D o s s i e r

 

Non pensavo ci fossero settori della Chiesa con una paura così forte

della gente che pensa con la propria testa»

intervista a MARIO PESCE

coautore con Corrado Augias di INCHIESTA su GESU'

 



Mauro Pesce parla argomentando ogni passaggio, cercando nella storia le cause del presente. Alle sue spalle libri in italiano, inglese, francese, tedesco, testi in greco antico e in ebraico sulla Bibbia, i Vangeli, la nascita delle religioni: siamo nella sede del Centro interdipartimentale di studi sull'ebraismo e il cristianesimo da lui fondato.

Genovese di nascita, bolognese d'adozione. Cosa l'ha portata in questa città?

Ho fatto l'università a Roma. Là tra il 1963 e il 1965, ai tempi del Concilio Vaticano II, ho conosciuto molti teologi e intellettuali cattolici del rinnovamento. Sono venuto a Bologna perché qui c'era l'Istituto per le scienze religiose fondato nel 1952 da Giuseppe Dossetti, anche lui all'epoca a Roma come consigliere del cardinale Lercaro. L'istituto offriva delle borse di studio: arrivato qui provvisoriamente, poi sono rimasto.


Bologna è ancora importante per le scienze religiose?

Bologna è forse l'unico, o almeno il principale, polo statale di studi religiosi in Italia. Oltre all'Istituto fondato da Dossetti, è attivo un gruppo di studiosi che analizza i fenomeni religiosi con gli strumenti dell'analisi critica. Bologna è l'unica sede universitaria ad avere un dottorato in studi biblici, condotti non necessariamente in prospettiva dogmatica. Tradizionalmente queste materie, in Italia, sono delegate alle facoltà teologiche dirette dalle Chiese, in cui è prevalente la finalità pastorale.


Che rapporto c'è tra Chiesa e ricerca scientifica?

Ci sono state diverse fasi: di profondo rinnovamento (dal 1930 al 1970), con culmine nel Concilio Vaticano II, e (a partire dagli anni '80) di ripensamento conservatore. L'attuale pontefice è un restauratore. Così, è maturato un atteggiamento di difesa nei confronti del mondo contemporaneo, che nega i valori cristiani; contemporaneamente, dopo la caduta del Comunismo, si è cercato di negare l'Illuminismo, età della ragione contro la fede, interpretato come base di tutte le dittature. Con il cardinale Ruini si è arrivati a dire che la stessa idea di tolleranza non può essere messa alla base della società, là dove deve esserci il principio cristiano.


Con questa impostazione che fine fa la laicità?

C'è una negazione sostanziale dell'idea di laicità e si arriva a  sostenere paradossalmente che i veri laici sono i cattolici non anticlericali. Il laicismo si basava sulla contrapposizione tra clericalismo e anticlericalismo: ora, visto che il secondo produce solo effetti nefasti, bisogna superarlo. Una laicità così intesa è una laicità che non si oppone al principio religioso, e non si oppone al diritto delle religioni di manifestarsi pubblicamente e di pretendere che lo Stato abbia leggi religiose, soprattutto nei Paesi in cui i cattolici sono la maggioranza.


Che conseguenze ci possono essere, in rapporto anche alla diffusione di altri fondamentalismi?

In Italia tra 50-60 anni avremo tre blocchi: uno cattolico, uno musulmano e uno di persone disinteressate ad aderire ad istituzioni religiose, tuttavia non necessariamente laici. I laici, nella visione ottocentesca del termine, cioè quella di persone che sostengono la fondamentale autonomia delle istituzioni statali rispetto alle Chiese, saranno una piccola minoranza. In questa situazione, un'alleanza tra il blocco conservatore islamico e quello cattolico è la più verosimile: entrambi sono interessati a creare istituzioni familiari forti che controllino il comportamento morale e sessuale dei giovani e a gestire direttamente l'educazione nelle scuole confessionali. Il pericolo è una deriva nel comunitarismo: la struttura civile si scioglie in tante comunità forti che difendono i propri diritti e si alleano per la propria convivenza, mentre viene meno la laicità dello Stato. Una laicità alla francese: garanzie di libertà religiosa ma divieto di confessionalizzazione delle istituzioni.


Una parte della Chiesa cattolica italiana ha criticato il suo libro Inchiesta su Gesù. Perché?

Quello che ha preoccupato alcuni settori della Chiesa è stata la sua straordinaria diffusione. Un successo non previsto. Il libro nasce dalla collaborazione di un giornalista con una fortissima presenza mediatica, Corrado Augias, e uno specialista di studi biblici con fama di studioso molto serio. Qualcuno ha avuto paura che la diffusione di centinaia di migliaia di copie (siamo arrivati a circa 500mila) potesse provocare nel pubblico cristiano alcune incertezze sull'insegnamento tradizionale.


Quali?

In questi ultimi vent'anni, la Chiesa cattolica italiana si è trovata in una situazione particolare: il Concilio vaticano II ha insistito sul fatto che tutti i cattolici dovessero avere al centro della propria vita la Bibbia. Mettendo in mano la Bibbia alla gente era però necessario fornire anche alcuni strumenti di lettura. La Chiesa si è resa conto che non ne aveva: gli specialisti di scienze bibliche scrivevano libri solo per specialisti. Allora è iniziata una critica sempre più grave dell'esegesi storica, che è stata messa da parte. È normale che i vangeli siano differenti, che forniscano su Gesù informazioni contraddittorie, che non siano frutto di testimoni oculari. I biblisti cattolici lo sanno da decenni. Tuttavia, invece di fornire spiegazioni semplici del come si è formata la tradizione scritta su Gesù, si è preferito insistere sulla verità assoluta dei testi, in modo che il pubblico cristiano li metta al centro del proprio nutrimento spirituale. Ora, quando una persona di media cultura si trova di fronte alle mie risposte ad Augias - in cui si parla con molta semplicità di questi risultati - va dal parroco e dice: come mai qui c'è scritto questo?


Se l'aspettava?

No: avevo fiducia nel cattolicesimo come l'ho conosciuto negli anni '60 e '70. E poi la mia esegesi negli Usa è considerata moderata e conservatrice: tra gli specialisti non sono un rivoluzionario. Non pensavo ci fosse un settore della Chiesa cattolica che avesse una paura così forte che la gente pensasse con la propria testa. Di fatto non c'è una parola nelle mie dichiarazioni che sia contro la fede cristiana. La ricerca storica è pienamente accettabile all'interno della visione dogmatica del cattolicesimo. Il problema è nell'educazione della gente: la Chiesa cattolica ha preferito fare ignorare alle persone quali sono gli orientamenti della ricerca storica sulla Bibbia e quando questa si diffonde capillarmente tra la gente, invece di informare, sceglie di demonizzare chi lo fa.


