PRETI SPOSATI: C’E’ QUALCOSA DI NUOVO…ANZI…D’ANTICO
di Ernesto Miragoli
Giuseppe Serrone, che ha lasciato il ministero per contrarre matrimonio con Albana e che vive a Chia (VT), molto gentilmente mi aggiorna con le news del suo sito dal quale traggo questa ultima notizia d’agenzia che mi permetto di commentare.
Note di servizio: il grassetto tondo è la notizia, il corsivo in rosso è il mio commento. Mi scuso con i lettori che avranno la pazienza di leggere per la lunghezza del testo.
Novità su Mons. Milingo:
in Corea del Sud si prepara a festeggiare il suo compleanno. Aspetta ancora i
documenti per spostarsi e progetta un clamoroso ritorno In Italia. Il 3 Giugno
ha scritto una lettera ai sacerdoti sposati italiani: dal 12 al 16 Giugno
parteciperà a un meeting sulla pace e dal 16 al 18 Giugno a un Simposio
Internazionale sul Cattolicesimo oggi.
Mons. Milingo dalla Corea del Sud, ha delineato il progetto del Movimento
Internazionale dei sacerdoti sposati "Married Priests Now": "Stiamo puntando a
convincere pienamente gli stessi preti della loro dignità e responsabilità di
fronte a Dio. Riteniamo di essere nella seconda fase del nostro percorso verso
un presbiterato uxorato". L'arcivescovo africano riferendosi alle celebrazioni
eucaristiche durante i suoi incontri con i dei preti sposati ha affermato:
"cerchiamo di convincere spiritualmente e moralmente i preti che non
dovrebbero portare rancore verso coloro, che li hanno maltrattati. Tra questi
i superiori, i vescovi, che hanno auspicato serie punizioni ai preti sposati
che hanno interrotto lo stato celibatario. Hanno intrapreso la normale
procedura di dispensa, ma non ne sono soddisfatti. Non intendevano
interrompere il proprio lavoro pastorale come preti. Sono semplicemente giunti
alla conclusione di non essere nati per essere single. Ecco perché in alcuni
paesi più del 50% dei preti sposati desiderano ritornare alle loro attività
pastorali".
Io non penso che vi siano preti che hanno lasciato il ministero per contrarre matrimonio, e che quindi non possono esercitare il ministero attivo, che portino rancore verso una chiesa gerarchica che li ha maltrattati. Penso,invece, che tali preti vivano in modo diverso il proprio ministero.
Come?
Profeticamente annunciando un rinnovamento della teologia del sacerdozio che
deve essere indispensabile. Può essere procrastinabile per ignavia da parte di
molti pastori (questo è il rammarico non solo dei preti sposati, ma di molti
cattolici riformisti) o per ragioni comprensibili, ma non per questo rimane
rinunciabile o cogente.
Nel trattare il fenomeno del celibato per Mons. Milingo "l’errore è da parte
della chiesa che ha vincolato il celibato al sacerdozio e ha esaltato i
successi della chiesa all’adozione del celibato. Nell’intera storia della
chiesa il celibato non è stato accettato, ma imposto. Ed ora la stessa natura
e la comunità intera non possono più tollerarlo, anche a causa di crimini
vergognosi che possono avere origine dal celibato".
Sono felice
d’apprendere dalle dichiarazioni di mons.Milingo quel che moltissimi di noi
denunciano da anni:il celibato non è consustanziale al sacerdozio cattolico
non solo nella storia teologica, ma nella prassi ecclesiale che almeno fino al
concilio provinciale di Elvira (VI secolo d.C) non considerò negativamente
discriminante la condizione matrimoniale per l’esercizio ministeriale.
Dissento da Milingo quando denuncia che a causa del celibato si commettono
crimini vergognosi. Preti pedofili o efebofili, preti che stanno con una donna
dalla quale hanno figli che non riconoscono sono criminali non perché celibi,
ma perché radicalmente psicologicamente immaturi. Questo è tanto vero che non
sono solo i preti ad essere pedofili o fedifraghi. Chi non sa che vi sono
professionisti o professioniste che hanno una vita sessuale “particolare”?
Secondo Mons. Milingo l’unico peccato, che non può essere perdonato è quello
contro lo Spirito Santo. Ha rivelato che per lui " è stata una gioia assolvere
ognuno dei preti che aveva subito ritorsioni sotto qualsiasi forma per aver
scelto di sposarsi e non restare celibe. Il presbiterato uxorato già esiste
nelle altre chiese cristiane, senza alcuna conseguenza, frutto di una libera e
semplice scelta".
