Il 10 febbraio 2007 si spegneva, a 71 anni
Rino Monsini
Prete-padre di due figli, lavoratore sereno in fabbrica e in campagna
Aveva un vivo senso della fede e della Chiesa
Era benvoluto dai preti in ministero e dai vescovi del posto
Trattava con squisita disponibilità i confratelli sposati
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Nella sua figura c’è il compendio di ciò che può divenire e rappresentare nella Chiesa la profezia di un presbiterato arricchito, anziché menomato, dal matrimonio dei Pastori che lo scelgano. E’ vero, in mezzo al Popolo di Dio è radicata una mentalità che esige dai preti il sacrificio della rinunzia al matrimonio, e la chiesa continua a rafforzare tale percezione con l’idea che il sacro debba essere dissociato dal sesso.
A noi pare che Rino Monsini abbia lasciato la testimonianza forte di una possibilità ben diversa.
Senza negare il valore del carisma celibatario, egli ha saputo anticipare un nuovo modo di coniugare la bellezza del dono di sé a Dio e al prossimo con gli impegni in seno ad una famiglia e quindi con il dovere di guadagnarsi il pane con “il sudore della fronte”.
Ma ci pare che non sia il caso di moltiplicare le parole per ritrarre il suo stile di vita. Queste perderebbero lo spessore della verità, dal momento che siamo assuefatti a panegirici rituali e di maniera.
Piuttosto ci rincuora il vedere confermata la validità della tesi che le donne abbiamo lanciato da qualche tempo da questo sito: la fedeltà al carisma pastorale, pur nella situazione di marginalità nella chiesa, può portare un grosso contributo al suo rinnovamento, attraverso un forte concreto richiamo alle virtù evangeliche, contro ogni comoda posizione, rispettabilità, sicurezza e quant’altro è riservato a ciò che ancor oggi rappresenta agli occhi del mondo un ceto privilegiato.
Un ricordo di RINO
attraverso un’istantanea di vent’anni fa, che lo ritrae attraverso la moglie
Rinsecchita, minuta, capelli cortissimi, vivace. Vedo una sua fotografia dal passato. Che bella donna! Quando ascolto cosa ha fatto nella vita, capisco come ha potuto sfiorire, acquistando, però, una luminosità di altro tipo.
Appartenente ad un suo mondo fatto di accettazione delle durezze del quotidiano, si trova poco a suo agio nei gruppi di preti sposati. A casa sua, invece, è pienamente se stessa e trascina i suoi amici - tanti - al godimento dell’atmosfera calda, quasi idilliaca, che aleggia in quell’abitazione campestre spaziosa semplice armoniosa, che era gradito a tutti frequentare.
E’ facile capire che il segreto di quell’incanto è dovuto principalmente a lei, mentre nello sfondo giganteggia lui, Rino. La casa è stata costruita con le mani di entrambi, pietra su pietra, con tanti sacrifici. Li accomuna un cuore grande, tanta saggezza e disponibilità ad aiutare gli altri. E’ loro comune impegno fare della propria famiglia un nucleo di aggregazione, quasi una piccola chiesa delle origini, dove la fede poggi sulle basi di una libertà resa fruttuosa dalle opere di bene.
Non appena comincio a chiedere se la loro esperienza possa farsi più visibile, in modo da far sentire nella Chiesa la propria voce “per quello che loro due sono”, lei è già scomparsa in un nugolo di cose da fare, e lui resta a mostrarmi documenti del suo passato, in cui c’è tutta la forza dell’antico fervido contestatore-anni conciliari, che ormai non lotta più con le idee, perché sa di trovarsi di fronte ad un muro di gomma. Replico sommessamente: “ma come farsi carico di altri e di altre che restano nell’oppressione?”. Pronta la risposta, che mi ammutolisce e mi fa pensare: nomi e cognomi, ecco coloro che lui con la famiglia e con altri amici hanno aiutato e continuano ad aiutare, fattivamente. Forse, dopo tante delusioni nel post-concilio, l’universale, per loro, ha acquisito i caratteri di una somma degli individuali...
Io so che così non è. Ma ce ne fossero tante di persone come queste!
Penso che, chissà, bisognerebbe cominciare a convincere proprio lei, Anna, che ha saputo trasformare la sua, la loro casa, in luogo d’incontro nell’amicizia, dove si sta bene e dove potrebbe mettere radici un disegno più grande di ogni contestazione: testimoniare l’amore, il servizio (la ministerialità!), nel quotidiano. (A. R.)