IL CRISTO CERCATO DALLE DONNE DELL'ASIA
Shalini è insegnante di teologia all'Università
dei gesuiti "Vidyajyoti", a Dlhi. Una cristologia asiatica femminista scaturisce da un
processo d'identificazione cone le donne oppresse
Eessenziale gettare un colpo d’occhio sul contesto asiatico prima di tentare di rispondere alla domanda: “Chi è Gesù per le donne asiatiche?”. Il continente asiatico non è solamente immenso, ma è anche estremamente diversificato e complesso. Rappresenta circa il 58% della popolazione mondiale e le donne asiatiche sono un quarto di questa. L’Asia, va ricordato, è la culla delle civiltà e delle antiche religioni. Essa, inoltre, è ricca di una pluralità di culture, di lingue e etnie, ma è anche il luogo dove vivono milioni di analfabeti. La povertà è una dura realtà, specialmente nella sua parte meridionale.
Tra violenza e
pregiudizi
All’interno di questo contesto, la situazione vissuta
dalla maggioranza delle donne è ancora peggiore. In India le donne sono le dalit dei dalit, in Corea le minjung dei minjung e in Asia, in
generale, le più povere tra i poveri. La loro partecipazione politica è ancora
più debole. Sul piano economico, si può parlare di una femminilizzazione
della povertà, cioè sempre di più le donne sono povere
e senza lavoro. I compiti domestici e la cura dei figli non sono remunerati,
così che il loro contributo economico alla vita della famiglia non è preso in
alcuna considerazione.
La violenza perpetuata verso le donne si esprime attraverso una molteplicità di
forme, come, ad esempio, l’eliminazione selettiva dei feti femminili,
l’infanticidio, le pratiche discriminatorie verso le bambine e le vedove, la
violenza domestica e gli abusi sessuali di ogni
genere.
Nell’insieme, le donne asiatiche ricevono sempre meno cibo, meno cure mediche,
meno possibilità di scolarizzazione o di lavoro, meno
riposo e tempo libero degli uomini. Esse sono comunemente ridotte ad una sorta
di neo schiavitù a causa dell’oppressione socio-politica e
dell’alienazione religioso-culturale. Inoltre, i pregiudizi patriarcali
profondamente iscritti nelle culture asiatiche, continuano a disumanizzarle e a impedire a un
gran numero di loro di fare esperienze di vita che abbiano un senso. “Cosa c’è di unico per noi, donne asiatiche?”, si domanda la teologa femminista
coreana Sun Ai Lee-Park: “
È il contesto particolare offerto dalla nostra realtà economica, politica e
religioso-culturale”.
Pochissimi
cristiani
Le forze d’oppressione che operano in India e in altri Paesi dell’Asia, hanno
le loro radici nel feudalismo, nel capitalismo, nella vita socio-economica
e politica di quei popoli, nelle loro credenze, idee e valori. Il sistema delle
caste così com’è praticato in India, contribuisce a
perpetuare l’ineguaglianza e la disumanizzazione. Il
neoconfucianesimo è utilizzato come un’ideologia culturale e politica per
rafforzare la sottomissione delle donne e sacralizzare
le relazioni gerarchiche nella società. È in questo contesto
d’oppressione che noi poniamo la domanda: “Chi è Gesù
per gli asiatici?”. Noi sappiamo che la maggioranza di essi
non ha mai sentito parlare di Cristo, perché solo il
2,3% di loro è cristiano. Malgrado tutto questo, i
teologi asiatici hanno tentato di rispondere alla domanda.
Secondo il teologo indiano Sebastian Kappen, “Gesù è sepolto sotto il
peso degli strati accumulati dai riti, dai canoni, dalle leggende, dai miti,
dalle superstizioni. È allora dovere di tutti quelli che hanno a cuore il
messaggio di speranza di Gesù, di liberarlo dalla
prigione del culto, del dogma e dell’istituzionalismo”.
Nell’insieme, quest’osservazione vale egualmente per le principali Chiese
asiatiche. Se noi vogliamo che Gesù abbia un senso
per questo continente, bisogna che ci concentriamo su un Gesù
liberatore e mostrare che può essere la sorgente di luce per i milioni di asiatici che vivono sotto il peso dell’oppressione.
Nello stesso tempo è incoraggiante notare che tra le donne asiatiche in
generale e tra i popoli marginalizzati,
particolarmente i dalit e i membri delle tribù
aborigene in India, e le minjung in Corea, sta per
nascere una cristologia diversa. Molti asiatici si identificano
con un Cristo sofferente, spezzato nella sua lotta contro l’ingiustizia.
D’altra parte, la principale caratteristica di Gesù
che può trasformare la società asiatica, è il suo essere stato un profeta. Il
compito dei profeti, come noi lo vediamo nell’Antico Testamento, consiste
proprio nel denunciare i mali della società, tutto ciò che disumanizza.
