Se io oggi 
sono cristiana

 

di Darianna Saccomanni

 

 

"La vocazione mi pone di fronte alla storia nel quadro di fede e di testimonianza che mi ha preceduto e di cui divento espressione e testimone nelle mie parole e nei miei atti, nelle mie poche o nulle vittorie e nelle mie totali sconfitte."

La ricerca della mia storia personale di salvezza si espande a partire dalla mia esperienza fino a ricomprendersi come inserita in un "filo rosso" di cui io rappresento - per la mia parte - la punta estrema nella storia.

La decapitazione di Giovanni Battista ad opera di Caravaggio, diventa per me segno e stimolo ad una riflessione che ricomprende questo "filo rosso" appunto come un "filo" di sangue, segnato dal "martirio" ovvero da una testimonianza che si porta senza tornare indietro. Può essere una testimonianza che si spinge fino all'estremo così come può essere una testimonianza che vive l'estremo senza portarcisi, ma pur sempre è contrassegnata da una scia di sangue e di dolore che l'accompagna e la stigmatizza.

Poco importa se il/la profeta vince la sua battaglia e la sua guerra; poco importa se tutto questo determina o non determina la comprensione storica dell'eone che viene. Poco importa - pure - se tutto questo viene indicato come follia o come esaltazione in negativo di se. Tutto questo non ha mai avuto senso e mai lo potrà avere, poiché non è comprensivo della realtà di chi - a partire dallo schiamazzo della piazza fino al silenzio di un eremo - si comprende e si conosce nuovamente nella testimonianza a cui è stato e stata chiamata.

E la chiamata diventa l'estremo punto di riflessione sul piano cristologico e, quindi, teologico. Poco importa se si capisce o meno la portata di questa dimensione, se questa si pone in modo così "altro" dal consueto riflettere da diventare incomprensibile perché rapporta la sua espressione ad un termine che non è conosciuto o non è voluto. Poco importa, perché la chiamata è quella che determina e fa conoscere a me la mia esperienza, trasportandomi dall'essere semplicemente stata oggetto a divenire oggetto di una testimonianza di ciò che mi ha coinvolta e mi ha rapita.

Essere persone chiamate ad un servizio pretende di aver chiaro quale sia anche il servizio, di aver misura di quale sia il servizio al quale si è stati chiamati per poterlo affrontare ed interpretare.
La chiamata non è un qualcosa che si pone di fronte a noi in senso astratto. Lo diventa, si! Lo diventa quando questa chiamata deve passare il filtro e l'approvazione di qualcuno, quando viene in sé costretta e ristretta, ma se liberata essa diventa dimensione pratica e storica che ri-conosce la propria storia ed in questo riconosce la propria identità.

Se io oggi mi dichiaro cristiana, lo faccio perché affermo che la mia identità è data da quella storia che è la mia storia di salvezza, poiché è quella storia che dà pienezza alla mia dignità.