Riflettiamo ancora
Ragioniamo ancora sui REFERENDUM

SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA

 

Non so come indicare il mio stato d’animo di fronte all’estremismo delle posizioni: la cosa che più temo è di essere fraintesa.

Poiché la paura è dei vili, la vinco e mi esprimo come sento e come penso.

Ma perché inizialmente ho avuto un attacco di paura? Le cause sono tutt’altro che superficiali e meritano una spiegazione.

  1. Quando ci si schiera.

I due schieramenti, quello di una « sinistra-pensiero», deformata da capipopolo di ogni risma, e quello che grosso modo possiamo definire di una destra che se ne sta acquattata sotto l’ombrello della gerarchia ecclesiale, sono tanto trincerati nelle loro posizioni che, per capire in qual modo abnorme guardino alla parte opposta, basterebbe riuscire a farsene un’idea comprendendo tutte le ragioni di una sola delle due parti. In ognuna di esse in realtà c’è tanta fede cieca, scambiata per verità-che-salva, e salva da un pericolo totale; in altre parole c’è la presunzione di possedere la verità assoluta.

Ai tempi in cui anch’io mi schieravo, altro non volevo se non che «l’altro» cambiasse, anzi scomparisse.

Poi? Non sono passata a «l’altro», ma sono rimasta ligia alle mie convinzioni, senza farmi condizionare dalla tirannia degli opinion maker e dei diffusori di slogan. E davvero non ne posso più di sentir ripetere da tutti il proprio credo così come si ripete un catechismo. Infatti mi ha convertito la povertà delle idee in chi si schiera. Prova ne sia che in quest’ultima campagna sui referendum sulla procreazione assistita, ho ascoltato e letto centinaia di interventi, ma non ho ricavato una sola – dico una – argomentazione originale.

2.      Quando si coltivano e si maturano idee personali  

Quando mi sono preoccupata di capire prima di aderire ad una parte degli schieramenti, ahimè la delusione più nera! Il peggio è che nella «mia» sinistra venivo a toccare con mano la stessa logica di arruolamento dietro una bandiera, e poca, molto poca, voglia di cambiar modo di fare politica, tranne che negli aspetti più appariscenti, populistici. Ero giunta al punto X della crisi che si manifesta come dissociazione, col pericolo di viaggiare contro corrente, e di lasciarci la pelle. Infatti i tuoi ex-compagni sono pronti a linciarti, a darti scomuniche, alla pari di come si fa in una chiesa….

3.      Il succo dei referendum

Nessuno può negare che la quintessenza dei referendum consista in questo: libertà senza freni, soprattutto per la decisione e la tutela della madre, da una parte, contenimento della libertà a favore di un rispetto illimitato per la vita umana in tutte le sue fasi.

Senza scendere nei particolari, le due posizioni estremizzate si equivalgono. La prima arriva al punto di passare sopra le perplessità di fronte all’uso eccessivo delle tecniche in un settore delicatissimo quale la messa al mondo di quella che sarà una persona, del tutto dipendente dalle scelte della donna (non di colui che è il padre naturale), dalla sua libertà: come se la libertà fosse patrimonio di cui godere e non conquista faticosa e in divenire, soprattutto quando entrano in gioco verità più grandi della singola persona. La seconda chiude frettolosamente ogni problematica, vedendo nell’embrione un essere umano con diritti prioritari rispetto alla stessa madre; non ha fiducia nell’uso della libertà che non sia guidato dall’Autorità.

Se si riuscisse a scrostare il fanatismo da entrambi le impostazioni della questione, si potrebbe cominciare a ragionare. Invece tutti pronunziano sentenze, ostentano sicurezza, vogliono la legge piegata alle loro convinzioni.

Personalmente sono contro l’uso della libertà senza limiti, anche se detesto ogni autoritarismo; considero con preoccupazione la preoccupazione di appagare la voglia di maternità a tutti i costi; preferirei (dico «preferirei») un maggiore distacco dalla voglia di completamento attraverso appagamenti naturali, e una maggiore attenzione verso l’umanità nel suo complesso, nella quale non manca la possibilità di ri-generare figli senza genitori e figli che nascono per morire di stenti o di fame, eccetera. Ho orrore per la fabbricazione su misura del nascituro, il quale sarà felice non per via del DNA «perfetto» ricevuto, ma per via dei valori ai quali sarà avviato.   

4.      Allora quale legge?

Nessuna legge è appagante del tutto, tanto meno quella vigente o quella che viene proposta dalla campagna dei sì.

Non potendo servirmi dei referendum per progettare una legge equilibrata al riguardo, mi trovo intrappolata tra i due estremismi che detesto.

Scelgo quel che scelgo, ma non merita che lo dica. Certamente nella mia coscienza pulsa la voglia di umanità futura, non pasticciata dai velleitarismi di mamme appagate finché avranno il pupo in seno e in braccio; ma che certo si dovranno anch’esse preoccupare quando tali figli «riprodotti» si chiederanno perché sono venuti al mondo.

Permettete che non vi dica altro. Voglio rispettata anch’io questa libertà.

Ausilia Riggi