E’
un’affermazione che non capisco. Milingo ha assolto i preti da che cosa? Dal
fatto che si sono sposati senza chiedere la dispensa? Ma questi preti e le
loro mogli avevano bisogno dell’assoluzione sacramentale, per quale motivo?
In Brasile il 7 aprile di quest'anno, Sabato Santo, ha raccontato: "abbiamo
celebrato la Messa, che abbiamo chiamato la Messa dell’Alleluia. Sono fermo
sulle posizioni della Tradizione Cattolica di interrompere i riti fino alla
notte di sabato. Quindi in questa messa delle 10 di mattina, abbiamo cantato
alleluia, mentre piangevamo Gesù dal Venerdì Santo. Comunque, abbiamo iniziato
la Messa, fino all’offertorio il prete mi ha ricordato: “E l’assoluzione?”.
Abbiamo proclamato il “Confiteor” e “Lord have mercy” (Signore, misericordia).
“Quale assoluzione?”, mi sono detto. Alcuni di queste preti erano presenti
alla nostra convocazione negli Stati Uniti e ricordavano questa speciale
assoluzione. Così, per non interrompere la celebrazione della messa ho detto:
“Miei cari fratelli e sorelle, così come stiamo per offrire l’Ostia e il Vino,
che diverranno corpo e sangue di Gesù, ricordiamo insieme le parole di Gesù:
“Prima di presentare il vostro dono all’altare, se pensi di avere un
risentimento verso un fratello o una sorella, tornate a casa, riconciliatevi
con loro, e dopo averlo fatto tornare a presentare la vostra offerta
all’altare”. Poi ho proseguito invitando i presenti a perdonarsi l’un l’altro,
e in particolare i preti sposati per essere diventati oggetto di ridicolo
nella comunità cattolica. Poi ho steso le mani su tutti e ho detto: "Per
l’autorità del Signore Gesù Cristo, e per il potere dello Spirito Santo, e con
l’intercessione della Beata Vergine Maria, degli Angeli e dei Santi, Vi
assolvo tutti dai legami, dai limiti, dai divieti, dalle scomuniche di ogni
sorta in relazione ai vostri peccati, col Sangue di Gesù Cristo sarete
liberati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”.
Non è per fare il leguleio. Ma questa sorta di liberatoria di coscienza che Milingo ha pronunciato è un po’ strana. Si dovrebbe sapere, infatti,che il potere di assolvere è legato alla comunione ecclesiale e che mons.Milingo si è posto fuori dalla comunione ecclesiale.
Io non sono molto favorevole a scomuniche ed interdetti. Mi sembrano sanzioni un po’ anodine che forse, ripeto… forse, avevano un senso storico, ma che sono superate.
Mi chiedo:
perché chi vuole fare un percorso ecclesiale proprio (legittimo, peraltro) non
rinuncia a certe tradizioni ecclesiali? Anche il fatto dell’aver giustificato
la celebrazione liturgica pasquale la domenica mattina è un po’ strano per chi
si appella alla tradizione ecclesiale dei primi secoli. Qualunque manuale di
storia della liturgia – infatti – ci insegna che fin dal primo secolo la
veglia pasquale era una celebrazione che iniziava la notte inoltrata (con
tutti i riti degli ammittendi al Battesimo) e che si concludeva con l’Alleluja
da cantarsi rigorosamente dopo la mezzanotte.
Il Sabato Santo, di ritorno da San Paolo, dopo la messa "abbiamo fatto un rito
di guarigione. Hanno partecipato 1.700 persone. Abbiamo imposto le mani,
insieme ad altri 4 preti, chiedendo la liberazione dalla malattia. Questo è un
punto di vista diverso. Un così grande numero di persone riunite in un posto,
ha richiesto perfino la presenza di medici in caso di urgenze. Con somma
sorpresa di essi, c’era un clima di tranquillità e di pace, non è successo
nulla, nessuna necessità di ambulanze, un totale allineamento con i malati.
Essi stessi sono stati unti. Alla fine ho dovuto chiedere l’intervento degli
uomini del servizio d’ordine perché le persone cercavano di presentarsi
all’altare una seconda volta".
Dopo il rito di guarigione un prete sposato, professore all’Università di San.
Paolo del Brasile "ha reso felice l’assemblea parlando di sua moglie, dei suoi
figli e dei suoi cinque nipoti. Era così libero e divertente quando ha
parlato, tanto da deliziare tutta l’assemblea". Al rito hanno partecipato
anche dei vescovi sposati. Uno di loro ha dichiarato: “Siamo già stati
testimoni di miracoli. Alcuni preti sposati, che avevano perso la speranza di
celebrare Messa, adesso hanno ricominciato a farlo”.
