Enrichetta Caracciolo: Misteri del chiostro napoletano, Giunti- Astrea,1998, 2a edizione
Perché leggere un libro di memorie pubblicate per la prima volta nel lontano 1864 ?
Provo a rispondere: innanzi tutto perché si tratta di un romanzo-verità sconvolgente, narrato con grande perizia anche se in un lessico un po’ arduo, che può ancora riguardarci per l’attualità della problematica DONNE-SACRO-POTERE che sottende al racconto.
Le memorie sono quelle di una nobile napoletana, Enrichetta Caracciolo costretta a prendere i voti giovanissima, come era consuetudine nei secoli passati che testimoniano quanto fosse drammaticamente difficile, se non impossibile per una giovane donna, difendere il proprio diritto di scelta di fronte alle istituzioni forti che erano la FAMIGLIA e la CHIESA alleate.
Queste memorie ci presentano, nella cornice storica dell’ex Regno delle due Sicilie fino all’Unità d’Italia uno spaccato della vita religiosa del primo Ottocento che fa rabbrividire. Esse sono un documento a dir poco scioccante presentato da chi ha vissuto in prima persona ‘suo malgrado’ dentro l’istituzione una realtà di violenza che la curatrice delle memorie già nello stesso 1864 così sintetizzava: "l’inerzia, l’ignoranza, la depravazione del clero regolare… l’oscurantismo, l’impostura, lo spirito di intrigo, gli istinti tirannici del clero secolare…vengono ritratti in episodi così meritevoli della generale attenzione.. che al già iniziato processo dei tempi scorsi potranno, queste memorie portare non iscarso contributo di documenti interessanti."
Non solo romanzo-verità, ma appassionanti avventure al femminile Infatti le vere protagoniste sono le donne: monache, vittime, in lotta tra loro, schiacciate dall’Istituzione maschile, negate, escluse, non solidali. Enrichetta recupera la sua storia con lucidità e rigore, non omettendo nulla, stupendoci per il coraggio eccezionale in quei tempi, con cui grazie anche alla sua cultura, ma soprattutto alla sua intelligenza, combatte la sua lotta tra infinite traversie e mille ostacoli.
Lotta individuale e poi anche politica che si intrecciano in un unico itinerario di liberazione il cui lieto fine è appena annunciato nelle ultime righe del romanzo. A vent’anni dal giorno in cui fu costretta ai voti…"..mi avvenne di far conoscenza con un uomo di mezza età, i cui sentimenti elevati, in armonia con la fermezza del carattere si cattivarono il mio rispetto…Ed eccomi felice".
Perché allora leggere questa narrazione nella nuova edizione di Giunti ? Credo, perché può essere consolante, oltre che di stimolo, legare il senso delle nostre lotte per una Chiesa di donne e uomini alla pari, a quelle di tante donne che, in tempi passati, hanno anticipato, a volte riuscendoci come Enrichetta, a volte no, il lungo e difficile cammino di liberazione della donna nella Chiesa che è un capitolo meno conosciuto e purtroppo solo iniziato della storia dell'emancipazione femminile che il secolo appena concluso ci ha lasciato da portare a termine.
Anna Campora