D o s s i e r
Non pensavo
ci fossero settori della Chiesa con una paura così forte
della gente
che pensa con la propria testa»
intervista a MARIO PESCE
coautore con Corrado Augias di INCHIESTA su GESU'

Mauro Pesce parla argomentando ogni passaggio, cercando nella storia le cause
del presente. Alle sue spalle libri in italiano, inglese, francese, tedesco,
testi in greco antico e in ebraico sulla Bibbia, i Vangeli, la nascita delle
religioni: siamo nella sede del Centro interdipartimentale di studi
sull'ebraismo e il cristianesimo da lui fondato.
Genovese di nascita, bolognese d'adozione. Cosa l'ha portata in questa città?
Ho fatto l'università a Roma. Là tra il 1963 e
il 1965, ai tempi del Concilio Vaticano II, ho conosciuto molti teologi e
intellettuali cattolici del rinnovamento. Sono venuto a Bologna perché qui
c'era l'Istituto per le scienze religiose fondato nel 1952 da Giuseppe Dossetti, anche lui all'epoca a Roma come consigliere del
cardinale Lercaro. L'istituto offriva delle borse di
studio: arrivato qui provvisoriamente, poi sono rimasto.
Bologna è ancora importante per le scienze religiose?
Bologna è forse l'unico, o almeno il
principale, polo statale di studi religiosi in Italia. Oltre all'Istituto
fondato da Dossetti, è attivo un gruppo di studiosi
che analizza i fenomeni religiosi con gli strumenti dell'analisi critica.
Bologna è l'unica sede universitaria ad avere un dottorato in studi biblici,
condotti non necessariamente in prospettiva dogmatica. Tradizionalmente queste
materie, in Italia, sono delegate alle facoltà teologiche dirette dalle Chiese,
in cui è prevalente la finalità pastorale.
Che rapporto c'è tra Chiesa e ricerca scientifica?
Ci sono state diverse fasi: di profondo
rinnovamento (dal 1930 al 1970), con culmine nel Concilio Vaticano II, e (a
partire dagli anni '80) di ripensamento conservatore. L'attuale pontefice è un
restauratore. Così, è maturato un atteggiamento di difesa nei confronti del
mondo contemporaneo, che nega i valori cristiani; contemporaneamente, dopo la
caduta del Comunismo, si è cercato di negare l'Illuminismo, età della ragione
contro la fede, interpretato come base di tutte le dittature. Con il cardinale Ruini si è arrivati a dire che la stessa idea di tolleranza
non può essere messa alla base della società, là dove deve esserci il principio
cristiano.
Con questa impostazione che fine fa la laicità?
C'è una negazione sostanziale dell'idea di
laicità e si arriva a sostenere paradossalmente che i veri laici sono i
cattolici non anticlericali. Il laicismo si basava sulla contrapposizione tra
clericalismo e anticlericalismo: ora, visto che il secondo produce solo effetti
nefasti, bisogna superarlo. Una laicità così intesa è una laicità che non si
oppone al principio religioso, e non si oppone al diritto delle religioni di
manifestarsi pubblicamente e di pretendere che lo Stato abbia leggi religiose,
soprattutto nei Paesi in cui i cattolici sono la maggioranza.
Che conseguenze ci possono essere, in rapporto anche alla diffusione di altri fondamentalismi?
In Italia tra 50-60 anni avremo tre blocchi:
uno cattolico, uno musulmano e uno di persone disinteressate ad aderire ad
istituzioni religiose, tuttavia non necessariamente laici. I laici, nella
visione ottocentesca del termine, cioè quella di persone che sostengono la
fondamentale autonomia delle istituzioni statali rispetto alle Chiese, saranno
una piccola minoranza. In questa situazione, un'alleanza tra il blocco
conservatore islamico e quello cattolico è la più verosimile: entrambi sono
interessati a creare istituzioni familiari forti che controllino il
comportamento morale e sessuale dei giovani e a gestire direttamente
l'educazione nelle scuole confessionali. Il pericolo è una deriva nel comunitarismo: la struttura civile si scioglie in tante
comunità forti che difendono i propri diritti e si alleano per la propria
convivenza, mentre viene meno la laicità dello Stato. Una laicità alla
francese: garanzie di libertà religiosa ma divieto di confessionalizzazione
delle istituzioni.
Una parte della Chiesa cattolica italiana ha criticato il suo libro Inchiesta
su Gesù. Perché?
Quello che ha preoccupato alcuni settori della
Chiesa è stata la sua straordinaria diffusione. Un successo non previsto. Il
libro nasce dalla collaborazione di un giornalista con una fortissima presenza mediatica, Corrado Augias, e uno
specialista di studi biblici con fama di studioso molto serio. Qualcuno ha
avuto paura che la diffusione di centinaia di migliaia di copie (siamo arrivati
a circa 500mila) potesse provocare nel pubblico cristiano alcune incertezze
sull'insegnamento tradizionale.
Quali?
In questi ultimi vent'anni,
Se l'aspettava?
No: avevo fiducia nel cattolicesimo come l'ho
conosciuto negli anni '60 e '70. E poi la mia esegesi negli Usa è considerata
moderata e conservatrice: tra gli specialisti non sono un rivoluzionario. Non
pensavo ci fosse un settore della Chiesa cattolica che avesse una paura così
forte che la gente pensasse con la propria testa. Di fatto non c'è una parola
nelle mie dichiarazioni che sia contro la fede cristiana. La ricerca storica è
pienamente accettabile all'interno della visione dogmatica del cattolicesimo.
Il problema è nell'educazione della gente:
Lei ha detto: «La ricerca storica permette un atteggiamento laico più maturo».
Pensiamo a Dossetti, ad Adreatta,
a Prodi, che si è definito su alcuni temi etici «credente adulto». Bologna può
essere un laboratorio di laicità?
