Vi invitiamo a leggere per il gusto di conoscere come la pensavano,
e forse la pensano ancora, i “direttori spirituali” di donne……………

 

un capitolo da

 

«LA DIREZIONE SPIRITUALE» delle donne
DI P. R. PLUS S.J.


 

Dopo aver ricordata l'opportunità e la delicatezza di questo ministero, vorremmo dare un cenno di quello che esso richiede in pratica. È un fatto che la donna ha bisogno di appoggio; d'altra parte, creatura d'intuizione, com'ella è, e di sentimento più che non di fredda ragione, si trova esposta, forse più dell'uomo, ad errori, ad esagerazioni, a mancanza di ponderazione, e questo, sopratutto in materia spirituale, porta con se delle conseguenze gravi. La donna, inoltre, suole meno ricorrere ai libri, specialmente ai manuali tecnici, che non alla viva voce di un padre spirituale [1].

S. Francesco di Sales scriveva alla signora de Beauvillers, badessa di Montmartre: - «Vi dirò, con la libertà di spirito che devo usare, che il vostro sesso vuol essere guidato e riesce bene nelle sue imprese soltanto con la sottomissione; non che esso non abbia altrettanta intelligenza dell'altro; ma perchè Dio ha stabilito così [2].

A queste parole pensava certamente l'abate Marmion, quando scriveva ad una carmelitana le linee seguenti:
«Per quanto una donna sia intelligente ed illuminata, Dio nella sua ordinaria Provvidenza vuole ch'ella sia diretta da un uomo, che sia suo ministro» [3].

Una volta riconosciuta l'opportunità relativa, della direzione delle donne, non vi è bisogno d'insistere, sulla delicatezza di questo ministero. Alla donna piace parlare, donde per il direttore il pericolo di perdere notevolmente il tempo. Il La Bruyère non ha mancato di additare lo scoglio:

«Se una donna potesse dire al suo confessore con le altre debolezze, anche quelle che ha per il suo direttore e il tempo che perde nei trattenimenti con lui, forse le sarebbe possibile rinunciarvi» [4].

Le donne non solo parlano volentieri, ma amano anche esercitare il loro impero. Se molte fra di esse si mostrano, purtroppo, passive e non reagiscono personalmente [5], altre, sotto l'apparenza di essere dirette, dirigono invece il direttore, non Sempre scientemente, ma effettivamente e sono capacissime dì farsi proibire o di farsi permettere ciò che vogliono. La Bruyère dice con ragione:

«Vi sono molti direttori di coscienza, ma poche persone che si lasciano dirigere. Non che tutte o quasi tutte le anime non vogliano un direttore; ma vogliono un direttore a modo loro e che le conduca secondo i loro gusti, un direttore, cioè, di cui esse stesse siano come le direttrici, suggerendo il modo con cui egli deve dirigerle».

«Si disse che le prime carmelitane (di Francia), più che non essere dirette, dirigevano i loro direttori» [6] e se questo è falso per il Berulle, non è inesatto per parecchi altri. Della stessa fondatrice, Teresa d'Avila, mentre venne detto da molti che aveva un bisogno innato di direzione, si disse da altri, per esempio dal Montinorand, questo giudizio:

«Ella si credette sempre diretta, e si diede in ogni occasione l'illusione di ubbidire. Ma in realtà quella donna volitiva non ascoltava che se stessa» [7]

Infatti S. Teresa, come tutte le donne, ma ad un grado superiore, sentiva un vero bisogno di ubbidire e nello stesso tempo una tendenza non meno vera dì giungere al suo scopo, il quale in particolare era ordinato alla gloria di Dio. Se il giudizio, dato dal Montmorand, manca di sfumatura, questo, dato dal P. Rapin su Angelica Arnauld a proposito del suo direttore Antonio Singlin, è conforme a verità:
«Era uno di quei direttori compiacenti e pieghevoli, il cui talento principale era di lasciarsi dirigere dalle persone da lui dirette, perchè dipendeva talmente dalla Madre Angelica, che egli dirigeva la casa meno con i propri lumi e con il proprio spirito, che non con i lumi e lo spirito di questa superiora» [8].

