La bomba Milingo nelle mani del papa?
L’arcivescovo
emerito di Lusaka ribatte, punto per punto, le accuse romane. Emerge un Milingo
preoccupato per le sorti della Chiesa, informato, dottrinalmente sicuro, ben
equipaggiato per affrontare il deserto verso la terra promessa della libertà di
coscienza. Può lasciare perplessi il tono esplosivo, ma si tenga presente che
certi “eccessi” passano attraverso anni di persecuzione e di “sequestro di
persona”. Non ci si fermi all’involucro, si guardi il contenuto. Vista tanta
“sporcizia” e “abominio”, il vescovo
africano ieri esorcizzava le “pecorelle”, oggi pretende esorcizzare i
“pastori”? Oppure “qualcuno” si serve di uno “stolto” arcivescovo terzomondiale
e, per di più, di colore per confondere le “verità” assolute ed esclusiviste, i
prepotenti poteri sacri e maschilisti?
Lettera del Cardinal Re a Mons. Milingo
Congregazione
dei Vescovi
Città
del Vaticano, 27 novembre 2006
All’Arcivescovo
Emmanuel Milingo
Eccellenza,
Il
Santo Padre ha ricevuto le lettere che Vs. Ecc. gli ha inviato il 10 e 23
ottobre u.s., nelle quali da un lato manifesta il desiderio di serbare un
affetto filiale per Lui e per l’unità della Chiesa di Cristo, dall’altro
contraddice lo stesso intento, dato che tacitamente è incorso nella scomunica latae
sententiae comminata dalla Santa Sede, come previsto dal canone
Sua
Santità, ancora sofferente per il comportamento da Lei assunto nel giugno
scorso contro la disciplina della comunione ecclesiale, mi ha raccomandato di
invitarLa a non procedere nell’ordinazione di preti e vescovi come Lei ha già
programmato. Lei è consapevole che sono gravemente illecite, illegittime e non
saranno mai accettate in quanto di grave danno per
Con
l’associazione Married Priests Now! Prelature da Lei fondata, è andato
contro la volontà di Cristo e della Chiesa, la quale non può approvare né mai
istituirà una simile associazione. Stando così le cose, ritengo mio dovere
ricordarLe, che il celibato presbiterale, liberamente scelto e basato sul dono
di sé a Cristo, è di un tale valore, da rendere capace il prete di realizzare
il proprio amore a Cristo con cuore indiviso, dedicandosi con la più completa disponibilità
al servizio dei fratelli e delle sorelle.
Trattando
il caso dei preti che si trovano nelle condizioni già previste dalla Chiesa, si
riafferma ancora una volta, come Lei ben sa, che non si potrà mai sperare che
Come
risaputo, riguardo all’ordinazione presbiterale di uomini sposati, l’assemblea
generale dei Padri Sinodali (1971) ha manifestato con chiarezza e decisione la
volontà di mantenere la venerata tradizione del celibato presbiterale. Tanto
più che, dopo il Sinodo, l’esortazione apostolica Pastores dabo vobis,
ha ripreso l’affermazione del 1990 e l’ha riconfermata. Il Sinodo, convinto che
la perfetta castità presbiterale è un carisma, non lascia ombra di dubbio
riguardo alla volontà della Chiesa di mantenere tale legge, che esige dal
candidato al presbiterato la libera scelta del celibato, che nel Rito Latino
(n°. 29) deve essere osservato per sempre. Anche i cardinali e vescovi
partecipanti al Sinodo del 2001, quando è riaffiorato il tema del celibato,
hanno espresso la stessa volontà.
La
prego di prendere in considerazione l’insistenza dei Papi Paolo VI e Giovanni
Paolo II nel mantenere la disciplina integrale del celibato presbiterale e di
non riammettere al ministero coloro che hanno messo mano all’aratro e si sono
voltati indietro (Lc 9,62), esigendo da tutti i preti di essere fedeli alla
parola data a Cristo e alla Chiesa. La stessa fermezza è mantenuta e confermata
da Benedetto XVI.
