PRETE CELEBRA MATRIMONIO CIVILE
Un
matrimonio civile celebrato da un sacerdote che, con il suo gesto, vuole
invitare
Il fatto è accaduto a Padova, lo scorso 13 gennaio, quando don Albino Bizzotto (presidente e fondatore di “Beati i costruttori di pace”, associazione cattolica da più di vent'anni impegnata sui temi della pace e del disarmo), nella sala Paladin di Palazzo Moroni (sede del municipio), ha celebrato il matrimonio civile di Emma e Luigino.
I due coniugi si sarebbero volentieri sposati in chiesa, con
rito religioso, ma la disciplina ecclesiatica non lo permetteva perché Emma è divorziata. E
così don Bizzotto, d'accordo con la coppia che
conosce e segue da tempo, ha chiesto la delega del sindaco per poter celebrare
lui il matrimonio civile, visto che non poteva benedire le nozze secondo il
rito cattolico. E nelle poche parole dette durante il matrimonio, che è durato
un quarto d'ora, don Bizzotto ha implicitamente
invitato
Letta la notizia mi sono chiesto se il
codice civile prevede delega del Sindaco ad un cittadino qualsiasi (tale è per
lo Stato Italiano don Bizzotto) la celebrazione di
matrimonio civile. Ho compulsato i testi e non ho trovato risposta adeguata. Ma forse l’ho fatto frettolosamente. Se fosse vero quel che
penso (e cioè che il codice non prevede che il Sindaco
possa delegare a chicchessia la celebrazione del matrimonio civile) Emma e
Luigino dovranno ricorrere alla sanazione in radice. Ma questo è un problema che mi tange poco, poco. Mi ha invece
colpito il coraggio di don Bizzotto
: ha compiuto un gesto che gli fa onore. Probabilmente ha seguito la
coppia nel proprio travaglio interiore e nel percorso d’amore che si sono
costruiti. Avrebbe potuto partecipare alle nozze civili, senza essere teste
qualificato e dare comunque prova di tangibile
solidarietà. Ha osato di più. Ribadendo il principio
della sacralità e dell’indissolubilità del matrimonio. “Non posso sposarvi
in chiesa, voi sapete che per un credente il matrimonio è indissolubile, ma vi
sono vicino in municipio”, deve aver detto agli sposi. Non si è portato
appresso Eucaristie e stole sacerdotali. Ha solo assistito ad un matrimonio di amici. Molti lo biasimeranno. Io no.
Ernesto Miragoli
![]()
Una nota
di Laura
A parte
la concreta solidarietà di don Bizzotto mi domando
quale necessità c’era di dover ritualizzare a tutti i
costi un rapporto le cui radici di per sé sono salde.
Non
condivido questo bisogno di “cerimonia” a tutti i costi, che caratterizza anche
i matrimoni omosessuali.
Se un rapporto è basato
sull’amore reciproco autentico allora “lì c’è Dio” (come recita una famosa
canzone).
Il gesto
di don Bizzotto ha fatto contenti i coniugi ma non li aiutati ad andare “oltre” la formalità, nella libertà di
figli di Dio.
I “due”,
nonostante la forte religiosità che li caratterizza, erano ben consapevoli di
fare un gesto fuori dalla norma ecclesiastica. Allora
perché non orientarli verso una liberazione dalla dipendenza psicologica dal
“rito”?
Una nota
alla nota, di Ausilia
Il rito
non è cosa superflua ma, specialmente nel caso del
matrimonio, un fatto di carattere sociale, a cui è cosa buona e giusta fare
partecipi gli altri in maniera visibile.
Gli omosessuali, a mio parere, dovrebbero saper trovare altre forme di
presenza sociale, che non sottolineino la
trasgressione ma il loro essere-insieme-a-due, non
necessariamente mimando il matrimonio. Ma si tratta di
pareri.