Cara Ausilia, ti mando l'intervista apparsa su CONFRONTI di cui ti avevo parlato e che ho brevemente introdotto e ridotto ad alcune domande fondamentali.



DIALOGO DALLA CLAUSURA

Intervista di Lucia Cuocci a Suor Luciana Myriam Mele monaca presso il monastero
di San Giovanni Evangelista di Lecce


 

 

E' possibile dialogare ecumenicamente e con le altre fedi dall'interno di un monastero di clausura?


Abbiamo scelto alcune risposte di Suor Luciana che ci sono sembrate significative per sottolineare che non sono la clausura o il convento in quanto tali ad essere luoghi di alienazione o spersonalizzazione, anzi anche un tipo di scelta così estrema può essere liberante e arricchente quando chi la fa vive la sequela di Cristo fino in fondo con coerenza, nell'ascolto della Parola di Dio e delle voci dell'altro, nel rispetto delle persone prima che delle regole, nella consapevolezza che il cambiamento fa parte dell'esperienza umana e che i rigidi steccati confessionali inducono ad insofferenze e intolleranze e bloccano la crescita delle persone

Quale è stato il percorso che l'ha portata alla scelta del monachesimo di clausura?

 
E' stato il percorso di una grande e appassionata ricerca della verità legata al bisogno di comprendere il Vangelo e la parola del Signore. Una ricerca che ha conosciuto una tappa feconda: quella della lotta contro l'idolo; questo per me ha comportato un grande lavoro di scavo, di rischio anche nella quotidianità e in questa evoluzione, il dialogo e l'incontro con i fratelli cristiani delle diverse tradizione è stato fondamentale.

E' stata una scelta: l'ho voluto, comprendevo che proprio questa dimensione interconfessionale ed ecumenica, che adesso per me si dilata anche alla dimensione interreligiosa, diventava la strada per abbattere l'idolo.


Lei parla di incontro con l'altro, ma in che modo la vita di clausura consente questo incontro ?


Vivendo una dimensione che è tipica della regola benedettina e che affonda poi le sue radici nel grande grembo ebraico-cristiano. La nostra regola ha proprio questo incipit: " Ascolta o figlio", quindi l'ascolto della Parola di Dio, e quanto più mi pongo alla scuola della Parola tanto più mi accorgo che l'orizzonte della'esperienza cristiana è infinito.E' come se non potesse tollerare il confessionalismo per scoprire l'universalità di questa Parola.

Poi fondamentali sono le occasioni concrete di dialogo e di incontro. Per grazia di Dio ho trovato una comunità molto sensibile a queste tematiche, aperta all'accoglienza, che vive un impegno di dialogo non solo a livello religioso ma anche con la realtà laica, con ogni uomo e ogni donna.


Le Scelte monacali, in particolare quelle di clausura, sono spesso considerate modi di evasione dalla realtà ?


Questo monastero esiste dal 1133 , esprime quindi una continuità di presenza monastica e una storia estremamente intrecciata a quella del territorio , una storia comunitaria legata alla storia della città. L'intelligenza di questa storia è necessaria come premessa al dialogo, è una forma di dialogo nascosto ma è assolutamente necessario per noi monache.

Anche la presenza fisica di un monastero porta fratelli e sorelle a interrogarsi su questo nostro vivere senza conoscerci; è un interrogativo che nasce al di là del muro e, nel momento in cui viene formulato ci siamo già incontrati.

Spesso per i nostri fratelli e le nostre sorelle ciò che emerge è più la clausura che la vita monastica e invece , nella regola benedettina il tratto distintivo della monaca è la ricerca di dio, non la clausura.

La clausura è una forma storica, una modalità della ricerca di Dio che è tipica di ogni cristiano. In fondo noi non facciamo altro che vivere il battesimo in una modalità diversa. Io vivo il monastero come un grande atrio dinnanzi alla porta di ingresso del banchetto: dovremmo vivere tutta la vita semplicemente desiderando, perché il desiderio è una grande forza creatrice e chiedendo al Signore la misericordia perché possiamo entrare tutti nella sala delle Nozze perché non è dato per scontato.


Camminare insieme all'altro non avrebbe potuto farlo senza diventare monaca di clausura ?


So solo rispondere a me stessa in questi termini:la scoperta di non essere venuta in monastero per fare qualche cosa di più; è come vivere seguendo una luce in maniera appassionata, questa luce ad un cero punto mi sembrava che svoltasse qui dove continuo a seguirla.Dove condurrà il monachesimo non lo so, a volte ne intuisco lo sviluppo e sento che il futuro del monachesimo e della Chiesa è nello sviluppo dello spazio di comunione e per questo è importante la dimensione contemplativa, vitali come l'acqua per me sono i momenti di solitudine e più posso accogliere il mistero della Parola e più mi rendo conto che c'è davvero una vocazione alla comunione, quasi il compito di liberare Dio dalle nostre scaffalature.


Recentemente c'è una notevole crisi dei voti monastici, a cosa è dovuta secondo lei?


Credo che vi siano tante cause per quante sono le persone, le comunità. Percepisco che c'è in giro un grosso bisogno di vivere e allora è come se i percorsi fossero diventati più lunghi anche e soprattutto per quello che riguarda la vita spirituale, c'è una dimensione che non ha immediata gratifica del fare e dell'efficacia, nemmeno riscontrabile nel campo ecclesiale. E allora o tu cerchi con tuta te stessa e con grande libertà di sperimentare il dono oppure resta tutto molto lontano.

Poi dovremmo fare delle riflessioni sugli aspetti che appaiono della nostra vita monastica, dobbiamo avere il coraggio di fare delle scelte essenziali nel diventare sempre più persone di Cristo e così saremo davvero quello sorelle e quei fratelli universali di cui parlava de Foucauld, finché lavoreremo su ciò che appare e vivremo di adattamenti io credo che mancheremo le urgenze della storia illudendoci invece di rispondere ad esse.