
di ANDREA CHIARINI
«Tutti a parole rivendicano uno Stato laico, poi sotto sotto
si desidera uno Stato etico. Il punto in fondo sta tutto qui».
Don
Giovanni Nicolini, il prete scomunicato dalla Curia
per le sue posizioni favorevoli alle coppie di fatto, non cambia opinione. Mai
come stavolta Don Nicolini - che è stato a lungo alla
guida della Caritas diocesana - si sente tanto
distante da via Altabella.
Al convegno della settimana scorsa della Margherita aveva lanciato una
provocazione, «anch´io in canonica convivo con cinque
maschi». Poi sull´Unità aveva ribadito
la necessità di una legge «a tutela di ogni forma di convivenza stabile».
Coppie gay comprese. Troppo per
Ma l´ex direttore
della Caritas, pur dicendosi amareggiato, non si
scompone. «Quando si parla di me, preferirei che si
mettesse anche il mio nome - spiega -; forse i redattori di Bologna-sette
non hanno inteso il senso dei mio intervento, l´intento di promuovere una
riflessione che a partire dalle gerarchie ecclesiastiche toccasse anche i
cattolici impegnati in politica per approfondire il grande, gravoso, tema della
laicità. Ma vedo che si sono affidati all´interpretazione delle mie opinioni da parte dell´onorevole Franco Grillini
(presidente onorario Arcigay-ndr).
In fondo
però non sono nemmeno stupito perché rivendichiamo sempre uno Stato laico, ma
poi desideriamo che ci sia uno Stato etico». Il disappunto del sacerdote nasce
«da un difetto di comunicazione, perché le cose le ho lette sul giornale, e
diciamo che può succedere».
Per il
resto non fa marcia indietro. «Nessuno mette in dubbio l´importanza, la
centralità, la precedenza assoluta del matrimonio», ma
senza far confusione, è giusto «considerare anche le altre forme di
convivenza». Perché «non ci possono essere persone ignorate o svantaggiate a
priori».
fonte:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Don-Nicolini:-non-si-e-capito-che-occorre-riflettere-sulla-laicita/1458892/6