Bologna è stata un
laboratorio di questo tipo nei decenni passati. Credo che oggi prevalga nelle
istituzioni il bisogno di un'alleanza con
Sara Deganello
In sintesi
Su Gesù sono proliferate nei secoli molte leggende e
alcune autentiche fiabe, segno della curiosità di sapere chi lui fosse
veramente prima che il mantello della teologia lo coprisse, celandone allo
sguardo la figura storica. Corrado Augias ha
dialogato su questo tema con uno dei massimi biblisti
italiani, Mauro Pesce, rivolgendogli quelle stesse domande che molti di noi,
cristiani e non cristiani, si pongono: sul periodo storico nel quale Gesù visse, sulle sue parole, sulla sua vita, sulla sua
morte, sui tanti testi che ne parlano. Ma anche su ciò che seguì la tragica
giornata del Golgota, fino alla nascita di una
religione che da lui prese il nome, anche se egli non ha mai detto di volerla
fondare. Il profilo di Gesù che questa
"inchiesta" ci restituisce è quello di un ebreo, ligio alla Legge di Mosè, amante del suo popolo e delle sue tradizioni, eppure
aspramente critico verso gli aspetti che giudicava 'superati' o 'secondari', e,
soprattutto, portatore di un progetto di rinnovamento incentrato sul riscatto
degli emarginati; una personalità complessa, mai svelata per intero nemmeno a
chi gli era più vicino, una figura profondamente solitaria, coerente con i suoi
principi fino alla morte in croce.
Descrizione
Un noto giornalista e uno storico del cristianesimo hanno unito la curiosità
laica del primo alle conoscenze sulla Bibbia del secondo per dare alla luce
questa originale Inchiesta su Gesù, un libro scritto
nel tentativo di costruire una specie di carta d’identità di Gesù: dov’è nato, quando, da chi, quale lingua parlava e
così via. Un “documento anagrafico” che può essere completato solo in parte,
dato che le fonti sono scarse e assai manipolate, e che presenta vari problemi
storiografici come la possibilità che i dogmi teologici corrompano la ricerca
storica, o quello della scelta di alcuni vangeli come documenti a scapito di
altri.
Augias inizia con le domande apparentemente più
banali, ma subito si scopre che Gesù è nato verso gli
ultimi anni del regno d’Erode (che morì nel
Un Gesù quindi che viene ritratto nei suoi molti
aspetti perché ogni vangelo, sottolinea Augias, ha e
dà una immagine diversa del protagonista: quella di Luca è di un uomo molto
attento ai poveri e ai diseredati, Marco narra di un taumaturgo ed esorcista,
Giovanni lo rende come parola di Dio che traluce attraverso la sua umanità.
L’analisi di Augias e di Pesce prosegue con
un’indagine sulle sue parole, sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano.
Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota,
fino alla nascita di una religione che da lui prese il nome, anche se egli non
ha mai detto di volerla fondare. Il profilo di Gesù
che questa “inchiesta” ci restituisce è quello di una personalità complessa,
mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più vicino. Una figura solitaria,
affascinante anche in questa ricostruzione storica, coerente con i suoi
principi fino alla morte in croce.
Commenti
Antonella (05-04-2007)
Ho comprato il libro con tanto entusiasmo, convinta di poter leggere un'analisi
storica priva di giudizio. Si è rivelato uno dei libri più brutti che abbia mai
letto. Il prof. Pesce si permette di emettere giudizi e opinioni del tutto
arbitrari. Ma quale storicità! Come si può avere la presunzione di analizzare Gesù come uomo scisso dalla sua divinità? Non è più Gesù, non si capisce bene che cosa sia Consiglierei ai due
autori di leggere qualche buon libro sull'argomento e, se proprio vogliono
scrivere qualcosa è bene che cambino decisamente genere. Il libro è noioso,
presuntuoso e decisamente brutto. Voto: 1 / 5
luca (24-03-2007)
Mi spaventa alquanto la reazione che questo libro ha suscitato in fervidi
credenti; la qualità può sicuramente essere opinabile, ma l'assolutismo e la
reticenza a mettersi in discussione che questi immancabilmente dimostrano fa
venire i brividi! Voto: 4 / 5
marcello (05-03-2007)
Che un ateo come Augias possa per pregiudizio gettare
fango sulla Chiesa, si può anche comprendere. Ma che questo signor Pesce,
storico del Cristianesimo, insegni nell'università più antica d'Italia, quella
di Bologna, mi fa venire i brividi ed un accenno di voltastomaco per il male
che potrebbe fare (forse già lo fa). Il libro tira fuori in modo tendenzioso
delle tematiche basate sul niente, molto simili a quelle di alcuni gruppi di pseudospiritisti-ufologi di cui lessi un libro-guida tempo
fa, e che cercava di mettere in tutti i modi in ridicolo Gesù
e
Teresa Bernardini (05-03-2007)
Ho letto con molto interesse questo libro. Devo dire che mi ha un pò scioccata, in quanto non ho mai letto i vangeli
apocrifi. La fede è una cosa, la storia è altra cosa. Mi sono meravigliata dei
commenti negativi su questo libro. Mi auguro che questi siano studiosi che
hanno approfondito la storicità del libro. Non sono riuscita a capire i
commenti di Mons. Ravasi
che ho letto su riviste religiose come Famiglia Cristiana, che dovrebbe essere
per tutte le famiglie; il linguaggio è troppo complicato e non è adatto a
persone semplici. Sembra che i commenti siano stati scritti per non essere
capiti da tutti. Il libro in questione può piacere o no, ma è stato scritto con
un linguaggio che può essere compreso da tutti. Voto: 5 / 5
giovanni casatigio
(04-03-2007)
Inchiesta? Mah... Strano metodo storiografico quello di Augias:
prima ti dice qual è la verità e il significato e poi lo fa dimostrare da
Pesce... Lasciato a metà per manifesta nausea e noia... Roba cotta e stracotta!