Le
ripeto, quindi, il suo comportamento è gravemente errato e immorale e Lei si è
escluso apertamente dalla comunione gerarchica con il Romano Pontefice e con il
Collegio Episcopale: non c’è altra via di salvezza per
Caro
Monsignor Milingo, ancora una volta Le rivolgo l’appello: ritorni dal vecchio
Pastore della Chiesa. Egli La scongiura di riflettere su ciò che ha fatto,
provocando un grave scandalo e un incredibile danno a Lei stesso e a molte
anime. La prego con tutte le mie forze di non danneggiare ulteriormente
Le
ripeto ancora una volta che
Faccio
appello alla Sua coscienza, prego per Lei, fiducioso nelle preghiere alla Beata
Vergine Maria, Regina degli Apostoli e confidando con tutto il cuore che Cristo
Buon Pastore la illumini e la riporti il più presto possibile alla piena
comunione della Chiesa Cattolica.
Con
l’augurio di ogni bene.
Giovanni
Battista Card. Re, Prefetto della Congregazione dei Vescovi.
Mons. Milingo risponde al Card.
Re, indirizzando al Papa
13 dicembre 2006, festa di Santa Lucia
A
Sua Santità Benedetto XVI
Cordiali
auguri di Buon Natale a Lei e alla Famiglia Apostolica
Santo
Padre,
grazie
per
Ringraziamo
Sua Santità e il Cardinal Re per
E,
come evidenziato dalla Sua lettera, si sta avvicinando in fretta il momento in cui
il Santo Padre, il Cardinal Re, l’Arcivescovo Milingo e il Suo Collegio
Arcivescovile, si troveranno davanti al trono di Cristo e dovranno rispondere
in coscienza, personalmente e fedelmente, sia all’amore e al messaggio
evangelico ricevuto, sia alle nostre responsabilità pastorali per il benessere
spirituale degli altri.
Apprezziamo
molto
Abbiamo
veramente bisogno di un dialogo più sostenuto e questa è la preoccupazione
principale di questa lettera per rendere più agevole il nostro dialogo.
Chiediamo al Santo Padre di scegliere un cardinale o vescovo statunitense,
amichevole, aperto, di lingua inglese, che sia in grado di parlare direttamente
con noi, di persona o per teleconferenza. Forse il Nunzio Apostolico potrebbe
aiutarci a identificare la persona adatta a dialogare. Affermiamo apertamente,
che non intendiamo né vogliamo tagliarci fuori dalla Madre Chiesa. Crediamo di
avere un grosso contributo da offrirLe attraverso l’associazione Married
Priests Now! Prelature, che migliorerà la vita dei nostri preti e
arricchirà
Quando
faccio ricorso al pronome “noi”, intendo riferirmi al mio Collegio Episcopale
di Arcivescovi. Dal momento che lavoriamo collegialmente in spirito di corpo,
Le rispondiamo come una sola persona e come tali dobbiamo essere considerati.
Quando
l’apostolo Paolo andò a portare il Vangelo ai gentili si è confrontato con le
restrizioni, che Pietro stava imponendo alla diffusione del Vangelo. Paolo
riteneva che era necessario adattarlo alla cultura dei gentili e che lui stesso
doveva essere il loro apostolo. Allo stesso modo riteniamo, che oggi
l’arcivescovo Milingo ha ricevuto la chiamata per arrivare a migliaia di preti
sposati e, attraverso di loro, al mondo moderno, tema, questo, dibattuto in
lungo e in largo nei documenti del Concilio Vaticano II, al fine di avere una
Chiesa per il mondo odierno.
Circa
il ritorno al presbiterato uxorato
Non
stiamo cercando delle novità, ma solo il ritorno a quello che
Oggigiorno
abbiamo i preti sposati di rito orientale e i preti con incarico pastorale
senza contare i diaconi permanenti e sposati di rito latino, che fanno parte
integrante del clero. Negli Stati Uniti si comincia a ordinare uomini sposati
di Rito Orientale. Un presbiterato uxorato potrebbe facilitare la
riconciliazione con gli ortodossi.
