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“Il sacerdozio delle persone sposate… credo che potrebbe rappresentare, all’interno della Chiesa,
una critica profonda alla maniera di esporre la fede. Porta una corrente nuova,
una nuova linfa” - A. Paoli - (leggi più sotto)
Un intellettuale al servizio degli altri: solo ora, a 94 anni, è
tornato a Lucca, dopo una vita in Brasile
Il suo nome figura tra quelli del Museo dell'Olocausto di Gerusalemme, Yad Vashem, accanto agli altri “Giusti fra le nazioni” che
hanno salvato la vita agli ebrei dello Shoah. La sua
congregazione è quello dei Piccoli Fratelli di Charles
de Foucault, aperti come
pochi altri al mondo musulmano. Quanto alla sua identità di uomo,
e di cristiano, gli viene dagli ultimi. “Se vivi tra i
poveri, sei spogliato di tutto. Se vivi in ambienti cultura e ricchezza, anche
senza volerlo, hai difese. Solo stando tra la povera
gente, senza coperture di sorta, ho capito perché Gesù
ha scelto l’ultimo posto. Perché solo lì ci si può sentire autentici.”
[… … …] Novantaquattro anni
appena compiuti, sacerdote da sessantasei, Arturo Paolo è un Piccolo Fratello
da cinquantadue, da quando – cappellano su una nave argentina destinati agli
emigranti – ebbe modo di conoscere alcuni confratelli di Foucault.
Da allora la sua vita si è svolta tutta in America Latina: quindici anni in
Argentina, nove in Venezuela, ventitré in Brasile, nelle favelas. “Ora sono
tornato in Italia, ma a Pasqua sono andato a trovare i miei ragazzi, laggiù.”
Fratel Arturo,
“Lontanissima. Naturalmente parlare di Chiesa è troppo generico.
Ci sono, nella Chiesa, persone molto vicine agli altri, tanti religiosi e tanti
laici impegnati.
Lei è d’accordo?
“Non del tutto. La filosofia si è staccata molto dall’essere,
anche in Italia. E’ il pensiero cattolico che non cambia. Con questo Papa
Se il sacerdozio delle persone
sposate fosse ammesso metterebbe un freno alla crisi di vocazioni…
“Non c’è dubbio, ma non rappresenterebbe solo una questione di opportunità, o di costume. Io credo che potrebbe
rappresentare, all’interno della Chiesa, una critica profonda
alla maniera di esporre la fede. Porta una corrente nuova, una nuova linfa”.
Fra i tre primi
beati di Papa Ratzinger c’è De Foucault …
“Si, finalmente. Credo che anche lì ci sia il segno di Dio. Fuocault è stato il modello
dell’ecumenismo, ha vissuto la sua vita nel mondo musulmano. Ha
addirittura detto che la sua vocazione è nata lì, in quel mondo, da un’idea che
esista una fraternità indipendente dalla posizione religiosa. Ecco perché è importante che sia stato beatificato”.
Sarà mai santo, o beato, Oscar Romero?
“Dovrebbe esserlo da tempo,
forse non lo sarà mai. Monsignor Romero, con
Siamo al tramonto
dell’Occidente?
“Direi di sì. Dal punto di vista teoretico ha detto quello che
doveva dire. Ci sono forze di rinnovamento, certo, ma
siamo al centro di una grande crisi. Abbiamo lasciato
trionfare un sistema economico che va al rovescio, contromano. Il capitalismo è
una patologia, perché tende all’accumulazione. Chi più ha si difende, spende
per sicurezza, si inventa nuovi nemici”.
Un quadro
disperante…
“Che dire? Abbiamo perduto la salute del
vivere. Il Manifesto scrive che abbiamo un governo senza anima. Ma tutto è senz’anima, tutto è pensato indipendentemente
dall’uomo e dai suoi bisogni”.
Come ci si può
liberare dall’angoscia dell’esistenza?
“Trovando il vero senso della vita. Scoprendo la
meditazione, il valore del silenzio, ma anche vivendo nel mondo. Con
leggerezza, senza passato e senza futuro. Sentirsi amati nel
presente e non chiedersi perché. Questo può essere un modo. E pensare agli altri. L’angoscia appartiene agli egoisti, quanto più si sa soffrire per
gli altri tanto più ci si sente leggeri. Perché permetti che il dolore
dell’altro si appoggi a te e diventi un fatto di amore”.
Torniamo al
silenzio.
“E’ una gran cosa, ma anche qui bisogna stare attenti che il
silenzio, bello e giusto, non diventi un rifiuto del mondo. Hai visto il film “Il grande
silenzio”, io l’ho
trovato molto pesante…Il silenzio non ha valore in se stesso, può essere anche inerzia”.
E la preghiera?
“Neanche la preghiera ha valore in se stessa se non nasce come
illuminazione del momento che vivi”.
L’obbedienza è
una virtù?
“L’obbedienza non deve andare contro la verità. Qualche
volta bisogna essere anche disobbedienti. Lo dice Paolo: eravate schiavi, ora
siete liberi in Cristo. La grande novità cristiana è
che la nostra vita non è più lasciata alla legge ma alla creatività. E allora io devo accogliere le occasioni che si presentano
per amare, per darsi agli altri. Ognuno sa quello che può fare per vivere bene.
La grazia è una è una docilità allo Spirito di Dio”.
Si prega troppo?
“Si fanno troppe pratiche religiose.
Il Papa che più
di tutti ha avvicinato
“Giovanni XXIII, senza dubbi. Con lui
Che cosa dovrebbe fare
“Capire il momento attuale dell’umanità.
Usare il linguaggio giusto. La carità o è politica o elemosina. Ecco,
Maria Paola Masala
(L’Unione
Sarda 06.12.06-
pag.17)