, non si tratta di noccioline né di bazzecole, di preti catto-comunisti che vogliono a tutti i costi infangare la chiesa.

Ho girato la tua ad un giovane prete sposato e mi ha confermato che il seminario continua ad essere luogo di costrizione, anche se sottile, sottile, dove tu sei controllato in ogni momento; le stanze devono sempre avere la porta aperta; bagni senza porte; c’è il gruppo di preghiera con ragazzi e ragazze (“vocazionali”), ma è tutto così sotto controllo, per cui non si capisce dove sia la libertà. E poi la libertà è un processo, la cui consapevolezza cresce con l’età, quindi, è evidente che la libertà che avevamo a 12 anni è diversa da quella di 30! Ecc. ecc. se veramente pensiamo di aver ricevuto da dio un'altra grazia, quella dell'amore di una donna, possiamo e dobbiamo prenderne atto e accettare le conseguenze Non si tratta di UN’ALTRA GRAZIA, ma della stessa (=amore di Dio), che si pienezza anche attraverso l’amore umano, del valore della corporeità. Non credi che proprio sulle realtà più fini, profonde, umanizzanti (matrimonio, famiglia, corporeità, ecc.) la nostra storia abbia un buco nero? Dove sono gli aspetti positivi, l’altra faccia della luna? Il sesso è solo UN aspetto del matrimonio.

Che ne sanno i preti di tutto il resto? Non abbiamo forse invaso il campo dei laici, peccando di appropriazione indebita, imponendo la nostra etica sessuale senza averne né conoscerne la pratica? Lo sai che Raniero Cantalamessa era il mio padre spirituale e, alla vigilia della Messa, quando manifesto le mie difficoltà mi dice: “Basta pregare, basta pregare”? il resto e' polemica che serve solo a bloccare tutto, come sta facendo ora la disgraziata avventura di milingo Se noti bene io cerco di citare fatti, numeri (dietro i quali ci sono PERSONE, non statuine), situazioni, a cui si deve rispondere con altri fatti, altri numeri, ecc. Quanto a Milingo, noi non condividiamo né la sua dottrina né le sue sbavature, e glielo abbiamo scritto. Però non ha detto eresie, non è andato contro il Concilio Vat. II. Eppure è trattato peggio di Lefebvre! In fondo lui va contro una “regoletta”, non contro un “dogma”. Ed ha almeno il pregio di suscitare il problema, di fare sentire la voce delle tante migliaia di preti sposati.

Se vuoi “ribattere”, mi farai sommamente piacere.

Il libro su don Zeno te lo faccio spedire a parte.

Salutissimi, Fausto

**************************

Caro Fausto,

il mio parere è solo un parere. Nulla di più. Grazie che ne tieni conto. Posso darti qualche dato che conosco io (ecco perchè da anni auspico che si lavori un po' assieme, ma rimango inascoltato).

1. Ho fatto il seminario diocesano di Como dal 1965 al 1979. Nessuno è mai venuto a scoprirmi. Le medie erano in camerate (ho fatto il prefetto di disciplina delle medie e non ho mai scoperto il letto di nessuno, mi risulta che altri l'abbiano fatto). Il liceo era in camere da 4 persone (idem), la telogia aveva la camera singola. COn chiave. I bagni erano con chiave, così come le docce.

2. Coercizione? Forse. Era l'impianto educativo del seminario. Molti miei compagni se ne sono andati lungo il percorso.

3. Più di 30.000 i preti che hanno lasciato? Solo in Italia? E' una cifra un po' sbalorditiva. Se vuoi visita il sito www.clerus.org. trovi delle cifre che riguardano gli abbandoni registrati. Perchè vi sono molti che non chiedono la dispensa. Vuoi triplicare quella cifra?, quadruplicarla?

4. In ogni caso il mio problema di fondo è un altro: cerco il dialogo con i Pastori per riuscire a far qualcosa non tanto per noi, ma per quelli che verranno. Se siamo aggressivi o polemici...non si trova un buon punto di partenza. Però...questo è solo il mio parere. Che so non condiviso dai più.

