Un articolo che, ci pare, non rispecchi il vero spirito di “Vocatio”
(Vedi nostra nota in fondo[1])
E' Vocatio il partito di opposizione alla Chiesa
che propone di far sposare i preti
di Fabrizio Marcelli
Il prete sposato non è ancora il
sacerdote del futuro. Ma è già significativo segno il fatto che se ne discuta
nel presente, per di più tra persone della classe ecclesiastica in questione,
seppure limitata a una parte ancora marginale di essa. I preti – o gli ex preti
che hanno dovuto lasciare I voti dopo aver conosciuto la donna della loro vita
- che auspicano una scelta ancora più libera di quella finora a disposizione
hanno fondato un'associazione, chiamata “Vocatio”.
Da più di trent'anni “Vocatio” è
il simbolo di una condizione esistenziale alternativa, che non coincide con
l'accezione trasgressiva di "prete alternativo". L'Associazione,
infatti, nata dalle scosse moderniste degli anni '70, inizialmente sembrava
essersi inesorabilmente fermata, complice anche la politica di contenimento della
Chiesa che, non sapendo più come incentivare le vocazioni, si difendeva con la
tradizione.
Non a caso il richiamo a una
missione sacerdotale più inserita nella società, la rivalutazione del ruolo
della donna nel valore della famiglia e l'amore per la propria moglie come dono
di Dio per gli uomini, è l'esito di un'epoca di battaglie sociali e politiche,
della stagione del divorzio, dei dibattiti sull'aborto e sul significato della
cosiddetta rivoluzione sessuale.
Questa stagione di mutamenti
radicali nel tessuto connettivo della nostra società ha certamente influenzato
anche il mondo cattolico, le cui convinzioni hanno dovuto fare I conti con le
nuove istanze sociali e con la propria coscienza rinnovata dal Concilio
Vaticano II, anch'esso importante eredità degli anni '
Basti pensare che ogni anno, nel clima di formale segretezza imposto da tali
delicati processi canonici, a circa 700 preti è concessa la dispensa dagli
obblighi del ministero sacerdotale. Numeri che per "vocatio" si
moltiplicano, nel calcolo più generale di 8mila sacerdoti usciti dalla chiesa
senza più rientrare. Più dei numeri, però, l'obiettivo polemico degli associati
di “Vocatio”è il meccanismo conservatore imposto dalla gerarchia cattolica, che
– sempre secondo gli aspiranti riformatori del codice di Diritto Canonico -
utilizza l'obbligo del celibato come un ricatto morale.
Il primo congresso di questo
movimento, che raccolse la dote di quella prima fase di impulso di idee tanto
innovative, fu il 29 giugno
Da quello storico congresso fu stilata
una carta d'identità nel 1984, nella quale vennero riconosciuti I principi
fondamentali della "Vocatio", una sorta di statuto dove si
riconobbero le istanze più innovative che
La spinta più rivoluzionaria di
"Vocatio" è quella in cui si rivendica il superamento dell'emarginazione
della donna e il riconoscimento dei preti sposati senza rivendicazioni
corporative o scissioni dalla chiesa cattolica. Tentativo questo, reso peraltro
ancora più difficile con Papa Giovanni Paolo II, il quale nel
Ma più che una misura
restrittiva da parte dell'ultimo Papa, si dovrebbe parlare di misura politica
per contenere l'emorragia inarrestabile dei preti, che fa il paio con l'unione
inscindibile tra ministero sacerdotale e celibato, proclamata solennemente nel
1979 con la definizione di “ordine celibatario”, anziché solo “sacerdotale”
come era fino a quel momento.
Ecco perché, malgrado la forma
più diffusa dei mezzi di comunicazione attuale, la strada da percorrere sembra
impraticabile e il prete sposato sarà, per molto tempo ancora, un'utopia. La
comunione con Dio, secondo gli innovatori di "Vocatio", dopotutto non
è altro che vivere secondo la propria natura, facendo del bene. Anche amare una
donna rappresenta un modo di restare in grazia di Dio, quindi perché
marginalizzare il ruolo del sacerdote in quella fortezza di solitudine? L'unico
cambiamento in questa rivoluzione già perduta è il dubbio del sacerdote che
impara a pensare come un uomo comune.
[1] L’analisi qui fatta esprime le opinioni dello scrivente. Non s i tratta di “partito”, se le parole hanno un senso. Parlare con questi toni della Chiesa non si concilia con la proposta di “far sposare i preti”. Vien da chiedere: « Se i preti sentono di essere “sempre preti”, anche se sposati, come si possono contrapporre alla chiesa, nella quale ha senso il ministero presbiterale?». La via del dialogo, anche forte e a tutto tondo - poiché sono in gioco molteplici altri fattori per un vero rinnovamento della chiesa - è l’unica praticabile per chi aspira ad ottenere il celibato opzionale. Altrimenti è meglio vivere da semplici appartenenti al Popolo di Dio.