Dal Foglio del 2/03/07 apprendo inoltre che Augias su
Reppubblica di giovedì denunciava: "Io,
processato dalla Chiesa per il mio libro su Gesù".
Faceva riferimento alla sua presenza ad una conferenza all'Università Lateranense dove si parlava dei Vangeli. Augias non è nemmeno mai stato citato o preso in
considerazione. A due terzi della confefrenza se n'è
andato sbattendo la porta... Pubblicità per il libro? Libro proibito=libro
esaurito??? Voto: 1 / 5
Dario (01-03-2007)
Nonostante nn abbia letto questo libro mi sento in
dovere di attribuirgli un bel voto per il semplice fatto che sia riuscito a
suscitare reazioni (spesso di ira) di alcuni. Penso sia un libro rivolto a
coloro che hanno voglia di porsi domande e mettere in discussione i propri
pensieri e non a chi invece ha solo la tendenza a fossilizzarsi su dogmatismi o
false credenze dalle quali sono influenzati. Voto: 5 / 5
Giuseppe Russo (01-03-2007)
Testo fondamentale per chi voglia avere un quadro ampio, esaustivo e privo di
censure sulle principali questioni di dibattito intorno alla figura di Gesù. Le tesi avanzate sono supportate molto bene
storicamente, e condotte con la libertà e la serietà intellettuale
dovuta. Voto: 5 / 5
Andrea Maria (27-02-2007)
Dal punto di vista giornalistico ottima costruzione e ottima predisposizione
tematica. Leggendolo si ci perde in una miriade di errori. Le tesi espresse a
mo di dialogo non possono essere gestite confondendo posizione personale con
posizione scientifica. Il prof. Pesce sa benissimo che a tesi deve per forza
corrispondere una sintesi e non un giudizio, e questo per evitare che l'analisi
si colori di giudizio e talvolta di pregiudizio. Si ricorda infatti che
Federico Testoni (26-02-2007)
Ho letto circa una trentina di libri sul Cristo: questo è senza ombra di dubbio
il più brutto. Augias torna ad occuparti di noir e
affini. Voto: 1 / 5
Enrico (25-02-2007)
Chi era Gesù? Un povero illuso, che credeva in un
fantomatico Regno di Dio che avrebbe dovuto venire sulla terra e non è mai
arrivato! “Il Regno di Dio è dentro di voi”… macché,
è tutta un’invenzione a posteriori dei suoi discepoli! (Per parare il fatto che
‘sto Regno non è mai arrivato, capite?) L’insegnamento del Cristo è universale,
si basa su valori profondi, interiori e validi per tutti? Nemmeno per sogno! Si
rivolgeva soltanto agli Ebrei, e infatti il Cristianesimo non è che un’enorme
FROTTOLA inventata soltanto dopo la scomparsa di Gesù.
Non parliamo poi dei monasteri, migliaia di persone che nel corso dei secoli
hanno sprecato la loro vita in quanto “non c’è nulla di più distante dagli
insegnamenti di Gesù”! – Ecco alcune delle tesi, anzi
no, delle PERLE presentate in questo libro dalla “rigorosa” analisi “STORICA”
(e quindi incontestabile?!!) di Mauro Pesce. Sull’altare della “ricerca
storica” questo libro fa passare le ben meschine opinioni dello studioso
(Pesce), ignorando totalmente, ad esempio, il fatto che Gesù
insegnasse (e venisse spesso in soccorso!) a Samaritani, pubblicani, Romani,
oltre che agli Ebrei ortodossi di ogni classe sociale, essendo cioè quanto di
più universale possibile nel suo tempo e luogo. E non passa nemmeno per la
mente di chi scrive che chi ha seguito questi universali insegnamenti, tanto
interiormente quanto nelle proprie azioni, ne abbia tratto un beneficio
profondo per la propria vita. Quanto poi al povero Augias,
che dire? La sua tesi, nemmeno lontanamente celata, è che
FEDERICA (22-02-2007)
HO CERCATO DI LEGGERE QUESTO LIBRO IN MODO OGGETTIVO, MA DEVO DIRE
michela (21-02-2007)
Da persona ignorante sui VERI fatti ho trovato il libro MOLTO interessante.