Ciao Ernesto

**************************

 Caro Ernesto;

grazie della "condivisione", segno d'amicizia, la cosa più preziosa, vero? Il 30mila non è cervellotico, ma alla base di una ricerca in corso di una università straniera, la quale, per ovvi motivi, non può apparire, appunto, perché è tutto in fase di sperimentazione, ipotesi, proiezioni, campionatura, metodi scintifici nei quali io mi perdo. La cifra sarebbe indicativa (infatti io non ne farò uso scritto); seguendo la tracciatura del TFR dell'INPS si è scoperto che è stato interrotto proprio da 33mila soggetti. Io non so spiegarti meglio come è stata fatta, in quale spazio di tempo, ecc. ecc. è stata fatta qs indagine, ma, se la cosa ti interessa, ti metto in comunicazione con la fonte, che è un nostro collega , il quale conosce dal di dentro la stanza dei bottoni romani.

Apprezzo la tua ricerca di "dialogo con i Pastori per riuscire a far qualcosa non tanto per noi, ma per quelli che verranno". E ti dirò, che ne terrò conto. Tu sai, poi, che, essendo stato io alla scuola di un profeta della statura di don Zeno, ho VISTO come sia possibile amare la Chiesa più di se stessi e della propria creatura (=Nomadelfia).

Una cosa che mi ha sempre dato le vertigini! Mi ha impressionato-turbato al punto tale che, nonostante le mie richieste di spiegazione, Zeno non ha mai risposto adeguatamente. C'è qualcosa che ci trascende nel "misterium ecclesiae"? L'aspetto umano (=lo scandalo della mediazione umana, di Dio che vuole servirsi dell'Uomo, tanto lo apprezza!?), quindi peccabile, limitato, finito, che si fa veicolo per trasmettere l'Oltre è veramente qualcosa che lascia con il fiato sospeso...

Come, d'altronde, io resto col fiato sospeso davanti a un pezzo di pane (i poveri m'hanno insegnato a valorizzarlo!), che si fa Cristo, un sorso d'acqua che rigenera, la corporeità degli sposi che diventa "luogo teologico" dell'amore di Dio, ecc. ecc. Lungi da me fare il saputello con un addetto ai lavori come te! Scusa, non è nelle mie intenzioni. Anche se amo CONDIVIDERE il vissuto, l'esperimentato, perché qs ci arricchisce, ci mette su un altro piano, quello giusto della fraternità: dare-ricevere, ALLA PARI, diceva Zeno.

Aggiungo e preciso, però, che anche Zeno non sfugge alla cornice del suo tempo, ai condizionamenti della storia, ecc. Per esempio, forse anche lui è stato travolto da una certa sovraesposizione del papa... che mi perdoni! "Adorava" Pio XII, lo descrive come un angelo, sospeso tra cielo e terra, però gli scrive anche che gli ha ammazzato 800 FIGLI? Tira un tu la conclusione (che trovi nelle ultime pagine del mio testo).

Credo che il paradosso consista nel coniugare amore-coerenza, passione per una chiesa-gerarchica e la sua faccia pulita. Come conciliare la carezza alla Madre con la frusta (troppo?)... Scusa, mi rendo conto che qs parole non contengono quello che vorrei esprimere, ma tu non sei alle prime armi con qs discorsi (almeno da quello che ho letto di tuo anche oltre le righe). Sarebbe bello incontrasi, vero?, perché dire le cose guardandosi negli occhi e nel cuore è TUTTO diverso.

