NON È UN LIBRO SCANDALO. "CIVILTÀ CATTOLICA" APPREZZA

IL LIBRO SUI PRETI SPOSATI

31072. ROMA-ADISTA. "Questo libro di una ex suora, teologa e giornalista, sposata con matrimonio religioso a un ex parroco, indaga senza toni polemici la delicata questione dei preti sposati, forte anche della sua esperienza personale". Con una positiva recensione di p. Piersandro Vanzan, il quindicinale dei gesuiti "La Civiltà Cattolica" accoglie, nel quaderno n. 3629 del 1 settembre, il libro di Ausilia Riggi Pignata "Da donna a donne. Un messaggio femminile attraverso i confini del sacro nella Chiesa", incentrato sul tema del celibato ecclesiastico e sul rapporto donne-sacro.

P. Vanzan sottolinea il duplice intento dell'autrice che, nel riportare "50 casi di donne che hanno intrecciato una simile relazione", intende "non solo far conoscere un po' meglio la verità di quante hanno amato un sacerdote e ribadire "verso il sacro quel rispetto della cui mancanza invece siamo accusate, solo perché abbiamo detto sì a un amore difficile" (p.26), ma anche descrivere le reazioni sia di quei preti, sia dell'istituzione ecclesiastica".
"Tra le molte altre riflessioni che questo libro suscita" il gesuita pone l'accento sulla "dissociazione esistente tra la bontà della formazione impartita nei seminari per quanto riguarda i valori forti e il silenzio circa psicoaffettività e sesso, che rende poi alcuni sacerdoti più vulnerabili in materia".

P. Vanzan sottolinea come "il conflitto tra due amori non è affatto raro in ogni stato di vita, ma altrettanto difficile è risolverlo correttamente (...)", e si domanda "perché qualcosa di simile non dovrebbe registrarsi anche nel conflitto tra la vocazione iniziale e la successiva comparsa di una passione alternativa".

Per non lasciare al singolo la difficile ricerca di "soluzioni non frettolose al problema di un nuovo amore che viene ad intersecarsi con una precedente donazione totale" - segnala p.Vanzan - "i recenti orientamenti vaticani raccomandano l'integrazione, nel curriculum formativo al sacerdozio, dei vari elementi (informativi, psicologici ecc.) a opera di presbiteri e laici (uomini e donne) che, lavorando in équipe, al limite potrebbero chiarire la stessa uscita dalla prima vocazione come risposta a una diversa chiamata di Dio, e non per sfuggire le frustrazioni incontrate nella vita del seminario".

Per il gesuita ci troviamo quindi di fronte "non ad un libro scandalo, bensì ad un contributo empatico, ragionato e sofferto, che intende favorire un cammino di liberazione della donna, ma anche dell'uomo, all'interno della Chiesa: proprio valorizzando meglio il genio della prima e la reciprocità tra i due". "Un'opera - conclude - che non esalta la trasgressione, bensì tenta di non ridurla alla diatriba tra celibato-sì/celibato-no".