La società ebrea ai tempi di Gesù, era caratterizzata
da una gerarchia sociale ingiusta che disumanizzava
la gran parte delle persone. In questo contesto, Gesù ha proclamato un regno di uguaglianza, di giustizia e
di amore, con le parole e nei fatti. I valori del Regno che lui ha predicato
erano sovversivi, paragonati alla società nella quale egli viveva. Era
veramente il profeta della contro-cultura. La sua proclamazione del Regno era
anche un appello a pentirsi, a cambiare vita, a rispondere a Dio. Un pentirsi per i peccati personali e strutturali. Il
peccato strutturale si esprime nella società in regole, leggi, costumi e
istituzioni disumanizzanti. La
critica radicale che Gesù ha fatto della legge e del
culto ha colpito alla radice il peccato strutturale.
Tutto il messaggio di Gesù può essere riassunto in un
invito: diventare degli esseri umani autentici. In altri
termini, di passare da un’esistenza frammentata ad una piena, alla salvezza.
È questo il Gesù che ha proclamato il Regno di
giustizia e di libertà.
Gesù e le donne asiatiche
Al tempo della Consultazione di Manila, nel novembre 1985, i partecipanti,
nella loro dichiarazione finale, hanno così riassunto l’esperienza asiatica:
“In tutte le sfere della società asiatica, le donne sonno dominate,
disumanizzate e defemminilizzate;
esse sono oggetto di discriminazione, di sfruttamento, di molestia; esse sono
utilizzate come oggetti sessuali e considerate come esseri inferiori e devono
sempre essere subordinate alla cosiddetta supremazia maschile. Nella casa,
nella chiesa, davanti alla giustizia, nelle scuole, nei media,
le donne sono trattate con pregiudizi”.
Una cristologia asiatica femminista scaturisce allora da un processo
d’identificazione con le donne oppresse di questo continente. Anche se molte di
loro non sono cristiane, Gesù è colui
che sta dalla loro parte: egli rivela un Dio che non giustifica più
l’ingiustizia ma si oppone ad essa. Le femministe asiatiche cercano di vivere
questa cristologia unendosi alle donne delle differenti religioni. Per loro, Gesù non è il salvatore ma un
salvatore, qualcuno che, tra tanti altri, mostra la via di un futuro nuovo.
Coscienti del contesto multireligioso
dell’Asia, le femministe asiatiche non universalizzano Gesù
come il solo salvatore. Esse piuttosto contestualizzano
la sua storia come un momento particolare della lotta della speranza in una
comunità di giustizia e d’amore, che vive, qui e ora, nelle lotte delle donne
asiatiche che si battono per difendere la loro dignità.
Chi è quindi Gesù per loro? Le donne asiatiche vedono
la mascolinità di Gesù come una particolarità storica
e non come un indicatore della mascolinità di Dio. Le femministe asiatiche sono
tuttavia coscienti d’appartenere a una Chiesa che
esclude le donne dall’ordinazione sotto il pretesto che Gesù
storico era di sesso maschile. Esse credono che il Cristo resuscitato abbia
trasceso tutte queste particolarità, compresa la sua mascolinità. Considerano
che il loro compito è di affermare l’umanità di Gesù
piuttosto che il suo genere.
Cristo liberatore
Gli altri elementi della cristologia suscettibili di liberare le donne in
generale e le asiatiche in particolare, sono i ministeri di Gesù,
la sua morte e la sua resurrezione. Questo comprende
la proclamazione del Regno di Dio, che è una forza potente di liberazione per
le donne. Quelli che sono ai margini delle strutture sociali
e politiche, saranno i primi nel Regno. Nel corso del suo ministero, Gesù ha mostrato la sua preferenza
per gli emarginati: le donne dalit, le minjung, gli aborigeni dell’Asia, possono chiaramente
identificarsi con gli emarginati dei tempi di Gesù.
Gesù ha trattato le donne con benevolenza, come
persone degne di rispetto; le ha chiamate ad essere sue discepole. Esse erano
lì, libere di accompagnarlo; non le ha mai trattate
come degli oggetti sessuali. Al contrario, le sue relazioni con loro avvenivano
su un piano autenticamente umano. In Gv 4 Gesù incontra
Il servo sofferente
Le sofferenze e la morte di Gesù hanno, per le donne
asiatiche, un senso molto forte. Facendo eco al loro dolore, l’immagine più
presente nelle loro espressioni ideologiche, è quella di un servitore
sofferente. Molte di loro identificano la loro condizione con quella di Gesù; altre invece vedono nella passione di Gesù un atto di solidarietà con il suo popolo. Per loro Gesù è un uomo integro e compassionevole che si riconosce
negli oppressi. “Questa immagine di sofferenza di Gesù dà alle donne asiatiche la saggezza di vedere la
differenza fra la sofferenza imposta da un oppressore e quella che viene da una
presa di posizione in favore della giustizia e della dignità umana”. Così, le
militanti filippine che hanno ripreso la lotta per le loro sorelle e per gli
altri poveri, considerano la loro sofferenza come redentrice.