Lei ha detto: «La ricerca storica permette un atteggiamento laico più maturo». Pensiamo a Dossetti, ad Adreatta, a Prodi, che si è definito su alcuni temi etici «credente adulto». Bologna può essere un laboratorio di laicità?

Bologna è stata un laboratorio di questo tipo nei decenni passati. Credo che oggi prevalga nelle istituzioni il bisogno di un'alleanza con la Chiesa cattolica. Uno dei simboli dell'inversione di tendenza è stata la collocazione della statua di San Petronio sotto le Due Torri: l'immagine del potere ecclesiastico sulla città. Quando ho visto il cardinale di Bologna pregare vestito in abiti liturgici di fronte a quella statua insieme con il sindaco di centrodestra di allora, mi sono reso conto che eravamo passati a un'epoca diversa. Un clima che, del resto, riflette la situazione italiana generale. Questa città è attualmente dominata dal potere ecclesiastico,insieme a quello universitario e a quello cittadino: pare che i rappresentanti delle istituzioni abbiano perso per un momento il senso delle rispettive autonomie. In questo contesto, immaginare che le religioni vengano considerate con rispetto e dal punto di vista della ricerca storica mi sembra molto difficile.

Sara Deganello



In sintesi

Su Gesù sono proliferate nei secoli molte leggende e alcune autentiche fiabe, segno della curiosità di sapere chi lui fosse veramente prima che il mantello della teologia lo coprisse, celandone allo sguardo la figura storica. Corrado Augias ha dialogato su questo tema con uno dei massimi biblisti italiani, Mauro Pesce, rivolgendogli quelle stesse domande che molti di noi, cristiani e non cristiani, si pongono: sul periodo storico nel quale Gesù visse, sulle sue parole, sulla sua vita, sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano. Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota, fino alla nascita di una religione che da lui prese il nome, anche se egli non ha mai detto di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa "inchiesta" ci restituisce è quello di un ebreo, ligio alla Legge di Mosè, amante del suo popolo e delle sue tradizioni, eppure aspramente critico verso gli aspetti che giudicava 'superati' o 'secondari', e, soprattutto, portatore di un progetto di rinnovamento incentrato sul riscatto degli emarginati; una personalità complessa, mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più vicino, una figura profondamente solitaria, coerente con i suoi principi fino alla morte in croce.


Descrizione

Un noto giornalista e uno storico del cristianesimo hanno unito la curiosità laica del primo alle conoscenze sulla Bibbia del secondo per dare alla luce questa originale Inchiesta su Gesù, un libro scritto nel tentativo di costruire una specie di carta d’identità di Gesù: dov’è nato, quando, da chi, quale lingua parlava e così via. Un “documento anagrafico” che può essere completato solo in parte, dato che le fonti sono scarse e assai manipolate, e che presenta vari problemi storiografici come la possibilità che i dogmi teologici corrompano la ricerca storica, o quello della scelta di alcuni vangeli come documenti a scapito di altri.

Augias inizia con le domande apparentemente più banali, ma subito si scopre che Gesù è nato verso gli ultimi anni del regno d’Erode (che morì nel 4 a.C. circa): oggi dovremmo essere nel 2010 se davvero contassimo a partire dalla sua nascita. E’ poi improbabile che sia nato a Betlemme, ma dai vangeli di Marco, Luca e Matteo risulta che sia nato in Galilea, verosimilmente a Nazareth o che, comunque, vi abbia vissuto a lungo con la famiglia. Figlio di Giuseppe, carpentiere, e di Maria. Ebreo, il suo nome Gesù è la traduzione italiana dell’ebraico Yehòshuà o Yeshuà, il cui significato è “Dio salva”: credeva in un Dio unico quando nel I secolo gli altri popoli erano politeisti, mangiava e si vestiva secondo le regole dell’Antico Testamento rispettando alla lettera le prescrizioni della Torah. Inoltre, osservava le festività del suo popolo, frequentava le sinagoghe, pregava presto al mattino e andava in pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme. Come lingua, parlava l’aramaico della Galilea, che era il dialetto della sua regione, ma leggeva l’ebraico e conosceva anche un po’ di greco e qualche elemento di latino. Viveva, del resto, in una situazione multilingue.

Un Gesù quindi che viene ritratto nei suoi molti aspetti perché ogni vangelo, sottolinea Augias, ha e dà una immagine diversa del protagonista: quella di Luca è di un uomo molto attento ai poveri e ai diseredati, Marco narra di un taumaturgo ed esorcista, Giovanni lo rende come parola di Dio che traluce attraverso la sua umanità. L’analisi di Augias e di Pesce prosegue con un’indagine sulle sue parole, sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano. Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota, fino alla nascita di una religione che da lui prese il nome, anche se egli non ha mai detto di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa “inchiesta” ci restituisce è quello di una personalità complessa, mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più vicino. Una figura solitaria, affascinante anche in questa ricostruzione storica, coerente con i suoi principi fino alla morte in croce.


Commenti

Antonella (05-04-2007)
Ho comprato il libro con tanto entusiasmo, convinta di poter leggere un'analisi storica priva di giudizio. Si è rivelato uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Il prof. Pesce si permette di emettere giudizi e opinioni del tutto arbitrari. Ma quale storicità! Come si può avere la presunzione di analizzare Gesù come uomo scisso dalla sua divinità? Non è più Gesù, non si capisce bene che cosa sia Consiglierei ai due autori di leggere qualche buon libro sull'argomento e, se proprio vogliono scrivere qualcosa è bene che cambino decisamente genere. Il libro è noioso, presuntuoso e decisamente brutto.  Voto: 1 / 5

luca (24-03-2007)
Mi spaventa alquanto la reazione che questo libro ha suscitato in fervidi credenti; la qualità può sicuramente essere opinabile, ma l'assolutismo e la reticenza a mettersi in discussione che questi immancabilmente dimostrano fa venire i brividi!  Voto: 4 / 5

marcello (05-03-2007)
Che un ateo come Augias possa per pregiudizio gettare fango sulla Chiesa, si può anche comprendere. Ma che questo signor Pesce, storico del Cristianesimo, insegni nell'università più antica d'Italia, quella di Bologna, mi fa venire i brividi ed un accenno di voltastomaco per il male che potrebbe fare (forse già lo fa). Il libro tira fuori in modo tendenzioso delle tematiche basate sul niente, molto simili a quelle di alcuni gruppi di pseudospiritisti-ufologi di cui lessi un libro-guida tempo fa, e che cercava di mettere in tutti i modi in ridicolo Gesù e la Chiesa. Chiedetelo a Pesce. Forse vi confermerà che magari appartiene a un gruppo simile... Ma insomma, si vuole capire o no che il Cristianesimo è l'unico baluardo che non si potrà MAI in alcun modo distruggere? Povero chi ancora non lo comprende. Libro disgustoso. Voto: 1 / 5