Per Mons. Milingo è stato consolante constatare una tale risposta.
Il Movimento Internazionale ha avuto tre incontri negli Stati Uniti tenuti a
Luglio, a Settembre e a Dicembre 2006. San Paolo è stata la sede del quarto
raduno internazionale. Il 9 aprile, nel pomeriggio, Mons. Milingo è ritornato
in Corea, dopo un lungo tragitto di circa 27 ore di volo. In Corea vive con la
moglie Maria Sung nella zona di Seul. Si trova nel paese asiatico dalla fine
del Dicembre 2006 in attesa di avere il visto di ingresso negli Stati Uniti.
Il permesso di soggiorno per gli Usa era stato ottenuto per sei mesi. La
Congregazione dei Vescovi aveva richiesto a Mons. Milingo il Passaporto
Diplomatico Vaticano nell'ottobre del 2006 dopo il provvedimento canonico di
scomunica emanato dopo il rito dell'ordinazione episcopale di 4 sacerdoti
sposati avvenuta il 24 Settembre 2006 a Washington.
Mons. Milingo ha organizzato un nuovo meeting per i sacerdoti sposati a Seul
in occasione del suo 77 compleanno verso la metà del mese di Giugno 2007.
Conta sullo Spirito Santo per ricostruire e strutturare la chiesa del futuro.
"Ho personalmente vissuto ciò che si sta rendendo evidente e che sta venendo
fuori quale risultante. Prego affinché la nuova chiesa, rinnovata e ripulita
prenda subito piede nel mondo, e torni ad essere la chiesa, la madre ideale
dell’umanità. Dubito che la presunta unità sarà quella ricercata dalla chiesa
cattolica romana, che ha fallito nell’unificazione di varie correnti di
pensiero. E’ stata una sconfitta storica".
L'arcivescovo Milingo è intervenuto anche sui documentari sulla pedofilia dei
preti trasmessi e diffusi nelle scorse settimane in Internet:
"Molti documentari stanno per umiliare la nostra madre Chiesa. La gente è
stufa della pomposità e del complesso di superiorità della chiesa cattolica
romana. E’ utile ammirare la misteriosa costruzione di castelli di dicerie
finché non possiamo constatare con i nostri occhi. Ci si può accertare della
loro dettagliata costruzione e degli anni impiegati per metterli su. Ma
dobbiamo sempre ricordare che stiamo leggendo ciò che “era; non ciò che è
oggi. In questo contesto abbiamo ragione di ammirare la magnificenza dei
castelli”. La chiesa cattolica è stata ammirevole. Intendo la Chiesa cattolica
romana. Ma la sua politica intimidatoria e le molteplici strade per punire i
suoi stessi appartenenti è ciò che sta venendo fuori. Ciò che succederà non è
qualcosa che ci faccia piacere quali membri della chiesa cattolica romana;
resta il fatto che i tempi siano maturi perché la chiesa recuperi il suo
lustro e la sua bellezza. Coloro tacciati di essere in contatto con il male
che hanno incastrato la chiesa cattolica, sono dei cattolici che operano in
essa. Ci sono tre ragioni per le quali stanno svolgendo un lavoro così
deprecabile:
1. Una ragione è che essi non possono più sostenere l’ipocrisia che esiste
nella chiesa cattolica
2. L’ostinazione delle autorità ecclesiali nel non voler andare avanti quando
lo Spirito Santo lo suggerisce è la causa di una sterilità spirituale, che
oggi si tocca con mano nella chiesa cattolica romana.
3. A coronazione di tutto questo essi stessi, quali figli della madre chiesa,
hanno avvertito la stretta della vergogna che appartiene invece alla loro
madre. In un modo o nell’altro, è bene che i figli stessi contribuiscano
all’evoluzione della loro madre chiesa".
Quale sarà il ruolo dei sacerdoti sposati quali membri della prelatura di
Married Priests?
"Non bisogna sottovalutare ciò che dico. Saranno gli stessi fatti a dirlo.
Dalla nostra esperienza attraverso corrispondenza via e-mail, abbiamo
sperimentato tante “sofferenze solitarie”. Qualcuno ha giustamente chiamato la
nostra prelatura l’ombrello protettivo su tutti coloro che sono uniti
(branchie di Married Priests Now). “Per avere una idea concreta, bisogna
immaginare lo Spirito Santo che scende sugli Apostoli, toccandoli uno a uno e
sprigionando lingue di fuoco sopra di loro. Ecco perché dobbiamo imparare pian
piano dallo Spirito Santo cosa vuole dai preti sposati. Sono personalmente
sicuro che le intenzioni con le quali la chiesa è stata fondata siano perché
fosse sempre vissuta in pieno. Ma non ci vorrà molto perché Dio trasformi
questo mondo, il cui futuro vacilla. Il rinnovamento della chiesa la
santificherà al punto che la storia del peccato finirà e si concluderà nel
trionfo della divinizzazione dell’intera umanità".
