Due progetti diversi di aiuto vivendevole 

 

 


12/01/07                                                                      

Rev.do Padre Teobaldo,

ho letto con interesse le parole di presentazione del vostro gruppo e del vostro sito www.ilsacerdote.com : “Siamo un gruppo di volontari desiderosi di aiutare i sacerdoti che vivono in difficoltà personali di qualsiasi natura, affinché possano riprendere in mano, in maniera soddisfacente, la loro vita umano-sacerdotale”. E Le scrivo per farle conoscere il nostro gruppo che ha pressappoco gli stessi obiettivi vostri; anche noi, infatti, lavoriamo perché dei preti “...possano riprendere in mano, in modo soddisfacente, la loro vita umana e cristiana”. Si tratta di preti, sposati o no, che comunque hanno lasciato ( o han dovuto lasciare ) il ministero sacerdotale e che vanno aiutati in ogni modo a riprendere fiducia in se stessi e nella vita, a superare le difficoltà di ogni genere che hanno  incontrato.

Tra i 'vostri' e i 'nostri' il confine è breve; li divide solo il passo di una decisione sofferta, doverosa e coerente alla loro situazione esistenziale ; li unisce il fatto che tutti sono figli di Dio, fratelli di Cristo il grande sacerdote, figli tutti della santa madre Chiesa della quale sono (i ‘vostri’ o della quale  erano i ‘nostri’) figli prediletti.

Lei sa bene che questi sono una folta schiera, non 150.000 come dice mons. Milingo, ma certamente 100.000, e per la famiglia-Chiesa costituiscono un problema grande e improcrastinabile.

Se la Chiesa è una famiglia, è 'cristiana' ed umana, non può disinteressarsi di questi suoi figli!

Noi tentiamo di fare qualcosa: accoglienza, dialogo, interessamento, aiuto nei limiti del possibile.

Ci raccogliamo da varie parti. Siamo in prevalenza preti sposati, del 'Gruppo Sorrivoli', chiamato così dal castello in provincia di Cesena, dove periodicamente ci ritroviamo.

Le ho scritto perché, conoscendoci, possiamo capire meglio la dimensione umana e religiosa del problema che trattiamo e le persone che incontreremo e perché potrà capitare che qualche nostro fratello abbia bisogno sia di voi che di noi. E la collaborazione non dovrebbe essere difficile dal momento che lavoriamo tutti nella stessa direzione e ci muove lo stesso amore a Cristo, alla sua Chiesa,ai suoi sacerdoti....

Cordiali e fraterni saluti,  Giuseppe Zanon, prete sposato

 

Risposta da un amica

Carissimo Giuseppe, mi colpisce sempre nei tuoi scritti la semplicità con cui ti esprimi, che corrisponde, mi pare, a certa semplificazione che fai dei problemi, non tanto per ingenuità, quanto perché non c’è ombra di ‘aggiustamenti’  che velino la tua sincerità. Insomma tra la colomba e il serpente di cui parla la parabola evangelica, la colomba ti rappresenta bene. Gesù propone che non si agisca da colombe, ma fa notare che è bene aggiungere alla semplicità di questa l’astuzia dell’altro, il serpente.

Tante volte io, nel prendere atto del tuo entusiasmo (sincero e niente affatto effimero), non oso contraddirti; direi che mi piace non disturbare i tuoi sogni. Ma…. c’è un ‘ma’ grande quanto una casa. Conosco da vicino il comportamento di alcuni preti in ministero che si prendono cura della nostra categoria, e finora ho provato delusioni cocenti. Salvi restando i contatti personali che possono essere talvolta amichevoli (perché non disturbano l’Istituzione), nulla o ben poco si muove a nostro favore.

Per dirne una, un gruppo di Torino aveva intrapreso una serie di iniziative, volte a far conoscere la disponibilità dei preti sposati ad essere di aiuto nelle strutture parrocchiali e simili. Si è giunti perfino ad organizzare (rari) incontri con qualche Vescovo. Ebbene! Una delle poche volte in cui ciò è avvenuto, un vescovo è sfuggito al pericolo di “bruciarsi”, dando inizio all’incontro con il commento al Vangelo del giorno, evitando ogni riferimento al nostro caso, e, appena finito di parlare, ci ha chiesto scusa perché aveva altri impegni, ed è ‘scappato’ prima che qualcuno/a di noi prendesse la parola. Ne avrei di belle da raccontare… ma a che pro?

Di padre Teobaldo posso dire qualcosa. Ad una nostra trasmissione su rai-tre,nostra’ per davvero, preparata insieme alle persone più vicine al sito “Donne contro il silenzio”, non so dirti quale delusione abbiamo avuto quando, nell’assistere alla trasmissione, ci siamo accorti che, a nostra insaputa, ci aveva messo lo zampino lui: la rai voleva la controparte e l’ha trovata in lui! Sai come è finita? Che si è presa occasione dei nostri interventi per dare possibilità proprio ad essa di cancellare la pregnanza di ciò che noi avevamo espresso.

Che lui voglia aiutare i preti – cito te - a “riprendere in mano, in maniera soddisfacente, la loro vita umano-sacerdotale”, può essere una cosa sacrosanta; ma noi non abbiamo niente in comune in questo: noi non vogliamo fare da maestri/e spirituali ai preti che ‘escono’ (qualcuno forse ne ha la tentazione?!); vogliamo solo essere accanto a loro, se lo vogliono, pronti a trattarli da fratelli e sorelle in tutto. E non sarebbe poca cosa poterlo fare come è nei nostri sogni. E’ chiaro che p. Teobaldo vuole aiutare i preti in ministero a superare le loro crisi, e quelli già usciti a conservare la voglia di ‘tornare’; il suo aiuto è “a senso unico”. Il nostro, invece, non ha di mira altro che offrire amicizia, la più solidale.

L’idillio dello scambio di cui tu parli potrebbe avvenire solo con soggetti che p. Teobaldo non può recuperare. Pensi che ci manderebbe un prete ancora in ministero o soltanto tentennante?

Comunque potremo continuare a parlarne.

Una nota prima di finire: questo ripetere parole come ‘sacerdozio’ e ‘sacerdoti’, non mette in luce quanto il Vaticano II ha detto per sottolineare la differenza tra il richiamo all’antico sacerdozio e la nuova realtà della missione apostolica dei presbiteri.

Un abbraccio, A. R.