Consiglio a tutti di leggerlo, credenti e non. Io non sono credente e invidio
davvero chi ha la fede, ma resto sbalordita nel pensare quanti pochi fondamenti
abbiano tante credenze e tanti comportamenti dei cattolici. Voto: 5 / 5
Davide (19-02-2007)
Sono un archeologo, e posso affermare che esistono parecchi altri libri che
trattano lo stesso argomento con una qualità decisamente superiore al testo di Augias. Anche dal punto di vista letterario mi è sembrato
noioso e ripetitivo, non sono mai riuscito a superare le tre pagine di fila
senza doverlo chiudere. Pessimo libro! Voto: 2 / 5
Wladimiro Rustici (16-02-2007)
Ho letto il libro e mi ha deluso profondamente. Se volete fare la conoscenza,
importante e approfondita, della figura di Gesù
consiglio il testo "Il nuovo Gesù storico"
di Stegemann Wolfgang;
Malina Bruce J.; Theissen Gerd; edito dalla Paideia. Voto:
1 / 5
Filo (14-02-2007)
All'inizio il ritmo è alto, ma nei capitoli successivi scende paurosamente e a
volte sembra scrivere delle cose solo per allungare il brodo. non è sicuramente
un libro per passare il tempo ma per studiarci forse su. Voto: 2 / 5
Manuela di Trieste (11-02-2007)
Ritengo abbastanza sterile chiedersi quale sia stata la realtà storica
dell'uomo Gesù Cristo perchè, come ha giustamente
fatto notare un lettore, la questione è irrisolvibile. Sconsiglierei di
accostarsi a questo libro coloro che hanno già letto altre opere
sull'argomento, in quanto non aggiunge nulla di nuovo a quel poco che già si sa
mentre i grandi interrogativi rimangono insoluti. E' indubbiamente apprezzabile
che un non-credente come Corrado Augias sospenda il
proprio giudizio personale sulla questione di fondo (la vera natura del
personaggio in questione). Lo stile è scorrevole, ma la lettura del testo
rimane comunque faticosa... del resto trattandosi di un'opera che si propone di
riassumere dei dati storici non potrebbe essere altrimenti. Voto: 3 / 5
Ernesto Genoni - Marcianise
(08-02-2007)
Il libro ha a mio avviso una forza di sugestione al
di la di ogni prvisione sia per noi lettori che forse
anche per gli stessi autori che hanno veramente presentato un prodotto
eccellente sia per i contenuti storici sia per aver evitato, in ogni pagina e
con abilità, di far prevalerte i loro personali punti
di vista sui fatti. La figura storica di Gesù è
veramente esaltante come uomo che ha voluto mettersi dalla parte degli
emarginati ed oppressi con coerenza estrema fino all'estremo sacrificio. Ben
vengano libri come questo che, in una società allo sbando di valori e princìpi etici come la nostra, parlano di
"uomini" gloriosi che si battono per il bene dell'umanità senza loro
personale tornaconto. Gesù conferma nel libro Pesce,
grande biblista, non aveva mai pensato di fondare il
cristianesimo. Lo consiglio spassionatamente a quanti vogliono arricchire le
loro conoscenze storiche e al tempo stesso religiose del fatto. Voto: 5 / 5
martuccia (07-02-2007)
E' vero che il libro non è un granchè e rimane ad un
grado di inchiesta piuttosto superficiale... però Augias
ha almeno il merito di essere uno dei pochi a occuparsi del Cristianesimo e
della figura storica di Gesù mentre imperversa la
mania per libri come il Codice da Vinci o si discredita gratuitamente una
religione - quella cattolica in particolare - che è pur sempre alla base della
cultura europea. So che può disturbare, ma è una cosa che va detta. Voto: 3 / 5
Domenico (05-02-2007)
Il libro non è brillantissimo, ma l'argomento non può certo concedersi troppo
alla spettacolarizzazione. E' la prima volta che
indago la figura di Gesù Cristo al di fuori dai suoi
canoni religiosi. Di questo ringrazio gli autori perchè, a prescindere dalle
loro fedi ed opinioni, hanno tentato l'operazione difficilissima di parlare di
religione, senza far prevalere durante il dialogo le proprie idee e sensazioni.
Il testo rivaluta molto la figura del Cristo agli di quelli che, come il
sottoscritto, da tempo ormai non si ritiene più un credente. Augias e Pesce danno forza e indipendenza ad una figura
maneggiata e più volte riformulata nel corso dei tempi come quella di Gesù. L'analisi finale che ho fatto alla fine della lettura
è semplice: "è mai stato il cristianesimo, nel corso dei suoi 2000 anni,
il concreto realizzo della virtù religiosa che Gesù
Cristo ha voluto insegnare"? P.S. Quando si parla di religione, si chiude
sempre con una domanda... Domenico. Voto: 2 / 5
marcello bezzi (04-02-2007)
Ho letto e riletto con molto impegno e, pur essendo credente, con la curiosità
per la storia con
marcepom (31-01-2007)
Ho letto il libro di Augias/Pesce e riporto solo
alcune affermazioni ambigue lette nell'ultimo capitolo: Si "crede" in
ciò che non si conosce, ma come continuare a credere se i testi sacri sembrano
sbagliare? A conferma di questa tesi è riportata la frase di S. Agostino
"Nessuno certo, crede alcunchè se prima non ha
pensato di doverlo credere". Alla base della fede, almeno della mia, non
c'è un'ingenua fede," messa a repentaglio dalla stessa modernità", ma
una fede cercata, vagliata attraverso studi storici, teologici, esegetici che
mostrano un Gesù in tutta la sua interezza. Senza
dubbio il libro è interessante, ma incompleto da un punto di vista della
ricerca; pertanto positivo è l'invito del Prof. Pesce
ad approfondire la ricerca, ma non per evitare di cadere nel fondamentalismo, ma per giustificare su una cultura a 360°
le radici giudaico-cristiane dell'Europa. Voto: 1 / 5
fulvia (29-01-2007)
questo libro è stata una delusione: gli autori hanno qualcosa di personale per
"riscrivere" la figura del Gesù storico
diverso, secondo loro, dal Gesù evangelico? E' una
corrente di pensiero già datata che riprendono senza aggiungerci niente di
nuovo. L'altro non lo consocevo, ma da uno come Augias mi aspettavo qualcosa di più serio, fondato, concreto,
una inchiesta giornalistica con dati alla mano, invece aria fritta. Come
cristiana, mi sento delusa. Il Gesù storico e quello
evangelico, piaccia o meno, sono la stessa persona. Noi ci arrovelliamo per
sapere (dan brown docet, ahinoi) se abbia sposato o meno la maddalena... quando dovremmo chiederci che cosa cambierebbe
per noi ammettere che Gesù è esistito, ha vissuto,
insegnato e alla fine è morto su una croce ed è (questa è la novità) risorto?