Per Mons. Milingo il rinnovamento totale dell’umanità attraverso la famiglia.
"Cosa è stato sbagliato nella formazione dei preti? Si è detto che “i buoni
aprono la via verso l’inferno”. I nostri insegnanti di seminario hanno avuto
molta buona volontà. Più tardi alcuni di loro hanno lasciato le cattedre, e
addirittura il ministero presbiterale. Hanno visto i loro brillanti studenti,
soccombere sotto il celibato, restituendo la loro vita alla chiesa. Questo non
è stato incoraggiante per gli insegnanti. Ad oggi, molti seminari nel mondo
sono stati chiusi. Alcuni sono stati venduti. Ho sentito di grandi seminari
che hanno solo 10 studenti".
Mons. Milingo ha citato Fausto Marinetti, un prete sposato italiano che
"parlando a nome dei preti sposati, spiega le ragioni per cui la chiesa perde
i suoi preti. Parla degli ingredienti che determinano la formazione del prete.
Dice: “Nonostante le affermazioni di principio, c’è una continua tendenza a
considerare la sessualità come intrinsecamente pericolosa, impura, insana, non
idonea ai ministri di culto. Il piacere è considerato opera del demonio, le
donne, le peggiori rivali di Dio. La paura è tanta, al punto di demonizzarle.
Non siamo poi liberi dal dualismo e dal manicheismo che guarda il corpo con
gli occhiali scuri”.
Quali precauzioni dobbiamo prendere nel rapporto con una donna. Il nostro
celibato è la madre di tutte le perle, un valore molto più alto che la vita di
una donna che mi trovo dinnanzi, che mi chiede consiglio. “Nunquam Soli”, mai
restare da soli con una donna. Questa è la formazione dei nostri preti. Non ci
vuole molto per un prete a domandarsi il perché di una discriminazione
spirituale di questo tipo verso le donne. Le sue conclusioni attraverso
l’apostolato contraddicono i suoi stessi pregiudizi contro le donne. Le virtù
di una donna come madre lo sopraffanno. Incontra donne virtuose, di buone
maniere, che lo portano a volerle conoscere meglio. Non sono come quelle
dipinte negli anni di formazione in seminario".
Mons. Milingo ha continuato dichiarandosi "sorpreso che nessun movimento
femminista abbia prodotto una documentazione contro la chiesa cattolica, che è
la prima che discrimina la donna. E ciò non ha niente a che vedere con Gesù.
Egli è stato felice e soddisfatto quando una donna pubblicamente lo ha unto
con aromi profumati. Si è fermato sul Golgota quando la Veronica gli ha terso
il volto dal sangue e dal sudore. Si è fermato a parlare privatamente con una
donna alla quarta stazione della via crucis. Ha apprezzato la partecipazione
delle donne nelle sue predicazioni".
Mons. Milingo ha commentato anche il ruolo delle donne: "Anche nel 21 secolo
la chiesa cattolica non ha donne nei ruoli amministrativi, cioè nella
cosiddetta Curia Romana. Una donna come segretario di Stato sarebbe un
pericolo all’interno della Curia Romana. Così il maggiore talento nascosto
delle donne per il benessere della chiesa resta inutilizzato. Come potrebbe
essere la chiesa cattolica se utilizzasse il tocco femminile nell’amministrare
il suo tesoro spirituale! E’ stata una grave perdita per duemila anni.
Sentiamo cosa disse Papa Pio XII di una donna, che ci risulta sposata, una
moglie: “Si, la moglie è un sole che splende nella famiglia. E’ il sole della
generosità e del dono di sé, con la sua disponibilità continua, con la sua
accorta e prudente delicatezza in tutte le situazioni nelle quali aggiunge
gioia alla vita del marito e dei figli”. In lei c’è la gioia per l’intera
famiglia. Sua Santità Papa Pio XII dice ancor di più quando parla di una donna
nel matrimonio. Dice: “e se possiamo dire che un matrimonio è fonte di bene,
dove i partner ricercano la reciproca felicità più che la propria, queste
nobili intenzioni sono ancor più esplicitate dalla moglie, anche se dovrebbero
riguardare entrambi. E’ una derivazione del pulsare del suo cuore di madre e
della sua saggezza”. (Pio XII alle coppie appena sposate, 11 marzo 1942).