Lei
ci ha ricordato: “Il celibato, liberamente scelto, basato sulla donazione di sé
a Cristo, è un dono di tale valore, che mette il prete in condizione di
realizzare il proprio amore a Cristo con cuore indiviso per dedicarsi in
assoluta disponibilità al servizio dei fratelli e delle sorelle”. Mentre questa
è la dichiarazione ufficiale e canonica del requisito del celibato, ciò produce
una esposizione pia, elegante, idealistica, che non riflette l’esperienza di
vita del clero. Tale descrizione può essere intesa quasi come un lavaggio
cultuale del cervello e non è abbastanza realistica. L’obbligo al celibato è
diventato un idolo, un vitello d’oro. Ma Dio ha ordinato: “Non preferite gli
idoli a me”. Abbattiamo il vitello d’oro del celibato obbligatorio, prima che
esso distrugga
Come
è possibile dare più valore al celibato che al matrimonio? I preti sposati non
servono il Signore con uguale dedizione, non Lo amano con la stessa misura dei
loro fratelli celibi? La santità del matrimonio eleva il ministero presbiterale
e lo porta più vicino al Popolo di Dio. La famiglia del prete diventa il
modello di come dovrebbe essere la famiglia cristiana: un riflesso dell’amore
della Trinità, la comunione di tre persone nell’amore di una sola.
Per
il prete, che ha avvertito la chiamata alla giovane età di 23 anni, senza
sapere di non avere il carisma del celibato, si tratta di un cappio al collo.
Il carisma non è così automatico come Lei potrebbe immaginare. Il celibato è un
vero carisma per alcuni, non per tutti. La grazia edifica sulla natura. Se il
prete non ha questo carisma, non sarà certo la grazia a fare in modo che lo
abbia. Sta diventando sempre più chiaro al mondo e alle persone di Chiesa, che
il celibato obbligatorio per tutti i preti è una invenzione di tipo
sessualmente repressivo, orgoglioso e peccaminoso al fine di esercitare
su di loro il potere e il controllo. Così non ci si apre allo Spirito Santo.
Esigere il carisma là dove non c’è, vuol dire esercitare un potere umano, che è
contrario alla esplicita volontà di Dio. Questo fa si che i giovani, vedendo il
fallimento del celibato, ridicolizzino la loro Chiesa come l’unica Chiesa,
santa, cattolica, omosessuale e alcolizzata. Se loro riescono a vederlo, perché
Se
lo ricordi bene: il matrimonio è un sacramento, il celibato no. E’ una scelta.
Il matrimonio è tanto sacro quanto il presbiterato. Tutti e due sono sacramenti
alla stessa maniera. Il celibato non diventa mai un sacramento e nulla aggiunge
al presbiterato. Se il celibato è scelto liberamente è un grande dono ma è
distinto dal presbiterato. E non può mai diventare un dono maggiore di quello
del matrimonio dei preti sposati. Siccome il matrimonio è un sacramento e viene
da Dio, è una chiamata più eminente di quella del celibato.
Come
potrebbe una manifestazione della presenza e dell’amore di Dio, il sacramento
del matrimonio, essere in contrasto con la presenza e l’amore di Dio in altri
sacramenti? Come può la chiamata di Dio alla santità del clero essere in
contrasto con la chiamata alla santità degli sposati? Tale compatibilità è
dimostrata quotidianamente dalla vita dei diaconi sposati. Il mondo attuale ha
bisogno più che mai della testimonianza di matrimoni fedeli da parte dei preti
sposati. I 150 mila preti obbligati a scegliere tra matrimonio e ministero sono
come delle lucerne messe sotto il moggio invece che sul candelabro (Lc 11,33).
Quei vescovi che si rifiutano di rimuovere il moggio dovranno rispondere a Dio
del carisma matrimoniale, che hanno voluto nascondere proprio nel momento in
cui il mondo aveva tanto bisogno di conoscere questo amore.