In attessa di quel giorno, ti dico che accolgo il tuo avvertimento: "Se siamo aggressivi o polemici...non si trova un buon punto di partenza". Oso solo ricordarti che la mia storia (e di tanti altri), forse, è carica di tanta sofferenza interiore, di tanta incomprensione, disillusione e anche tradimento... I miei superiori non mi hanno buttato fuori perché avevo un figlio, ma per le mie idee. Non lo affermo io, ma i miei colleghi. Sai, quando ti schiacciano i piedi o, nel caso di Zeno, ti mettono in croce, è difficile, in quel momento, "cantare la violetta" (diceva lui). Neanche Cristo c'è riuscito, tanto che ha urlato: Padre, dove ti sei cacciato, nascosto? Qui è tutto buio, assurdo!".

Ci vogliono anni per conquistare la pace interiore, un equilibrio per dosare vino e olio sulle ferite proprie ed altrui. Io l'ho visto in Zeno. In certi momenti di sfogo non ti dico come si scagliava contro tutto, contro tutti, sia pur a 20/30 anni di distanza. Come se la tragedia dei suoi figli "uccisi una seconda volta" (perché riportati con la violenza negli orfanotrofi) si rinnovasse in quel momento in cui la ricordava. Ogni volta scoppiava in pianto, tanto la riviveva. Oso aggiungere (anche se è da provare!) di avere la sensazione, che le mie idee non sono mie, ma di don Zeno. Che strafottente che sono!! Temerario addirittura... Forse ho solo applicato certe sue intuizioni alla realtà del terzo mondo, dove lui non è andato, ma, forse (ripeto), è venuto con me per quasi vent'anni... e le abbiamo vissute insieme. Dammi del presuntuoso, tutto quello che vuoi, ma permetti anche a me di esprimere un'OPINIONE. Che vale quello che vale.

Chissà, magari, riprendiamo il discorso insieme, attorno ad un tavolo, spezzando il pane...

Salutissimi, Fausto

**************************

Carissimi tutti

Le vostre parole, le più accese come le più pacate, sono un chiaro specchio dove si riproduce l’immagine di diversificati stati d’animo e di approccio alla materia, da cui non si ricava un solo tentativo concorde di dialogo con le autorità ecclesiastiche (pronunzio con ripugnanza parole altisonanti per indicare i pastori proposti dalla chiesa alla guida del popolo di Dio). E allora a chi ci rivolgiamo? Se si vuole ottenere qualcosa da qualcuno, non si sbandiera il disgusto dell’agire “peccaminoso” dell’interlocutore prima che lo stesso si faccia avanti per dialogare. Certo… si fa opinione pubblica: ma questa che cosa può ricavare dalle accuse forti alla chiesa? Può soltanto condividere le esasperazioni, o dissociarsi in maniera silente e improduttiva.

C’è, è vero, in questo scambio epistolare, rispetto alle opinioni di ciascuno; ma non sarebbe il caso – i tempi sono maturi almeno per questo – di far convergere il più possibile i punti di vista per studiare strategie comuni, atte a sollecitare il dialogo con chi può risolvere i problemi?

I nostri sono interrogativi, nei quali vogliamo manifestare il nostro desiderio di imboccare, assieme a voi, la via più praticabile per ottenere un celibato opzionale. Per questo non ci sono alternative se non una: o il dialogo con e nella chiesa, o lo sguardo proteso oltre i suoi confini. E’un’alternativa. A meno che non si voglia l’uovo e la gallina, e cioè esporre le piaghe della chiesa come monito, anzi come rimprovero (ed esposizione al ludibrio) per il male che provoca (ma è possibile che non ci sia anche qualcosa di buono in essa?); oppure, misurarsi con chi di dovere in un dialogo limpido e coraggioso, senza ipocriti e servili atteggiamenti.

Il primo passo resta la ricerca di un  modo coerente affinché questo benedetto dialogo parta.

Dai pronunciamenti che provengono dalla “chiesa” pare che questa suoni sempre la stessa campana… E da parte nostra c’è la volontà di produrre un suono che si diversifichi  dalle contumelie di sempre?

Qualche voce profetica, nella chiesa, si alza di tanto in tanto, inascoltata. Che la nostra sia profetica e non isolata per farsi ascoltare.

La redazione di “donne contro il silenzio”