Per la riflessione...      di Luca Zacchi

 

 

Santa Maria in Trastevere

 

Ho appuntamento con Matteo e, come al solito, sono in anticipo. Mi siedo e mi metto a scrivere. E' così bella questa chiesa dove ho passato tanto tempo, da bambino, da adolescente, da giovane.

Dove tante e tante volte mi sono nutrito alla mensa della Parola di Dio. Dove ho condiviso il pane ed il vino della cena del Signore con i miei fratelli e le mie sorelle della parrocchia e della comunità di Sant'Egidio. Dove ho servito la Parola annunciandola come lettore, cantandola, nella catechesi agli scout.

Sono seduto di fronte all'icona della Vergine Odigitria, che ho contribuito a realizzare, aiutando Claudio Guidobaldi, esattamente venti anni fa.

Guardo Maria con in braccio il bimbo e penso a Lisa, la vedo mentre tiene in braccio Sara e la indica, anche lei, con amore. Come frutto dell'amore che c'è tra noi. Come frutto dell'amore che, entrambi nutriamo per la vita.

Al di là delle difficoltà e delle durezze che ci possono o non ci possono essere, che c'erano ai tempi del bimbo Gesù, prima e dopo di lui, mettere al mondo un figlio, dopo averlo tanto desiderato, è come dire io credo, che il Signore è Risorto, che il male non vince più, che l'amore che mettiamo in ogni cosa aiuterà l'umanità a costruirsi un futuro migliore.

Mi fermo nello scrivere, e accendo una luce. Una luce fragile, una luce di cera; ma una luce che contribuisce a rendere meno scure le tenebre.

La luce splende nelle tenebre.

La luce di Sara che sta per aprire gli occhi al mondo.

La luce negli occhi di Lisa, sicuramente anche nei miei, quando pensa a quando abbraccerà il mistero che porta in grembo.

Guardo l'altare. Il ciborio. Al centro la Bibbia aperta, come nella mia chiesa, come nella nostra casa. A sinistra della Parola, guardandola da dove mi trovo, una piccola lampada ad olio, accesa. A destra una piccola croce greca con appese ai bracci l'alfa e l'omega, le lettere che indicano che tutta la salvezza, niente e nessuno escluso, è racchiusa in quel libro. E nella persona che quel libro ha incarnato ed incarna tra noi.

L'icona del Cristo è ai piedi dell'altare. E' il Cristo Acheropita, e mi piace pensare che stia lì a rammentarci che nessuna mano d'uomo può ritrarre pienamente e perfettamente il Cristo, così da sostituirglisi.

Nessun uomo o nessuna chiesa può dire che fuori di lei non c'è salvezza. Perchè la salvezza è nel Cristo e nella sua Parola o non è.

Alzo ancora di più gli occhi, fino ai mosaici del Cavallini, risplendenti come non mai, ora che tutte le luci artificiali sono spente e la sola luce del giorno filtra dalle finestre alte della navata.

Hanno più di ottocento anni quei mosaici, ma risplendono come se li avessero posati ieri. Mi viene da pensare che quando l'autore li ha immaginati, realizzati e posati, la Chiesa era ancora una, anche se già traversata da dissidi e discordie che così spesso caratterizzano le famiglie umane.

Al centro della composizione è il Cristo, irraggiato dallo Spirito, la mano del Padre che indica la salvezza che solo attraverso di lui può essere raggiunta. Vicino a lui Maria, la prima dei credenti che si affidò al volere di Dio nel progetto del Figlio, ed alcuni vescovi e martiri dei primi anni del cristianesimo.

Che differenza, fra quei mosaici, che celebrano il Cristo solo e i suoi credenti ed i soffitti pesanti, carichi di ori e di fregi, che celebrano piuttosto i papi, con i loro nomi, ed i loro insulsi stemmi nobiliari!

Per terra, nella navata centrale, dove mi trovo, il pavimento cosmatesco, che secoli di calpestio hanno appena intaccato, con i suoi disegni geometrici e le sue volute. Segno che la via a Dio che passa attraverso la Parola è sempre aperta. Perchè chi disse "Io sono la via" è sempre pronto a donarci la sua grazia, è sempre pronto ad accompagnarci nel nostro cammino, da dovunque questo provenga.

Il bianco, il verde ed il rosso dei suoi colori, nell'ordine di dominanza. La fede, che sola salva il giusto, che lo ricolma di speranza, che lo spinge a testimoniare nella carità.

Il bianco della fede, il verde della speranza, il rosso della carità, la luce che tutto pervade.

 

Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?

(1 Corinti 4,7)