Teresa Bernardini (05-03-2007)
Ho letto con molto interesse questo libro. Devo dire che mi ha un scioccata, in quanto non ho mai letto i vangeli apocrifi. La fede è una cosa, la storia è altra cosa. Mi sono meravigliata dei commenti negativi su questo libro. Mi auguro che questi siano studiosi che hanno approfondito la storicità del libro. Non sono riuscita a capire i commenti di Mons. Ravasi che ho letto su riviste religiose come Famiglia Cristiana, che dovrebbe essere per tutte le famiglie; il linguaggio è troppo complicato e non è adatto a persone semplici. Sembra che i commenti siano stati scritti per non essere capiti da tutti. Il libro in questione può piacere o no, ma è stato scritto con un linguaggio che può essere compreso da tutti. Voto: 5 / 5

giovanni casatigio (04-03-2007)
Inchiesta? Mah... Strano metodo storiografico quello di Augias: prima ti dice qual è la verità e il significato e poi lo fa dimostrare da Pesce... Lasciato a metà per manifesta nausea e noia... Roba cotta e stracotta! Dal Foglio del 2/03/07 apprendo inoltre che Augias su Reppubblica di giovedì denunciava: "Io, processato dalla Chiesa per il mio libro su Gesù". Faceva riferimento alla sua presenza ad una conferenza all'Università Lateranense dove si parlava dei Vangeli. Augias non è nemmeno mai stato citato o preso in considerazione. A due terzi della confefrenza se n'è andato sbattendo la porta... Pubblicità per il libro? Libro proibito=libro esaurito???  Voto: 1 / 5

Dario (01-03-2007)
Nonostante nn abbia letto questo libro mi sento in dovere di attribuirgli un bel voto per il semplice fatto che sia riuscito a suscitare reazioni (spesso di ira) di alcuni. Penso sia un libro rivolto a coloro che hanno voglia di porsi domande e mettere in discussione i propri pensieri e non a chi invece ha solo la tendenza a fossilizzarsi su dogmatismi o false credenze dalle quali sono influenzati. Voto: 5 / 5

Giuseppe Russo (01-03-2007)
Testo fondamentale per chi voglia avere un quadro ampio, esaustivo e privo di censure sulle principali questioni di dibattito intorno alla figura di Gesù. Le tesi avanzate sono supportate molto bene storicamente, e condotte con la libertà e la serietà intellettuale dovuta.  Voto: 5 / 5

Andrea Maria (27-02-2007)
Dal punto di vista giornalistico ottima costruzione e ottima predisposizione tematica. Leggendolo si ci perde in una miriade di errori. Le tesi espresse a mo di dialogo non possono essere gestite confondendo posizione personale con posizione scientifica. Il prof. Pesce sa benissimo che a tesi deve per forza corrispondere una sintesi e non un giudizio, e questo per evitare che l'analisi si colori di giudizio e talvolta di pregiudizio. Si ricorda infatti che la Storia ha un mettodo che si basa su fonti dirette ed indirette confonderle con propri giudizi è generare errori e false proposizioni teoriche. Gesù sicuramente era ebreo e come tale la sua eloquenza e la sua formazione per forza partiva dalla "Legge" e non certo dalla filosofia greca! Tutto il resto sono posizioni di giudizio e non scentifiche.  Voto: 1 / 5

Federico Testoni (26-02-2007)
Ho letto circa una trentina di libri sul Cristo: questo è senza ombra di dubbio il più brutto. Augias torna ad occuparti di noir e affini. Voto: 1 / 5

Enrico (25-02-2007)
Chi era Gesù? Un povero illuso, che credeva in un fantomatico Regno di Dio che avrebbe dovuto venire sulla terra e non è mai arrivato! “Il Regno di Dio è dentro di voi”… macché, è tutta un’invenzione a posteriori dei suoi discepoli! (Per parare il fatto che ‘sto Regno non è mai arrivato, capite?) L’insegnamento del Cristo è universale, si basa su valori profondi, interiori e validi per tutti? Nemmeno per sogno! Si rivolgeva soltanto agli Ebrei, e infatti il Cristianesimo non è che un’enorme FROTTOLA inventata soltanto dopo la scomparsa di Gesù. Non parliamo poi dei monasteri, migliaia di persone che nel corso dei secoli hanno sprecato la loro vita in quanto “non c’è nulla di più distante dagli insegnamenti di Gesù”! – Ecco alcune delle tesi, anzi no, delle PERLE presentate in questo libro dalla “rigorosa” analisi “STORICA” (e quindi incontestabile?!!) di Mauro Pesce. Sull’altare della “ricerca storica” questo libro fa passare le ben meschine opinioni dello studioso (Pesce), ignorando totalmente, ad esempio, il fatto che Gesù insegnasse (e venisse spesso in soccorso!) a Samaritani, pubblicani, Romani, oltre che agli Ebrei ortodossi di ogni classe sociale, essendo cioè quanto di più universale possibile nel suo tempo e luogo. E non passa nemmeno per la mente di chi scrive che chi ha seguito questi universali insegnamenti, tanto interiormente quanto nelle proprie azioni, ne abbia tratto un beneficio profondo per la propria vita. Quanto poi al povero Augias, che dire? La sua tesi, nemmeno lontanamente celata, è che la Chiesa Cattolica gli dà fastidio politicamente, perciò soffia sul fuoco, sperando che Pesce gli dia pretesti per screditarla. L’ironia è che ho voluto leggere questo libro perché volevo avvicinarmi anche a chi non è credente, vedere le cose da un’altra angolazione, insomma aprirmi ad altre opinioni per avvicinarmi a chi pensa diversamente da me. Ma la verità è che questo libro è un velato insulto a ciò che credo, e non posso permettere che si calpestino così i miei princìpi. Pessimo libro. Voto: 1 / 5

FEDERICA (22-02-2007)
HO CERCATO DI LEGGERE QUESTO LIBRO IN MODO OGGETTIVO, MA DEVO DIRE LA VERITA' CHE NON MI HA LASCIATO NULLA. L'INTENTO DOVEVA ESSERE QUELLO DI PRESENTARE UN GESU' DAL PUNTO DI VISTA DELL'UOMO, MA MI E' PIU' SEMBRATA UNA STRATEGIA, ALMENO DA PARTE DI AUGIAS, DI VOLER SCREDITARE ALCUNI DOGMI DELLA FEDE.  Voto: 1 / 5

michela (21-02-2007)
Da persona ignorante sui VERI fatti ho trovato il libro MOLTO interessante. Consiglio a tutti di leggerlo, credenti e non. Io non sono credente e invidio davvero chi ha la fede, ma resto sbalordita nel pensare quanti pochi fondamenti abbiano tante credenze e tanti comportamenti dei cattolici. Voto: 5 / 5

