Emmanuelle Marie, La
pazienza dell'istante, E.. Messaggero, Padova 2001
pp.116 £.14.000
Raccogliamo alcuni pensieri dal libro di Emmanuelle Marie:
è ciò che condividiamo in pieno. Noi, infatti, vorremmo restituire alla vita
religiosa l'unico suo vero senso: testimonianza viva del discepolato
di Cristo come scelta di vita, nella quale è
fondamentale coltivare la vita interiore.
L'interiorità
Ho capito, dopo [un'esperienza di dolore fisico], che quella che
gli spirituali chiamano l'orazione del cuore mi era stata regalata dalla
sofferenza e dal mio stato di dipendenza radicale. Come mai? Perché ero entrata
in contatto con me, con il mio nulla, con la mia povertà essenziale senza
averne paura, anzi, standoci bene, e mi fidavo dell'Altro che è me e che mi anima.
Diventare se stessi
Quando ero ancora giovane suora, avevo
scandalizzato le consorelle dicendo che non potevo capire che Gesù ci chiedesse di rinunciare a noi stessi se eravamo
creati da Dio. Ora so invece che il vangelo chiede di rinnegare la parte di noi
che non ci appartiene, quella parte piena di cose
altrui e che ci costringe a tenere il passo secondo l'attesa dell'altro.
La vita, il divenire
… basta essere in sé e la vita conduce là dove conviene, non sempre con
facilità. Ma certamente con serenità. Perché Dio vuole l'uomo vivente, traboccante di vita, questa
è la sua volontà.
Dal concepimento alla morte, l'essere umano è inserito in un processo che
lo dovrebbe portare alla pienezza. Il tempo è la materia e anche l'artefice di
questo processo, a patto di accettare il frammento di ogni
momento nella fiducia. Chi resiste al tempo, rifiutando il suo fluire o
cercando di accelerarlo, resta nell'immaturità, blocca il processo stesso; è
come quei frutti che sono senza sapore né vitamine
perché sono stati raccolti prima del tempo e fatti maturare artificialmente.
La vita religiosa contemplativa è articolata in modo da rendere possibile
il raggiungimento della pienezza del tempo (…) Ma perché la vita religiosa
possa svolgere questo importante compito, bisogna che
le comunità stesse vivano il vuoto della riduzione dei membri, dell'umiltà
soprattutto, di quell'umiltà che non sollecita la considerazione.
Il vuoto, il nulla
Dio, nessuno l'ha mai visto. Non colma il vuoto perché siamo incapaci di
vederlo come Paolo che, rialzandosi sulla strada di Damasco, «vide il nulla» ,
cioè Dio, come traduce un mistico domenicano del Quattrocento, Meister Eckhart. Una vita «piena» (non «riempita») attraversa il proprio vuoto senza cercare di colmarlo.
La sequela
Seguire Cristo è ricevere il suo Spirito per «compiere le sue stesse opere e anche di più grandi» (Gv 14.12); è fare il bene ovunque si passi, come ha fatto
lui che «Dio consacrò in Spirito Santo e potenza» e che «passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere
del diavolo» (AT 10,38) 73
Comunità, un'utopia irraggiungibile? [titolo di un capitolo]
… purtroppo sono luoghi di angoscia, finché non
imparano a offrire ai singoli la possibilità di conoscersi in profondità per
rinnegare quello che non appartiene loro.
Questa concezione dell'obbedienza che riproduceva quella della famiglia patriarcale ha introdotto, sempre a nome di Dio. Un'uniformità non solo nell'abito, ma anche nel pensiero,
nelle modalità quotidiane, nel lavoro.
Più la vita religiosa rinuncerà ai suoi privilegi, più sarà
autenticamente mistica, perché liberata da modelli arcaici e quindi artificiali
che ostacolano l'azione dello Spirito di verità.
…il modello scambiato per carisma, che invece resta tale solo se, nelle
sue modalità di espressione, si trasforma con i tempi.
Perché obbligare tutti a fare la stessa
cosa nella stessa ora? Perché non provare ad
assaporare un solo salmo, qualche versetto addirittura, che nutrono per tutta
la giornata, piuttosto che l'accumulo imposto dal breviario?
Profezia
La vita religiosa è profetica, perché il suo fine è quello di dare i
mezzi per realizzare il sogno inespresso dell'essere umano, il sogno di un
amore libero, cioè il desiderio di esprimere con la
propria vita l'amore eterno che è Dio, presente alla radice del singolo, ma
deve essere talmente traboccante da diventare di tutti. La vita religiosa ha
realmente il potere di cambiare la società se trasmette l'unico necessario
attraverso persone felici e realizzate. Non si tratta tanto di conquistare la
vita eterna, quanto di radicarla sin d'ora nel quotidiano: «Il Regno di Dio è già in mezzo a voi».