Maggio 2007
Care amiche,
Mi chiamo Lara. Amo un sacerdote. Ho ventiquattro anni e vivo sola. Scrivo.
Abito sola da quando avevo 17 anni. Mi sono convertita mentre studiavo teologia
(sono una ragazza in gamba nello studio, era la mia seconda laurea, il regalo
per aver concluso la prima). Mi sono cresimata, sono diventata l'amata
catechista di 18 bambini (delle pesti incredibili che mi hanno riempito il cuore
di affetto e di gioia), poi sono stata ricoverata per tre mesi, perchè
probabilmente ancora dovevo superare una malattia che in parte già stavo
sconfiggendo da sola, ma non potevo, senza aiuto. Quello del Padre buono che ci
guarda dall'alto e quello del mio prof, entrambi, hanno 'lavorato' per me.
Quando sono guarita dall'anoressia l'Eucarestia è stato il dono più bello, la
mia forza, di tutte le ferite che il mio cuore non sapeva guarire non c'è ne
stata una che Gesù non abbia curato con amore.
Quando si è trattato della ferita più grande mi aveva già messo un compagno
vicino (ero fidanzata, mi stavo per sposare, forse più perchè volevo un luogo da
poter chiamare casa che per amore, lo ammetto, ma vivere da sola è stato molto
difficile. Comunque non era il mio fidanzato colui che mi è stato vicino), un
uomo buono oltre ogni immaginazione. Nessuno era stato così buono con me. Lui mi
riteneva, e lo era senza dubbio nonostante le invidie di tutti in parrocchia, la
sua prediletta, la sua figlioletta prediletta, mentre lui è stato il padre che
mai avevo avuto.
Poi è cambiato tutto, alla luce, probabilmente di una più stretta vicinanza. Lui
mi guardava dormire, vegliava accarezzandomi. Quando poi ci siamo baciati il
mondo intero è crollato. Mi sono sentita la persona peggiore dell'universo.
Avevo pregato perchè non succedesse. No, non me lo aspettavo, ma avevo paura che
succedesse, non volevo perderlo.
Ma lui è diventato umano. Ha perso la veste di padre ai miei occhi (che, ora mi
rendo conto, è stata una presa in giro che abbiamo usato noi stessi per bendarci
gli occhi e non vedere cosa stava succedendo), io, ovviamente, lasciai subito il
mio fidanzato e mi presi del tempo per capire. Fu lui a tornare da me. E non mi
ha più lasciata.
Adesso vivo in doppiezza completa. Lavoro, studio e amo un uomo di 18 anni più
grande. Ma lo amo di nascosto da tutti. Certe volte quando lo vedo celebrare
piango. Perchè lui con quest'atto grida al mondo intero che per lui non sono
nessuno.
Sono andata a confessarmi mentre ho avuto quel periodo di riflessione, a cercare
il conforto di Gesù, ma il confessore mi ha fatta piangere, ha detto che stavo
facendo una cosa orribile e che volevo solo farmi bella agli occhi delle
catechiste. Ho lasciato il catechismo, ovviamente. Ma lui insisteva, alla fine
mi ha detto di andarmene e che non mi sarei più potuta avvicinare alla Santa
comunione.
A distanza di un anno (perchè la storia era lontana dall'essere costruita per
far invidia a quattro catechiste) Gesù mi manca. Ma lui, il mio lui, (mio, per
modo di dire, come possiamo anche solo pensare di possedere qualcuno?) è vicino
a me, scappa la sera, poi la notte torna lì. Scappa quando non lavoro, scappa
quando può. E io non so cosa fare. Perchè tutti abbiamo il diritto di essere
amati completamente, perchè sento che questo non è giusto verso entrambi. Perchè
so che una scelta, per quanto dolorosa, è necessaria. Più volte gli ho chiesto
di lasciarmi, più volte ho fatto fagotto della mia vita e ho cercato di farla
finita (quanto è brutto vedere il dolore della divisione interiore sul volto,
negli occhi della persona che ami), ma lui mi ha ammonita, mi ha detto che la
fuga non è una scelta di libertà, ma solo una fuga. La libertà è tra due
alternative che si conoscono, non tra una che si conosce e una che si immagina
soltanto. Sono stata la sua prima ragazza, il suo primo bacio, l'amore della sua
vita, dice lui.
E adesso aspetto. Cosa, non lo so, forse che qualcuno mi dica che non mi sta
usando l'Avversario per sviare un uomo dal suo compito, forse che qualcuno mi
dica che dovrei confessarmi da un'altra parte, che non mi dovrei più sentire
come una... beh, come ha detto quel prete. Forse era solo lo sfogo di un dolore
che non posso confidare a nessuno. Forse ... ma non lo so. Comunque grazie dal
profondo del cuore.
Lara
La conversazione continua intensamente, ma non riteniamo giusto pubblicarla