Davide (19-02-2007)
Sono un archeologo, e posso affermare che esistono parecchi altri libri che trattano lo stesso argomento con una qualità decisamente superiore al testo di Augias. Anche dal punto di vista letterario mi è sembrato noioso e ripetitivo, non sono mai riuscito a superare le tre pagine di fila senza doverlo chiudere. Pessimo libro! Voto: 2 / 5

Wladimiro Rustici (16-02-2007)
Ho letto il libro e mi ha deluso profondamente. Se volete fare la conoscenza, importante e approfondita, della figura di Gesù consiglio il testo "Il nuovo Gesù storico" di Stegemann Wolfgang; Malina Bruce J.; Theissen Gerd; edito dalla Paideia. Voto: 1 / 5

Filo (14-02-2007)
All'inizio il ritmo è alto, ma nei capitoli successivi scende paurosamente e a volte sembra scrivere delle cose solo per allungare il brodo. non è sicuramente un libro per passare il tempo ma per studiarci forse su. Voto: 2 / 5

Manuela di Trieste (11-02-2007)
Ritengo abbastanza sterile chiedersi quale sia stata la realtà storica dell'uomo Gesù Cristo perchè, come ha giustamente fatto notare un lettore, la questione è irrisolvibile. Sconsiglierei di accostarsi a questo libro coloro che hanno già letto altre opere sull'argomento, in quanto non aggiunge nulla di nuovo a quel poco che già si sa mentre i grandi interrogativi rimangono insoluti. E' indubbiamente apprezzabile che un non-credente come Corrado Augias sospenda il proprio giudizio personale sulla questione di fondo (la vera natura del personaggio in questione). Lo stile è scorrevole, ma la lettura del testo rimane comunque faticosa... del resto trattandosi di un'opera che si propone di riassumere dei dati storici non potrebbe essere altrimenti. Voto: 3 / 5

Ernesto Genoni - Marcianise (08-02-2007)
Il libro ha a mio avviso una forza di sugestione al di la di ogni prvisione sia per noi lettori che forse anche per gli stessi autori che hanno veramente presentato un prodotto eccellente sia per i contenuti storici sia per aver evitato, in ogni pagina e con abilità, di far prevalerte i loro personali punti di vista sui fatti. La figura storica di Gesù è veramente esaltante come uomo che ha voluto mettersi dalla parte degli emarginati ed oppressi con coerenza estrema fino all'estremo sacrificio. Ben vengano libri come questo che, in una società allo sbando di valori e princìpi etici come la nostra, parlano di "uomini" gloriosi che si battono per il bene dell'umanità senza loro personale tornaconto. Gesù conferma nel libro Pesce, grande biblista, non aveva mai pensato di fondare il cristianesimo. Lo consiglio spassionatamente a quanti vogliono arricchire le loro conoscenze storiche e al tempo stesso religiose del fatto. Voto: 5 / 5

martuccia (07-02-2007)
E' vero che il libro non è un granchè e rimane ad un grado di inchiesta piuttosto superficiale... però Augias ha almeno il merito di essere uno dei pochi a occuparsi del Cristianesimo e della figura storica di Gesù mentre imperversa la mania per libri come il Codice da Vinci o si discredita gratuitamente una religione - quella cattolica in particolare - che è pur sempre alla base della cultura europea. So che può disturbare, ma è una cosa che va detta. Voto: 3 / 5

Domenico (05-02-2007)
Il libro non è brillantissimo, ma l'argomento non può certo concedersi troppo alla spettacolarizzazione. E' la prima volta che indago la figura di Gesù Cristo al di fuori dai suoi canoni religiosi. Di questo ringrazio gli autori perchè, a prescindere dalle loro fedi ed opinioni, hanno tentato l'operazione difficilissima di parlare di religione, senza far prevalere durante il dialogo le proprie idee e sensazioni. Il testo rivaluta molto la figura del Cristo agli di quelli che, come il sottoscritto, da tempo ormai non si ritiene più un credente. Augias e Pesce danno forza e indipendenza ad una figura maneggiata e più volte riformulata nel corso dei tempi come quella di Gesù. L'analisi finale che ho fatto alla fine della lettura è semplice: "è mai stato il cristianesimo, nel corso dei suoi 2000 anni, il concreto realizzo della virtù religiosa che Gesù Cristo ha voluto insegnare"? P.S. Quando si parla di religione, si chiude sempre con una domanda... Domenico. Voto: 2 / 5

marcello bezzi (04-02-2007)
Ho letto e riletto con molto impegno e, pur essendo credente, con la curiosità per la storia con la S maiuscola. Ho trovato sempre o banalità ben note e rivisitate, o aria fritta più volte rimestata (V. apocrifi). Alla fine sono stato tentato di abbandonarlo per la noia, sono però giunto in fondo con immensa delusione. Bastava leggere la postfazione. Voto: 2 / 5

marcepom (31-01-2007)
Ho letto il libro di Augias/Pesce e riporto solo alcune affermazioni ambigue lette nell'ultimo capitolo: Si "crede" in ciò che non si conosce, ma come continuare a credere se i testi sacri sembrano sbagliare? A conferma di questa tesi è riportata la frase di S. Agostino "Nessuno certo, crede alcunchè se prima non ha pensato di doverlo credere". Alla base della fede, almeno della mia, non c'è un'ingenua fede," messa a repentaglio dalla stessa modernità", ma una fede cercata, vagliata attraverso studi storici, teologici, esegetici che mostrano un Gesù in tutta la sua interezza. Senza dubbio il libro è interessante, ma incompleto da un punto di vista della ricerca; pertanto positivo è l'invito del Prof. Pesce ad approfondire la ricerca, ma non per evitare di cadere nel fondamentalismo, ma per giustificare su una cultura a 360° le radici giudaico-cristiane dell'Europa. Voto: 1 / 5

fulvia (29-01-2007)
questo libro è stata una delusione: gli autori hanno qualcosa di personale per "riscrivere" la figura del Gesù storico diverso, secondo loro, dal Gesù evangelico? E' una corrente di pensiero già datata che riprendono senza aggiungerci niente di nuovo. L'altro non lo consocevo, ma da uno come Augias mi aspettavo qualcosa di più serio, fondato, concreto, una inchiesta giornalistica con dati alla mano, invece aria fritta. Come cristiana, mi sento delusa. Il Gesù storico e quello evangelico, piaccia o meno, sono la stessa persona. Noi ci arrovelliamo per sapere (dan brown docet, ahinoi) se abbia sposato o meno la maddalena... quando dovremmo chiederci che cosa cambierebbe per noi ammettere che Gesù è esistito, ha vissuto, insegnato e alla fine è morto su una croce ed è (questa è la novità) risorto? Non vale la pena questo libro. Voto: 2 / 5