Tutti i pregiudizi accumulati durante il periodo di formazione devono cadere
di fronte alle espressioni usate da Pio XII sulla donna. Dobbiamo quindi
chiedere perdono alle donne nella chiesa cattolica quando i preti le hanno
guardate con sospetto, dice Fausto Marinetti: “la donna, la più pericolosa
rivale di Dio”. Abbiamo ricevuto un avviso prudente: “attenzione quando hai a
che fare con una donna”. Noi preti sposati, apriamo gli occhi!".
Mons. Milingo ha concluso affermando: "Se dobbiamo rinnovare la chiesa,
facciamolo con le nostre mogli. Questa è l’intera umanità che si muove. La
chiamiamo famiglia. Lasciamo che le nostre mogli siano completamente se
stesse. Gli uomini hanno offuscato i doni di Dio all’umanità attraverso il
loro egoismo, orgoglio e arroganza. Una donna è meno di una compagna, con
eguali diritti. Noi ci dispiacciamo e ci pentiamo. Consoliamoci di nuovo con
ciò che Papa Pio XII ha detto: “La moglie è il sole radioso della famiglia,
col suo naturale candore, la sua semplice dignità, col suo comportamento
dignitoso, così come col suo incarnare l’affetto e la dedizione”.
Oltre questo una donna può essere di più. Quale valore può essere nella
famiglia, coi suoi doni spirituali e umani, tanto da non rendersene spesso
neanche conto".
Mons. Milingo ha attuato un progetto di ritorno in Italia, perché a Roma si
trova il vaticano. Roma potrebbe essere scelta, per alcune valide motivazioni,
come sede centale della prelatura Married Priests Now.
"Ci sono molti motivi. Il primo è che i sacerdoti sposati in Italia si sono
sviluppati sotto le ali della chiesa cattolica. Il secondo motivo è che molti
di loro hanno avuto l'opportunità di studiare nelle Università Pontificie di
Roma e in quelle sparse nelle differenti regioni dell'Italia. Sanno quindi,
come difendere la loro posizione e giustificare la presenza del movimento. Il
terzo motivo è che conoscono i termini usati che hanno consentito alle leggi
ecclesiali di mettere il celibato al di sopra del sacerdozio". Mons. Milingo
ha concluso le dichiarazioni prospettando un'unione tra l'Italia e il Brasile
"finora le due nazioni hanno accettato il movimento. Il Signore desidera unire
i due paesi attraverso il movimento dei sacerdoti sposati".
Un tentativo di inculturazione del Vangelo: "solo la gente locale del Brasile
e dell'Italia può dare soluzione ai problemi odierni del sacerdozio".
Mons. Milingo ha indirizzato il 3 giugno 2007 una lettera ai sacerdoti sposati
italiani.
In questa lettera redatta durante la scorsa Quaresima, Mons. Milingo non
intende accusare nessuno per quanto è accaduto ai sacerdoti sposati. "Siamo
consapevoli del nostro peccato e insieme alla intera comunità cattolica, ci
siamo pentiti e abbiamo rinnovato le nostre promesse presbiterali. Stiamo
facendo tutto questo, non perché siamo migliori di altri. Vogliamo solo
rimetterci ancora una volta alla sequela di Cristo, imitandolo, ma ricoprendo
il nostro ruolo come pastori nelle Comunità, scelti da Dio. Chiamiamo i preti:
Anziani, Presbiteri o semplicemente preti, ma con un ruolo scelto e con un
preciso mandato di Dio, per il quale sono unti e consacrati.
Abbiamo seriamente analizzato e dimostrato che la Chiesa Cattolica ha
sbagliato a "Ridurre i preti allo stato laicale". Un prete non può essere
ridotto allo stato laicale, e neanche alla stregua di un semplice cittadino,
che si occupa solo delle proprie faccende. Le parole più comuni che
rappresentano una sintesi del suo stato sono "un prete è il pane comune". E’
da questo stato che non può ridursi solo a uomo del sacrificio, ma è egli
stesso un sacrificio per la sua comunità. Deve essere interpellato,
consultato, e deve essere tutto per tutti. Con una differenza sostanziale da
Gesù il quale non deve espiare il Suo stesso peccato in sacrificio. Egli offre
se stesso, mentre un prete, essendo pane comune, condivide nello stesso pane
la sua vita, poiché egli espia anche i suoi stessi peccati".
Per Mons. Milingo il "presbiterato nella lettera di S. Pietro si estende a
tutta la comunità cristiana. Data la difficoltà della vita quotidiana, i
problemi della vita, un cristiano risolve le questioni della vita imparando da
Gesù la cui intera vita è stata un olocausto".