Il pericolo, per un direttore, di essere, guidato, invece di essere guida, si presenterà specialmente quando si tratta di vie eccezionali; Perchè siccome la penitente espone i suoi lumi, come se venissero da Dio, il direttore non si crederà cosi facilmente autorizzato a respingerli o a biasimarli. Evidentemente la prima cosa, che si deve fare in questi casi, è di esaminare, se le comunicazioni vengono da Dio, se ne provengono totalmente o solo in parte, se appaiono cioè accresciute da un certo contributo apportato dalla stessa penitente; e, posto che questo contributo vi sia, in quale misura è involontario o più o meno cosciente e voluto. Vi possono esser casi, nei quali Dio voglia effettivamente servirsi della penitente per dare qualche consiglio al direttore; Così, per esempio, S. Caterina da Siena insisterà per invitare il suo confessore, maestro Arnaldo, ad una maggiore santità. Per quanto rari questi casi, non dobbiamo escluderli assolutamente, almeno quando vi è nella penitente la garanzia di una santità senza contestazioni. Per principio, tuttavia, il sacerdote dovrà mostrarsi molto riserbato, non nell'approfittare del buon consiglio che gli potrebbe venir dato; ma nel manifestare che egli agisce dipendentemente da questo consiglio.

Del resto la penitente non procede d'ordinario dando positivamente, o, per dir cosi, ufficialmente, i suoi consigli, sopratutto se ella vede che il direttore non è sollecito nel raccogliere come parola di Vangelo quanto gli trasmette. Sarebbe una stonatura troppo grande, in cui naturalmente la donna non incorrerà; e se le capita di dare una lezione, sarà senza parere. Enrico Bremond analizza molto finemente queste situazioni, descrivendo ciò che egli crede essere la curva assai comune delle relazioni di una donna con il suo o i suoi direttori, quando essa si sente chiamata alle grazie mistiche: «Non dite alla penitente che è essa ormai a dirigere l'altro... lo dirige raccontando le cose sue...» [9].

Per invitare il direttore a una grande discrezione aggiungiamo ancora: alla donna piace essere oggetto di attenzione; sentirsi lusingata, sopratutto se può supporre che, posta la sua situazione, le qualità della sua anima e i favori che essa riceve, il direttore l'apprezzi, e la consideri.

La donna poi si attacca facilmente; ama di amare; ama che le si dica o che le si dimostri di amarla; anche quando non vi si unisce nessun sentimento perverso la situazione fra diretta e direttore può diventare arrischiata, specialmente per il fatto, che in questa situazione, ogni pericolo eventuale di esagerazione sembra ad ambedue impossibile.

*  *  *

Poste tutte queste ragioni, ecco le regole pratiche, alle quali sarà bene si attenga il direttore delle anime femminili.
Eviterà anzitutto di specializzarsi fuor di misura e quasi esclusivamente in quest'unica clientela. Con molta saggezza il P. Foch dava a se stesso questo consiglio:

«Grande prudenza con le donne; per la maggior parte, anche le migliori, sono accaparratrici, esigenti e facilmente gelose; senza riguardo per le occupazioni serie e più importanti che non la loro direzione; giudicano per impressione, e su una parola mal interpretata fondano un cumulo di angustie, che richiedono, poi, per essere dissipate, lunghe conversazioni e forse anche lunghe corrispondenze... Trattandosi di persone in clausura, tutto questo s'aumenta in virtù della stessa clausura. Insomma, si tratta sempre, più o meno della medesima storia di Sant'Ignazio e delle sue vedove» [10].

Il fondatore della Compagnia di Gesù aveva accettato, dopo molte insistenze, di far da direttore a qualche signora; ma rimpianse sempre quel gesto accondiscendente; e volle per i suoi figli una gran sobrietà in questo genere di ministero; che non si deve intraprendere, nè continuare, se non vi è un reale vantaggio per le anime con cui si tratta e per la gloria di Dio. Il P. Foch, da buon discepolo di Sant'Ignazio, seppe conciliare perfettamente le due consegne del Fondatore.

Come Sant'Ignazio pensa presso a poco il saggio autore spagnolo, Lopez Ezquerra: «Vi sono direttori, i quali non si occupano se non di donne e di religiose; come se gli uomini non avessero un'anima o fossero assolutamente stranieri ad ogni direzione spirituale, e questo nonostante che il loro spirito abbia più vigore che non quello delle donne e che non vi sia nessun pericolo nel guidarli e nel governarli» [11].

