
SVUOTARE DEL
POTERE IL DIVINO. PER "ABITARLO" E CONDIVIDERLO.
XV INCONTRO
NAZIONALE DELLE DONNE CDB
Più di 120 donne, provenienti da diverse
regioni d'Italia, si sono incontrate a Genova, dal 2 al 4 giugno 2006, per il XV Incontro nazionale dei "Gruppi-donne
delle Comunità cristiane di base" (organizzato in collaborazione con i
gruppi "Il cerchio della luna piena", "Donne in cerchio" e
"Thea – teologia al femminile"), sul tema "Il divino: abitare il
vuoto – segni, gesti e parole della vita quotidiana". La ricerca sul tema
del divino ("come liberarlo, come dirlo, come condividerlo"), è ormai
da qualche anno terreno privilegiato della riflessione dei Gruppi donne, e tema
già al centro di altri appuntamenti ("Al di là di
Dio padre" - Monteortone 2001; "In un corpo
sessuato" - Frascati (Roma) 2002; il II° Sinodo
europeo delle donne - Barcellona 2003; "Quel divino fra noi leggero"
- Trento 2004).
L'Incontro di Genova è stato introdotto da un momento esperienziale
preparato dal gruppo "Thea – teologia al femminile"
di Trento sul significato del sacrificio: il sacrifico umano come
deviazione forzata, voluta dalle religioni patriarcali, concepita in contesti
rituali violenti, come i contesti di guerra in cui i soldati sono spesso
paragonati ad eroi e vittime sacrificali. Ma anche il
sacrificio come una prova richiesta da un Dio padrone, come prova di durezza e
di forza fisica, che le donne intendono "smascherare" e superare
attraverso la condivisione, la partecipazione del corpo nella relazione con le
altre, alla scoperta di un divino che, prescindendo dal
simbolismo doloroso, diviene invece allegria
e partecipazione, contaminazione ed accettazione delle diversità. Sono seguiti due laboratori dedicati
al corpo e alle sue modalità espressive: nel primo, "il mistero della
creta", coordinato da Luisella Veroli, è stata
posta attenzione alla manualità, con la rappresentazione, nei lavori di creta,
di un parte del proprio corpo; nel secondo, "lo
spazio della biodanza", coordinato da Elizabeth
Green, le partecipanti si sono sentite libere di danzare a suon di musica
secondo i ritmi diversi, sperimentando una sensazione di relazione diretta e
sincera col proprio corpo.
La mattina del sabato è stato invece dedicato alla parola. Anna Maria Panepucci
(psicoterapeuta) con la relazione "a favore dell'insaturo", ha svolto
delle considerazioni sul rapporto tra il vuoto e il pieno: in
riferimento allo stato fusionale che gli esseri umani
vivono dentro l'utero materno: il vuoto è collegato quindi alla separazione
dalla madre ed è contesto drammatico e segno del distacco. Ma se il distacco è
reso meno doloroso dal senso di protezione che viene dai grandi miti e dalla
figurazione di un divino paterno o materno, dall'altro il
passo verso il "vuoto", per diventare adulti fuori
dalle sicurezze dell'utero materno, prendendo coscienza della perdita,
è necessario perché trasforma l'essere umano in senso evolutivo.
Chiara Zamboni,
nella sua relazione intitolata "Il desiderio d'assoluto", ha
valorizzato il desiderio interiore di silenzio che risuona attraverso la
meditazione della sacra scrittura, un ritornare presso di sé che permette di
non esporre un giudizio, di posticipare l'atto, privilegiando
il silenzio e il distacco. Il silenzio e il "vuoto" sono condizioni
indispensabili ad una dinamica di trasformazione.
Riferendosi ai Vangeli,
Richiamandosi a Simone Weil (Riflessione sull'utilità
degli studi scolastici per l'amore di Dio), Chiara Zamboni
evidenzia che gli studi sono una forma di preghiera: là
dove il desiderio della luce produce la luce, la
preghiera è esercizio d'attenzione al "vuoto" che apre
inevitabilmente al divino. Ed ancora che la grazia e il desiderio sono
come due polarità in circolarità che occorre sperimentare per addivenire a dei risultati, uscendo da sé, superando le
frustrazioni di tempi e luoghi di lavoro frustranti, defatiganti per
raggiungere uno stato di liberazione che non esclude l'attenzione.
Il convegno è proseguito nel pomeriggio con altri tre laboratori. Il primo,
intitolato "Vassilissa la bella: dalla mancanza
all'agio dello stare al mondo" e coordinato da Francesca Lisi, ha tratto
spunto dalla fiaba russa di Afanasiev
per analizzarne simboli e archetipi. Il secondo, coordinato da Karola Stobaus, ha sviluppato un Bibliodramma sul tema "Il nudo… l'abisso… il vuoto… il
nulla". Il terzo gruppo coordinato dalle "Donne in cerchio"
aveva come titolo "Corpi di donna/corpi divini.
Vivere Dio fisicamente": sedute in cerchio davanti ad una tavola
imbandita, multicolorata e ricca di frutti e di
simboli, ciascuna ha ascoltato le altre, manifestando certezze e dubbi.
La mattina successiva, Elizabeth Green,
ha presentato una relazione provocatoriamente intitolata "Vuote a
perdere?". La teologa ha analizzato il senso di vuoto che accompagna
l'esistenza delle persone e circonda il mondo in cui vivono, sottolineando
gli aspetti negativi di questa condizione, ma rivalutando anche le potenzialità
di un "vuoto"
inteso come silenzio, meditazione, riscoperta e migliore comprensione di sé.
Una duplice valenza che è presente anche nella dimensione religiosa: con un
efficace parallelo,
A conclusione dell'incontro, un intenso momento di condivisione organizzato
dalle donne della Comunità di San Paolo di Roma
intitolato: "Là
dove la profondità è maggiore". Come nella recitazione delle
donne di Oregina del sabato
sera, così anche in questo momento finale sono state ricordate le donne che
hanno accompagnato Gesù e che hanno vissuto la sua
mancanza, la tomba vuota, come inizio della nuova vita, trasmettendone un
messaggio positivo: dal vuoto, dalla mancanza, parte quindi la speranza che per
i gruppi-donne è prima di tutto vita di relazione, solidarietà ed impegno di
ricerca e confronto tra le diversità che caratterizzano il momento politico,
sociale e culturale.
ADISTA
n. 57 del 27.7.2006