DONI DI GRAZIA E DI SALVEZZA
“Fra il vestibolo e l’altare
piangano i sacerdoti, ministri del Signore!”
E’ il versetto introduttivo
al periodo quaresimale che più caratterizza questo tempo che ci apprestiamo a
vivere:
Quaresima: quaranta giorni in
preparazione alla Pasqua del Signore.
Quaranta :
un numero ricorrente nell’Antico e nel Nuovo Testamento.
Per quaranta giorni piovve
sulla terra ai tempi di Noè e il patriarca attese
ancora quaranta giorni per far uscire gli animali; per quaranta anni il popolo
ebreo vagò nel deserto prima di arrivare alla terra
promessa; per quaranta giorni Mosè stette sul monte
di Dio per ricevere il Decalogo; per quaranta giorni (e quaranta notti, precisa
l’Autore) Elia camminò fino al monte di Dio, l’Oreb; Giona
predicava per Ninive che fra quaranta giorni la città
sarebbe stata distrutta; per quaranta giorni (secondo gli apocrifi) Maria stette con la cugina Elisabetta; per quaranta giorni Gesù si ritirò nel deserto dove fu tentato dal diavolo e,
dopo
Quaranta:
un numero simbolico che la cabala ebraica (e non solo: anche Pitagora digiunò
quaranta giorni prima di morire a Metaponto nelle braccia delle Muse) lega al
tempo dell’attesa.
Ma cosa attende il credente in questi quaranta giorni?
La risposta più ovvia è:
Invitiamo i nostri lettori ad
andare oltre e ci poniamo un’altra domanda: a cosa ATTENDE il credente in
questi quaranta giorni?
Attende (etimologicamente: tende verso) alla vita di Grazia.
Sappiamo di scrivere cose
d’altri tempi; la vita di Grazia è roba per educande delle Canossiane
che ci credono ancora.
Noi siamo
più sostanziali, badiamo all’essenza delle cose: far del bene, aiutare i
poveri, lottare per
La vita di Grazia! Cos’è?
Il catechismo di Pio X
insegnava che per ricevere l’Eucaristia servivano tre cose: essere in Grazia di
Dio, sapere e pensare Chi si va a ricevere, osservare il digiuno eucaristico.
Ci fermiamo alla prima:
essere in Grazia di Dio, cioè non avere peccati.
Abbiamo quaranta giorni per
pensare ai nostri disordini morali. Badiamo bene: non ai disordini morali che
fanno scalpore tipo avere l’amante, rubare dalla cassa, bestemmiare, uccidere…ma ai disordini morali ai quali abbiamo fatto il
callo e che – tutto sommato – ci fanno sentire “buoni”.
Ognuno ha i suoi.
C’è chi non prega con fervore tutti i giorni e frequenta l’Eucaristia quando
ha tempo; c’è chi non ha l’amante, ma pensa che quella ragazza…insomma…se ci
stesse…; c’è chi non bestemmia, ma emargina Dio dalla propria esistenza; c’è
chi non uccide, ma ha una lingua talmente tagliente e la capacità di insinuare
la calunnia con tale abilità che ferisce peggio che se desse una coltellata.
Piccole cose che in quaranta
giorni possiamo abituarci a debellare.
E’ questa
La comunità cattolica intera
ha bisogno di Penitenza e di Grazia.
Suggeriamo umilmente un
impegno per la nostra comunità universale e per ognuno di noi: l’ascolto.
Se
Se noi imparassimo ad
ascoltare chi ci lancia un messaggio di aiuto, magari
in codice, magari timidamente!
Che Pasqua sarebbe questa del 2007!
Ernesto Miragoli