DIMISSIONI
A VARSAVIA
Il fatto
Lo scorso 5 gennaio monsignor Stanislaw Wielgus è diventato nuovo arcivescovo metropolita di Varsavia, e dopo appena 40 ore ha rassegnato le sue dimissioni. La vicenda ha avuto un risalto internazionale risuonando per diversi giorni sui principali organi di informazione. Le ragioni sono diverse:
1. l’importanza della sede episcopale di Varsavia,
2. l’aspetto politico della vicenda, sembra infatti che la verità sia emersa quasi per vendetta da ambienti vetero comunisti,
3. la singolarità del fatto, infatti se una persona non è disponibile per un incarico così importante di solito lo si sa prima e non viene obbligata dalle autorità a farsene carico.
E’ su questo terzo aspetto che vorrei soffermarmi, per analizzare la parte più “ecclesiale” della vicenda.
Il Vaticano seleziona un candidato dopo attente valutazioni, il candidato solitamente accetta e ciò che segue è il rito d’insediamento. Questa volta però le cose non sono andate così lisce.
All’ultimo momento, nei giorni 3 e 4 gennaio, sul sito Internet del settimanale Gazeta Polka sono stati pubblicati i documenti che dimostrano che Wielgus ha collaborato in passato con i servizi segreti del partito comunista polacco. Di fronte all’evidenza che fare? Il Vaticano, fino ad allora male informato, chiede le dimissioni del neo vescovo di Varsavia, il quale prontamente le dà con tanto di mea culpa – ammette di “aver fatto male alla Chiesa” – e la sua lettera viene letta in tutte le chiese della città.
Le dimissioni sono ovviamente accettate, il cardinale uscente Glemp che pensava di essere ormai in pensione, viene rimesso al suo posto come amministratore apostolico, in attesa di trovare un nuovo vescovo per la città.
Nei giorni seguenti il Vaticano chiede che venga analizzato il passato e gli eventuali contatti con il partito comunista di tutti i vescovi della Polonia.
Direi che ce n’è abbastanza per fare alcune considerazioni.
Il commento
Tutto lo scandalo gira attorno al fatto che il candidato ritenuto
“degno” per il compito fino al giorno prima
dell’insediamento, è risultato all’improvviso macchiato da una colpa evidente,
e allo stesso tempo “grave”. Tanto grave che lui stesso in
dicembre aveva negato ciò che poi risulterà aver fatto. E’ questo eccessivo accento sulla colpa del passato che mi
colpisce. Sembra che
Wielgus ha sbagliato a negare alcune parti del suo passato, ma il Vaticano a
mio parere ha sbagliato a chiedergliele. Gesù Cristo non fece domande a Pietro
sul suo passato, anzi, il tradimento del primo papa della Chiesa era bello fresco, appena accaduto. Gli chiese piuttosto per tre
volte: “mi ami tu?” Questo fu l’approfondito esame
impartito da Gesù, e questo forse dovrebbe interessarci quando scegliamo i
nostri pastori.
Credo quindi sia sbagliato scagliarsi contro un uomo la cui colpa, al
tempo dei fatti, è stata quella di dare alcune informazioni, come facevano in
tanti, per sopravvivere. Se uno sbaglio “grave” ha
davvero fatto è stato casomai quello di negare la sua compromissione
con i servizi segreti per poter diventare arcivescovo di Varsavia senza
problemi. Ma ancor più sbagliato è questo metodo assurdo, indagatorio,
dove alcune persone studiano il passato di altre per coglierle in fallo, come
se il passato dicesse qualcosa che il presente e soprattutto il pentimento non possono superare. Questo episodio dovrebbe spingere tutta
Mauro Borghesi