Antonio Frailis (25-01-2007)
Modesto! Più che una inchiesta su Gesù è una intervista ad un Carneade che esprime le proprie opinioni avendo come riferimento il Cupolone di San Pietro. Non dice nulla di nuovo su una materia ormai ben consolidata ed in continua evoluzione come la Cristologia. Non fa cenno ai Congressi di Nicea. Non analizza affatto i luoghi storici e soprattutto non analizza la vera figura umana di Gesù e dei Nazorei che con Nazareth non hanno nulla a che fare, così come nulla ha a che fare Betlemme con la nascita del Cristo. Banali le giustificazioni sul fatto che gli evangelisti siano quattro e non ci dice perchè la Chiesa Cattolica non prenda in considerazione i vangeli apocrifi. Il ritmo è lento, scarno, noioso. Si può fare a meno di leggerlo. Una delusione. Voto: 1 / 5

Mauro (22-01-2007)
Il libro è sicuramente interessante e mi ha fatto rinascere la voglia di approfondire quelle che di solito vengono definite "le nostre radici cristiane", forse senza sapere bene di cosa si tratta. In alcuni dialoghi Augias e Pesce appaiono un poco "scollegati" l'uno con l'altro e in altri casi mancano gli approfondimenti opportuni, però da un libro destinato al grande pubblico non ci si può aspettare di più. I concetti espressi sono chiari. Emblematico quello in chiusura: Gesù era ebreo, non cristiano. Poco comprensibili le critiche da parte della curia, alla quale non interessa fomentare il desiderio di conoscenza, ma soltanto la fede nell'ortodossia. Voto: 4 / 5

pietro parisi (19-01-2007)
Un libro estremamnte interessante che apre interrogativi da approfondire.Bravissimi Augias e Pesce. Un lilibro stupendo. Voto: 5 / 5

alexdio (16-01-2007)
Intervista incerta nel suo svolgimento. Augias è palesemente in mala fede, sebbene si affretti a dichiarare il contrario (excusatio non petita...). Il biblista Pesce non sembra intenzionato ad approfondimenti necessari su alcuni aspetti, tanto che a volte il dialogo sembra fatto di due monologhi distinti e separati. Bisognerebbe chiedersi se è mancato un lavoro di tessitura piu accurato o se gli obiettivi del libro di presntaere una versione parziale e priva di ulteriori approfondimenti storici fossero chiari sin dall'inizio e non sono stati ben mascherati dalla tecnica narrativa (che in Augias è soporifera, come nei suoi pletorici "I segreti di..."). Voto: 2 / 5

BARONIO GUIDO GIORDANO (13-01-2007)
Ho letto il libro con piacere ed è il primo libro che leggo in cui si presenta Gesù come uomo e non come Dio. Il sig Augias ha presentato Gesù nella sua vita quotidiana, togliendo tutti quegli orpelli che la nostra religione ci ha sempre fatto vedere e che, soprattutto, Cristo è ebreo e il cristianesimo non è stato "inventato" da Lui. Grazie per aver scritto questo bel libro. Voto: 5 / 5

famangio (13-01-2007)
Nerone combattè il cristianesimo con la spada, i signori Augias e Pesce lo fanno anche loro con le armi attuali a disposizione: penna e calamaio. Non ho mai letto un libro più fazioso e tendenzioso. Questo libro che vorrebbe essere una ricerca storica sulla vita di Gesù Cristo, non è altro che una pubblicazione da Eva 3000 con tutti i falsi pettegolezzi annessi. L'incoerenza di questi signori la si nota nelle varie estrapolazioni da Scritti Sacri Canonici che da scritti apocrifi. Esempio. In un capitolo si rivela l'atto d'amore di Gesù Cristo con la Maddalena e in un altro allude all'omosessualità di Gesù e di vari Apostoli. Alcune volte viene usata la datazione da "testimoni di Geova " con E.V. in altre viene utilizzato A.C. Gli autori, che si dichiarano non di parte, lasciano il giudizio finale ai lettori. Ma come una persona può fare una scelta se gli si pone solo una via da seguire? Augias e Pesce, hanno proprio fatto questo, hanno preso in considerazione una corrente che va da Reimarus a Hengel senza citare nemmeno una volta gli studi dei vari Raymond Brown e Josè Mateos. Il capitolo con il quale hanno toccato il fondo, è quello riguardante la Resurrezione alludendo allo stato probabile di drogati e/o allucinati e/o visionari degli Apostoli. Avrei una domanda da porre ai signori Augias e Pesce; se Gesù non fosse veramente risorto vorrei capire perchè San Pietro sacrificò la propria vita dopo la morte in croce di Gesù quando avendolo davanti a lui ancora vivo e sapendo ciò che poteva fare con i suoi poteri, lo rinnegò per ben tre volte? Oppure anche questo fatto è falso o manipolato dalla Chiesa? Attendo una risposta. Voto: 1 / 5

Aurelio (12-01-2007)
Buongiorno. Penso di "capire" la difficoltà che hanno dovuto affrontare il Signor AUGIAS e il Signor PESCE nel discutere di un personaggio come Gesù, ma un giornalista e un biblista del loro calibro (penso umilmente) avrebbero potuto tessere un meglio le lodi dell'uomo che, come afferma lo stesso Signor Pesce, ha cambiato il mondo. Chiedo scusa se sono sembrato presuntuoso. PS: e se Gesù fosse esattamente, o quasi, per come viene descritto nei vangeli?  Voto: 3 / 5

valeria (11-01-2007)
mediocre. unico pregio è quello di suscitare interesse per la letteratura apocrifa. Non è esaurito nessun argomento, qualche curiosità - più dell'autore che dei lettori- viene soddisfatta superficialmente. Voto: 2 / 5

Nicola (10-01-2007)
Decisamente insufficiente la ricerca storica che non si basa su criteri oggettivi. Se un elemento concorda con la tesi di Augias allora va bene, se no viene respinto a priori... Praticamente trascurati i maggiori studiosi biblici mondiali (ad es. R. Brown), presumo perchè contrastanti con le tesi dominanti del libro. Per farsi un'idea corretta e completa consiglio di leggere Ipotesi su Gesù di Messori. Tutt'altra cosa, in tutti i sensi. Voto: 1 / 5

miri (09-01-2007)
Chi non pone e non si pone mai domande,che siano o meno "sapienti", chi non ha mai voglia di sentire un'altra opinione,anche se su l'argomento più discusso, chi cerca nei libri degli altri la conferma alle proprie verità non si merita un testo così. Non ha la pretesa di convincere atei credenti,racconta ciò che molti gia'sanno.L'indagine storica non deve inventare niente di originale ma mettere a disposizione di tutti i suoi contenuti. Lo consiglio anche ai ragazzi. Voto: 4 / 5