D'altra parte si deve evitare la disistima o un timore eccessivo per il ministero femminile. Il Bourdoise instauratore dei seminari in Francia, che per le sue uscite amene fu soprannominato il «burbero benefico», si dava un po' le arie di misogino; trovava le donne troppo invadenti e le paragonava ai tartufi bianchi, che quando son seminati in un punto, crescon da per tutto; e si dimostrava severo contro S. Francesco di Sales. Ora movendo, un giorno rimprovero al santo di occuparsi esageratamente delle donne, questi argutamente gli rispose, che gli pareva di non esser riuscito troppo male in questo ministero, mentre egli Bourdoise, in diciassette anni di lavoro non aveva formato che un sacerdote e mezzo.

Si è preteso che il Lacordaire e Lamennais avessero bandito la direzione femminile; si giunse persino a dire che il Lamennais ne sentiva come una specie di ripulsione; ma il termine è esagerato [12]. La realtà, invece, è questa: occupati ambedue e intensamente in opere grandiose, preferivano, e non senza ragione, dedicare il meglio della loro attività ad un lavoro più maschio.

Ecco un'altra regola molto saggia: il sacerdote, che ha assunto la direzione delle donne, non può che guadagnare nell'avere la massima sobrietà, sia nella frequenza, sia nella durata delle conversazioni. Sermo brevis (et rigidus) cum mulieribus est habendus; dice Sant'Agostino, a cui faranno eco tutti i moralisti illuminati.

Quando la signora de Maintenon si rivolse nel 1688 al P. Bourdaloue, questi le rispose, che non l'avrebbe potuta vedere, che una volta ogni sei mesi [13]. Il Guillorè è molto severo contro gli abusi che esistevano al suo tempo (e che esistono ancora):

«Il tempo di queste visite» - scrive a Teonea - «dev'essere brevissimo... le cose necessarie non richiedono ore ed ore, come succede spesso» [14].

Al VII Congresso nazionale dell'Associazione del Matrimonio cristiano, una madre di famiglia accennava all'inconveniente particolare che rappresentavano, per le giovinette, le lunghe conversazioni col direttore:
«Vi è una cosa, che contribuisce a sviluppare la sentimentalità femminile (ritorneremo su questo punto) ed è la frequenza o la lunghezza delle conversazioni di direzione o della confessione. Queste diventano chiacchiere, in cui l'attitudine essenziale dell'anima, che è la contrizione amorevole dinanzi a Dio, passa in seconda linea, affogata, come resta, in un mucchio di inezie. E ne deriva la conseguenza che il sacramento della penitenza diventa insipido» [15].

Buon consiglio sarà anche quello di evitar con cura di dimostrare una stima speciale per le persone che si dirigono e le virtù che ci confidano. Nulla vi dev'essere di artificioso; ma una semplicità distaccata. Il Tanquerey, citando il Desurmont, dice [16]:

«Pur dimostrando tutto l'interesse per la loro anima, si deve nascondere quello che si ha per la loro persona. Il loro morale è fatto in tal modo, che se possono sentire o pensare che vi è stima o affezione particolare, quasi irresistibilmente si abbandonano alla natura, sia per vanità, sia per attaccamento».

E aggiunge: «Generalmente è bene che esse ignorino che vengono dirette. La donna ha il difetto della sua qualità: e istintivamente pia; ma istintivamente fiera della sua pietà. La toletta dell'anima impressiona tanto, quanto quella del corpo. Il sapere che si vuole adornarla di virtù è quasi sempre per lei un pericolo». - La si deve dunque dirigere senza dirglielo, e dando consigli di perfezione, lo si deve fare come se si trattasse di una cosa comune a molte anime».

