Una maestra, Etty Hillesum
Etty Hillesum, una dotta brillante ebrea, soppressa nell’inferno di Auschwitz a soli ventisette anni, dove fu deportata dalla nativa Amsterdam, è stata scoperta intorno agli anni ‘80, quando sono venute alla luce le quattrocento pagine del suo diari. E' una giovane mondana e stravagante, assetata di amore e di pienezza. Gode di prestigio per gli alti studi e per le incombenze di rilievo ricoperte nella comunità ebraica, nonché nell’intensità di rapporti umani (tra cui quelli amorosi) e di elevati slanci poetici.
1. Dal caos verso l’unità
Il suo è un mondo di affetti, passioni, creatività, caotico e indomabile. Con l’aiuto di uno psicoterapeuta carismatico, Julius Spier (di cui si innamorerà), si avvede che nella voglia di varcare ogni limite, è implicita una tensione di infinito e tanta sostanza umana, a cui può dare ordine, indirizzo e significato:
· A volte mi sento proprio come una pattumiera; sono così torbida, piena di vanità, irresolutezza, senso d’inferiorità. Ma in me c’è anche onestà, e un desiderio appassionato, quasi elementare di chiarezza e di armonia tra esterno e interno”.
· Ogni tanto... mi rovino lo stomaco, semplicemente perché mangio troppo, e cioè per mancanza di controllo.... Ero troppo sensuale, vorrei quasi dire troppo possessiva...., avevo, nostalgia per un qualcosa che mi appariva irraggiungibile, nostalgia che chiamavo allora <impulso creativo>.
· Volevo diventar autonoma, trovare la mia forma, strapparla al caos.....
· Raggiungere un equilibrio in cui tutte le direzioni saranno sempre possibili.... Io so bene che l’assoluto non esiste, che ogni cosa è relativa e infinitamente sfumata.
· Per me un avvicinamento fisico nasce sempre da una <vicinanza spirituale>, ed è buono proprio per questo. E che cosa ne cavo, poi? Soltanto tristezza e la coscienza che con gli abbracci non riesco ad esprimere quel che provo per un altro; e la sensazione che un uomo mi sfugge proprio quando è fra le mie braccia”.
· Non saprei che fare se qualcuno spasimasse tutto il tempo per me: mi darebbe un senso di oppressione, di noia e di costrizione. Etty, Etty!.
· Il sesso non è così importante per me, anche se può sembrare il contrario.... Quel che ho di veramente fisico è per molti versi incrinato e indebolito da un processo di spiritualizzazione.
· Hai pur sempre un gran desiderio di perderti in un altro. Ma anche questa è una favola, seppur bella. Due vite non possono combaciare. Per lo meno non per me... Sola, Dio mio. E’ dura. Perché il mondo è inospitale. Ho un cuore molto appassionato, ma mai per una persona sola.
· Una volta la mia passionalità non era nient’altro che un aggrapparsi disperato, a che cosa precisamente? A qualcosa a cui non ci si può aggrappare col corpo.
2. Verso il “centro” di sé
Etty sente l’urgenza di rafforzare l'io, di renderlo dialogico: facendo sì che in esso si dispieghi un costante confronto tra sé e sé, salvandone l’indipendenza rispetto a tutto, proprio tutto. Un io, da una parte sgomberato e concentrato in se stesso, dall’altra dilatato verso il mondo esteriore in una visione di insieme che fa pernio attorno ad un centro, equidistante da ogni parzialità. Trasformazione del desiderio in preghiera. L’io piegato a Dio perderà il suo limite:
· Da qualche parte in me ci sono una malinconia, una tenerezza e anche un po’ di saggezza che cercano una forma. A volte mi passano dentro dialoghi, immagini e figure, atmosfere... Questo amore per gli altri dovrà essere conquistato.
· Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera diventa per me una realtà sempre più grande, e anche un fatto sempre più oggettivo. La concentrazione interna costruisce alti muri fra cui ritrovo me stessa e la mia unità, lontana da tutte le distrazioni.
3. l’incontro con Dio
Un lavoro di semplificazione: nella nudità di spirito, che è trasparenza di Dio
si guarderà attraverso Lui.