Francesco (26-12-2006)
Ho letto tutta la bibliografia di Augias,e sono molto affezionato al suo modo di scrivere preciso, appassionante e con una vena di humour nei pochi giudizi che da durante la narrazione. In questo caso, però, ho trovato la struttura del libro un forzata, con troppe ripetizioni all' interno dello stesso capitolo (introduzione di Augias/pseudo intervista con Pesce). Avrei preferito un libro scritto in toto dal buon Corrado, previa collaborazione con Pesce. Voto: 3 / 5

GianLuca (23-12-2006)
Si tratta di un libro divulgativo e per forza di cose con i suoi limiti. Ottimo per chi non conosce l'argomento, ottimo per far riflettere sulla ortodossia "semplice" del catechismo italiano che presenta Gesù senza problemi, contraddizioni e avulso dal suo contesto storico. Voto: 5 / 5

Salvatore (22-12-2006)Uuna "inchiesta" ben fatta avrebbe dovuto porre le stesse domande a diversi "esperti" credenti e non credenti. Così il lavoro avrebbe avuto più senso e rigore scientifico. Felice Natale. Voto: 1 / 5

pino mori (22-12-2006)
E' sorprendente notare tra i commenti come non ci siano mezze misure o denigrazione o approvazione.Augias sembra da una parte un supponente e dall'altra un ammaliatore. Io ho trovato che ciò che viene detto è una visione di Gesù e del cristianesimo un particolare.Dietro la facciata di ricerca storica e razionale di Gesù traspare una leggera diffidenza mista a qualche dubbio della figura del "salvatore". Sembra quasi che nel fare l'indagine si perda un quel rispetto verso il personaggio non comune che si indaga.Inoltre mi pare che l'atteggiamento di fondo non sia quello della ricerca ma quello della ridefinizione rispetto alle conoscenze possedute dalla tradizione cristiano-cattolica. Mi ha colpito il concetto della figura di Gesù come ebreo più che cristiano,della sua solitudine, della sua fede nel padre. Non ho intravisto però il messaggio di fondo di Gesù che è quello dell'amore sopra ogni cosa. Traspare un messaggio sociale di aiuto ai deboli e derelitti ma non la rivoluzione vera e sbalorditiva dell'amare anche i nemici. Nell'insieme direi spunti e riflessioni interessanti, ma inconplete e a volte soggettive. Pertanto va bene che si scrivano questi libri e va bene che si facciano anche comunque le dovute osservazioni, trovo meno opportuno la denigrazione di alcuni ad un'opera che comunque ha richiesto analisi, ricerca e confronti.Voto: 3 / 5

Luigi Manfredini (20-12-2006)
Libro nato dall’incontro di un giornalista con un biblista. Il giornalista di “fede atea” sa poco e pone domande non particolarmente nuove o stimolanti. Il biblista sa molto ma l’intervista lo costringe su binari che non gli consentono aprofondimenti, che a mio avviso sarebbero più interessanti di tante domande (vecchie o inutili) di Augias. Inutile cercare obiettività, essa non esiste tanto da parte dei credenti che dei non credenti: davanti a Cristo ogni indagine deve prendere una piega: o la fede o la negazione e Augias conferma la regola. Una maggiore "polifonia" avrebbe però giovato alla qualità del libro (ad es. utilizzando diversi voci di biblisti, non credenti, ortodossi, cattolici, protestanti, ecc.) in dialogo tra loro, magari stimolati da domande un po’ più interessanti anche provocatorie. Il libro è totalmente inutile per chi conosce un po’ la scienza biblica; in questi giorni appare in libreria un infinitamente più interessante “Gesù” di Klaus Berger che parla con maggior equilibrio e profondità degli stessi argomenti del libro di Augias. Per chi non conosce la scienza biblica credo faccia bene a cercare altrove migliori introduzioni alla figura di Cristo ad es. i cattolici Ravasi (La buona novella) e Fabris (Gesù di Nazareth: storia e interpretazione) hanno molto da dire, con equilibrio ed onestà intellettuale a credenti e non credenti. Voto: 1 / 5

ROBERTO (12-12-2006)
Non ho ancora letto il libro, ma mosso dalla curiosità cercavo delucidazioni. E' stupefacente ciò che si legge. Dal calore di chi nella vita, qualche volta o spesso, si pone delle domande, alla determinazione unita ad astio e saccenza di chi è contro. Contro il libro e contro la persona. Forse ho inteso male il senso delle parole, ma si stava parlando del libro. Che senso ha insultare le persone? Comunque credo di capire che il libro abbia raggiunto il suo scopo, quello di far riflettere e parlare. Allora è un buon libro! Non solo per chi sa la differenza tra margarina e margherina... Voto: 5 / 5

Renato Patanè (05-12-2006)
Non arriva a spiegare sul piano storico quale fu la novità Gesù. Partendo dai Vangeli canonici il biblilsta limita il suo contributo ad un piano storiografico letterario ed invece per individuare la biografia di Gesù è necessario addentrarsi di più sul piano teologico e della conoscenza della religiosità ebraica e della sua evoluzione. Il fatto, assodato e recepito, che Gesù fosse ebreo e che vivesse l’ortodossia, viene percepito da Augias quale novità: in realtà non lo è, solo all’interno dell'ortodossia diventa scandaloso il comportamento di Gesù. La novità è, in vario modo, percepita da tutti gli evangelisti. è impossibile cogliere il nuovo di Gesù se si ritiene che Egli sia un semplice moralista predicatore di quegli anni. I suoi discepoli ed egli stesso più volte vengono rimproverati di non rispettare la Legge, ma mai per contestarne il fondamento, ma per affermare che il fondamento della norma è già scritto nell’uomo, per squarciare la divisione fra ciò che è sacro e intoccabile e ciò che è profano.tali pensieri erano propri di una importante corrente di pensiero religioso ebraica, il movimento dei profeti, ma la radicalità di tali orientamenti è tale che pare naturale ai primi cristiani rivolgersi al di fuori della semplice schiera di coloro che erano sottoposti alla Legge. Però il libro risulta comunque avvincente: tutti insieme tanti percorsi di approfondimento e conoscenza (gesù ebreo la verginità di Maria i fratelli di Gesù). L’effetto è piuttosto spiazzante, vi sono vari percorsi trattati, per motivi di spazio e di intenti puramente divulgativi, in modo superficiale ed incompleto. Gesù non appare un esaltato che si crede il Messia, capisce e realizza la figura messianica compiendola:il percorso ascendente è biograficamente più importante del percorso discendente che è invece fondamentale dal punto di vista teologico. Tutte queste cose e molte altre sono trattate con limitatezza dal libro, di cui pertanto non si coglie facilmente la ragione. Tuttavia è un buon libro per avviare percorsi di approfondimento Voto: 3 / 5