Se la penitente è favorita da Dio di grazie più o meno eccezionali d'orazione, la prudenza del direttore deve aumentare. Si eviterà con molta cura di stornare l'anima dalla sua via, ma con ugual cura si eviterà di far cosa che possa inorgoglirla per i favori che ha ricevuto. Non occorre infliggere umiliazioni fittizie, che presto svaniscono, ma piuttosto mostrar l'aria di chi trova naturale questo stato, e non vi attribuisce personalmente alcuna importanza speciale. Con piena ragione il Guilloré stigmatizza l'ingenuità o la mancanza di tatto di alcuni direttori, i quali lasciano capire troppo a un anima, che ricevendo grazie scelte, è un'anima scelta; e da questo provengono tentazioni di vanità molto sottili e molto facili.

«Com'è debole l'uomo! Come sono limitate le sue vedute! E quali attrattive particolari e pericolose non hanno i grandi doni di Dio, specialmente quando si trovano nelle donne, per sorprendere i direttori, che così perdono quelle anime! Tali sono coloro, i quali ascoltano con avidità il racconto, che esse fanno, delle meraviglie che passano nelle loro anime, che vogliono averne dei lunghi resoconti, che poi fanno vedere a tutti i grandi cultori della spiritualità, come se fossero atti di governo» [17].

Un po' più oltre si augura che le penitenti siano lasciate:

«nella santa ignoranza di se stesse, e che siano cieche per rispetto alla sublimità dei loro favori... Che gran bene non è mai per un'anima il non capire di essere grande e favorita di doni divini! La grazia di questa santa cecità non è meno considerevole di quella dei favori che essa riceve, perchè che giova a un'anima l'essere colmata dei più grandi doni di Dio, se, rendendosene conto, si sente meno umile e si mette nell'occasione di idolatrare se stessa?».

Il Guilloré accenna di passaggio a questa domanda: «Si deve incoraggiare questa o quell'anima - che si crede più eccezionalmente favorita - a descrivere in particolare le grazie che riceve? Molti condannano senz'altro la pratica (che chiamano una manìa) dei Diari spirituali. Altri son troppo larghi e appena un'anima esce dal comune, almeno secondo il loro giudizio, si augurano o permettono o comandano relazioni, che mancano di sobrietà, o di opportunità, delle quali l'inconveniente minore è di essere pienamente inutili.

In realtà tutto si risolve, nei casi particolari, in una questione di misura e di avvertenza. Se Angela di Foligno non avesse scritto il suo libro delle visioni e delle, rivelazioni, Margherita Maria il racconto dei privilegi di amore del Sacro Cuore, o Teresa del Bambino Gesù la «Storia di un'anima»; se, per esempio, Lucia Cristina, o Elisabetta Leseur, o «Consummata» non avessero lasciato il loro Diario spirituale - chi potrebbe negare che non ne avremmo un danno non solo per la storia teorica - della spiritualità, ma ancora per il bene d'innumerevoli cristiani ? - Nulla, pertanto, ci vuole di piccino o di limitato; ma una prudente e intelligente saggezza.

Si eviterà, infine, formalmente nella direzione spirituale delle donne, di dare o di accettare troppa affezione nei rapporti di direzione. Non freddezza o timore sistematico; ma neppure presunzione avventurosa. Trascuriamo il Michelet [18] e le gravi insinuazioni da lui lanciate, non solo sul conto del sacerdote in generale e della sua pretesa immoralità, quasi importata a forza dal fatto del confessionale; ma anche sul conto di persone come il Bossuet (suor Cornuau), il Fénelon (la signora Guyon), S. Francesco di Sales (Santa Chantal). Gran numero di libellisti ricorrono a questa fonte per descrivere con un ipocrita pudore «le lunghe chiacchierate al confessionale, gl'interminabili abboccamenti nella tepida e inebriante penombra, dove i fiati si confondono col mormorare delle parole, dove le confidenze scambiate risvegliano naturalmente i cattivi istinti addormentati nel fondo di ogni carne umana», e per affermare che «vi è quasi bisogno di un miracolo continuo perché l'anima del confessore e l'anima della penitente non ricevano impressioni funeste».

Non vogliamo neanche menzionare gli scherzi troppo facili del Boileau: «Nessuno è così ben curato come il direttore delle donne».

E ci pare troppo severo il giudizio della stessa signora de Maintenon: «Ho vissuto troppo per ignorare l'abuso della direzione. Ve ne sono pochissime di pure e di rette » [19].

