Alex Zanotelli
intervistato di Luciano Minerva
(Trascrizione a cura di Cristiana Cafini)
Dopo
14 anni in Kenya, il padre missionario comboniano Alex Zanotelli, ha scelto il
Rione Sanità di Napoli come luogo della sua azione nel mondo. Lì l'abbiamo
incontrato, alla vigilia della sua partenza per Nairobi, dove, durante il Forum
Sociale Mondiale, torna ad abitare nella Korogocho che ha segnato la sua vita.
Padre
Alex, entrando in questa casa, e anche poi salendo, si vedono due figure di
Cristo senza braccia. E' casuale, o ha un significato particolare?
Ma...è
casuale e ha anche un profondo significato. É casuale perché questa bellissima
scultura che è di uno dei grandi 'scultori e artisti' di questa città: il
Professor Dalisi, l'ha proprio creata così, senza queste braccia. Quella in cima
che vedi, è senza braccia e viene da Korogocho. L’ho portata con me, era il
piccolo crocefisso senza braccia. Se vuoi casualità, ma anche con un profondo
significato. Per dirci che questo Cristo ci spinge a fare quelle cose che ha
fatto Lui.
Oggi Lui non
ha braccia, ha le Nostre braccia.
E quindi che dobbiamo sporcarci noi come ha fatto Lui in quella Galilea delle
genti e l’ha pagato poi con quella croce (i Romani crocifiggevano solo schiavi e
sobillatori contro l’Impero), si impegna e ci muove a fare la stessa cosa,
perché siamo noi, oggi, le uniche braccia che Lui ha.
...Allora
questo (indicando una mappa appesa al muro) e Korogocho, o meglio, è una visione
dall'alto, dall’aereo, di quello che è Korogocho. Ed è questo qui, questa realtà
enorme, e qui c’è la discarica. Finisce qui, pressappoco, Korogocho. Questo qui
è un km quadrato, pressappoco, con 100.000 abitanti…Dove lei ha scelto di andare
a vivere...
Sì, io son
vissuto qui dal 14 gennaio 1990, son date importanti, fino al 18 aprile 2002. Ho
fatto 12 anni, vivendo con loro, ho scelto anch'io di prendere una baracca, come
hanno tutti, e di vivere in baracca. É soltanto quando si salta il muro, e si
percepisce sulla propria pelle quello che significa vivere 'dall'altra parte del
muro', che si incominciano a capire un attimo i problemi e le ragioni degli
altri. É quello che io spesso dico anche ai missionari: «non è sufficiente
lavorare per i poveri, dobbiamo sempre di più lavorare CON loro». Cioè
un'esperienza di missione significa l’incarnazione, il prendere carne dentro una
realtà, assumerla fino in fondo. Sentendo le difficoltà, quello che significa
camminare dalla mattina alla sera, quello che significa mangiare quello che
mangia la gente; cioè, se non le vivi da dentro, se non le senti sulla tua
pelle, non puoi capire nulla della gente. Per cui diventa per me fondamentale
questo ‘saltare il muro’, questo immergermi,… meglio…, proprio la parola
incarnarsi, penso che diventa fondamentale.
Padre
Zanotelli ha diretto per 9 anni la rivista dei Comboniani «Nigrizia» da cui fu
sollevato dopo alcuni articoli molto critici sulla politica italiana in Africa.
Abbiamo
attaccato proprio durissimamente con la allora famosa legge 'dei 1.900 miliardi',
che era stata proposta dai Radicali, ma in verità, dietro ci stavano i
Socialisti. Sul carro Socialista sono montati i Radicali, poi e' montata la DC,
con Piccoli... e siamo arrivati a questi 1.900 miliardi per la lotta alla fame
in Africa. Noi in quell’editoriale, che portava un titolo significativo: «Il
volto italiano della fame africana», in cui dicevamo: ma diciamoci la verità,
strano che dei Partiti, adesso, improvvisamente, degli uomini politici,
vengano...così...a voler far la lotta alla fame in Africa. Forse dovremmo
chiederci: a che punto è giunta la fame dei nostri Partiti che si vogliono
spartire questi soldi? E siccome c’erano nomi e cognomi, è venuto fuori un
putiferio totale. Questo problema della fame ci ha poi portato e mi ha portato
lentamente all’altro problema: delle armi. Io mi sono convertito qui a Nigrizia
alla non-violenza attiva. Prima, come Direttore avevo appoggiato tutte le lotte
armate in Africa contro il Colonialismo, perché mi sembrava l’unica maniera per
poter reagire. Poi ho capito tutte le connessioni. Ed è stato qui, studiando la
fame, ho capito quello che avveniva. Tra l’altro mi dicevo: «…ma…che strana
questa storia italiana: che
l’Italia vuole
offrire in aiuti, non so 2, 3, 4mila miliardi di vecchie lire italiane…e allo
stesso tempo, vende 4 o 5mila miliardi di armi agli stessi Paesi ai quali
dona soldi per lottare.
E che connessioni ci sono fra queste due?» É stato questo quello che lentamente
ci ha portati alle
connessioni
fra fame e armi.