Alessandro Desideri (03-12-2006)
Credo che le numerose reazioni di credenti o supposti tali,siano ragioni piu' che sufficienti per leggere questo libro. Ognuno si potra' fare una propria idea con buona pace di coloro che avendo una fede non proprio incrollabile, vorrebbero imporre la propria visione: la tolleranza insita nel messaggio di Gesù, evidentemente, non è stata colta da questi guardiani della fede. Voto: 5 / 5

Luca (02-12-2006)
Un libro inutile: né divulgativo, né di di spessore concettuale (o storico). Si tratta di una specie di 'Chi l'ha visto?' su Gesù. Per il bene loro, spero che questa coppia d'autori si sciolga, ché da tale simbiosi non mi sembra venir fuori granché. Faccia Pesce il biblista (seriamente) ed Augias televisione, che più gli si confà. Suggerirei (mi permetto) ad Augias di tornare proprio a 'Chi l'ha visto?', considerato che il modulo e lo spirito di questa trasmissione son rimasti nelle sue corde. Voto: 1 / 5

Susanna (02-12-2006)
Sono convinta che per comprendere la figura di Cristo, la sua vita e la sua missione sia necessario discostarsi da ogni critero e preconcetto umani. La fede aiuta a intendere lo scopo di Gesù sulla terra ma per arrivare a dire che Cristo aveva un carattere solitario nessun uomo può attestarlo considerando che giorno per giorno entrava a contatto con centinaia di persone, i suoi momenti di solitudine non possono essere compresi se non alla luce della sua Relazione spirituale con Dio basata sulla preghiera. Inoltre Gesù non ha mai giudicato superati o secondari gli aspetti dell'ebraismo. Diceva che gli israeliti avevano perso di vista lo scopo della legge mosaica e il lato spirituale di tale legge. E' facile umanizzare Cristo quanto lo è divinizzare l'uomo... Voto: 1 / 5

christian (30-11-2006)
Un libro stimolante, che spinge ad approfondire, anche sfruttando la bibliografia indicata. Le brevi premesse ad ogni capitolo di Augias pongono questioni di portata non indifferente, le risposte di Pesce alle domande sono sempre precise, concise e puntuali. Che si creda o meno, un libro da leggere, per chi non voglia acriticamente accettare pregiudizialmente quanto affermano le gerarchie cattoliche (altrimenti, non si spiegherebbe l'esistenza di tutte le altre confessioni, anche cristiane...) Voto: 5 / 5

Cesare Pucci (30-11-2006)
Un libro del tutto inutile. Augias con la sua solita affettazione e soporifera flemma voleva far credere al lettore (da lui giudicato evidentemente ignorante e sempliciotto) di aver scritto qualcosa di inedito e rivoluzionario su Gesù. L'autore da laico schierato tenta comicamente e maldestramente di porre al biblista domande che nella sua mente forse dovrebbero essere provocatorie,intelligenti o quantomeno originali,in realtà sono domande che ormai nessuno si fa più per quanto sono banali o ampiamente già risolte o del tutto superflue sia per chi crede che per chi non crede (se Gesù fosse ebreo, se le donne che lo seguivano erano ricche o povere, ecc.) Augias cita poi Vangeli apocrifi a tutto spiano (manca però il Vangelo di Ygor il marziano, Augias informati meglio!) sia per evidenziare la sua presunta cultura (di cui tutti noi dubitiamo dopo aver letto un libro così) sia per attribuire a questi apocrifi una validità maggiore rispetto ai canonici e scalzare così l'immagine di Gesù e del Cristianesimo appunto "canonica". Anche qui l'autore fallisce dato che alla fine e nonostante tutti i suoi ridicoli sforzi,l'immagine di Gesù che ne esce fuori è proprio conforme a quella dei 4 Vangeli canonici e che del resto è l'unica possibile in quanto è la sola autentica e cioè del Dio fatto uomo per amore e per la nostra salvezza, di tutto il resto cosa importa? E infatti i Vangeli non parlano del "resto"! L'autore poi sottolinea alcuni punti ormai chiari (per esempio, solo per lui la "spada" citata da Gesù poteva essere intesa in senso materiale, nemmeno un bambino di 5 anni e nemmeno l'anticlericale più acceso lo ha mai pensato!) e ne tralascia altri ben più importanti come l'istituzione dell'Eucarestia, le Parabole ecc. Insomma bisogna pure capire Augias: non sopportato in televisione (sembra che il consumo di caffè aumentasse in modo vertiginoso durante le sue trasmissioni), tenta di scrivere qualcosa che secondo lui dovrebbe essere interessante ma che in realtà è la solita minestra condita con margherina invece che con olio. Voto: 1 / 5

Franco (27-11-2006)
E' chiaro che ai saputoni ed ai baciapile il libro di Augias può certamente non piacere. Esso si rivolge ad un pubblico che vuole soltanto cercare di saperne un poco di più sulla vita di questo grande personaggio vissuto 2000 anni orsono e che bene o male ha cambiato il mondo. Forse qualcuno desidera vedere se tutto quello che racconta la Chiesa ufficiale corrisponde a verità. Sicuramente Augias non risolve il problema, ma aiuta a pensare. Dovrebbero pensare anche coloro che credono ciecamenta forse gli farebbe bene.  Voto: 5 / 5

musumeci (26-11-2006)
Ho collegato il testo all'opera di Vittorio Messori "Ipotesi su Gesu" di grande successo. Tuttavia questa opera, a differenza di quella che si prefiggeva a priori di dimostrare la divinità del Cristo, la ritengo più onesta intellettualmente. Certamente in assenza di fonti attendibili (il tutto si base sui vangeli più o meno canonici che risultano manipolati e stratificati nel tempo) non si poteva pretendere un resoconto storico, per cui alla fine si fa una esegesi su parole (magari non dette) e su fatti ( in parte mai avvenuti) così come riportati dai vangeli. Quel che resta impressionte, originale e rivoluzionario alla fine è la Parola stessa di un uomo straordinario, cui si può aderire o meno. Ma tutto ciò è fede e non storia,  Voto: 2 / 5

Tiziana (24-11-2006)
Questo Augias scrive di tutto e su tutto, un re dell'improvvisazione e dell'approssimazione. A chi voglia leggere un libro davvero interessante su Gesù, un romanzo che si legge di un fiato ma che pure ha la sostanza storica e religiosa di un trattato, consiglio "Il nostro agente in Giudea" di Franco Mimmi. Una dimostrazione che la serietà fa parte della qualità.  Voto: 1 / 5