Secondo le dichiarazioni di Mons. Milingo il presbiterato uxorato è quello
delle origini. "Non vogliamo necessariamente paragonarci ad altri preti
sposati di altre confessioni. Vogliamo essere veramente i preti sposati
dell’epoca degli Apostoli, La chiesa è stata fondata e costruita dai preti
sposati. Non c’è dubbio su quale fosse la struttura di allora e su quale
vorremmo che sia, essere riconosciuti come preti che derivano dalla tradizione
apostolica. Non siamo la metà della chiesa, la cui altra parte è formata dai
preti celibi. Siamo interamente preti, previsti da Dio, sposati come Adamo ed
Eva, dando vita a santi bambini, come era Abele, da una nuova e redenta
famiglia di Adamo ed Eva.
Noi che stiamo subendo una sorta di lapidazione, non vogliamo monopolizzare il
lavoro di redenzione della Madre Chiesa. Essa non vede e non percepisce la
pena che prova Gesù di fronte ai crimini del clero. Abbiamo ricevuto diverse
punizioni, ma fino a che il celibato durerà nella Chiesa Cattolica, i peccati
più degradanti continueranno ad esserci.
Abbiamo bisogno di nuovo vigore, di confronto, di vivere ancora una volta il
Santo Presbiterato Apostolico, con una unione matrimoniale santificata,
elevata agli standard che Dio voleva".
Come vedo la Chiesa Mons. Milingo dopo il suo matrimonio?
"Innanzitutto, voglio condividere con voi la mia visione delle azioni della
Madre Chiesa Cattolica. Potete dissentire da queste mie vedute; pregate il
Signore, e lasciate che sia, senza condannarmi. La razionalità della Chiesa
Cattolica è predominante nella gestione della Chiesa stessa. Non è il Papa che
governa la Chiesa Cattolica Romana; è la Curia Romana. Ma chi è Romano se non
quello che soppianta l’opinione comune. Posso sbagliarmi, non ho mai assistito
alla procedura decisionale.
La malattia di iper-ragionare o di ragionare deriva dalle argomentazioni di
Plauto, Aristotele, Socrate, ecc. Abbiamo attribuito ad essi la teologia che
riteniamo costituire la strada della nostra fede, ma anche la nostra fede è
ragionata, una fede che non ha accettato Giovanna d’Arco, Savonarola e molti
fondatori di congregazioni condannati per la loro misteriosa esperienza e
scacciati, mandati a morte come dei "nessuno".
La Curia Romana crede di avere lo spirito di discernimento, abbiamo visto
attraverso i media cosa hanno fatto i conquistadores nel nome della chiesa ai
popoli dell’America Latina. Lo stesso è accaduto verso i neri dell’Africa.
Lavorando a fianco degli esploratori e dei loro governi, hanno fatto ciò che
certamente non veniva dal discernimento dello Spirito Santo. La Chiesa ha una
MENTE, non un CUORE.
La Chiesa recupererà mai il CUORE? Scomuniche, interdizioni, sospensioni, e
molti altri provvedimenti, ciò che le nostre ex-sorelle hanno sofferte, noi
tendiamo a mettere la testa sotto la sabbia. Sono crimini vergognosi per la
Madre Chiesa. Ma se camminiamo da soli, possiamo prevedere tutte le soluzioni
che vogliamo, ma non riusciremo a rinnovare la chiesa.
Prima di tutto dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento verso la vita. Non è
solo ragionando che risolveremo i problemi umani. Oggi il mondo ha bisogno di
una maggiore azione del cuore, più che della mente. Se la mente crede di poter
lavorare da sola, prendendo decisioni precipitose, per quanto sembrino
logiche, non serviremo meglio l’umanità".
Per Mons. Milingo "Nella fede, la percezione intellettuale della teologia,
deve essere moderata dalla percezione del cuore in cui risiede l’amore. E
l’amore è la sola virtù che rimane, oltre la fede e la speranza ,a lavorare su
questa terra. La diminuzione della devozione nella Chiesa Cattolica, ad
esempio il non rispetto per l’Eucaristia e altre devozioni tradizionali, hanno
svuotato spiritualmente le anime dei semplici devoti, ai quali Dio ha parlato
mentre sostavano davanti a Cristo nell’Eucaristia".
L'ex Arcivescovo di Lusaka ha scritto anche alcune frasi riferite al Rev. Moon.