In
molti luoghi, noti anche al Santo Padre, preti e vescovi vivono con moglie e
figli, più o meno in segreto, ma, in generale, conosciuti dalla comunità. La
madre Chiesa sembra tollerare questa situazione a causa della fruttuosità e
necessità del loro ministero. Dove sarebbe l’onestà di coscienza della Chiesa
se tagliasse fuori dal ministero quei preti, che pubblicamente manifestano il
loro amore per moglie e figli in maniera sacramentale? Il Santo Padre, i
Vescovi, il Sinodo dei Vescovi menzionati nella lettera devono sentire sulla
coscienza il peso dell’inganno e la vergogna della Loro ostinazione in questa materia.
Dovete pur sapere che preti e vescovi in esercizio nel sud del mondo, i cui
matrimoni non sono nascosti e segreti, si stanno preparando per manifestarsi
pubblicamente di fronte a tutti in un grande anfiteatro. Pertanto, il mondo
come considererà quei preti sposati che Voi, nell’emisfero nord, avete gettato
via come spazzatura? Come giudicherà la doppiezza scandalosa della gerarchia? I
tempi ormai sono maturi.
Dio
Onnipotente, nel giorno del giudizio, chiamerà il pastore di Roma a rendere
conto della Sua coscienza e di come ha pascolato il gregge. Quante persone
vengono private del cibo eucaristico per il viaggio terreno a causa della
presuntuosa legge del celibato? Questa norma è in contrasto con l’insegnamento
più importante del Cristo: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Quanti
apostoli seduti attorno a quella tavola erano sposati? Certamente alcuni lo
erano, se non tutti. Come può la madre Chiesa stare a guardare i suoi figli
spiritualmente affamati di Eucaristia e stare con le mani in mano, credendo in
coscienza che questo sia volontà di Dio?
Riferendosi
ad alcuni documenti, Lei ha affermato: “Non si potrà mai sperare che
Vogliamo
cortesemente ricordarLe, che c’è un altro precedente in cui preti e vescovi
sposati sono stati reintegrati nella Chiesa di Rito Latino e riguarda il
Vescovo sposato Salomao Ferraz dell’ICAB in Brasile. E’ stato riammesso con la
moglie e la famiglia ed è intervenuto durante il Concilio Vaticano II. Noi,
quindi, giustamente intravediamo una speranza per il presbiterato uxorato,
laddove Lei non ne vuole vedere neanche una.
Lei
ha sostenuto, che il Sinodo del
L’approvazione
del presbiterato uxorato non può essere decisa, seguendo pedissequamente le
diverse decisioni previe riguardanti il celibato riportate nella Sua lettera.
Celibato e presbiterato uxorato sono due realtà distinte. C’è bisogno di nuovi
riferimenti sul clero uxorato e non di vecchie citazioni circa il celibato
perfetto. Questi nuovi riferimenti si possono trovare in diversi volumi
recenti, che consideriamo parte integrante di questa lettera indirizzata a Lei:
Freeing Celibacy del p. Donald Cozzens e Married Catholic Priests
del p. Anthony Kowalski. Molto pertinente è anche il documento Compatibility
of Priesthood and Marriage del Sinodo Generale dei Preti Sposati e loro
mogli del 1985.
Santo
Padre, è necessario che Lei, i Vescovi e i Cardinali Vi apriate all’azione
dello Spirito Santo, pregando senza sosta per spalancare i Vostri cuori alla
realtà di ciò che sta succedendo nel nostro tempo. L’argomento di cui
trattiamo, ci chiama ad un profondo dialogo delle coscienze come fecero Pietro
e Paolo riguardo il processo di evangelizzazione dei gentili.
Santo
Padre e Cardinale Re, questa è proprio materia di coscienza personale e di
responsabilità davanti a Dio per i nostri doveri di pastori del gregge. Perché
si appella alle vecchie decisioni invece che alle attuali esigenze del popolo
di Dio? Procediamo con il dialogo secondo coscienza. Chieda ai vescovi di tutto
il mondo di unirsi a Lei in un dialogo orante e costante invece di chiudere la
porta a maggior discernimento e condivisione.
