LA DECADENTE SOCIETA' DELLO SPETTACOLO

 


Esco. Inforco la bici ricomprata dopo l'ennesimo furto. Un vento forte mi accoglie fuori dal portone. E' mattina presto. Sul percorso incrocio solo visi tristi, nessun sorriso: goffi inquieti ...una triste, ormai rituale, consapevole processione al niente. Chiusi nei loro abiti omologati s'incamminano nel desiderato sistema…precario.

Di fronte il niente, dietro il vuoto!

La precarietà alimentata ad arte dalla necessità di un inutile impegno quotidiano per la sopravvivenza…sempre lì sulla soglia del baratro. Una visione che non va oltre la sera…la speranza, se ce l'hai, ti puntella la vita. Questa società dello spettacolo che la mattina si imbarca i suoi costretti produttori della banalità, del servizio, del piacere, della tristezza…a cui viene proposto l'eventualità del divertimento (e che divertimento!!) di fine settimana, della rapina all'aperitivo sociale della sera, del gratta e vinci, del superenalotto…di godere e sognare i miti dello star system costruiti nelle varianti di gusto dalla macchina dello spettacolo… su misura per ogni tipologia di consumatore. Un declino che dura da anni senza possibilità di ritorno. "Eccone un'altro: Vieni avanti cretino!"

Ma guarda! Incrocio alla rotonda il "maturo" alto graduato dirigente pensionato, ora anche presidente di una ex municipalizzata (220 mila euro anno)...uno votato al no profit! E' al volante della sua Mercedes… ovviamente col telefonino. Non è reato? Sospensione della patente? Cosa dovrà dire di così urgente? I sudditi hanno pagato le bollette?

E' la città del precariato che scalda i muscoli la mattina a tutto gas! E pensare che potrebbero starsene nei propri luoghi in telelavoro, ma invece lì vogliono in strada, a consumare; incolonnati, a maledire nei loro 10 metri cubi d'auto inquinanti. Mi fermo davanti a una edicola leggo i giornali dalle locandine…la sintesi è tutta lì inutile comprarli. A un bar: orzo con cacao. una scorsa velocemente ai titoli dei giornali locali. Gli approfondimenti, con la selezione praticata di penne, si tralasciano...pochi la meritano. Il giornale ridotto a titoli, foto e impaginazione…il resto un riempitivo. Difficile trovare ricerca stilistica, pensieri profondi, analisi giornalistica. Fogli scritti per la pubblicità, per i poteri, non per il cittadino che invece deve essere manipolato e indottrinato. Tutti questi sforzi dei media per far accettare una inutile società decadente fatta ormai, per lo più, di stipendi sociali e governata da una ostentata, vergognosa burokratia.

Sbattono appena possibile il mostro in prima pagina per far passare l'efficienza del sistema, poi esaltano ogni mossa politica…con i loro attori sorridenti, come dire: "Vedete cosa siamo capaci di fare?"

Vivono ancora nella differita, non hanno capito che non c'è più privato e pubblico, ma la vita in diretta. Tutti in posa con la loro Corona! Si quella della società morta: cofani e corone in dotazione dalla nascita. Le foto invece vanno a ruba per i cultori del gossip. Il sistema partorisce nel proprio grembo il mostro, indagato di ricatto, che sembrerebbe si inventasse la vita immortalando con il suo esercito di paparazzi l'ipocrisia di questa società ridotta all'orgiastico…una declinazione sociale dai grandi agli adolescenti...dei potenti che si ricattan tra loro...Qualcuno ha voluto la società dello spettacolo? Eccola nelle sue forme più eccelse. L'intrattenimento, necessario per distrarre la gente dalle catene di montaggio, ora divenuto luogo comune: "lo spettacolo integrato" (Debord). Ma quando queste, le catene del lavoro, non ci sono più e un nuovo tzunami rivoluziona l'esistente, è lo sconforto, la noia, la consapevolezza della propria inutilità, l'incapacità di riconoscere il vento che cambia, l'impedimento di aggrapparsi al treno delle conoscenze. "Addio deficienti!" Senti urlare da qualche carrozza...  continua sul blog, www.luigiboschi.it