· A volte mi sento come una grande officina in cui si lavora duramente, si picchia col martello, e sa Dio che cosa.
· Spesso si cerca di salvare le cose con una sorta di vago misticismo. Il misticismo deve fondarsi su un’onestà cristallina: quindi prima bisogna aver ridotto le cose alla loro nuda realtà.
· Una persona dev’essere semplice anche nella sua tristezza, altrimenti la sua è soltanto isterìa. Dovresti rinchiuderti in una piccola cella spoglia, e startene sola con te stessa finché tu non sia nuovamente in chiaro, e tutte le isterie non ti siano passate.
· <Lavorare a se stessi> non è proprio una forma di individualismo malaticcio.
· Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza... saprò anche accettare l’irrequietezza e la lotta.
“Partire dal di dentro” anziché dal di fuori, e cioè fidarsi della forza interiore attinta da Dio, anziché dall’aiuto fornito dall’altro. Che si trattino le proprie miserie per quello che sono: null’altro che materiale su cui lavorare, lasciandosi sorreggere soltanto da Lui:
· La mia guarigione e rigenerazione devono dipendere dalle mie forze, non dalle sue.
· Si diventa più forti se si impara a conoscere e ad accettare le proprie forze e le proprie insufficienze.
· Ascoltarsi dentro. E’ solo un inizio, me ne rendo conto.
· Signore, ti prego, rendimi un po’ più semplice. E se quest’anno mi ha portato qualcosa, è stata proprio questa maggiore semplicità interiore.
4. Il rafforzamento dell’io interiore
Etty Hillesum, ormai avviata a lavorare sulla sua anima, da Amsterdam si reca a Westerbork, nel “campo di smistamento”, non volendo sottrarsi alla sorte degli altri, per aiutarli fino a che le è possibile, nella qualità di appartenente al “Consiglio ebraico”. Non le servono nemmeno le ricette psicologiche. E’ unicamente protesa ad edificare dentro di sé un ambiente di accoglienza di Dio e degli altri.
i veri nemici della pace e della felicità siano “dentro” la persona:
· Se tu vivi interiormente, forse non c’è neanche tanta differenza tra essere dentro o fuori di un campo. Sarò capace di assumere la responsabilità di queste parole di fronte a me stessa, sarò capace di viverle”.
· Per me, questo lavoro spirituale, questa intensa vita interiore hanno valore soltanto a condizione che possano essere proseguiti in qualsiasi circostanza: e se non è possibile nella pratica, almeno nel pensiero.
· Devo prepararmi a un futuro in cui gli impedimenti fisici faranno parte della mia vita.
· Acclimatarli alla mia condizione quotidiana, a tutta la mia piccola persona..
· <Riflettere> non è la parola giusta, è piuttosto un cercare di approfondire le cose con un nuovo organo o senso.
· Ma non sono i fatti che contano nella vita, conta solo ciò che grazie ai fatti si diventa.
5. La libertà dello spirito
Le basta conservare integro un pezzetto di anima per imprimere un’espressione e una direzione alle cose, ri-creandole in altre immagini, come fa l’artista:
· E ora che non voglio più possedere nulla e che sono libera, ora possiedo tutto e la mia ricchezza interiore è immensa..
· Sto qui seduta alla mia scrivania così ‘vergine’ e appena nata, così disposta a studiare, come se nel mondo non succedesse niente... mi sento così ‘ricettiva’ come non mai…
· Quel che conta in definitiva è... se si riesce a mantenere intatto un pezzetto della propria anima.
· Continuerò a vivere con quella parte dell’uomo morto che vive in eterno e risveglierò alla vita ciò che è morto nei vivi e così non ci sarà nient’altro che vita, un’unica grande vita, mio Dio.
Il sapersi ritirare in sé non le toglie il dolore per le altrui sofferenze. Seminerà piantagioni di eternità per far crescere “la pianta dell’umanità”:
· Da ieri sera ho potuto di nuovo sperimentare su me stessa quanto la gente soffra... E poi, continuare indisturbati a percorrere i vasti e sgombri paesaggi del proprio cuore. Ma non sono ancora a questo punto.