E’
qui che lo Spirito Santo sta lavorando. Sotto il Suo influsso il Cardinale
Hummes ha detto, che “il celibato non è un dogma”. E, benché sia stato
costretto a ritrattare le sue veritiere ma rischiose parole, il Cardinal
Danneels, due giorni dopo, ha usato una frase simile. Ci piacerebbe pensare che
la nostra Prelatura potesse influire in qualche maniera, illustrando questo
argomento ai cardinali, ai vescovi e alla gente, ma è un lavoro dello Spirito
Santo, il quale continuerà a cercare una risposta, che, con amore, travolgerà
il Santo Padre, cardinali e vescovi.
Sulla nostra scomunica
Lei
si lamenta che noi abbiamo ignorato la scomunica fatta circolare, ma ciò non risponde
al vero. Abbiamo ricevuto la notizia soltanto attraverso i media, così che
ancor oggi è una voce ufficiosa, che è stata messa in giro. Non abbiamo nessun
documento e nessuna prova tangibile. La scomunica è un provvedimento che spetta
al Santo Padre. Anche noi abbiamo fatto ricorso ai media per far circolare,
amabilmente e cordialmente, la voce del ritorno della scomunica a chi l’ha
lanciata. Lei gestisce la scomunica, ma noi non accettiamo che qualcuno se ne
faccia proprietario. Chiediamo al Santo Padre di riesaminare questo intervento.
I
Vescovi della Chiesa Patriottica Cinese non sono stati scomunicati anche se il
30 novembre, per la terza volta in un anno, hanno fatto delle ordinazioni senza
approvazione. Siamo in grado di inviarLe la lista di quattrocento consacrazioni
episcopali di Rito Cattolico Romano, che sono state effettuate il secolo scorso
senza mandato e tra queste quella del Cardinale Husar. Pare che le scomuniche
siano estremamente soggettive. Esistono differenti interpretazioni delle leggi
per lo stesso reato?
Siamo
nel terzo millennio e la scomunica non ha più significato ai nostri tempi. E’
un tale ritorno al Medio Evo, che getta
Voi
dite che
Crediamo
fermamente che la nostra Prelatura è opera dello Spirito Santo. Noi siamo l’Opera
di Dio, creata dallo Spirito Santo per rinnovare
Negli
ultimi quaranta anni
Lei
ha affermato di non riconoscere le ordinazioni della nostra Prelatura. La
nostra teologia cattolica, la fede e la tradizione le riconoscono. Il Vostro
atteggiamento è piuttosto strano quando dite di non riconoscerle e potrebbe
voler dire che non conoscete bene la teologia cattolica e l’ecclesiologia delle
ordinazioni. Se rifiutate le nostre ordinazioni, dovete rifiutare anche le
vostre. Le nostre ordinazioni sono valide. E considerando che stiamo agendo in
materia di coscienza, le consideriamo del tutto lecite.
Vi
chiediamo di cuore di dare retta a ciò che, con tanta cura, ci siamo resi conto
in coscienza, è di nostra responsabilità. Non decidete a priori che la
nostra coscienza è sbagliata, perché non si uniforma a certe decisioni
disciplinari. La nostra preoccupazione è di andare incontro alle esigenze
spirituali della nostra gente. Mentre il Vangelo è la legge più sublime, la
legge canonica stabilisce che il bene delle anime è una delle leggi più
importanti. Siamo in una crisi di proporzioni emergenziali per la scarsità di
preti e per la mancanza di fiducia dei fedeli nel clero a causa degli scandali
degli abusi sessuali. Noi siamo molto preoccupati per il bene delle anime.
La
nostra coscienza non vuole rompere l’unità spirituale con Voi e con
Gli
storici hanno ammesso la correttezza del richiamo di Lutero, con retta
coscienza, per la riforma della Chiesa.