Non vale la pena questo libro. Voto: 2 / 5
Antonio Frailis (25-01-2007)
Modesto! Più che una inchiesta su Gesù è una
intervista ad un Carneade che esprime le proprie opinioni avendo come
riferimento il Cupolone di San Pietro. Non dice nulla di nuovo su una materia
ormai ben consolidata ed in continua evoluzione come
Mauro (22-01-2007)
Il libro è sicuramente interessante e mi ha fatto rinascere la voglia di
approfondire quelle che di solito vengono definite "le nostre radici
cristiane", forse senza sapere bene di cosa si tratta. In alcuni dialoghi Augias e Pesce appaiono un poco "scollegati"
l'uno con l'altro e in altri casi mancano gli approfondimenti opportuni, però
da un libro destinato al grande pubblico non ci si può aspettare di più. I
concetti espressi sono chiari. Emblematico quello in chiusura: Gesù era ebreo, non cristiano. Poco comprensibili le
critiche da parte della curia, alla quale non interessa fomentare il desiderio
di conoscenza, ma soltanto la fede nell'ortodossia. Voto: 4 / 5
pietro parisi (19-01-2007)
Un libro estremamnte interessante che apre
interrogativi da approfondire.Bravissimi Augias e Pesce. Un lilibro
stupendo. Voto: 5 / 5
alexdio (16-01-2007)
Intervista incerta nel suo svolgimento. Augias è
palesemente in mala fede, sebbene si affretti a dichiarare il contrario (excusatio non petita...). Il biblista Pesce non sembra intenzionato ad approfondimenti
necessari su alcuni aspetti, tanto che a volte il dialogo sembra fatto di due
monologhi distinti e separati. Bisognerebbe chiedersi se è mancato un lavoro di
tessitura piu accurato o se gli obiettivi del libro
di presntaere una versione parziale e priva di
ulteriori approfondimenti storici fossero chiari sin dall'inizio e non sono
stati ben mascherati dalla tecnica narrativa (che in Augias
è soporifera, come nei suoi pletorici "I segreti di..."). Voto: 2 / 5
BARONIO GUIDO GIORDANO (13-01-2007)
Ho letto il libro con piacere ed è il primo libro che leggo in cui si presenta Gesù come uomo e non come Dio. Il sig
Augias ha presentato Gesù
nella sua vita quotidiana, togliendo tutti quegli orpelli che la nostra
religione ci ha sempre fatto vedere e che, soprattutto, Cristo è ebreo e il
cristianesimo non è stato "inventato" da Lui. Grazie per aver scritto
questo bel libro. Voto: 5 / 5
famangio (13-01-2007)
Nerone combattè il cristianesimo con la spada, i
signori Augias e Pesce lo fanno anche loro con le
armi attuali a disposizione: penna e calamaio. Non ho mai letto un libro più
fazioso e tendenzioso. Questo libro che vorrebbe essere una ricerca storica
sulla vita di Gesù Cristo, non è altro che una
pubblicazione da Eva 3000 con tutti i falsi pettegolezzi annessi. L'incoerenza
di questi signori la si nota nelle varie estrapolazioni da Scritti Sacri
Canonici che da scritti apocrifi. Esempio. In un capitolo si rivela l'atto
d'amore di Gesù Cristo con
Aurelio (12-01-2007)
Buongiorno. Penso di "capire" la difficoltà che hanno dovuto
affrontare il Signor AUGIAS e il Signor PESCE nel discutere di un personaggio
come Gesù, ma un giornalista e un biblista
del loro calibro (penso umilmente) avrebbero potuto tessere un pò meglio le lodi dell'uomo che, come afferma lo stesso
Signor Pesce, ha cambiato il mondo. Chiedo scusa se sono sembrato presuntuoso.
PS: e se Gesù fosse esattamente, o quasi, per come
viene descritto nei vangeli? Voto: 3 / 5
valeria (11-01-2007)
mediocre. unico pregio è quello di suscitare interesse per la letteratura
apocrifa. Non è esaurito nessun argomento, qualche curiosità - più dell'autore
che dei lettori- viene soddisfatta superficialmente. Voto: 2 / 5
Nicola (10-01-2007)
Decisamente insufficiente la ricerca storica che non si basa su criteri
oggettivi. Se un elemento concorda con la tesi di Augias
allora va bene, se no viene respinto a priori... Praticamente trascurati i
maggiori studiosi biblici mondiali (ad es. R. Brown),
presumo perchè contrastanti con le tesi dominanti del libro. Per farsi un'idea
corretta e completa consiglio di leggere Ipotesi su Gesù
di Messori. Tutt'altra
cosa, in tutti i sensi. Voto: 1 / 5
miri (09-01-2007)
Chi non pone e non si pone mai domande,che siano o meno "sapienti",
chi non ha mai voglia di sentire un'altra opinione,anche se su l'argomento più
discusso, chi cerca nei libri degli altri la conferma alle proprie verità non
si merita un testo così. Non ha la pretesa di convincere nè
atei nè credenti,racconta ciò che molti gia'sanno.L'indagine storica non
deve inventare niente di originale ma mettere a disposizione di tutti i suoi
contenuti. Lo consiglio anche ai ragazzi. Voto: 4 / 5
Francesco (26-12-2006)
Ho letto tutta la bibliografia di Augias,e sono molto
affezionato al suo modo di scrivere preciso, appassionante e con una vena di
humour nei pochi giudizi che da durante la narrazione. In questo caso, però, ho
trovato la struttura del libro un pò forzata, con
troppe ripetizioni all' interno dello stesso capitolo (introduzione di Augias/pseudo intervista con
Pesce). Avrei preferito un libro scritto in toto dal
buon Corrado, previa collaborazione con Pesce. Voto: 3 / 5
GianLuca (23-12-2006)
Si tratta di un libro divulgativo e per forza di cose con i suoi limiti. Ottimo
per chi non conosce l'argomento, ottimo per far riflettere sulla ortodossia
"semplice" del catechismo italiano che presenta Gesù
senza problemi, contraddizioni e avulso dal suo contesto storico. Voto: 5 / 5
Salvatore (22-12-2006)Uuna "inchiesta" ben
fatta avrebbe dovuto porre le stesse domande a diversi "esperti"
credenti e non credenti. Così il lavoro avrebbe avuto più senso e rigore
scientifico. Felice Natale. Voto: 1 / 5
pino mori (22-12-2006)
E' sorprendente notare tra i commenti come non ci siano mezze misure o
denigrazione o approvazione.Augias sembra da una
parte un pò supponente e dall'altra un pò ammaliatore. Io ho trovato che ciò che viene detto è una
visione di Gesù e del cristianesimo un pò particolare.Dietro la facciata
di ricerca storica e razionale di Gesù traspare una
leggera diffidenza mista a qualche dubbio della figura del
"salvatore". Sembra quasi che nel fare l'indagine si perda un pò quel rispetto verso il personaggio non comune che si
indaga.Inoltre mi pare che l'atteggiamento di fondo
non sia quello della ricerca ma quello della ridefinizione
rispetto alle conoscenze possedute dalla tradizione cristiano-cattolica. Mi ha
colpito il concetto della figura di Gesù come ebreo
più che cristiano,della sua solitudine, della sua fede nel padre. Non ho
intravisto però il messaggio di fondo di Gesù che è
quello dell'amore sopra ogni cosa. Traspare un messaggio sociale di aiuto ai
deboli e derelitti ma non la rivoluzione vera e sbalorditiva dell'amare anche i
nemici. Nell'insieme direi spunti e riflessioni interessanti, ma inconplete e a volte soggettive. Pertanto va bene che si
scrivano questi libri e va bene che si facciano anche comunque le dovute
osservazioni, trovo meno opportuno la denigrazione di alcuni ad un'opera che
comunque ha richiesto analisi, ricerca e confronti.Voto:
3 / 5
Luigi Manfredini (20-12-2006)
Libro nato dall’incontro di un giornalista con un biblista.
