Messa tridentina a Bologna
Sarà più facile celebrare anche a Bologna la Messa in latino secondo il rito del Concilio di Trento, nell’edizione del 1962 di Papa Giovanni XXIII, dopo la pubblicazione del documento papale, che la liberalizza? “ Il decreto di Papa Benedetto XVI agevola – dichiara mons. Gabriele Cavina, vicario episcopale per il culto e la santificazione – l’utilizzo del Messale tridentino nella versione del beato Papa Giovanni XXIII. A Bologna però mancano sacerdoti intenzionati a celebrare la Messa di Trento. C’è una diffusa affezione fra i nostri pastori al rito ordinario, il Messale di Paolo VI del 1970 e poi non tutti hanno la dovuta preparazione per dire Messa secondo le antiche norme liturgiche”.
Monsignore, nella nostra arcidiocesi prevede un incremento dell’interesse verso la Messa del Concilio di Trento alla luce del nuovo provvedimento, Summorum Pontificum, che entrerà in vigore il prossimo 14 settembre?
“ Forse, le persone di una certa età, che in passato hanno partecipato a liturgie secondo il rito tridentino potrebbero tornare ad accostarsi a questa celebrazione. Aggiungerei poi qualche curioso e poco più. Ricordiamo che lo stesso motu proprio del Papa, Summorum pontificum, chiude le porte ad ogni forma di strano esoterismo cattolico. Occorre avere la preparazione necessaria per seguire la Messa antica ”.
C’ è qualche Chiesa a Bologna che celebra già regolarmente secondo il rito tridentino?
“Assolutamente no. Alla Chiesa dei Servi di Maria, ogni domenica alle 11.30, si celebra in latino, ma sempre secondo il Messale di Paolo VI. Solo alla Chiesa del Baraccano, il primo sabato del mese, alle 16.30, è stata concessa, ad un gruppo di appena 40 persone, la possibilità di celebrare secondo il Messale di Trento, nell’edizione però del 1962. Il celebrante comunque non è un prete della nostra arcidiocesi”.
In sostanza, che cosa prevede il decreto di Papa Ratzinger?
“ Introduce nuove condizioni per la celebrazione liturgica secondo il Messale tridentino di San Pio V, nell’edizione del beato Papa Giovanni XXIII, rispetto alla normativa in vigore della Quattuor abhinc annos e della Ecclesia Dei. Se oggi per celebrare secondo questo rito occorre l’autorizzazione del vescovo ordinario, una volta entrato in vigore il provvedimento del Papa, tutto ciò non sarà più necessario e la richiesta sarà direttamente avanzata al parroco, che è chiamato ad assecondare la volontà dei fedeli. Inoltre si ha la possibilità di celebrare con la Messa di Papa Giovanni anche nei giorni festivi e non più solo nel corso di quelli feriali”.
Quali sono le differenze principali tra la Messa del 1962 e quella di Paolo VI del 1970, che resta comunque, anche dopo il documento pontificio il rito ordinario della Chiesa cattolica?
“ Con il Messale di Paolo VI si rendono più fruibili i riti liturgici e si favorisce la partecipazione attiva e consapevole dei fedeli. Ancora si prevedono più porzioni di passi biblici a disposizione della celebrazione, quattro e non solo un canone eucaristico ed infine è ammessa la concelebrazione”.
La promulgazione del documento papale è stata accompagnata da non poche polemiche, soprattutto da parte dell’episcopato francese. Proteste non certo sopite una volta avvenuta la pubblicazione del testo. Il decreto attacca il Vaticano II e la sua riforma liturgica avviata con la costituzione dogmatica, Sacrosantum Concilium?
“Su questo punto Papa Benedetto è stato chiarissimo. Non c’è nessun pericolo per il Vaticano II e per la Sacrosantum Concilium. L’’interpretazione comunque del Concilio Vaticano II quale momento di rottura nella storia della Chiesa è erronea. La Chiesa non procede mai per strappi”.
Resta però il fatto che i lebfevriani della Fraternità di San Pio X, mai teneri nei confonti del Concilio Vaticano II, una volta pubblicato il provvedimento, hanno seguitato ad usare toni minacciosi e di rivalsa nei confronti del Concilio.
“Questo è vero. Devono dimostrare coi fatti che le loro riserve per un ritorno alla piena comunione ecclesiale sono solo di stampo liturgico senza ulteriori impedimenti. Il Papa ha voluto tendere loro la mano”.
Giovanni Panettiere