D’altra parte, alcune donne hanno preso coscienza che le cause della loro
oppressione non sono solo socio-economiche, ma che
questa situazione si radica in una lunga storia patriarcale. Allora, in accordo
con altre teologhe femministe, esse considerano la crocifissione di Gesù come un immenso grido contro il patriarcato. Dal
costato trafitto del Crocifisso, il potere viene fuori
trasformato in amore che si dona. La croce ci mostra la kénosi
del patriarcato. La kénosi di Gesù
fu il sentiero della sua glorificazione (Fil 2,
6-11). È a causa della sua resurrezione che Gesù è
proclamato Signore. La dimensione liberatrice dell’immagine di Gesù come Signore libera le donne asiatiche della falsa
autorità che il mondo maschile esercita su di loro.
Altre cristologie
Oltre ai significati dati alle immagini tradizionali di Gesù,
come il servo sofferente e il Signore, alcune donne hanno creato delle nuove
figure. Esse hanno espresso la presenza di Gesù
Cristo nella loro cultura, nella loro religione
tradizionale e nei movimenti politici secolari. Osano utilizzare certi simboli politico-religiosi dei loro movimenti per
descrivere il significato di Gesù per le donne
asiatiche di oggi. Le loro figure cristologiche
emergono dalla loro esperienza di lotta per una piena
umanità. Alcune di queste figure rappresentano Gesù
come liberatore e martire politico, mentre altre lo mostrano come mamma, donna
o sciamana.
Gesù liberatore appare in numerosi scritti di donne
in diversi Paesi dell’Asia. Esse aspirano ad essere liberate dalle molteplici
forze oppressive. La situazione storica dell’Asia, fatta di secoli di
colonialismo, di neocolonialismo, di povertà, di dittatura militare e di
culture patriarcali, le continua a tenere sottomesse.
È dunque naturale vedere in Gesù il loro liberatore.
Le donne filippine che partecipano alle lotte del popolo per la sua
liberazione, sperimentano nella propria vita “l’evento Gesù”.
Esse lo vedono come un rivoluzionario o un martire politico.
Un buon numero di figure femminili di Gesù sono nate in diversi punti dell’Asia, seguendo le varie
situazioni e le esperienze particolari. La figura della madre è molto diffusa:
numerose donne asiatiche vedono in Gesù una madre
piena di compassione, che sente profondamente le pene dell’umanità e che soffre
e piange con essa. Piange con le mamme che hanno
perduto i loro figli nelle guerre e con tutte le donne coreane i cui figli e figlie sono stati sequestrate dalla polizia segreta.
Secondo la teologa indonesiana Marianne Katoppo, la loro figura di Gesù-mamma
spezza i modelli paternalisti, autoritari e gerarchici delle nostre vite e
costruisce, tra le persone, una relazione “materna e attenta, che mette al
mondo e accompagna la crescita”.
Oltre la sua figura materna, alcune donne dell’Asia vedono in Cristo una figura
femminile. Nel suo articolo Asian Women
and Christology, Virginia Fabella
condivide ciò che ha imparato dalle coreane. L’esperienza di vita di queste
donne è essa stessa han, perché esse subiscono un’oppressione politico-economica che si aggiunge alla
dominazione maschile perpetrata dal sistema confuciano.
Han è un sentimento che mescola il risentimento e
l’indignazione con l’abbandono, la rassegnazione e la mancanza di stima di sé.
Per queste donne, la salvezza e la redenzione è essere
liberate da han accumulato in tanti anni. Lo sciamanismo è la religione tradizionale coreana. In essa è lo sciamano, abitualmente una donna, che è il
guaritore, il sostegno, il consigliere delle donne, così come Gesù lo è stato durante il suo ministero pubblico. Le
coreane vedono quindi in Gesù il prete del han e lo vedono naturalmente
più sotto una figura femminile che maschile.
Infine, la teologa indiana Gabriele Dietrich utilizza
per Gesù anche delle immagini femminili. Essa
stabilisce un legame tra le mestruazioni delle donne e il fatto che Gesù abbia sparso il suo sangue sulla croce. Essa lega l’Eucarestia e lo scorrimento del sangue mestruale delle
donne. In un contesto globale di oppressione, di
povertà e di sofferenza, le donne asiatiche interpretano quella figura
tradizionale di Gesù che è in grado di dare un senso
e uno scopo alla loro vita di miseria. Ma hanno anche
creato delle nuove immagini, uscite dalla loro esperienza diretta. Anche se la
maggioranza degli asiatici non sono cristiani, essi e
esse vedono in Gesù un liberatore, un salvatore e un
modello che può aiutarli a trasformare la loro situazione attuale.
MISSIONE OGGI, SHALINI MULACKAL