Aishwarya, un film femminista: sfido i pregiudizi anche in India

 

 

 

LOS ANGELES — La Sophia Loren di Bollywood, Aishwarya Rai, ha finalmente trovato la sua «donna e madre coraggio». Trentatreenne, decine di film esportati dall’India in mezzo mondo, l’ex modella ed ex Miss India, già membro della giuria di Cannes e indicata da Time tra le 100 persone più influenti della comunità asiatica, ha presentato ieri a Hollywood Provoked - A True Story, il film che dovrebbe consacrarla anche cinematograficamente a livello internazionale. «Ho dato tutta me stessa — dice — a un personaggio reale che va ben al di là della mia immagine di modella e attrice».

Nata in una famiglia dell’upper class dell’India del Sud — padre ingegnere e madre sceneggiatrice e regista—nel film presentato a Los Angeles Aishwarya è una donna resa schiava dall’uomo per il quale aveva lasciato la terra natia trasferendosi a Londra dove aveva trovato come immigrata pregiudizi, percosse e umiliazioni di ogni sorta.

Racconta: «È la storia vera e drammatica, diventata subito un simbolo per tante donne vittime di violenze, di Kiranjit Ahluwalia, moglie e madre di due bambini, che aveva lasciato il natio Punjabi negli anni Ottanta per sposarsi a Londra. Fu dichiarata colpevole di omicidio quando il cadavere del marito, bruciato vivo, fu trovato nella loro camera da letto nel maggio del 1989. Sono orgogliosissima di questo mio film "forte", che sin dal mercato del Festival di Cannes è stato venduto nel mondo. Lo considero il mio lavoro più importante ».

«Il film è stato visto in anteprima anche in India, dopo tante polemiche per il suo contenuto contestato dagli ambienti più maschilisti. E Gursharan Kaur, moglie del primo ministro, mi ha scritto riconoscendo che Provoked potrà dare coraggio e voce a tutte le donne "abusate" del mondo».

Condannata all’ergastolo dopo un processo che scosse l’opinione pubblica anglosassone, Kiranjit ha scritto un libro in carcere, dove è restata 12 anni, prima di essere liberata al termine di un secondo processo che le ha riconosciuto molte attenuanti, portando anche alla modifica di alcune leggi relative alle donne vittime di abusi sessuali. Kiranjit e l’attrice, prima del Festival di Los Angeles, hanno presentato all’American Film Institute la pellicola del regista Jagmohan Mundhra (tra gli altri attori Naveen Andrews, Miranda Richardson, Rebecca Pidgeon, Nicholas Irons). La protagonista sapeva che ieri non ci sarebbe stata perché in questi giorni, in India, si prepara al matrimonio con la superstar Abhishek Bachchan, figlio del massimo produttore di Bollywood.

Aishwarya, che presto sarà sui nostri schermi nel film prodotto da Raffaella e Dino De Laurentiis L’ultima legione, sta vivendo un periodo d’oro: «Devo molto a Provoked, che parla al cuore. Mia madre, quando lo ha visto, ha detto: "Grazie di averlo interpretato perché tante donne che accettano passivamente il loro destino di violenze non saranno più sole". Sono anche fiera che la vera protagonista, assistendo alla prima proiezione, mi abbia detto in lacrime: "I feel free", mi sento liberata. Kiranjit oggi vive a Londra, è un’attivista per i diritti delle donne. Nel 21esimo secolo, le violenze domestiche sono ancora all’ordine del giorno e provocano sofferenze inaudite».

La società indiana vive gravi contraddizioni: è di ieri la notizia diffusa con risalto in tutto il mondo delle polemiche scoppiate dopo che Richard Gere, a Nuova Delhi, durante un evento per la lotta all’Aids ha baciato l’attrice Shilpa Shetty provocando proteste di piazza; i suoi poster sono stati bruciati in piazza dal movimento nazionalista Hindu che contesta il gesto giudicato «deprecabile e appartenente a un’altra cultura».

«Il film — riprende la Rai — mi ha messo in contatto con le Southhall Black Sisters, movimento in difesa delle donne vittime di violenza. È stato un onore recitare con Miranda Richardson nei panni della vera donna incontrata in carcere da Kiranjit e che le insegnò l’inglese e la forza di sopravvivere. Spero che il lancio in Usa aiuti tante donne e a tutte dico: "non soffrite in silenzio, domani grazie a voi potrà essere un giorno migliore" ».

Soddisfatta della sua carriera, che al Sundance l’ha vista interprete del documentario «Journey across India», Aish a Los Angeles ha anche presentato il bel libro The Bollywood Saga con il suo ritratto in copertina e con prefazione postuma del compianto produttore e regista Ismail Merchant. Dichiara: «La mia vita è l’India, ma non rifiuto Hollywood: un buon copione non ha matrici del Bengali o americane: è semplicemente un film capace di parlare a tutte le culture ».

Giovanna Grassi

18 aprile 2007