Grazie e coraggio
di G.M.
Mi
congratulo per la libertà con cui vengono affrontati gli argomenti,
soprattutto quello sulla non imposizione del celibato sacerdotale. A mio
parere però sarebbe opportuno poter affrontare l’argomento di vitale
importanza presso le gerarchie ecclesiastiche dal momento che vista la
sensibilità ormai diffusa sulla questione e la molteplicità di motivazioni
da quelle teologiche a quelle più umane si tratta di un aspetto che non
può più venir messo a tacere. Ne va spesso della fede, della salute e
della serenità di tanti. Perché continuare a ostinarsi su un qualcosa che
ai più sembra oltretutto far apparire la chiesa una matrigna, lontano da
quell’amore di Dio che predica e che tutti abbiamo in bocca, da quell’agognato
rispetto dei diritti umani mentre poi nei fatti si dimostra tutto il
contrario! Non metto in dubbio l’importanza di un tal dono nella chiesa e
per il mondo, ma perché non concedere quella necessaria libertà di figli
di Dio in una questione che oramai sa soltanto di imposizione per legge?
Quante anime sacerdotali che hanno dovuto lasciare costretti a scegliere o
l’una o l’altra cosa si potrebbero recuperare all’amore di Dio e al
servizio della S.Chiesa. Chi vi scrive vive da celibe ma sente al contempo
forte il bisogno di un affetto femminile vissuto alla luce del sole e che
darebbe senz’altro maggiore entusiasmo e completezza a tutto quel che si
fa per il Signore! Certo si tratta di aver il dono di incontrare una donna
che veramente sia disposta a condividere il tipo di vita di un uomo prete
ma quale arricchimento e libertà e gioa di vivere e di spendersi per Dio e
per gli altri darebbe tutto ciò. Accettate queste mie poche righe come con
lo spirito di un giovane sacerdote che vorrebbe che le cose in tal senso
cambiassero e che la chiesa avesse il coraggio di non chiudere gli occhi
di fronte a tale possibilità per i sacerdoti cattolici di potersi sposare
convinta che ciò non sarebbe nè un male nè un peccato davanti a Dio e agli
uomini. L’onestà e la sincerità oltre che l’apertura di cuore e di spirito
in questo delicato problema non farebbero che portare giovamento a tutta
la chiesa.
Con rispetto. Grazie.
Don G. M.
I tempi sembrano maturi
di G.M.
Seguo
sempre con attenzione ciò che si scrive sul
vostro
sito. Ho già scritto e mi permetto di chiedere ad altri il proprio
parere su quanto espongo.
E’ evidente non solo la possibilità di scambio franco di idee che il
web offre ma anche la messa in evidenza di una questione che
costituisce oggi giorno problema. La questione della obbligatorietà
del celibato per l’ammissione e l’esercizio del ministero
sacerdotale nella chiesa cattolica mi sembra oggi così sentita da
non poter più essere disattesa. Non mi sembra più corretto anche da
un punto divista semplicemente umano il procedere della gerarchia su
questi temi con motivazioni apodittiche che non rendono possibile nè
un dibattito onesto e libero nè la presa di coscienza della non più
condivisa posizione assunta su questioni come quelle citate che
oltretutto sono ai fini della rivelazione e della tradizione
ecclesiale marginale. Con ciò intendo porre la questione, al di là
di una lunga serie di motivazioni storico-teologiche già ampiamente
analizzate e divulgate anche da illustri teologi, semplicemente su
un piano di giustizia umana. E’ giusto ancora ostinarsi a legare in
modo così indissolubile l’accesso al ministero sacerdotale al
celibato (e sorvolo tutta la questione relativa al discorso legge),
il non permettere altre forme di esercizio di questo necessario
ministero all’interno della chiesa cattolica (non mi riferisco alla
questione della ordinazione delle donne), il lasciar praticamente
andare alla deriva confratelli che nelle svolte della propria vita
si sono trovati ad affrontare problemi più grandi di loro (e spesso
con responsabilità di chi a suo tempo li ha formati) continuando
direi in maniera ostinata solo a ribadire che "questa é la legge,
che ha una convenienza, e che non si discute. Chi non ce la fa si
arrangi"? Se é chiaro che le motivazioni che continuano a sorreggere
una tale disciplina poco hanno a che fare con la rivelazione e
addirittura con la tradizione delle chiese perché, mi chiedo, questa
paura di poter scardinare un ordine esistente che ha più il volto di
una costruzione umana che la preoccupazione di un gioioso annuncio
del vangelo? La questione per conto mio si pone anche nei confronti
di coloro che già esercitando il ministero riconoscono per vari
motivi e spero seri la propria impossibilità o fatica disturbante di
continuare una esistenza celibataria che tutto lascia intravvedere
tranne che una tristezza per il fatto di sentire la necessità di un
aiuto femminile al proprio fianco proprio per non rinnegare nulla di
quanto hanno un giorno scelto: e cioè dedicare la propria vita al
servizio di Cristo dei fratelli nella chiesa. La libertà in questa
questione a mio modesto avviso andrebbe concessa non solo a chi
ancora deve accedere al sacerdozio, o per chi già sposato potrebbe
essere un ottimo ministro, ma anche a coloro che già svolgono il
ministero presbiterale al fine di evitare drammi, sensi di colpa,
angosce e tragedie umane che non possono esser liquidate con la sola
assicurazione della preghiera. Se il problema esiste affrontiamolo e
diamo quella libertà su cose che ineriscono alla vita intima di una
persona che persino il Padre mai si é permesso o si permetterà di
condannare proprio perché fatti da Lui a Sua immagine e somiglianza.
Non so se sono riuscito ad esprimere con sufficiente chiarezza il
mio punto di vista. Ho volutamente sorvolato su più dotte
argomentazioni in tal senso non perché non siano importanti ma
proprio perché a questo punto sono già talmente note e condivise da
non poter essere più messe in discussione. Che fare allora? La mia
risposta personale per il momento è quello di una preghiera supplice
allo Spirito perchè chi ha responsabilità di decisione abbia il
coraggio e la fede oltrechè la magnanimità di riconoscere l’urgenza
di affrontare e cercare di risolvere una questione che non può più
essere lasciata sulle spalle dei piccoli.
Sentiti ringraziamenti.
don G.M.