La predica che divide le femministe
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Era stato annunciato con una certa enfasi perfino dai telegiornali: nella Via crucis del Papa si sarebbero ricordate le donne, il loro coraggio e le umiliazioni a cui sono state e sono sottoposte. I giornalisti ne hanno parlato come di una bella novità e anche come una sorta di risarcimento. In realtà dalla religione di Gesù ti dovresti aspettare che sia norma l'attenzione alle donne. Almeno quanta se ne legge nei Vangeli. Furono le donne, come nella poesia della suora comboniana Elisa Kidanè, ad andare "per smuovere/ il masso dalla tomba/ per lenire/ ferite indelebili/ per profumare/ il corpo straziato/ del loro Maestro" (www.libreriadelledonne.it). E fu a loro che si manifestò il Cristo risorto. Il padre cappuccino Raniero Cantalamessa infatti, nella predica del venerdì santo in San Pietro, ha esaltato le donne dei Vangeli. Nessuna donna -ha detto- è coinvolta nella condanna di Gesù. E "anche per l'oggi- scrive, con qualche scetticismo, il vaticanista del Corriere della sera (7 aprile)- il predicatore pontificio ritiene che la donna possa essere meno pericolosa dell' uomo" e contribuire a salvare la società “dalla violenza, dalla volontà di potenza, dall'aridità spirituale, dal disprezzo per la vita”. Verrebbe da dire: ‘troppa grazia’! Tocca un compito immane alle donne. Se non fossero fuorviate, aggiunge il frate, dal femminismo “radicale” che le vuole far diventare come gli uomini e annullare la differenza sessuale.
Una predica apprezzata
dalla filosofa Luisa Muraro che, intervistata sempre sul
Corriere (8 aprile), ricorda che il femminismo nasce come pensiero
della differenza ed è l' emancipazionismo moderno, non il femminismo, a
volerla annullare, o a ridurla a mera costruzione culturale. “E’ forse la
prima volta –commenta Il Foglio (10 aprile)- che viene rivendicata
così apertamente una sorta di alleanza nei fatti, un’empatia tra mondi che
si potrebbero immaginare assai lontani”. In realtà ciò che Muraro rimprovera alla gerarchia cattolica è la mancanza di "coraggio di gesti simbolici forti e semplici" come affidare la predica del venerdì santo a una donna autorevole. Di tutt' altro avviso è un'altra femminista "storica", Lea Melandri che, sulla prima pagina di Liberazione dell’ 8 aprile, diffida delle aperture vaticane (“timeo Danaos et dona ferentes”): "i doni, imbellettati di attributi apparentemente lusinghieri, portano, neanche tanto nascosti, i segni del millenario destino che la Chiesa, e prima ancora la comunità storica degli uomini, hanno inflitto al sesso femminile". La "differenza femminile" del venerdì santo, rappresentata “dalle madri coraggio salvatrici della società afflitta dai peggiori mali” e “dalla Maddalena peccatrice redenta”, è quella "costruita dall'uomo" (a suo vantaggio) e "purtroppo ricalcata, sotto alcuni aspetti, da una parte del femminismo".
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