Certo, per chi non è profondamente soprannaturale, vi sono nella direzione femminile pericoli anche gravi; il che dà motivo agli avvertimenti della Chiesa, dei moralisti e dei santi. Il Tanquerey [20], approvando il P. Desurmont, che a sua volta riassume ciò che dice la generalità degli autori e ciò che esige evidentemente il senso elementare, osserva:

«Nessuna parola affettuosa, nessun termine tenero, nessun abboccamento non indispensabile, nulla di espansivo, nello sguardo o nei gesti, e nemmeno l'ombra della familiarità. In fatto di conversazione solo il necessario; in fatto di altre relazioni solo quelle di pura coscienza o che hanno una seria utilità; per quanto é possibile, nessuna direzione fuori del confessionale e nessuna relazione epistolare».

Coloro che consigliano o permettono le conversazioni fuori del Santo tribunale, nota il Ribet [21], aggiungono molte raccomandazioni, che ne dimostrano il pericolo, e cita, fra gli altri, l'autorità del Guilloré: «Fate di tempo in tempo le vostre visite al vostro direttore, Teonea; cento ragioni vi ci obbligano fuori di confessione. Il tempo di questo sacramento non permette lunghi discorsi per ricevere tutti gli avvisi necessari alla nostra perfezione... Ma voi mi chiedete il modo di fare queste visite. Rispondo che bisogna portarvi uno spirito semplice e candido nella comunicazione del proprio cuore; che non si deve mai parlare di argomenti, che hanno bisogno unicamente del segreto della confessione. Ah! quanto è pericoloso questo veleno, e queste confidenze quante anime non hanno fatto perire! Non dovete mai essere senza testimonio con un direttore. Ahimé! Questa solitudine di quanti naufragi non fu occasione! Non dovete mai trattare se non degli affari, della vostra anima, e dovete essere voi stessa a congedarvi, perchè le piccole notizie e le affezioni naturali s'infiltrano facilmente, se non si veglia con cura, e dopo qualche parola su Dio, si scende a cento inezie che sono la materia di questi abboccamenti. Nei quali poi s'impara a familiarizzare lo spirito, i volti e la voce, da cui nascono talvolta come da una sorgente fatale strani disordini. E finalmente una persona deve parlare con il suo direttore, per quanto gran santo possa essere, con un pudore onesto, che le copra sempre la fronte; non deve familiarizzare mai con lui; ma tenere sempre un contegno così composto, che ne conosca appena i tratti del viso» [22].

Per ascoltare le donne v'è nei conventi l'obbligo dei parlatori a vetrate, mentre nelle case parrocchiali questa precauzione non c'è; motivo di più, perchè il sacerdote sia circospetto.

Anche quando vengon prese tutte le precauzioni esteriori, rimane sempre assolutamente necessario conservare e costringere a conservare le debite distanze; come pure bandire un vocabolario troppo affettivo. Ecco un giudizio assennato dato da una madre di famiglia previdente [23]: Il metodo di direzione, in cui predomini l'affettività, può aver gravi inconvenienti per le donne. San Francesco di Sales, che lo usò con successo, non è un maestro facilmente imitabile da tutti. Egli possedeva le qualità che esigeva in un perfetto direttore: "Egli sia santo, pieno di carità, di scienza e di prudenza". Se manca una di queste qualità vi è pericolo». - E Santa Giovanna Francesca di Chantal, parlando del vescovo di Ginevra, diceva: Il mondo non è capace di avere l'incomparabile purezza della direzione di questo santo, la cui affezione era più bianca della neve, e più pura del sole».

«Se i S. Francesco di Sales sono rari, rare pure sono le S. Giovanna di Chantal. Questa aveva il doloroso vantaggio di essere vedova, d'aver conosciuto e vissuto un grande amore; era madre, anche, e aveva l'esperienza dei sentimenti diversi, appassionati insieme e ordinati, che possono commuovere e riempire il cuore di una donna e che le permettevano di discernere e di allontanare dall'affezione soprannaturale così forte, che aveva per il suo incomparabile direttore, ogni sentimentalità troppo umana».

Con ragione questa stessa mamma previdente nota l'inconveniente, per le giovanette sopratutto, sotto il rispetto dell'esagerato sviluppo dell'emotività, di un linguaggio esageratamente affettuoso da parte del confessore o direttore specialmente se l'età non giustifica certe espressioni troppo... paterne. Anche se le penitenti sono molto sante e ben lontane da ogni sospetto, ciò non toglie che sia necessario un riserbo assoluto [24].

