
Dicembre 2006
Cara
Ausilia,
So
che è passato molto tempo dal nostro ultimo contatto.
Tante cose sono avvenute, ma ora ho deciso di non lasciarti più senza mie notizie. Sei per me una
carissima amica, e spero anche che questa mia condivisione possa essere utile a
chi legge. Quindi ti autorizzo a pubblicare, se vuoi,
la mia lettera.
Da
quando lui è uscito, stiamo con non poche difficoltà risalendo la china. E’
dura per chi esce, ma per chi ha contribuito a questa scelta sofferta lo è
ancora di più, specie per una come me, che ha dedicato
i suoi migliori anni all’uomo che ama.
Ci
vuole, credo, molta, molta forza nell’essere donna. Arrivo
spesso a pensare che siamo noi il cosiddetto “sesso forte” e nella storia
dell’umanità si sia fatta molta, forse troppa confusione.
Abituate
al ruolo “tutto femminile” di angeli del focolare, ci
hanno messo il bavaglio. E anche
Noi dunque, veramente
“capaci” di amare e “loro”, incapaci
senza un tornaconto personale. Personalità umanamente e affettivamente
monche!
Bada bene, parlo non solo dei preti ma di tutti gli uomini! E’
dura cercare di
rendere un rapporto
emotivamente e spiritualmente fecondo. L’educazione che hanno
ricevuto emerge in tutta la sua devastante entità! Ci sarebbe da rivedere alla
radice l’educazione e la formazione degli uomini in generale... e quella dei
preti va da sé, dediti ad un amore universale e
aleatorio con cuore indiviso. Insomma amore per tutti e per nessuno.
Per
quello che mi riguarda non rinuncerò mai alla mia identità, alla mia fede cristiana in ricerca e cercherò con tutta me stessa
di indirizzarlo su questo cammino.
Colgo
l’occasione per farti i miei migliori auguri per le prossime festività, con la
speranza che il Signore guidi, aiuti e sostenga le donne dei preti e dia loro
la forza di non perdere di vista la propria dignità di persone, liberandosi, se
necessario, da un giogo che le logora vita natural durante.
E’
il miglior augurio che possa fare!
Tua, Marinella