"Come i vecchi cattolici, i luterani e ora gli ortodossi lavorano liberamente
con me, così anche i seguaci di Moon. Vedono che non ho la pomposità tipica
del cattolico, o il complesso di superiorità, ma sono guidato da prudenza e
amore; non ho mai offeso nessuno con il mio comportamento. Essi vedono nella
mia espansione che io sono la scala per raggiungere la Chiesa Cattolica. "E’
evidente senza alcun dubbio che Milingo è l’osso, il sangue e l’acqua del
cattolicesimo e questo è tutto ciò che lo rende se stesso.
Molti esseri umani ci hanno ingannato, ci hanno promesso aiuti finanziari, ma
inutilmente. Solo il Rev. Moon ha manifestato interesse al nostro caso e ci ha
aiutato a muoverci fino a qui. Ma non ci promette eterno aiuto. Il patrimonio
del Rev. Moon non è più in suo possesso. Lo ha ceduto a sua moglie e ai suoi
figli che sono divenuti proprietari di tutto ciò che ha creato.
Il nostro movimento è registrato ufficialmente e non ha esenzioni fiscali. La
gente è interessata alle esenzioni così che in un modo o nell’altro si tengono
stretti i loro soldi. Comunque sembra che quelli che oggi ci invitano a
visitarli nei loro paesi si stiano assumendo i costi di trasporto, di vitto e
di alloggio. Speriamo che questo non rimanga un sogno, ma una realtà".
Mons. Milingo nella parte finale della lettera ha delineato anche il progetto
di Married Priests Now, la prelatura personale da lui recentemente fondata:
"Non ti toglieremo niente di ciò che sei. Nessuno di noi stabilirà un regno
all’infuori di Married Priest Now! Avete già sofferto più del dovuto. Contiamo
sulla vostra buona volontà ed onestà e sincerità. Non c’è nessuno tra i nostri
vescovi che abbia sete di potere. Il nostro Regno è nelle nostre stesse
famiglie, dove portiamo totale libertà e confidenza. Così come non ci
aspettiamo onori o decorazioni, o pacche sulle spalle. Siamo solo preti di
famiglia. Ai nostri incontri le nostre mogli hanno tutta la libertà di dire
ciò che sentono e noi tutti prestiamo attenzione a ciò che dicono.
Personalmente vedo una Prelatura che si espanda attraverso singole unità. Cioè
una provincia costituita da famiglie da formarsi nei diversi paesi. Nella mia
visione credo che la Prelatura illumini le singole unità e diffonda la
saggezza che deriva dalle unità e la condivida con le altre. L’immagine che ho
presentato potrebbe non essere adeguata a rappresentare quello che ho in
mente. Molto di ciò che vedo viene dallo Spirito Santo che scende su ognuno
degli Apostoli e sulla Madre Maria nel giorno di Pentecoste, dando a ciascuno
di loro tutta la grazia necessaria per portare avanti la missione che Dio ha
deciso di affidare. La Prelatura dovrebbe essere vista come un canale di
comunicazione che rinfresca continuamente le unità per intraprendere le giuste
azioni e attività.
Se la nostra è una missione per la chiesa di oggi, lo Spirito Santo non sarà
ingeneroso verso gli amministratori o i consiglieri della Prelatura. Ci sarà
una condivisione reciproca di esperienze spirituali, dei doni dello Spirito
Santo".
Dall'Italia per partecipare al meeting sulla pace e al simposio internazionale
sul Cattolicesimo oggi, che si terranno nella zona di Seoul (Corea del Sud)
rispettivamente dal 12 al 16 Giugno e dal 16 al 18 Giugno 2007, interverranno
don Pietro Ceroni, un sacerdote sposato di Bergamo e don Giuseppe Serrone,
giornalista free lance e teologo, fondatore dell'ass. italiana dei Sacerdoti
lavoratori sposati. I due sacerdoti italiani hanno partecipato dal luglio del
2006 alla fondazione del Movimento "Internazionale Married Priests Now!"
creato da Mons. Milingo.
Tutto questo è condivisibile. Anzi…accettabile. Le affermazioni di Milingo, prima che sue e di Marinetti, sono di molti di noi che le scrissero e pronunciarono quando attorno ai preti che lasciavano il ministero per sposarsi aleggiava pesante ed oscuro l’alone della colpa, del tradimento, del sesso proibito e nascosto.
Se condivido l’insieme, però, debbo rilevare alcuni particolari che mi lasciano perplesso.