Il giornalista di “fede atea” sa poco e pone domande non particolarmente nuove
o stimolanti. Il biblista sa molto ma l’intervista lo
costringe su binari che non gli consentono aprofondimenti,
che a mio avviso sarebbero più interessanti di tante domande (vecchie o inutili)
di Augias. Inutile cercare obiettività, essa non
esiste tanto da parte dei credenti che dei non credenti: davanti a Cristo ogni
indagine deve prendere una piega: o la fede o la negazione e Augias conferma la regola. Una maggiore
"polifonia" avrebbe però giovato alla qualità del libro (ad es.
utilizzando diversi voci di biblisti, non credenti,
ortodossi, cattolici, protestanti, ecc.) in dialogo tra loro, magari stimolati
da domande un po’ più interessanti anche provocatorie. Il libro è totalmente
inutile per chi conosce un po’ la scienza biblica; in questi giorni appare in
libreria un infinitamente più interessante “Gesù” di Klaus Berger che parla con
maggior equilibrio e profondità degli stessi argomenti del libro di Augias. Per chi non conosce la scienza biblica credo faccia
bene a cercare altrove migliori introduzioni alla figura di Cristo ad es. i
cattolici Ravasi (La buona novella) e Fabris (Gesù di Nazareth: storia
e interpretazione) hanno molto da dire, con equilibrio ed onestà intellettuale
a credenti e non credenti. Voto: 1 / 5
ROBERTO (12-12-2006)
Non ho ancora letto il libro, ma mosso dalla curiosità cercavo delucidazioni.
E' stupefacente ciò che si legge. Dal calore di chi nella vita, qualche volta o
spesso, si pone delle domande, alla determinazione unita ad astio e saccenza di chi è contro. Contro il libro e contro la
persona. Forse ho inteso male il senso delle parole, ma si stava parlando del
libro. Che senso ha insultare le persone? Comunque credo di capire che il libro
abbia raggiunto il suo scopo, quello di far riflettere e parlare. Allora è un
buon libro! Non solo per chi sa la differenza tra margarina e margherina... Voto: 5 / 5
Renato Patanè (05-12-2006)
Non arriva a spiegare sul piano storico quale fu la novità Gesù.
Partendo dai Vangeli canonici il biblilsta limita il
suo contributo ad un piano storiografico letterario ed invece per individuare
la biografia di Gesù è necessario addentrarsi di più
sul piano teologico e della conoscenza della religiosità ebraica e della sua
evoluzione. Il fatto, assodato e recepito, che Gesù
fosse ebreo e che vivesse l’ortodossia, viene percepito da Augias
quale novità: in realtà non lo è, solo all’interno dell'ortodossia diventa
scandaloso il comportamento di Gesù. La novità è, in
vario modo, percepita da tutti gli evangelisti. è impossibile cogliere il nuovo
di Gesù se si ritiene che Egli sia un semplice
moralista predicatore di quegli anni. I suoi discepoli ed egli stesso più volte
vengono rimproverati di non rispettare
Alessandro Desideri (03-12-2006)
Credo che le numerose reazioni di credenti o supposti tali,siano ragioni piu' che sufficienti per leggere questo libro. Ognuno si potra' fare una propria idea con buona pace di coloro che
avendo una fede non proprio incrollabile, vorrebbero imporre la propria
visione: la tolleranza insita nel messaggio di Gesù,
evidentemente, non è stata colta da questi guardiani della fede. Voto: 5 / 5
Luca (02-12-2006)
Un libro inutile: né divulgativo, né di di spessore
concettuale (o storico). Si tratta di una specie di 'Chi l'ha visto?' su Gesù. Per il bene loro, spero che questa coppia d'autori si
sciolga, ché da tale simbiosi non mi sembra venir fuori granché. Faccia Pesce
il biblista (seriamente) ed Augias
televisione, che più gli si confà. Suggerirei (mi permetto) ad Augias di tornare proprio a 'Chi l'ha visto?', considerato
che il modulo e lo spirito di questa trasmissione son
rimasti nelle sue corde. Voto: 1 / 5
Susanna (02-12-2006)
Sono convinta che per comprendere la figura di Cristo, la sua vita e la sua
missione sia necessario discostarsi da ogni critero e
preconcetto umani. La fede aiuta a intendere lo scopo di Gesù
sulla terra ma per arrivare a dire che Cristo aveva un carattere solitario
nessun uomo può attestarlo considerando che giorno per giorno entrava a
contatto con centinaia di persone, i suoi momenti di solitudine non possono
essere compresi se non alla luce della sua Relazione spirituale con Dio basata
sulla preghiera. Inoltre Gesù non ha mai giudicato
superati o secondari gli aspetti dell'ebraismo. Diceva che gli israeliti
avevano perso di vista lo scopo della legge mosaica e
il lato spirituale di tale legge. E' facile umanizzare Cristo quanto lo è
divinizzare l'uomo... Voto: 1 / 5
christian (30-11-2006)
Un libro stimolante, che spinge ad approfondire, anche sfruttando la bibliografia
indicata. Le brevi premesse ad ogni capitolo di Augias
pongono questioni di portata non indifferente, le risposte di Pesce alle
domande sono sempre precise, concise e puntuali. Che si creda o meno, un libro
da leggere, per chi non voglia acriticamente accettare pregiudizialmente quanto
affermano le gerarchie cattoliche (altrimenti, non si spiegherebbe l'esistenza
