Mirella ci scrive

Navigando su www.women.it per caso ho trovato il vostro sito e devo dire che mi é sembrato molto interessante. Non sapevo delle molestie subite dalle suore da parte di alcuni preti e questa cosa mi ha sconvolto molto. Ma perché non se ne parla e non si fa realmente qualcosa? Io sono cristiana, ma purtroppo da un di tempo non mi riconosco più nella chiesa cattolica perché come donna la sento ostile. Non condivido i preconcetti che essa ha sulle donne e la volontà di sottometterla; mi addolora molto vedere che il messaggio di Cristo sia stato tanto frainteso, e piegato a fini diversi. Nei vangeli la donna appariva come amica non solo come madre e moglie... comunque se vorrete rispondermi ne sarò lieta. Mirella '69   P.S. farò conoscere il vostro sito ad altre amiche

 

Cara Mirella,

ti ringrazio di cuore per le parole e l’apprezzamento, ed anche per il tuo proposito di segnalare il nostro sito.

Tu poni non una domanda, ma La Domanda, che ci stiamo ponendo noi, e per la quale ricerchiamo delle risposte che siano soddisfacenti, riguardo ad un criterio anche scientifico oltre che umano, e per questo troverai vari articoli in sito, se vorrai leggerci, ed anche una bibliografia che verrà periodicamente aggiornata.

Il fare qualcosa, per altro urgentissimo, circa gli episodi di violenza sulle suore, NON BASTA, pur se crediamo che qualcosa sarà costretto a muoversi dato il clamore suscitato dalla questione. E terremo aggiornato il sito con le notizie che riusciremo a reperire in proposito.

Può cioè bastare nell’immediato perché si tratta di reati perseguibili; ma se andiamo a fondo, nel vedere in questi episodi il ruolo di vittima e di carnefice, lo ritroviamo tale e quale nelle molestie sessuali nei luoghi di lavoro, nella violenza all’interno delle pareti domestiche, casi questi che poco vengono alla luce, e rimangono sommersi per una questione molto semplice: la gerarchia maschile, affezionata ad una visione sociale fallocratica, sovente tende a minimizzare ed occultare certe situazioni, nelle quali la parte soccombente è la donna in quanto soggetto debole, inferiore, della quale è lecito appropriarsi. Questa è la mia opinione personale.

Tu dici molto bene quando parli di volontà di sottomettere la donna, in palese contrasto col dettato evangelico, ma bada che entrano in gioco, quando ci si rapporta col Sacro, dei ruoli che non identificano la donna e l’uomo come persone, ma con una gerarchia ben definita che prevede, per la donna in rapporto col ministro del Sacro un ruolo non solo sottomesso, ma per conseguenza acritico, facilmente malleabile e anche coartabile, sia pure inconsciamente.

Non intendo colpevolizzare gli attori di questo psicodramma, personalmente, perché sono convinta che siano vittime entrambi di una colossale illusione: quella dell’impossibilità di una parità dignità tra uomini e donne nella Chiesa in genere, e sovente nella famiglia "piccola Chiesa" che dovremmo prendere a modello.

Uscire da questi steccati, da questa congerie di pregiudizi e preconcetti, è compito femminile, perché, se è vero che la donna viene ancora vista in rapporto alle cure parentali come colei che conserva, preserva e protegge, dovrà pur venire presa in considerazione non più in rapporto a un uomo, sia esso lo sposo, il prete, o il superiore per le religiose, bensì come soggetto responsabile e degno indipendentemente dal suo relazionarsi con la famiglia o la struttura ecclesiale. Da questa visione parziale partono una miriade di conseguenze: la tanto diffusa opinione che "le donne non siano creative" ne è un grande esempio a livello sociale.

Come vedi il problema è vasto e va ben oltre il rapporto donna Sacro, pur se non mi piacciono le facili generalizzazioni e le conclusioni affrettate.

Dacci le tue opinioni, quelle di altre sorelle, e scrivici la motivazione o le motivazioni che generano in te tanto disgusto, perché le testimonianze sono indispensabili: la voce di noi donne deve infatti poter essere udita anche da chi sordo è suo malgrado (altre donne che non "leggono" il problema) e dai nostri fratelli che sono da sempre condizionati ad una visione riduttiva, espressa per stereotipi, del femminile.