E lì poi, io non c’ho più visto. É partito quello che poi diventerà molto noto:
il Manifesto «Beati i Costruttori di Pace». I vescovi del Triveneto avevano
detto che lo firmavano. Lo scopo era proprio quello di portare la Pace al centro
dell’attività pastorale della Chiesa.
Lì è
arrivata Korogocho…
Il 14
gennaio del 1990 prendo lo zaino e scendo a Korogocho. Io la chiamo «la mia
discesa agli inferi». Per capire questo, penso che sia importante ricordare una
cosa: l’assurdità totale di Nairobi. Una città bellissima, penso che poche città
son così belle come Nairobi, con palazzi, grattacieli che battono Milano quando
e come si vuole, con delle zone residenziali, con delle ville incredibili.
Quattro milioni di abitanti, attuali. Se ne aspettano 17 milioni fra 20 anni.
Sui 4
milioni, 3 milioni di abitanti, oltre il 70%, sono costretti a vivere nel 2.5%
della terra totale della Capitale.
Io chiamo questo «il peccato mortale su cui è costruita Nairobi». Questo 2.5%?
Neanche questo appartiene ai 3 milioni, al 70%: appartiene al governo, il quale
può arrivare quando e come vuole, sbologna tutto e butta la gente più in là.
Demolizioni. Terzo:
l’80% dei
baraccati di Nairobi non ha neanche la baracca. Paga l’affitto in baracca.
Quattro: tutte le baraccopoli sono poste sotto la linea della fogna. Sopra la
linea fognaria: sviluppo. Sotto la linea fognaria: baraccati. Questi sono i
poveri: sono i cittadini, cittadini... Macché, sono
gli invisibili
nella nostra società.
Korogocho
significa «confusione»?
Esatto:
confusione, babilonia. E’ una collina a schiena d’asino, un chilometro quadrato,
dove sono accatastati 100.000 persone. Non ci sono servizi. L’unico servizio
provvisto dal Comune è l’acqua potabile, che però bisogna andare a comprarsi con
la tanica. Null’altro. Basta pensare che c’è un bagno, un bagno, usiamo pure la
parola 'cesso', e anche questo è un titolo onorifico… C’è
un cesso ogni
30-40 famiglie.
Dobbiamo tener presente una cosa: che le baraccopoli sono politicamente
corrotte. Se a Nairobi, una città dove la vita costa più che non a Roma, si
vuole avere la manodopera a basso prezzo, questa è la soluzione, il prezzo da
pagare. É difficile anche esprimere dei sentimenti. Molto spesso ti viene quello
che solo i poveri hanno: il senso totale dell’impotenza. Io ho dubitato di tutto
a Korogocho, l’unica cosa di cui non ho mai dubitato è che quello era il posto
giusto ove essere. Come prete, come missionario.
Lei ha
sempre messo in evidenza come la Chiesa sui temi dell’economia, preferisca non
entrare…
É vero. É veramente un punto dolente questo. All’inizio, nell’esperienza cristiana - mammamia se era ritenuto importante! - le prime Comunità… Fra l’altro c’è un’espressione bellissima delle primissime comunità cristiane che dice: «per noi cristiani, tutto in comune, eccetto la moglie». Sull’economia abbiamo di quei detti durissimi di Gesù. Sul sesto comandamento, sul matrimonio, su cui noi oggi stiamo tanto insistendo, abbiamo essenzialmente tre detti di Gesù. Sull’economia ne abbiamo 30, 40, uno più duro dell’altro. Basti pensare: «o Dio o Mammona», cioè non si possono servire due padroni. Penso che in una società come la nostra dove tu non puoi vendere nulla se a fianco non hai il corpo nudo di una donna, mi può andar bene la severità, ma se facciamo i severi sul sesto comandamento, sul sesso, dobbiamo farlo molto di più sull’economia. E questa è una cosa che non si riesce ancora a far passare. Dobbiamo davvero... Se la Chiesa fosse dura a questo livello, non avremmo un sistema come quello che abbiamo fra le mani. Penso che è fondamentale per la Chiesa riprendere in mano, davvero con grossa forza, queste provocazioni di Gesù in chiave economica e, attraverso un’educazione popolare, dal basso, far passare questi valori. Solo così c’è speranza che qualcosa cambi, perché altrimenti sarà molto difficile, perché queste cose non si possono imporre dall’alto. Devono nascere dal basso.
Padre Zanotelli legge una preghiera scritta su un cartellone attaccato alla parete della stanza:
«SE QUESTO
SOGNO NON DOVESSE FARSI REALTÀ
NELLA STORIA DEL MIO TEMPO,
ALLORA PREFERISCO RIMANERE TRAVOLTO DAI FLUTTI,
E PERDERMI INSIEME A TUTTI.
PERCHE’ VORREBBE DIRE CHE L’UMANITÀ HA ANCORA BISOGNO DI MORTI,
PER LA SUA RESURREZIONE,
PER IL TEMPO NUOVO DELLA STORIA»