di tutte le altre confessioni, anche cristiane...) Voto: 5 / 5
Cesare Pucci (30-11-2006)
Un libro del tutto inutile. Augias con la sua solita
affettazione e soporifera flemma voleva far credere al lettore (da lui
giudicato evidentemente ignorante e sempliciotto) di aver scritto qualcosa di
inedito e rivoluzionario su Gesù. L'autore da laico
schierato tenta comicamente e maldestramente di porre al biblista
domande che nella sua mente forse dovrebbero essere provocatorie,intelligenti o
quantomeno originali,in realtà sono domande che ormai nessuno si fa più per
quanto sono banali o ampiamente già risolte o del tutto superflue sia per chi
crede che per chi non crede (se Gesù fosse ebreo, se
le donne che lo seguivano erano ricche o povere, ecc.) Augias
cita poi Vangeli apocrifi a tutto spiano (manca però il Vangelo di Ygor il marziano, Augias
informati meglio!) sia per evidenziare la sua presunta cultura (di cui tutti
noi dubitiamo dopo aver letto un libro così) sia per attribuire a questi
apocrifi una validità maggiore rispetto ai canonici e scalzare così l'immagine
di Gesù e del Cristianesimo appunto
"canonica". Anche qui l'autore fallisce dato che alla fine e
nonostante tutti i suoi ridicoli sforzi,l'immagine di Gesù
che ne esce fuori è proprio conforme a quella dei 4 Vangeli canonici e che del
resto è l'unica possibile in quanto è la sola autentica e cioè del Dio fatto
uomo per amore e per la nostra salvezza, di tutto il resto cosa importa? E
infatti i Vangeli non parlano del "resto"! L'autore poi sottolinea
alcuni punti ormai chiari (per esempio, solo per lui la "spada"
citata da Gesù poteva essere intesa in senso
materiale, nemmeno un bambino di 5 anni e nemmeno l'anticlericale più acceso lo
ha mai pensato!) e ne tralascia altri ben più importanti come l'istituzione
dell'Eucarestia, le Parabole ecc. Insomma bisogna
pure capire Augias: non sopportato in televisione
(sembra che il consumo di caffè aumentasse in modo vertiginoso durante le sue
trasmissioni), tenta di scrivere qualcosa che secondo lui dovrebbe essere
interessante ma che in realtà è la solita minestra condita con margherina invece che con olio. Voto: 1 / 5
Franco (27-11-2006)
E' chiaro che ai saputoni ed ai baciapile il libro di
Augias può certamente non piacere. Esso si rivolge ad
un pubblico che vuole soltanto cercare di saperne un poco di più sulla vita di
questo grande personaggio vissuto 2000 anni orsono e
che bene o male ha cambiato il mondo. Forse qualcuno desidera vedere se tutto
quello che racconta
musumeci (26-11-2006)
Ho collegato il testo all'opera di Vittorio Messori
"Ipotesi su Gesu" di grande successo.
Tuttavia questa opera, a differenza di quella che si prefiggeva a priori di
dimostrare la divinità del Cristo, la ritengo più onesta intellettualmente.
Certamente in assenza di fonti attendibili (il tutto si base sui vangeli più o
meno canonici che risultano manipolati e stratificati nel tempo) non si poteva
pretendere un resoconto storico, per cui alla fine si fa una esegesi su parole
(magari non dette) e su fatti ( in parte mai avvenuti) così come riportati dai
vangeli. Quel che resta impressionte, originale e
rivoluzionario alla fine è
Tiziana (24-11-2006)
Questo Augias scrive di tutto e su tutto, un re
dell'improvvisazione e dell'approssimazione. A chi voglia leggere un libro
davvero interessante su Gesù, un romanzo che si legge
di un fiato ma che pure ha la sostanza storica e religiosa di un trattato,
consiglio "Il nostro agente in Giudea" di Franco Mimmi.
Una dimostrazione che la serietà fa parte della qualità. Voto: 1 / 5
Gino (23-11-2006)
"Inchiesta" è una parola che piace a molte persone desiderose di
conoscere la verità, su un argomento così delicato come la religione (visto che
nel mondo ve ne sono tante di religioni ed anche autorevoli). Le novità che
stanno recentemente emergendo su Gesù (vere o false
che siano) continuano a riscuotere ovvio successo, principalmente in un
contesto in cui il cristianesimo sembra essere nel DNA di moltissima gente.
Tuttavia si continua ad essere curiosi di scoprire una "nuova verità"
che probabilmente, per qualche motivo, sarà stata celata nel corso dei secoli
(pare sia una sensazione molto forte). Mi chiedo se potrà mai esistere una
commissione imparziale di esperti, in grado di poter raccogliere gli elementi
necessari e sufficienti per formulare una corretta valutazione su tutto ciò che
riguarda le tradizioni religiose, a cominciare dall'ebraismo, per passare al
cristianesimo e all'islamismo, senza trascurare tutte le altre,
rispettabilissime, diffuse nel mondo intero. Quanto al sottotitolo del libro mi
chiedo se sia stato davvero l'uomo Gesù, di circa due
millenni fa, a cambiare il mondo. Quancuno
addirittura asserisce che non vi siano prove certe che Gesù
sia realmente esistito. Leggerò il libro, credo ne valga la pena (conoscere è
meglio che non conoscere). Mi scuso per aver dato una votazione inopportuna. Il
campo era obbligatorio e desideravo anticipare comunque il mio pensiero.