 

NOTE

[1] Sulle risorse e lacune del temperamento femminile, troviamo utili osservazioni nel primo capitolo di G. Lombroso: L'âme de la femme, Payot.

[2] Ed. Annecy, t. XII, p. 173.

[3] Vie, scritta da Dom Thibaut, p. 261.

[4] La Bruyère, Caractères, cap. delle donne.

[5] G. Dufour in Marielle jeune fille (Plon, p. 18), fa allusione a queste deviazioni. Dopo una crisi di scrupoli, che le rende penosa la confessione, Mariella «la considera come un asilo, dove può attingere forza e coraggio»; prende gusto a queste conversazioni, ma si abitua alla passività. «E da quel tempo Mariella conservò quella indecisione inquieta e soave delle creature, che si sanno deboli e che si rifugiano all'ombra della perpetua obbedienza».

[6] Cagnac, Lettres spirituelles, t. I, p. 65.

[7] Psych. des Mystiques, Alcan, 1920, p. 19.

[8] Mém. du P. Rapin, I, p. 105, Aubineau, 1865.

[9] L'invasion mystique, t. II, p. 38 e segg.; cfr. p. 40.

[10] Le Père Foch, vita scritta dal P. de Sinety, Toulose, pp, 126-136; p.  45.

[11] «Sunt nonnulli ita directioni feminarum vel monialium dediti, quasi viri spiritum non haberent, vel a spirituali directioni prorsus alieni, quando quidem eorum spiritus capaciores sunt spiritibus mulierum et possunt absque periculo dirigi et gubernari» (J. Lopez Ezquerra, Lucerna Mystica, t. 1, cap. V, n. 42-43, Venetiis, 1722).

[12] Cfr. la corrispondenza di Lamennais con la Baronessa Cottu, pubblicata dal conte d'Haussonville, 279 lettere; - Cagnac, Lettres spirituelles, II, p. 80.

[13] Cagnac, Lett. Spirit., I, 176.

[14] Max. spir., m. I, 1. 1.

[15] Camus, Le Prétre et la Famille, maggio-giugno, 1929, p. 75.

[16] Précis de Théologie ascétique et mystique, p. 353.

[17] Maxímes Spirituelles pour la conduise des âmes, Parigi 1858, p. 590

[18] Le prêtre, la femme et la famille.

[19] Madame De Maintenon, scritta dalla Signora Saint-René Tallandier, Hachette, p. 222. Intorno alla Maintenon e ai suoi direttori si trovano osservazioni esatte in Bremond, Divertissements devant l'arche, Grasset.
[20] Précis de Théologie ascétique et mystique, p. 353.

[21] Ribet, Ascétique Chrétienne, p. 372.

[22] Guilloré, Max. Spir., m. I, 1. 1.

[23] J. Camus, Bulletin de l'A. M. C.: Le prétre et la famille, maggio-giugno, 1929, pp.  75-76.

[24] L'autore del trattato De modo confitendi, attribuito falsamente a San Tommaso d'Aquino, cita il passo seguente di S. Agostino: «Nec tamen quia sanctiores fuerint, ideo minus cavendae. Quo enim sanctiores fuerint, eo magis alliciunt, et sub praetextu blandi sermonis immiscet se viscus impiissimae libidinis». Il medesimo autore scrive ancora: «Licet carnalis affectio sit omnibus periculosa et damnosa, eis tamen perniciosa est magis, maxime quando conversantur cum persona quae spiritualis videtur: nam quamvis eorum principium videatur esse purum, frequens tamen familiaritas domesticum est periculum, delectabile detrimentum, et malum occultum bono colore depictum: quae quidem familiaritas quanto plus crescit, tanto plus infirmatur principale motivum, et utriusque puritas maculatur» (S. Thomae, Opera, Parisìis, Vivès 1875, XXVII, pp. 439, 437).

 

[testo tratto da: Rodolfo Plus S.J., La direzione spirituale. Natura - necessità - metodo, Torino: Marietti,1944/2, pp. 117-133.]