La mancanza di una buona comunicazione ha comportato una grave frattura
dell’unità ecclesiale. Non lasciate che venga interrotta la comunicazione
riguardante queste materie, che, in coscienza, hanno bisogno di essere
riformulate. Scomuniche e censure rompono la comunicazione e non vanno incontro
alle necessità dei fedeli. Il tempo del dialogo e dell’azione per il popolo di
Dio è adesso. “Pasci le mie pecorelle” è la chiamata che, giorno e notte,
scuote le nostre coscienze fino a quando ci troveremo di fronte a nostro
Signore (Gv 21,17).
In
conclusione, Santo Padre, con il Suo perdono e il Suo permesso, la nostra
Prelatura è pronta per incardinare quei preti sposati, che desiderano ritornare
al ministero sacramentale; è pronta a scegliere e preparare uomini sposati (viri
probati), che si sentono chiamati al presbiterato per metterli a
disposizione dei vescovi che ne hanno fatto richiesta e infine, d’accordo con
vescovi consenzienti, a fornire la necessaria supervisione e l’assistenza
spirituale. Per incominciare tutto ciò potrebbe essere fatto ad experimentum.
Lei
certamente sarà al corrente, che questo ha un precedente quando Giovanni Paolo
II nel gennaio
Ovviamente
papa Giovanni Paolo II era molto sensibile ai bisogni del popolo di Dio
riguardo al cibo eucaristico, che solo il prete può consacrare. Santo Padre,
Lei che enfatizza le grazie santificanti, che promanano dal Sacrificio
Eucaristico della Messa e ha rinnovato la devozione alla Presenza Reale nel
Santissimo Sacramento, può essere da meno?
La pensione dell’Arcivescovo Milingo
Il
Rev. Stephen V. DeLeers, scrivendo la storia e la teologia cattolica della
remunerazione del clero, dice che “non è stato che a partire dal Concilio
Vaticano II che
Prima
ancora, il Documento Giustizia nel Mondo (Sinodo Mondiale dei Vescovi,
1971) dichiarava: “All’interno della Chiesa i diritti devono essere rispettati…
Coloro che servono
Secondo
il Canon Law Society of America Report (1999), riguardante i Benefici
Pensionistici del personale clericale in pensione, la “remunerazione”, di cui
si parla nel canone 281, include la disposizione sulla pensione (pag. 19). Una
pensione è una forma di compenso per il lavoro svolto dal lavoratore. Negare
ciò, di conseguenza e di fatto, è rubare qualcosa di cui uno è già
proprietario, qualcosa su cui uno ha un diritto inviolabile e può essere
considerato come una forma di abuso di persona anziana.
Santo
Padre, Le auguriamo Buon Natale e La ricorderemo nelle nostre preghiere durante
il periodo natalizio, quando celebreremo la nascita del Nostro Salvatore. Anche
noi chiediamo di essere ricordati nelle Sue preghiere.
Con
devozione filiale,
Emmanuel
Milingo, Arcivescovo emerito di Lusaka
Arcivescovi:
Peter Paul Brennan
Joseph J. Gouthro
Gorge Augustus Stallings
Patrick E. Trujillo
Married Priests Now! Prelature, Comunità Cattolica Romana
Allegati:
Capitoli 7, 8, 9 del libro Freeing Celibacy, di Donald Cozzens
(fotocopie)
Married Catholic Priests,
di Anthony Kowalski (libro)
Priesthood Renewed, di Emmanuel Milingo (libro)
Compatibility of Priesthood and
Marriage del
Sinodo Generale dei Preti sposati cattolici e loro mogli, Seconda Sessione,
1985, di Justino Zampini e altri (fotocopie)
Comunicato Stampa di Mons. Emmanuel Milingo
in risposta alla censura del Vaticano, 27.9.2006
Siccome l’Arcivescovo Milingo
sarà in viaggio subito dopo il 25.12.2006, per cortesia indirizzare a: M.
Rev. Emmanuel Milingo, 151 Regent Place, West Hempstead, NY 11552 USA
Per conoscenza a:
Cardinal Re, Congregazione dei
Vescovi
Cardinal Hummes, Congregazione
del Clero
Arcivescovo Pietro Sambi, Nunzio
Apostolico, USA