Voto: 3 / 5
marzia carocci (22-11-2006)
Ogni volta che leggo Augias non mi pento, anche
questo libro fa riflettere e se non altro arricchiamo il nostro bisogno di
sapere. Bravo e chiaro come sempre. Voto: 5 / 5
Ugo (21-11-2006)
Un libro perfettamente inutile se non per le tasche dell'autore, il quale
intriso di arroganza non perde occasione nei libri o in TV per manifestare la
sua saccenza in tema di religione. Ancora una volta
tratta l'argomento sempre in chiave di lettura nichilista. Ma cosa crede di
aver scoperto con questa presunta indagine?... Pensa forse che qualcuno dica:
"Ecco... questa è la verità... ci voleva proprio Augias
per scoprirla!"... Ma mi faccia il piacere! Voto: 1 / 5
paolò (20-11-2006)
Augias è nettamente schierato e anzichè
cogliere l 'occasione di saperne di piu e farci
sapere di piu, rivolge all' interlocutore una grande
quantità di domande sostanzialmente inutili(Gesù era
un uomo politico?),(gli apostoli erano ricchi o poveri?) etc. Peccato perchè l'
incontro tra un uomo intelligente e uno dei massimi esperti biblici poteva
produrre risultati certamente migliori. Voto: 2 / 5
Alex (17-11-2006)
Forse per chi si accontenta soltanto dei luoghi comuni riguardanti il Cristianesimo,
questo potrebbe essere un libro utile e interessante. Per quanto mi riguarda,
onestamente devo dire che questa lettura non mi ha fornito ulteriori conoscenze
sulla figura di Gesù... insomma: niente di nuovo
sotto il sole! Inoltre, voglio dire che alcuni aspetti puramente umani di Yehoshua non tolgono nulla alla Sua dimensione divina, nè tanto meno all'esperienza esistenziale, profonda, che
l'incontro con il Cristo ha prodotto in me. Credo che chiunque abbia la
fortuna, o meglio
domenico (14-11-2006)
Sono ateo, ma Augias riesce a solleticare ogni
fantasia e ogni lettore. da leggere, semplicemente per saperne di più. Voto: 5
/ 5
caterina (13-11-2006)
Veramente un libro molto interessante e ben strutturato, grazie specialmete alla professionalità ed imparzialità di Mauro
Pesce. Abbastanza discutibile, invece, Corrado Augias
che denota una dose forse eccessiva di parzialità in favore di correnti antitradizzionaliste andate in voga specialmente negli anni
60/70. Nulla di male nel riproporle, per carià, ma Augias insiste troppo sulla loro veridicità, anche a costo
di fare una figura un pò magra nei confronti del suo
interlocutore che, per lo più, si limita a contraddirlo. Voto: 4 / 5
Marco (13-11-2006)
Risottone di cose già viste, già sentite. Scientismo
che cerca un'oggettività a-cattolica, ma finisce con l'arricchire il conseuto fuoco di fila anticattolico. Scritto a forma di
dialogo tra Augias e Pesce non aiuta a conoscere una
biografia di Gesù e ben presto compie il passo di
esegesi della parola di Gesù. Soldi spesi male.
Voto: 1 / 5
Michele (06-11-2006)
E' un saggio molto equilibrato. Temevo fosse troppo a favore della visione
teologica o della visione revisionista (non conoscevo la mentalità dei due
autori in merito). Ha l'ottimo pregio di divulgare tutta una serie di dubbi,
esplicite manipolazioni o false tradizioni su Gesù;
ma, soprattutto, fa riscoprire o scoprire il messaggio morale dell'uomo Gesù, che ha un'ottica ben poco cattolica nella sua
concezione della famiglia, per esempio. Voto: 4 / 5
Rino (02-11-2006)
Non credo che si possano muovere critiche ad un libro come questo. Consiglio a
tutti di leggerlo: alla fine saprete sicuramente qualcosa di più. Voto: 5 / 5
Giovanni Moschini (29-10-2006)
Un’opera attesa e invocata da molti, che riunisce in un solo libro notizie
ardue da trovare per ricostruire in modo attendibile la probabilità storica
dell’esistenza di Gesù. Miti, leggende, religioni
attraversano i tempi e possono essere manipolati nei passaggi orali o scritti,
mentre un nome, Gesù, che giunge fino a noi e di cui
si ritrovano molteplici tracce nelle decadi successive alla sua esistenza
presunta, rendono questa assai certa. La terra, l’epoca, la cornice religiosa e
gli eventi storici del suo tempo, analizzati ed esposti con chiarezza,
forniscono un quadro dove la figura di Gesù non può
essere considerata un’invenzione. Un Gesù deve essere
esistito, profeta per gli ebrei che gli credettero,
profeta per l’Islam che sette secoli dopo lo onorò come tale, visto come nemico
dall’ordine religioso costituito che poi lo condannò. Esito drammatico che
avremmo rivisto più volte nel divenire dei secoli e per mano di chi a Lui si
richiamava. Voto: 5 / 5
fernandopessoa (24-01-2007)
Ho letto diversi commenti e credo che questo libro non aggiunga molto alla
questione riguardante la figura di Gesù.Personalmente
poi penso che essa sia in assoluto irrisolvibile. Consiglio a tutti, invece, di
leggere la poeticissima versione che della vita di Gesù
ha dato Josè Saramago nel
suo "Il vangelo secondo Gesù Cristo". Voto:
3 / 5
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