Il primo è quello della Prelatura Personale. Da prete sposato dico che non me ne faccio nulla di una Prelatura Personale paragonabile a quella dell’Opus Dei. E’ una forma giuridica canonica che rifiuto, come quella delle Prelature ad personam e Prelature nullius. La chiesa nasce e vive nel nome di un unico “prelato” che è Gesù Cristo il quale disse che “…dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Se la storia della chiesa ci insegna che si rese necessario suddividere il territorio dell’impero sul modello dello stato romano con diocesi con a capo vescovi che devono essere nominati da Roma e non espressione di un popolo orante e caritatevole, mi va bene perché non voglio sconvolgere prassi consolidate. Ma la vera profezia non è inserirsi in questo solco. La vera profezia è darsi da fare, rischiando in prima persona, per creare un ambiente dove il soffio dello Spirito divenga un tornado, un vento impetuoso che riempia la casa della chiesa e crei l’urgenza dell’evangelizzazione. Una Prelatura comporta una burocrazia, una gerarchia…insomma…un potere. I preti, con le loro famiglie, non hanno bisogno di un vescovo con mitra e pastorale o più vescovi con mitra e pastorale che sono “valide sed illicite” ordinati. Così si entra ancora nel giro perverso della legge che in genere non va d’accordo con la profezia.
Non credo che a molti preti sposati interessi rivestire il camice e la stola e piazzarsi sull’altare a predicare o celebrare messe, matrimoni, battesimi e funerali. Ce ne sarà qualcuno che ha queste nostalgie, d’accordo, ma a molti interessa vivere una vita comunitaria senza sentirsi discriminati. Un vescovo, poi, non può crearsi una prelatura personale. Deve essere nominato tale dalla chiesa di Roma. Se no…se no…si torna al nocciolo della questione: si contesta una cosa, ma si adottano gli stessi comportamenti della cosa che si contesta.
E si crea confusione.
E Dio sa se c’è bisogno di confusione nel Popolo di Dio dove già ci vivono gruppi e gruppuscoli che hanno una propria originalità e vivono di “distinguo”.
Il secondo particolare che mi lascia perplesso è la meraviglia con cui mons.Milingo annota che il movimento femminista non ha mai richiamato la chiesa cattolica sulla discriminazione della donna. Evidentemente è male informato. Io non seguo molto i movimenti femministi, ma da quel pochissimo che so posso dire che fin da prima del Vaticano II in Francia ci si batteva per la liberazione della donna nella chiesa. Non ho tempo di documentarmi, ma, a braccio, mi vengono in mente Armida Barelli, Elisabeth Boeresen, Virginia Wolf. C’era un settimanale cattolico francese, Information catoliques, che negli anni 70 e 80 portava articoli interessantissimi sull’argomento. Lo stupore, semmai, deve essere altro. Ci si deve stupire come una chiesa che emani documenti quali la Mulieris dignitatem, la Familiaris consortio (tanto per citarne due del “santo subito”) non riconosca diritto di dignità alla donna nella celebrazione eucaristica, pensi che la donna sia la tentatrice del prete in ministero e…udite, udite, nel processo canonico per la riduzione allo stato laicale, senta mille testimoni, ma non la moglie del prete che chiede la dispensa per poter contrarre matrimonio religioso.
Un terzo particolare mi stupisce. Non si fa cenno ad un gruppo di studio per dare corpo pastorale, storico, teologico ad un nuovo modo di servire nella chiesa il kerigma per i fratelli. Mi permetto di suggerire che questa è la cosa più urgente. Al popolo di Dio interessa sapere, a mio modesto avviso, quale proposta innovativa i sacerdoti sposati portino la mondo ecclesiale. A suo tempo, quando mons. Milingo si sposò con Maria Sung e poi la lasciò, scrissi che sbagliava. Non perché avesse sposato sua moglie con il rito del rev.do Moon, ma perché, da vescovo, se credeva al sacerdozio uxorato, avrebbe potuto aiutare noi, poveri cirenei che da anni cerchiamo un dialogo che, nel contesto della riforma ecclesiale contempli ANCHE una riforma del sacerdozio cattolico, a dialogare con Roma. Secondo me ci sarebbe stato di grande aiuto, ma soprattutto sarebbe stato di grande aiuto alla chiesa di Dio di cui è Pastore.
Se posso…direi a mons.Milingo di lasciar perdere ordinazioni episcopali o sacerdotali, assoluzioni di massa o concelebrazioni mega con preti sposati, e gli suggerirei di concentrare i suoi sforzi nella ricerca di un dialogo serio con Roma nella direzione indicata sopra. Ci vorrà del tempo, certo. Forse lui non vedrà un esito positivo e forse non lo vedremo neppure noi che da anni lottiamo per questo. Ma…i tempi di Dio non sono i nostri e i suoi disegni non sono i nostri.
Ernesto Miragoli