Gino (23-11-2006)
"Inchiesta" è una parola che piace a molte persone desiderose di conoscere la verità, su un argomento così delicato come la religione (visto che nel mondo ve ne sono tante di religioni ed anche autorevoli). Le novità che stanno recentemente emergendo su Gesù (vere o false che siano) continuano a riscuotere ovvio successo, principalmente in un contesto in cui il cristianesimo sembra essere nel DNA di moltissima gente. Tuttavia si continua ad essere curiosi di scoprire una "nuova verità" che probabilmente, per qualche motivo, sarà stata celata nel corso dei secoli (pare sia una sensazione molto forte). Mi chiedo se potrà mai esistere una commissione imparziale di esperti, in grado di poter raccogliere gli elementi necessari e sufficienti per formulare una corretta valutazione su tutto ciò che riguarda le tradizioni religiose, a cominciare dall'ebraismo, per passare al cristianesimo e all'islamismo, senza trascurare tutte le altre, rispettabilissime, diffuse nel mondo intero. Quanto al sottotitolo del libro mi chiedo se sia stato davvero l'uomo Gesù, di circa due millenni fa, a cambiare il mondo. Quancuno addirittura asserisce che non vi siano prove certe che Gesù sia realmente esistito. Leggerò il libro, credo ne valga la pena (conoscere è meglio che non conoscere). Mi scuso per aver dato una votazione inopportuna. Il campo era obbligatorio e desideravo anticipare comunque il mio pensiero.  Voto: 3 / 5

marzia carocci (22-11-2006)
Ogni volta che leggo Augias non mi pento, anche questo libro fa riflettere e se non altro arricchiamo il nostro bisogno di sapere. Bravo e chiaro come sempre. Voto: 5 / 5

Ugo (21-11-2006)
Un libro perfettamente inutile se non per le tasche dell'autore, il quale intriso di arroganza non perde occasione nei libri o in TV per manifestare la sua saccenza in tema di religione. Ancora una volta tratta l'argomento sempre in chiave di lettura nichilista. Ma cosa crede di aver scoperto con questa presunta indagine?... Pensa forse che qualcuno dica: "Ecco... questa è la verità... ci voleva proprio Augias per scoprirla!"... Ma mi faccia il piacere! Voto: 1 / 5

paolò (20-11-2006)
Augias è nettamente schierato e anzichè cogliere l 'occasione di saperne di piu e farci sapere di piu, rivolge all' interlocutore una grande quantità di domande sostanzialmente inutili(Gesù era un uomo politico?),(gli apostoli erano ricchi o poveri?) etc. Peccato perchè l' incontro tra un uomo intelligente e uno dei massimi esperti biblici poteva produrre risultati certamente migliori.  Voto: 2 / 5

Alex (17-11-2006)
Forse per chi si accontenta soltanto dei luoghi comuni riguardanti il Cristianesimo, questo potrebbe essere un libro utile e interessante. Per quanto mi riguarda, onestamente devo dire che questa lettura non mi ha fornito ulteriori conoscenze sulla figura di Gesù... insomma: niente di nuovo sotto il sole! Inoltre, voglio dire che alcuni aspetti puramente umani di Yehoshua non tolgono nulla alla Sua dimensione divina, tanto meno all'esperienza esistenziale, profonda, che l'incontro con il Cristo ha prodotto in me. Credo che chiunque abbia la fortuna, o meglio la Grazia di incontrare Gesù nella propria esistenza possa testimoniare che non è solo una questione di nome (Gesù=Dio salva), ma è prorio la Verità; questa è un'esperienza meravigliosa che può davvero cambiarti la vita e salvarti. Voto: 3 / 5

domenico  (14-11-2006)
Sono ateo, ma Augias riesce a solleticare ogni fantasia e ogni lettore. da leggere, semplicemente per saperne di più. Voto: 5 / 5

caterina (13-11-2006)
Veramente un libro molto interessante e ben strutturato, grazie specialmete alla professionalità ed imparzialità di Mauro Pesce. Abbastanza discutibile, invece, Corrado Augias che denota una dose forse eccessiva di parzialità in favore di correnti antitradizzionaliste andate in voga specialmente negli anni 60/70. Nulla di male nel riproporle, per carià, ma Augias insiste troppo sulla loro veridicità, anche a costo di fare una figura un magra nei confronti del suo interlocutore che, per lo più, si limita a contraddirlo. Voto: 4 / 5

Marco (13-11-2006)
Risottone di cose già viste, già sentite. Scientismo che cerca un'oggettività a-cattolica, ma finisce con l'arricchire il conseuto fuoco di fila anticattolico. Scritto a forma di dialogo tra Augias e Pesce non aiuta a conoscere una biografia di Gesù e ben presto compie il passo di esegesi della parola di Gesù. Soldi spesi male.  Voto: 1 / 5

Michele (06-11-2006)
E' un saggio molto equilibrato. Temevo fosse troppo a favore della visione teologica o della visione revisionista (non conoscevo la mentalità dei due autori in merito). Ha l'ottimo pregio di divulgare tutta una serie di dubbi, esplicite manipolazioni o false tradizioni su Gesù; ma, soprattutto, fa riscoprire o scoprire il messaggio morale dell'uomo Gesù, che ha un'ottica ben poco cattolica nella sua concezione della famiglia, per esempio. Voto: 4 / 5

Rino (02-11-2006)
Non credo che si possano muovere critiche ad un libro come questo. Consiglio a tutti di leggerlo: alla fine saprete sicuramente qualcosa di più. Voto: 5 / 5

Giovanni Moschini (29-10-2006)
Un’opera attesa e invocata da molti, che riunisce in un solo libro notizie ardue da trovare per ricostruire in modo attendibile la probabilità storica dell’esistenza di Gesù. Miti, leggende, religioni attraversano i tempi e possono essere manipolati nei passaggi orali o scritti, mentre un nome, Gesù, che giunge fino a noi e di cui si ritrovano molteplici tracce nelle decadi successive alla sua esistenza presunta, rendono questa assai certa. La terra, l’epoca, la cornice religiosa e gli eventi storici del suo tempo, analizzati ed esposti con chiarezza, forniscono un quadro dove la figura di Gesù non può essere considerata un’invenzione. Un Gesù deve essere esistito, profeta per gli ebrei che gli credettero, profeta per l’Islam che sette secoli dopo lo onorò come tale, visto come nemico dall’ordine religioso costituito che poi lo condannò. Esito drammatico che avremmo rivisto più volte nel divenire dei secoli e per mano di chi a Lui si richiamava. Voto: 5 / 5

fernandopessoa (24-01-2007)
Ho letto diversi commenti e credo che questo libro non aggiunga molto alla questione riguardante la figura di Gesù.Personalmente poi penso che essa sia in assoluto irrisolvibile. Consiglio a tutti, invece, di leggere la poeticissima versione che della vita di Gesù ha dato Josè Saramago nel suo "Il vangelo secondo Gesù Cristo". Voto: 3 / 5

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