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"La vocazione mi pone di fronte
alla storia nel quadro di fede e di testimonianza che
mi ha preceduto e di cui divento espressione e testimone nelle mie parole e nei
miei atti, nelle mie poche o nulle vittorie e nelle mie totali sconfitte."
La ricerca della mia storia personale
di salvezza si espande a partire dalla mia esperienza fino a ricomprendersi come inserita in un "filo rosso"
di cui io rappresento - per la mia parte - la punta estrema nella storia.
La decapitazione di Giovanni Battista ad opera di Caravaggio, diventa
per me segno e stimolo ad una riflessione che ricomprende
questo "filo rosso" appunto come un "filo" di sangue,
segnato dal "martirio" ovvero da una testimonianza che si porta senza
tornare indietro. Può essere una testimonianza che si spinge fino all'estremo
così come può essere una testimonianza che vive l'estremo senza portarcisi, ma
pur sempre è contrassegnata da una scia di sangue e di dolore che l'accompagna
e la stigmatizza.
Poco importa se il/la
profeta vince la sua battaglia e la sua guerra; poco importa se tutto
questo determina o non determina la comprensione storica dell'eone che viene. Poco importa - pure - se tutto questo viene indicato come follia o come esaltazione in negativo di
se. Tutto questo non ha mai avuto senso e mai lo potrà avere,
poiché non è comprensivo della realtà di chi - a partire dallo schiamazzo della
piazza fino al silenzio di un eremo - si comprende e si conosce nuovamente
nella testimonianza a cui è stato e stata chiamata.
E la chiamata
diventa l'estremo punto di riflessione sul piano cristologico
e, quindi, teologico. Poco importa se si capisce o meno
la portata di questa dimensione, se questa si pone in modo così
"altro" dal consueto riflettere da diventare incomprensibile perché
rapporta la sua espressione ad un termine che non è conosciuto o non è voluto.
Poco importa, perché la chiamata è quella che determina e fa conoscere a me la
mia esperienza, trasportandomi dall'essere semplicemente stata oggetto a
divenire oggetto di una testimonianza di ciò che mi ha coinvolta
e mi ha rapita.
Essere persone chiamate ad un servizio
pretende di aver chiaro quale sia anche il servizio,
di aver misura di quale sia il servizio al quale si è stati chiamati per
poterlo affrontare ed interpretare.
La chiamata non è un qualcosa che si pone di fronte a noi in senso astratto. Lo
diventa, si! Lo diventa quando questa chiamata deve
passare il filtro e l'approvazione di qualcuno, quando viene in sé costretta e
ristretta, ma se liberata essa diventa dimensione pratica e storica che
ri-conosce la propria storia ed in questo riconosce la propria identità.
Se io oggi mi
dichiaro cristiana, lo faccio perché affermo che la mia identità è data da
quella storia che è la mia storia di salvezza, poiché è quella storia che dà pienezza
alla mia dignità.