· Vorrei poter rappresentare in tutte le sue sfumature questo processo interiore, la storia della ragazza che aveva imparato a inginocchiarsi.
· Pace, e nuovo spazio per tutto quanto.
· Quell’angoscia mortale su tutti quei volti, mio Dio, quei volti. Ora vado a dormire. Spero di essere come un centro di tranquillità in quel manicomio. Mi alzerò presto per potermi concentrare.
· Vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento.
· Potrei forse reggere a questo lavoro, se non attingessi ogni giorno a quella gran pace e chiarezza che sono in me?.
6. La dilatazione dell’amore
· Signore, fammi vivere di un unico grande sentimento..., riconduci tutte queste piccole azioni a un unico centro, a un profondo sentimento di disponibilità e di amore.
· Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile.
Ad un tratto il suo grado di sopportazione sembra esaurito, e anche lei si vede davanti l’alternativa tra morte e pazzia:
· Il mio corpo si fa sentire e dice: alt. Ora mi rendo conto di quanto tu mi abbia dato da portare, mio Dio. Tante cose belle e tante cose difficili).
· Eppure io sostengo che se noi non opponiamo a tutto ciò un’alternativa forte e luminosa con cui si possa ricominciare da capo in un luogo del tutto diverso... Saprò ben riscoprire l’accesso a questa nuova, radiosa sorgente.
· A volte è come se io fossi già passata attraverso lo stadio dell’<Io> e del <Tu” .
· Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio.
7. Vivere interamente la vita
Si direbbe che Dio intenda offrire all’umanità un modello di mistica che a) è possibile realizzare anche in condizioni terrene paralizzanti, b) è tale da costituire un argine contro il male e il dolore (da non ritenere mai “assoluti”, nemmeno come in questo caso storico dell’olocausto).
La lezione divina, dettata tramite Etty, è una scoperta elementare e di portata immensa: si può vivere di Dio e della sua felicità, in qualsiasi condizione. E ciò senza astrazioni e senza vago sentimentalismo (pseudo)mistico
· Ora che ogni minuto è pieno, pieno sino all’orlo di vita e di esperienza, di lotta e vittorie e cadute... vivo pienamente, e la vita vale la pena viverla ora, oggi.
· Devo proprio diventare più semplice. Lasciarmi vivere un po’ di più... accocolarmi in un angolino e ascoltare quel che ho dentro, ben raccolta in me stessa. Tanto, col pensiero non ci arriverò mai..
· Troppe parole mi danno fastidio........mi piacerebbe dipingere poche parole su uno sfondo muto. Non sarà un silenzio vago e inafferrabile, ma avrà i suoi contorni e suoi angoli: e dunque le parole dovranno servire soltanto a dare al silenzio la sua forma e i suoi contorni. E se quest’anno mi ha portato qualcosa, è stata propri questa maggiore semplicità interiore.
· Credo di essere arrivata pian piano a quella semplicità che ho sempre desiderato.
Ecco perché non può esserci mai un istante fatto di solo “male”. Solo che lo si sappia connettere col Tutto, il male perde la sua opacità, è inghiottito e annullato nel suo contrario:
· E dovunque si è, esserci <cento per cento>. Il mio <fare> consisterà nell’<essere>!... D’altra parte, so che devo aspettare con pazienza che le mie parole crescano. Ma devo anche aiutarle.
· Devo recuperare un’antica saggezza: chi riposa in se stesso non tiene conto del tempo; una vera maturazione non può tenere conto del tempo.
· Ogni aspirazione mi abbandona, la mia ansia, per esempio, di conoscere e sapere si acquieta, e un piccolo pezzo di eternità scende su di me con un largo colpo d’ala. So bene che questo stato d’animo non dura a lungo; magari è già passato dopo mezz’ora, ma nel frattempo ho potuto attingervi forza.
· L’unica vera unità è quella che contiene tutte le contraddizioni
· Ma non per questo io mi rinchiudo nella mia stanza. Continuo a guardare le cose in faccia e non voglio fuggire dinanzi a nulla.. Io guardo il tuo mondo in faccia, Dio, e non sfuggo alla realtà per rifugiarmi nei sogni... e continuo a lodare la tua creazione, malgrado tutto.
8. L’unità della vita non elimina le contraddizioni
· Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso... Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può essere espresso in una parola come in dieci volumi.
· E proprio il fatto di dover percorrere la mia strada da sola mi fa sentire così forte.. Preferisco essere sola e per tutti.
· E’ vero che vivo intensamente, a volte mi sembra di vivere con un’intensità demoniaca ed estatica, ma ogni giorno mi rinnovo alla sorgente originaria, alla vita stessa, e di tanto in tanto mi riposo in una preghiera come nella cella di un convento.
· E per il resto: diversi suicidi stanotte prima che partisse il treno... io non ho la sensazione di essere privata della mia libertà e non c’è nessuno che mi possa fare veramente del male. Sì, miei cari, sono in uno strano stato di addolorata contentezza.
· Ma il fatto è che la vita è composta di contraddizioni, che queste vanno accettate tutte come sue parti integranti... Lascia che il tutto giri e forse diventerà ancora un unico insieme.
· Non c’è ancora abbastanza spazio in me stessa per far posto alle molte contraddizioni, mie e di questa vita.
L’arte del dolore non si può apprendere come se si trattasse di imparare una scienza qualsiasi. C’è un mondo caotico dentro e fuori di noi, con il quale è duro cimentarsi. La tensione per mettervi ordine non dura poco, né va alleggerita. Non derubiamoci della grande possibilità di trarre dalla vita (compreso ciò che le si oppone: dolore e morte) un motivo per far sprigionare in noi nuove energie e raggiungere un grado di libertà, efficace a dare senso a tutto:
· Siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. Trovo bella la vita, e mi sento libera... La vita è difficile, ma non è grave.
· So tutto quanto e non mi preoccupo più per le notizie future: in un modo o nell’altro, so già tutto. Eppure trovo questa vita bella e ricca di significato. Ogni minuto.
· La maggior parte degli occidentali non capisce l’arte del dolore... Si deve accettare la morte, anche quella più atroce, come parte della vita.... in una vita c’è posto per tutto. Per una fede in Dio e per una misera fine.
· Il dolore ha sempre preteso il suo posto e i suoi diritti, in una forma o nell’altra. Quel che conta è il modo con cui lo si sopporta, e se si è in grado di integrarlo nella propria vita e, insieme, di accettare ugualmente la vita..... Si può essere stanchi come cani dopo aver fatto una lunga camminata o una lunga coda, ma anche questo fa parte della vita, e dentro di te c’è qualcosa che non ti abbandonerà mai più.
9. “Abbiamo tutto in noi stessi” - “aiutare Dio” - “Dio a Dio”
· Abbiamo tutto in noi stessi... Però si deve sapere per quali motivi si lotta, e si deve cominciare da noi stessi, ogni giorno da capo.
· Mi metto davanti ai tuoi massimi enigmi, mio Dio. Ti sono riconoscente per questo, ho anche la forza di affrontarli, di sapere che non c’è risposta. Bisogna saper sopportare i tuoi misteri.
· Cercherò di... essere tutta una preghiera.
· Una volta tanto, nel cuor della notte. Siamo rimasti solo Dio e io.
· In fondo è incomprensibile che non impazziscano tutti.
· Più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere.
· E se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio.
· L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e l’unica cosa che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio.
· Ti porterò tutti i fiori che incontro sul mio cammino, e sono veramente tanti.
· Mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo, senza soccombere... Una volta che si comincia a camminare con Dio, si continua semplicemente a camminare e la vita diventa un’unica, lunga passeggiata. Com’è singolare tutto ciò.
· Rinuncio persino alla pretesa di aiutare gli altri, partirò sempre dal principio di aiutare Dio il più possibile e se questo mi riuscirà, bene, allora vorrà dire che saprò esserci anche per gli altri. Ma su questo punto non dobbiamo farci delle illusioni eroiche.
· E quando dico che ascolto dentro, in realtà è Dio che ascolta dentro di me. La parte più essenziale e profonda di me che ascolta la parte più essenziale e profonda dell’altro. Dio a Dio.
Di Ausilia Riggi (pubblicato in “Spirito e Vita”)